di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2024
La proposta del capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia: far riesaminare al giudice il rischio di reiterazione del reato, 60 giorni dopo l’applicazione della misura. Tommaso Calderone, capogruppo di Forza Italia in Commissione giustizia alla Camera, prova a cambiare la custodia cautelare, intervenendo nella parte che prevede, tra le esigenze, il rischio di reiterazione del reato. Con una proposta “garantista”, spiega al Dubbio, che prevede di rivalutare l’esigenza dopo 60 giorni e che “farà storcere il naso a più di un giustizialista. Fosse già esistita, avrebbe consentito di evitare casi come quello di Giovanni Toti”, ai domiciliari per corruzione dal 7 maggio e di fatto “costretto” a rinunciare al proprio ruolo per tornare in libertà.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 24 luglio 2024
“Pm sotto il controllo del governo”. Per Margherita Cassano la riforma “è dannosa per i cittadini”. Per Santalucia anche il sorteggio per le cariche della magistratura “è antidemocratico. Una carrellata di audizioni, molte delle quali di peso e dai contenuti critici. Dalla prima presidente della Cassazione, Margherita Cassano, e dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, arriva una bocciatura netta al disegno di legge, all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera, che prevede la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. “Sarebbe un danno per il cittadino”, secondo Cassano, e “i pm finirebbero inevitabilmente sotto il controllo del governo”, sottolinea Santalucia.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 24 luglio 2024
Le audizioni alla Camera in Commissione affari costituzionali. Scandalo al Csm, La Russa (quasi) scarica Natoli: “Non ho consigli da darle”. Quanto vale davvero la “riforma epocale” della separazione delle carriere della magistratura? La risposta l’ha data ieri mattina alla Camera, in Commissione affari costituzionali, la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano: “Negli ultimi cinque anni è pari allo 0,83% la percentuale dei pubblici ministeri con funzioni requirenti che sono passati a funzioni giudicanti. Ed è dello 0,21% la percentuale dei giudici che sono passati a funzioni requirenti”. Questi due numeri, già da soli, basterebbero a smontare la retorica epica che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di dare alla sua riforma, passata in consiglio dei ministri alla fine di maggio e ora attesa alla prova dei passaggi parlamentari. Ma i problemi non si limitano al piano della narrativa, perché riguardano anche aspetti sostanziali. Ancora Cassano: “La separazione delle carriere si pone in netto contrasto con le ultime norme approvate, a partire da quella del 2022, la riforma Cartabia, che prevede che per i reati meno gravi, come danneggiamento o guida in stato di ebbrezza, fin dalla fase delle indagini preliminari possano essere promosse dal pm sanzioni, per un superamento della prospettiva carcerocentrica. Si chiede cioè al pm l’assunzione di funzioni e responsabilità che prima non aveva, avvicinandolo alla sensibilità del giudice”. In sostanza, è la conclusione dell’alto magistrato, “l’unico danneggiato sarà il cittadino”.
di Enrico Scoditti*
La Stampa, 24 luglio 2024
È una cattiva riforma il disegno di legge costituzionale che prevede l’introduzione dell’estrazione a sorte dei magistrati destinati a comporre il Consiglio superiore della magistratura. Una parola chiara va subito detta sull’associazionismo giudiziario e sulle cause delle degenerazioni emerse nel rapporto fra associazionismo e Csm. C’è un marchio di origine nel moderno giudice europeo-continentale ed è l’organizzazione, di derivazione napoleonica, della funzione giudiziaria all’interno di un corpo di funzionari reclutati per concorso e portatori di un’ideologia burocratica. L’assetto burocratico dell’organizzazione giudiziaria era destinato ad entrare in collisione con il costituzionalismo novecentesco, non solo sul versante dell’ingresso nel mondo del diritto della nuova fonte costituzionale e dei temi dell’interpretazione della legge, ma anche su quello dell’ideologia di ceto che la forma burocratico-amministrativa comporta, e cioè le aspettative di carriera con le relative aspirazioni di promozione, il trattamento retributivo e il prestigio rispetto ad altri apparati. Il merito dell’associazionismo giudiziario è stato quello di rendere compatibile con il giudice della costituzione democratica novecentesca il guscio del giudice-funzionario, concepito in un tempo nel quale fra burocrazia e giurisdizione non doveva esserci distinzione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2024
È una lotta tra innocentisti e colpevolisti, senza vie di mezzo. Eppure in mezzo ci sta il dubbio, che questa volta appare quantomeno ragionevole, alimentato da errori e mosse strane, sulle quali ora dovrà pronunciare un giudice di Venezia. L’inchiesta sulla morte di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate scomparsa a ottobre del 2010 e ritrovata in un campo, senza vita, a febbraio 2011, è piena di punti oscuri. Tanto da far finire la pm Letizia Ruggeri sotto indagine, per la scelta, contestata dalla difesa, di spostare 54 campioni di dna - la cui esistenza è stata a lungo negata - di fatto provocandone la distruzione. Da meno 80 gradi a temperatura ambiente: impossibile salvarli. La pm è finita sotto indagine dopo l’archiviazione disposta dal gip Alberto Scaramuzza nei confronti del presidente della Corte d’Assise e della funzionaria dell’ufficio corpi di reato del tribunale di Bergamo, iscritte a seguito di una denuncia per frode processuale e depistaggio presentata a Venezia dai legali di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per la morte di Yara. Il gip ha dunque trasmesso gli atti per approfondire la posizione di Ruggeri, per la quale è stata però chiesta l’archiviazione. E oggi è il giorno in cui il gip si pronuncerà su una vicenda che può cambiare il corso della vita di Bossetti.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2024
Il Gip non aveva invece convalidato l’arresto operato dalla polizia in quanto a suo avviso erano emersi solo elementi del reato di percosse anche per la riscontrata situazione di calma apparente nell’abitazione. La legittimità dell’arresto in semi flagranza, per il reato di maltrattamenti in famiglia, può ben fondarsi sulle rilevate tracce rosse sul collo della persona offesa, da parte degli agenti che accedono sulla scena familiare, al loro ingresso nell’abitazione dove si svolge la convivenza.
La Nazione, 24 luglio 2024
Siglata l’intesa tra uffici giudicanti e requirenti del distretto umbro. Regione, Asl 1 e 2, Aziende ospedaliere di Perugia e Terni. Un passo avanti. In attesa che venga realizzata una Rems, dai dodici ai sedici posti da destinare ai casi più critici, si punta a gestire la criticità dei detenuti psichiatrici, quelli per cui la detenzione viene ritenuta indispensabile, attraverso le strutture sanitarie del territorio, private e pubbliche. A questo punta il Protocollo d’intesa siglato alla Corte di Appello di Perugia tra uffici giudicanti e requirenti del Distretto umbro, Regione Umbria, Asl 1 e 2, Aziende ospedaliere di Perugia e Terni. L’accordo operativo in materia di applicazione di misure di sicurezza e trattamento di autori di reato affetti da problemi di salute mentale, viene a colmare un’esigenza più volte segnalata dagli uffici giudiziari umbri.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 24 luglio 2024
Viaggio nel carcere di Milano, il peggiore d’Italia, dove la popolazione è di giovanissimi, soprattutto stranieri con dipendenze e disturbi. Fanny Gerli ha 61 anni e dal 2018 entra a San Vittore per l’associazione Naga. Il suo turno è appena finito: “Sono sempre più giovani, sempre più poveri. Vivono in celle roventi, lo spazio è poco, se sono fortunati hanno due sedie. Le attese sono infinite, vuote, il tempo non passa mai e agosto sarà peggio. Molti hanno disturbi psichiatrici. Le famiglie sono lontane, nessuno sa che esistono. Non hanno voce e la rabbia cresce. Il carcere diventa una discarica sociale perché fuori non c’è niente per aiutarli”.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 24 luglio 2024
La denuncia della Camera penale dopo il suicidio alla Dozza di Lulzim Musta, il detenuto albanese con problemi di salute mentale. “La solidarietà non basta più, è necessario che ognuno faccia la sua parte e si assuma le sue responsabilità”. Il direttivo e l’osservatorio “diritti umani” della Camera penale, chiamano tutti alle proprie responsabilità dopo il suicidio alla Dozza di Lulzim Musta, il detenuto albanese con problemi di salute mentale che domenica mattina si è tolto la vita impiccandosi in cella. Un richiamo forte, alla luce di un fenomeno ormai fuori controllo a Bologna, come in altri istituti italiani. Ci sono i due morti dall’inizio dell’anno alla Dozza, ma ci sono anche i tentati suicidi, gli atti di autolesionismo e le aggressioni, tra detenuti e il personale: “Ecco perché la solidarietà non basta più”. Parole che fanno il paio con quelle del garante per i diritti dei detenuti, Antonio Ianniello, secondo cui a Bologna “il sovraffollamento si mischia in modo perverso con l’inadeguatezza degli spazi”.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 24 luglio 2024
Una sanzione di oltre 25mila euro. Il passaggio degli atti alla procura di Firenze, che aprirà un’inchiesta per i reati contestatigli in quanto datore di lavoro. E poi la scadenza: 90 giorni per sistemare tutto ciò che non va nel carcere di Sollicciano. È il verbale di prescrizione, compilato dagli ispettori - inviati dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) - dopo che hanno riscontrato contravvenzioni a leggi per l’igiene o sicurezza sul posto di lavoro (in questo caso il penitenziario fiorentino), alla direttrice Antonella Tuoni. Un atto che pesa come un macigno, frutto delle due visite che gli ispettori del Dap hanno fatto a metà giugno e a inizio luglio.
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- Varese. Richiedenti asilo ed ex detenuti. Occasioni di lavoro con le aziende
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