di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2024
Lo ha chiarito la Cassazione, sentenza n. 30372 depositata oggi, affermando un principio di diritto. Nel caso di elezione di domicilio da parte dell’indagato, qualora questi sia irreperibile, l’avviso di fissazione dell’udienza camerale dinanzi al tribunale del riesame può essere notificato al difensore. La Cassazione, sentenza n. 30372 depositata oggi, chiarisce il punto affermando un principio di diritto. Respinto dunque il ricorso dell’imputato che sosteneva l’inefficacia del sequestro probatorio per l’omessa notifica dell’avviso.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2024
Il chiarimento arriva dalla Cassazione, sentenza n. 30047/2024, che ha accolto il ricorso di un cittadino romeno in Italia. In tema di patrocinio a spese dello Stato, la Cassazione, sentenza n. 30047/2024, ha affermato che l’istanza di ammissione al beneficio presentata dal cittadino straniero comunitario, non residente in Italia, non necessita dell’allegazione del codice fiscale italiano. La IV Sezione ha così accolto (con rinvio) il ricorso di un cittadino rumeno contro l’ordinanza del Tribunale di Roma che aveva confermato il diniego del patrocinio a spese dello Stato, in quanto il richiedente aveva indicato unicamente il codice fiscale della Romania e la residenza all’estero.
di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Sovraffollamento al 134%. Zanettin: “Libertà anticipata ai meritevoli”. Muro di Ostellari: “Svuota carceri mai”. Nel carcere di Verona la capienza regolamentare è di 335 detenuti: i presenti sono 578. Più che alla casa di reclusione di Padova, dove i 438 posti registrano invece un’occupazione di 568. Non sono numeri, ma persone. “Spazi stretti, servizi ridotti, manca personale nelle strutture” sottolineano dai sindacati e dalle associazioni. I disordini al carcere di Venezia arrivano il giorno dopo il report di Antigone (associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale) che assegna al Veneto il 134,4% di indice di sovraffollamento: il più alto è a Montorio, seguito da Santa Bona a Treviso e Venezia Santa Maria Maggiore. Il Veneto è terza regione in Italia per sovrappopolazione carceraria: i dati rientrano nei parametri europei (3 mq per detenuto a cella) mentre il report di Antigone valuta parametri stabiliti su scala nazionale (9 mq). Ed è qui che si vede che la popolazione carceraria scoppia: 715 in più dei regolamentari 1.947. Ma c’è un altro numero di estrema gravità: sei suicidi fra i detenuti da inizio anno in Veneto (tre a Verona, uno a Padova, due a Venezia). Se le cifre scattano la fotografia, sono le voci dei protagonisti a cogliere le sfumature, nei giorni in cui il Parlamento affronta il Decreto Carceri. E molti sono veneti: il ministro è Carlo Nordio, trevigiano ed ex procuratore a Venezia, il sottosegretario è il padovano Andrea Ostellari (Lega), il presidente della Commissione giustizia alla Camera è il veronese Ciro Maschio (FdI) e in commissione al Senato sono stati gli emendamenti depositati dal vicentino Pierantonio Zanettin a tenere banco tutta ieri.
di Antonella Gasparini
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Mobili distrutti a sprangate, scrivanie e computer devastati, vetri frantumati con il lancio di estintori. Nessuno è rimasto ferito ma la rivolta scoppiata in carcere a Venezia nella notte fra martedì e mercoledì ha sconquassato “la rotonda” al piano terra. È l’area dove confluiscono le persone recluse dai settori “destro” e “sinistro” del penitenziario ed è stata messa a ferro e a fuoco. A far scoppiare l’ennesima ribellione violenta al Santa Maria Maggiore sono stati due detenuti tunisini di 25-30 anni decisi a ottenere una risposta alle loro insistenti richieste prendendo per sfinimento la comunità carceraria già in sofferenza. Uno attende il permesso per essere trasferito in un’altra sede. L’altro ha esigenze di tipo sanitario. Finora non hanno ricevuto né un sì, né un no e tanto è bastato per far scattare una violenza fuori controllo, fortunatamente scaricatasi solo sugli arredi e non sulle persone, ma inarrestabile al punto da mettere a dura prova la resistenza del corpo di polizia penitenziaria.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 25 luglio 2024
“Cercate di non finire qua, è un manicomio”. Il carcere citato da Mattarella come indegno per un Paese civile: “Quell’istituto va chiuso. Bisogna fare qualcosa subito”. “Devo andare in bagno ma è occupato, altri 15 sono in fila davanti a me. Un anziano ha il mio stesso problema. Purtroppo per lui, e per noi, non fa in tempo a dire che gli occorre con urgenza il bagno. Ha una scarica di dissenteria, mentre dimenandosi cerca di alzarsi a fatica dalla branda. In un attimo, lenzuola e materasso s’impregnano di liquame e urina. Lui non sa come comportarsi, indifeso, imbarazzato, umiliato. Piange, un uomo di 74 anni. Si lamenta, impreca, bestemmia, chiede a Dio di morire”.
di Morena Pinto
altreconomia.it, 25 luglio 2024
Anche nella Casa circondariale “Ernesto Mari” le condizioni sono degradanti per gli oltre 250 detenuti (su 150 posti): wc a vista, materassi a terra, caldo estremo, spazi ridotti e cimici da letto. La sofferenza sfocia in gesti drammatici come proteste, scioperi della fame e tentativi di suicidio. E da agosto in tutto il Friuli-Venezia Giulia resteranno tre magistrati di sorveglianza invece dei sei previsti. “Siamo trattati come animali”. Urlavano così i detenuti della Casa circondariale, a due passi dal Tribunale. Lenzuola e materassi bruciati, danni agli oggetti e assalto all’infermeria. Una protesta, quella dell’11 luglio di quest’anno, che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Un bilancio di cinque feriti tra scontri e gas lacrimogeni e poi la tragica morte di Zdenko Ferjancic, 48 anni, ritrovato dai compagni di cella il giorno dopo. Una morte provocata, secondo le prime ricostruzioni, da un’overdose di metadone. Depressione, bipolarismo e tossicodipendenza tratteggiano, poi, Ferjancic nel racconto del suo avvocato, ma fino a che punto il sistema carcere può non ritenersi corresponsabile per la sua morte?
Il Resto del Carlino, 25 luglio 2024
La lettera: “Abbiamo chiesto dei ventilatori, ma non sono stati ancora presi provvedimenti”. E sul tema intervengono anche gli avvocati: “Preoccupazione e rammarico, così non va”. Un’invasione di scarafaggi in tutta la struttura, soprattutto la sera, ma anche un caldo intollerabile che rende la vita insopportabile in particolar modo nelle celle situate nei piani alti. È quanto hanno denunciato alcuni detenuti del Sant’Anna in una lettera inviata di recente direttamente al garante regionale. Una condizione che hanno definito intollerabile, con temperature disumane e assenza di ventilatori. Il testo, firmato dai detenuti di oltre 25 celle, sottolinea i due problemi più urgenti per chi vive nell’istituto, già fatti presente ma senza ottenere risultati.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 25 luglio 2024
Sanzione da 25 mila euro per lo stato del carcere e 90 giorni per sanarlo. Il Garante: inadempiente è il Dap. Per le condizioni degradanti in cui versa il carcere di Sollicciano è finita nel mirino del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) la direttrice Antonella Tuoni: multa da 25 mila euro e obbligo di sanare i problemi entro 90 giorni. Lei sostiene di non avere gli adeguati poteri che servono per questo compito. Dalla sua parte anche il garante Eros Cruccolini: “È una vergogna”.
di Luca Fiorucci
La Nazione, 25 luglio 2024
“Luogo molto lontano da quello che dovrebbe essere. C’è da fare un grande lavoro insieme a tutte le istituzioni”. L’avvocato Caforio: “Il principio costituzionale della riabilitazione non resti sulla carta”. Il suo volto parla chiaro. È quello di chi, lo dice senza mezzi termini, ha visto “un vero inferno dei viventi”. Lo dice al termine del sopralluogo che ha fatto insieme al garante per i detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio. “C’è da prendere atto di una situazione indubbiamente molto grave” commenta la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi e spiega: “Ho voluto essere qui per toccare con mano la fotografia che c’era stata restituita dal garante regionale. La fotografia di un luogo che è molto lontano per condizioni da quella che dovrebbe essere la sua vocazione.
di Serena Termini
Ristretti Orizzonti, 25 luglio 2024
Antonella Macaluso (Un Nuovo Giorno): “Daremo continuità con Ortis 2.0”. I racconti di Sami e Nicola. Housing Sociale, tirocini formativi e laboratori per garantire un futuro diverso alle persone detenute sottoposte a misure alternative. È stato l’obiettivo del progetto “Ortis, l’orto della Spazzina, presidio territoriale per la giustizia di comunità”. Questo, per quasi due anni, ha coinvolto 132 persone tra detenuti, soggetti sottoposti a sanzioni di comunità e loro famiglie. Al centro del progetto c’è stato l’avviamento sperimentale dell’Housing Sociale con 18 posti letto per 40 persone (accolte per brevi e lunghi periodi), in prevalenza di origine straniera (Maghreb, Africa subsahariana ed Europa dell’est). Dopo la sua conclusione dello scorso30 giugno, l’1 luglio è partito Ortis 2.0.
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