di Francesco Bechis
Il Messaggero, 25 luglio 2024
Contatti Meloni-Tajani: niente semilibertà per chi ha ancora 4 anni da scontare Sì alle corsie veloci per anziani malati e tossicomani. Le opposizioni: “Non è civiltà”. Un accordo a metà. Il governo tiene il punto sul decreto-carceri: nessuna concessione a maxi-sconti di pena, solo ritocchi mirati per permettere ai detenuti fragili, anziani e tossicomani di scontare gli ultimi mesi fuori dai penitenziari. È il giorno dell’appello di Sergio Mattarella a fare presto sul sovraffollamento e l’emergenza suicidi in carcere. E il Parlamento per tutta risposta si trasforma in un ring. Da un lato il centrodestra diviso che trova una quadra dopo una riunione fiume al Senato: passano solo due dei sette emendamenti di Forza Italia per alleggerire il decreto carceri firmato da Carlo Nordio. Dall’altro le opposizioni infuriate e pronte all’Aventino, in protesta contro il rinvio alla Camera dell’esame della proposta di legge svuota-carceri del renziano Roberto Giachetti.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 luglio 2024
Aventino di Pd, M5S, Avs e centristi dopo la riunione di maggioranza in cui è stato trovato l’accordo sugli emendamenti di Forza Italia. Scontro in Senato tra Nordio e il Pd, Il dem Bazoli: “Ci hanno sbattuto la porta in faccia”. Al Senato è scontro totale sul decreto legge carceri. L’opposizione ha abbandonato i lavori della commissione Giustizia a causa della bocciatura di tutti gli emendamenti (più di 200) presentati, accusando la maggioranza di un atteggiamento “ottuso” su un tema sempre più delicato, che richiederebbe una collaborazione costruttiva tra tutti i partiti. Ora l’opposizione annuncia battaglia in aula. Ma in merito al passaggio parlamentare l’ottimismo è ridotto al lumicino.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 25 luglio 2024
Il faccia a faccia tra Nordio e gli azzurri dà via libera all’intesa: riformulate le modifiche volute dai forzisti. Sisto: “Trovata sintesi soddisfacente per tutti”. Martedì il mandato al relatore. Arriverà in Aula la prossima settimana il decreto carceri, con il mandato al relatore che sarà votato martedì, dopo che la commissione Giustizia del Senato ha terminato l’esame degli emendamenti. Un esame al quale ha partecipato la sola maggioranza, con l’opposizione che per protesta ha disertato i lavori. La stessa maggioranza ha invece trovato l’accordo sugli emendamenti di Forza Italia, che puntavano a “umanizzare” le carceri dopo mesi di proteste negli istituti, crescita del sovraffollamento e di pari passo dei suicidi, arrivati al numero monstre di 58 dall’inizio dell’anno.
di Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2024
Oltre i 60 giorni vietato il carcere o i domiciliari se non c’è pericolo di reiterazione del reato (ma la misura serve proprio a evitare che ciò accada. Tutti fuori dopo sessanta giorni, se non sopraggiungono nuovi e diversi elementi di rischio di reiterazione del reato. Tommaso Calderone, capo gruppo di Forza Italia in Commissione giustizia alla Camera, prova a riscrivere le norme sulla custodia cautelare. Lo fa con una proposta di legge - anticipata da Il Dubbio - che firma da solo, senza altri esponenti di Forza Italia. L’obiettivo è quello di far rivalutare al giudice il rischio di reiterazione di reato, dopo due mesi dall’ordinanza di misura cautelare, che sia in carcere o ai domiciliari. Ma logica vuole: come fa ad esserci un fatto nuovo se la misura cautelare serve proprio ad impedire che ciò accada? Di conseguenza, nei fatti, la custodia cautelare, così come la si vuole riscrivere, diventerebbe a termine: ossia due mesi per tutti.
di Paolo Comi
L’Unità, 25 luglio 2024
A Montecitorio la maggioranza rinvia ancora la pdl sulla liberazione anticipata speciale e al Senato tira dritto sul dl di Nordio che non incide minimamente sul sovraffollamento. Nulla da fare. Le carceri continuano ad essere uno dei temi più incandescenti all’interno della maggioranza. Le sensibilità al riguardo fra i partiti che sostengono il governo Meloni, soprattutto sul modo di gestire la detenzione, sono quanto mai distanti fra loro. L’unico partito che sulla carta potrebbe avere un approccio più garantista è Forza Italia, ma si trova schiacciata fra Lega e Fratelli d’Italia che vedono con il fumo negli occhi qualsiasi provvedimento che metta in discussione il mantra della “certezza della pena”. Non va mai dimenticato, infatti, che ai tempi di Tangentopoli i leghisti esponevano il cappio alla Camera e i missini tiravano le monetine a Bettino Craxi all’hotel Raphael.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 25 luglio 2024
La norma rinviata sine die. L’ira del deputato contro FI che si era detta a favore: “Vi state girando dall’altra parte”. È la solita condanna. “State girando la faccia e il vostro voto affosserà questa legge”, dal suo scranno di Montecitorio, Roberto Giachetti alza la voce. Urla più che può rivolgendosi verso i banchi di Forza Italia perché, ancora una volta, la volontà politica di migliorare la vita dei detenuti non si è affermata in Parlamento, malgrado i buoni propositi dei forzisti naufragati nel nulla.
di Gianluca De Rosa
Il Foglio, 25 luglio 2024
L’ex deputata Radicale ha scritto insieme al deputato di Iv Roberto Giachetti una legge per aumentare gli sconti di pene ai detenuti che si comportano bene e ridurre il sovraffollamento. Ma la maggioranza alla Camera ieri ha rinviato la discussione del testo. “Davanti alle parole di Mattarella non hanno neppure avuto il coraggio di dire no, intanto nelle carceri la situazione sta diventando insostenibile”. Rita Bernardini, ex deputata radicale e presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino, una vita passata a battersi per i diritti dei detenuti, passeggia per palazzo Montecitorio sconfortata. Nonostante il presidente della Repubblica abbia ieri sottolineato come la situazione delle carceri italiane sia “indecorosa per un paese civile”, la maggioranza ha rinviato il progetto di legge che Bernardini ha scritto insieme al deputato di Italia viva Roberto Giachetti che è diventato anche una petizione su change.org.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 25 luglio 2024
“Con garbo”, ma anche “con determinazione”, durante la cerimonia del Ventaglio di ieri, Sergio Mattarella ha ricordato al Parlamento che da otto mesi deve eleggere un giudice costituzionale. Era l’11 novembre, infatti, quando è andata in pensione Silvana Sciarra e da allora tutte le votazioni per la sua sostituzione sono finite in nulla. Non parliamo di una casualità, né di una palude istituzionale particolarmente difficile da attraversare, ma di un preciso calcolo politico della destra. A dicembre, infatti, scadrà di mandato di altri tre giudici di nomina parlamentare (Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti) e le forze di governo puntano a fare cappotto: quattro pedine in un colpo solo. “Non so come lo si vorrà chiamare. Monito, esortazione, suggerimento, invito…”, ha detto Mattarella, lasciando intendere che dicembre è una scadenza troppo lontana sul calendario. La tempistica, infatti, non è per niente casuale.
di Donatella Stasio
La Stampa, 25 luglio 2024
Il presidente della Repubblica incalza la politica e chiede di nominare subito il 15° membro della Corte. Lega, FdI e Fi vorrebbero “dividersi” i candidati e votarli a dicembre. Ma così danneggiano l’Istituzione. Il potere mite di un’istituzione forte. È quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ieri ha pronunciato parole durissime nei confronti del Parlamento ma con un garbo che, al di là dello stile personale, è la cifra della forza e della credibilità dell’istituzione che rappresenta. Il ritardo nell’elezione del quindicesimo giudice costituzionale, ha detto Mattarella, è “un vulnus alla Costituzione”. Un danno, un’offesa, una grave lesione degli equilibri della nostra democrazia. L’artefice è il Parlamento, proprio l’istituzione che la Costituzione mette “al centro della vita della nostra democrazia”. Da più di otto mesi, il Parlamento rinuncia a esercitare le sue prerogative, succube di una maggioranza che vuole arrivare al 21 dicembre, quando scadranno altri tre giudici in quota parlamentare, per fare en plein. Da più di otto mesi, il Parlamento contravviene ai suoi doveri costituzionali e alle relative responsabilità. Da più di otto mesi - e il rischio è che si arrivi a marzo 2025 -, il Parlamento sta di fatto danneggiando un’altra istituzione vitale per la democrazia, la Corte costituzionale. Non è accettabile.
di Simone Alliva
L’Espresso, 25 luglio 2024
Respinta in Commissione la proposta di Magi. Ventuno Paesi su ventisette in Europa, secondo i dati di Amnesty international, prevedono una forma di riconoscimento sulle tenute di chi gestisce l’ordine pubblico. L’Italia continua a essere tra le poche eccezioni. L’emendamento al ddl Sicurezza proposto da Riccardo Magi (+Eu) che prevede il numero identificativo sulle divise e la bodycam per gli agenti delle forze dell’ordine impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, nel corso ad esempio di manifestazioni o eventi, è stato respinto dalle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali, che hanno ripreso l’esame degli emendamenti sul provvedimento. “Non c’è intento punitivo o intimidatorio nei confronti degli agenti, ma ci sono al contrario tutte le garanzie per la tutela della riservatezza”, aveva sottolineato Magi illustrando il suo emendamento, sottoscritto poi anche da Avs, ma che aveva parere contrario di relatori e governo.
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