di Gianpaolo Sarti
Il Piccolo, 13 luglio 2024
Il 48enne sarebbe morto di overdose: durante la rivolta sono state rubate le riserve di metadone custodite nell’infermeria. Altri tre detenuti sono stati colpiti da malori, uno è grave. Un detenuto di 48 anni è stato trovato morto in carcere a Trieste. La scoperta è avvenuta oggi venerdì 12 luglio attorno alle 15.30. Sono stati i compagni di cella ad accorgersene e a dare l’allarme. Vani i tentativi di rianimazione, operati dai sanitari del 118. Dalle condizioni del corpo si presume fosse morto già da almeno due ore. L’uomo si chiama Zdenko Ferjancic, era di Nova Gorica, ed era in prigione per spaccio.
Il Piccolo, 13 luglio 2024
Una nota di monsignor Enrico Trevisi: “È un controsenso se lo Stato non rispetta le norme che regolamentano il carcere e i carcerati, a partire dal fatto che la Costituzione prevede che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. La situazione dei carcerati in Italia è impressionante. Molto si è scritto. Ora occorre agire. Occorre invertire la tendenza di aumentare i reati a cui corrispondono pene detentive per inventare altre modalità di pene, che meglio corrispondono a quanto previsto anche dalla nostra Costituzione, dai Trattati Internazionali e dalle nostre Leggi”.
di Andrea Zanello
La Stampa, 13 luglio 2024
Il carcere di Billiemme, a Vercelli, allagato per il violento temporale di ieri mattina (venerdì 12) e i detenuti hanno inscenato una protesta clamorosa. Si sono rifiutati di entrare nelle celle e hanno iniziato a battere contro le sbarre, urlando per farsi sentire. Sono intervenuti i vigili del fuoco e altre forze di polizia probabilmente chiamate dall’istituto, oltre al personale di polizia penitenziaria dei vicini istituti piemontesi.
novaradio.info, 13 luglio 2024
“La fornitura di acqua calda all’interno delle celle non è un diritto essenziale garantito al detenuto, ma è una fornitura che si può pretendere solo in strutture alberghiere”. Questa la risposta che il Magistrato ha dato ad uno dei circa 100 ricorsi presentati dai detenuti di Sollicciano che lamentano la situazione inumana della vita nelle sezioni penitenziarie del carcere fiorentino. Insomma, questo carcere non è un albergo, sembra tagliare corto nella risposta il magistrato. “In realtà il magistrato si sbaglia perché la fornitura di acqua calda nelle carceri è prevista espressamente dall’art. 7 del regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario - spiega Maria Cristina Frosali dell’Associazione L’Altro Diritto, che supporta proprio i detenuti di Sollicciano nella redazione dei ricorsi. “Ci stiamo preparando ad un reclamo per questa decisione - cont
di Anna Ghezzi
La Provincia Pavese, 13 luglio 2024
Al progetto Seconda Chance in Oltrepò hanno aderito i McDonald’s di looping Srl e Fiege Logistics. I datori di lavoro: “Persone motivate in cerca di riscatto: felici di averli con noi”. Alcuni dipendenti al lavoro al McDonald’s di Voghera. I quattro detenuti sono stati inseriti tra marzo e aprile nei ristoranti gestiti da Looping Srl tra Voghera, Montebello e Stradella.
di Mattia Carpinelli
collettiva.it, 13 luglio 2024
A quattro anni dalla morte del cooperante la manifestazione della Cgil del territorio per tenere aperta una vicenda cui non sono state date risposte. “C’è una verità ovvia che conosciamo da quattro anni. Abbiamo cercato, in tutti i modi, di rendere nota la vicenda di Mario. Ci sono delle prove indiziarie importanti, ma ci sono anche delle prove scientifiche che ci danno la certezza che Mario non si è ucciso, ma che sicuramente è stato ucciso. I nostri legali, con un team di periti, stanno valutando le conclusioni del pubblico ministero per preparare una nuova opposizione e chiedere al giudice di accoglierla”. A parlare così è Anna Motta, la mamma di Mario Paciolla, che, insieme a papà Giuseppe, da quattro anni si stanno battendo per avere giustizia, ma soprattutto per conoscere la verità sulla morte del figlio, trovato senza vita il 15 luglio 2020 nel suo appartamento a San Vicente Caguán, in Colombia. In missione per il monitoraggio del processo di pace con le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), Mario era impegnato a garantire il rispetto dell’accordo tra queste ultime e il governo colombiano.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 13 luglio 2024
Si intitola “11 giorni” ed è un format di 33 episodi da un minuto pubblicati su Instagram. La regia di Nicola Zambelli, il 9 aprile l’anteprima integrale al Nuovo Eden. Spesso i documentari vengono presentati come speciali, dei quali si sente il bisogno ed evidenziano problemi reali. Non sempre lo sono, purtroppo. Nel caso di “11 giorni” invece, ultima fatica del regista bresciano Nicola Zambelli, la qualità e i contenuti esprimono davvero elementi unici, innovativi ed indispensabili: girato nel carcere Nerio Fischione, il più sovraffollato d’Italia, dà voce solo ai detenuti che raccontano la loro condizione di privazione della libertà in un format inedito di 33 episodi da un minuto, pubblicati nell’arco di 11 giorni su una pagina Instagram (@11.giorni).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 luglio 2024
La Corte europea dei diritti umani ha censurato il governo italiano per il trattenimento presso un Centro di permanenza per i rimpatri di Camelia, una donna con evidenti problemi di salute mentale, ordinandone il trasferimento in un luogo idoneo alla cura. Questa decisione mette in luce una realtà sconcertante all’interno dei Cpr in Italia, in particolare quello di Roma Ponte Galeria. La storia di Camelia, la donna al centro di questa sentenza, non è un caso isolato ma la punta di un iceberg di violazioni sistematiche dei diritti umani e della dignità delle persone trattenute. Un’ispezione condotta il 18 giugno 2024 dalla deputata Rachele Scarpa, accompagnata dall’etnopsichiatra Monica Serrano e dall’avvocata Federica Borlizzi, ha rivelato condizioni di detenzione che sfiorano la tortura nel Cpr di Ponte Galeria. La struttura, gestita dalla multinazionale Ors in proroga, ospitava al momento della visita 79 persone, di cui 4 donne, in spazi progettati per 104. Le condizioni di vita nel centro sono risultate al di sotto di ogni standard umano accettabile. Nelle celle della sezione maschile, spazi di appena 25 mq accolgono fino a 8 persone, costrette a dormire su materassi logori posati direttamente sul pavimento. I servizi igienici versano in uno stato di degrado totale, privi persino di porte per le docce, con evidenti segni di allagamento e sporcizia diffusa. La delegazione ha riscontrato gravi violazioni degli standard minimi richiesti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa. L’assenza di luce naturale, la mancanza di armadietti chiudibili per gli effetti personali e l’assenza di sistemi di allarme funzionanti nelle stanze sono solo alcune delle criticità emerse. Particolarmente allarmante è la situazione sanitaria all’interno del centro. L’ispezione ha portato alla luce un uso massiccio e indiscriminato di psicofarmaci, somministrati senza un’adeguata supervisione psichiatrica. In soli 17 giorni di giugno, sono state acquistate 92 confezioni di psicofarmaci per una popolazione di circa 80 detenuti, sollevando seri dubbi sull’uso di questi farmaci come strumento di controllo piuttosto che di cura.
di Luigi Manconi
Ristretti Orizzonti, 13 luglio 2024
Stiamo seguendo da tempo la vicenda umana e giudiziaria di Maysoon Majidi e Marjan Jamali, due giovani donne iraniane giunte in Italia nel 2023 e sottoposte a provvedimenti di custodia cautelare in quanto accusate di “scafismo”. Marjan si trova oggi agli arresti domiciliari, mentre Maysoon è reclusa nel carcere di Reggio Calabria in attesa del giudizio immediato che si terrà il prossimo 24 luglio. La donna, 27 anni, è in una condizione di gravissima depressione e debilitazione, pesa attualmente 38-40 kg e si è vista rifiutare la visita di una psicologa da lei indicata.
Il Manifesto, 13 luglio 2024
Carcere confermato per Anan Yaeesh, il cittadino palestinese arrestato accusato di terrorismo sulla base di indagini condotte in Israele. Così hanno deciso i giudici della Sesta sezione penale della Cassazione. Per altri due palestinesi, Ali Irar e Mansour Doghmosh, la Cassazione ha annullato con rinvio in Appello per la decisione. Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini. Nei confronti di Yaeesh, l’uomo di 37 anni originario della Palestina di Tulkarem, in Cisgiordania detenuto nel carcere di Terni, la Corte d’Appello ha respinto la richiesta di estradizione presentata dallo Stato di Israele, accogliendo l’istanza dell’avvocato Rossi Albertini.
- Gran Bretagna. Piano per rilasciare migliaia di detenuti, contro il sovraffollamento delle carceri
- Inferno carceri, un suicidio ogni tre giorni. Detenuto muore durante lo sciopero della fame
- La strage nelle celle è figlia di politiche emergenziali
- Ma quel decreto non salverà nessuno: i detenuti continueranno a lasciarsi morire
- Penalisti e magistrati uniti contro l’emergenza carceraria: “Servono interventi immediati”











