di Fabio Castori
Il Resto del Carlino, 14 luglio 2024
“Non presenta, se mai ne abbia avute, le caratteristiche che dovrebbe avere un istituto penitenziario”. Il tempo peggiore per il mondo del carcere è proprio l’estate, i giorni che si allungano, gli spazi che non bastano, il caldo e il sovraffollamento. Nelle Marche quella di Fermo è una delle situazioni peggiori, per una casa di reclusione che ha una struttura del tutto inadeguata e lo ribadisce Giancarlo Giulianelli, garante regionale dei diritti, che da tempo parla della necessità di ricostruire una nuova struttura altrove: “Su questo insisto ancora una volta, non può più essere allocato in una struttura che attualmente non presenta, se mai ne abbia avute, le caratteristiche che dovrebbe avere un istituto penitenziario. Il tutto porta alla mancanza di spazi comuni e utili per le attività trattamentali, a luoghi che possano essere vivibili e realmente rieducativi”. Il garante ha girato tutti le carceri delle Marche e ovunque parla di una situazione problematica: “Non possiamo abbassare la guardia. Al di là delle problematiche più volte evidenziate, occorre capire cosa realmente accade in carcere, quali son i vuoti da riempire, come le attività trattamentali possano contribuire ad alleviare alcuni disagi e contemporaneamente delineare le prospettive per il futuro. Oggi servono interventi sostanziosi, prosegue Giulianelli, se non radicali. Ce lo evidenziano i detenuti, ma è un problema ormai appurato da anni. Celle fatiscenti, spazi ristretti, situazione che diventa ancor più invivibile quando perdura il sovraffollamento e va ad acuirsi durante l’estate”.
di Emanuele Lombardini
perugiatomorrow.it, 14 luglio 2024
Blitz di Caforio nella struttura perugina: “Gli ambulatori raggiungono temperature di 40 gradi d’estate e sono gelidi d’inverno. Il ginecologo visita solo due volte al mese, la degenza è chiusa, gli ambulatori hanno attrezzature guaste”. Il Garante dei detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, ha effettuato un blitz nelle strutture sanitarie del carcere di Capanne di Perugia il 13 luglio, rispondendo alle numerose segnalazioni di detenuti e polizia penitenziaria riguardo a gravi carenze. Caforio ha annunciato un esposto alla Procura della Repubblica di Perugia per chiedere un accertamento giudiziale sulle condizioni delle strutture sanitarie, che, a suo avviso, violano i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione dei diritti dell’uomo e dal codice penale italiano.
di Marco Angelucci
Corriere dell’Alto Adige, 14 luglio 2024
Il nuovo carcere non si farà. Il progetto di realizzare, accanto all’aeroporto, una prigione modello in partnership pubblico-privato è stato definitivamente accantonato. Il ministero della giustizia infatti ha deciso di realizzare un nuovo carcere a Pordenone, è li che andranno i fondi destinati a Bolzano. La buona notizia è che in via Dante inizierà un importante lavoro di ristrutturazione. Non in un futuro lontano ma subito. “A fine mese dovremo partire con il rifacimento di tetto e facciata per eliminare le infiltrazioni” annuncia il direttore della Casa circondariale di Bolzano Giovangiuseppe Monti. Una notizia che in città cambia molte prospettive: da un lato rende più probabile l’apertura di un Centro per i rimpatri accanto all’aeroporto (lì dove doveva sorgere il nuovo carcere), dall’altra rende meno probabile il trasferimento del museo di Ötzi in via Dante.
di Paola Bulbarelli
La Verità, 14 luglio 2024
Il presidente dell’antica Accademia dei sartori racconta il progetto che vede coinvolti i reclusi di Rebibbia: “Insegniamo loro a creare pantaloni, giacche e gilet. Così imparano un mestiere per reintegrarsi in società”. Per una sera indossatori, per 650 ore in un anno (tanto dura il corso) sarti, e anche di più. Il riscatto per alcuni detenuti di Rebibbia parte da lì, dalla voglia d’imparare un mestiere e di tentare di farcela una volta fuori, dopo aver scontato la pena. La mano viene tesa, dal 2017, dall’accademia nazionale dei sartori, la più antica associazione italiana nel settore dell’abbigliamento che dimostra come la tradizione sartoriale possa essere non solo un simbolo di eleganza e stile, ma anche un potente strumento di trasformazione sociale.
di Diego Molino
La Stampa, 14 luglio 2024
Riunione dei commercianti con gli assessori di Politiche Sociali, Sicurezza e Commercio. Nasce un tavolo di lavoro permanente. Rosatelli: “Comune lasciato solo, intervenga l’Asl”. “È ora di fare qualcosa per affrontare la questione dei clochard, che ormai riguarda tutta la città e in tutti i periodi dell’anno”. Sono le “casette” di cartone, con materassi e tende sotto i portici e davanti alle vetrine dello shopping, uno dei problemi messi in cima alle urgenze dai negozianti torinesi. Il trend è in aumento e le difficoltà non mancano, come conferma l’assessore comunale alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli, che dice: “Anche l’Asl deve fare la sua parte, invece finora la Città è stata lasciata da sola”.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 14 luglio 2024
A un anno da Cutro. Il 17 giugno sono sbarcati 11 migranti, i soli sopravvissuti. I familiari cercano ancora i parenti mentre il governo ha voltato loro le spalle. Una strage dimenticata, una strage silenziata. Gli eccidi del mare non fanno più clamore ormai. Una opaca coltre di indifferenza copre le donne, gli uomini e i bambini annegati nei barconi della disperazione. A Roccella Jonica la mattina dello scorso 17 giugno sulla banchina nord del porto turistico sbarcarono gli unici undici sopravvissuti della più grave tragedia dell’immigrazione del 2024. Un viaggio della speranza spezzato a più di 110 miglia dalla costa calabrese.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 14 luglio 2024
Le rotte cambiano e cercano altri sbocchi, spesso più lunghi, costosi e pericolosi dei precedenti. E così le politiche di respingimento del Nord del mondo raggiungono i loro obiettivi. Sono calati gli sbarchi in Italia (28.376 all’11 luglio, contro 73.173 di un anno fa: meno della metà) e il governo canta vittoria. La strategia dell’esternalizzazione dei confini sembra ora dare frutti, mediante gli accordi con il governo autoritario tunisino e il rinnovo dei finanziamenti a governo e milizie locali libiche. Certo occorre cautela: partenze e sbarchi da anni oscillano, in dipendenza di vari fattori, tra cui il meteo e le condizioni del mare, quest’anno a lungo sfavorevoli. Le rotte cambiano e cercano altri sbocchi, spesso più lunghi, costosi e pericolosi dei precedenti. Ma credo si debba ammettere che le politiche attuate dai governi del Nord del mondo per il contenimento delle migrazioni indesiderate e degli arrivi spontanei per asilo alla fine raggiungono buona parte dei loro obiettivi. L’abbiamo già visto con gli accordi tra Ue e Turchia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Marocco, Niger (ora denunciato dal governo golpista).
di Andrea Malaguti
La Stampa, 14 luglio 2024
Dunque diventa tutto più violento, più cattivo, ancora più fuori controllo. A mezzanotte e mezza arriva la notizia: hanno sparato a Donald Trump, forse con una pistola, forse cinque colpi, forse sette, esattamente come quelli sparati contro Ronald Reagan nel 1981 da un pazzo innamorato di Jodie Foster. L’ex presidente è vivo e sta bene, grazie al cielo. Nulla è chiaro fino in fondo, ma le prime ricostruzioni, appoggiate da una serie di video, non sembrano lasciare dubbi. Lo hanno colpito a un orecchio, forse a una guancia, durante un comizio in Pennsylvania. C’è una folla immensa ad acclamarlo. Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti indossa il solito cappellino Maga (Make America Great Again), arringa la sua gente, quando, all’improvviso si sentono dei colpi di arma da fuoco. Trump si accascia. Gli uomini dei servizi segreti corrono sul palco, lo coprono, lo rialzano, lo trascinano via, mentre The Donald scuote rabbiosamente il pugno nell’aria. Il suo modo per dire sono ancora qui, non ce la farete a togliermi di mezzo. È una scena agghiacciante. Amara. Irricevibile. Capiremo meglio nelle prossime ore cosa c’è dietro. Chi ha sparato e perché. Ma la scelta del luogo, i colpi sparati a grande distanza dal bersaglio, lasciano presagire il peggio. È l’ora delle persone di buonsenso, cavalcare la follia non può che produrre altra follia. L’odio genera odio. Da qualunque parte lo si eserciti.
di Simone Ferrari, Gianpaolo Contestabile
Il Manifesto, 14 luglio 2024
Il 15 luglio 2020 il corpo di Mario Paciolla veniva ritrovato senza vita nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, dove lavorava come funzionario della missione dell’Onu per la verifica degli accordi di pace. Sebbene l’autopsia svolta in Colombia abbia indicato il suicidio per asfissia come causa del decesso, fin da subito la famiglia ha rifiutato questa ricostruzione parlando di omicidio. I dubbi sono stati alimentati, in primo luogo, da una serie di depistaggi da parte degli stessi funzionari della missione Onu e dagli agenti di polizia accorsi sul luogo. Da alcuni anni i genitori di Mario, Anna Motta e Pino Paciolla, conducono una battaglia per la verità e la giustizia per il loro figlio, visitando scuole, università e luoghi di attivismo.
di Maurizio Ermisino
retisolidali.it, 13 luglio 2024
Il caldo non è un’emergenza, arriva ogni anno, è prevedibile e in carcere basterebbe una seria programmazione. Libianchi: “L’approvvigionamento d’acqua è uno degli obiettivi dell’OMS per il Terzo Mondo. Noi abbiamo questo problema nelle nostre carceri”. È arrivata l’estate ed è arrivato, come ogni anno, il grande caldo: le massime in questi giorni sfiorano i 40 gradi. È quel periodo dell’anno in cui i telegiornali se ne escono con i famosi decaloghi per combattere le alte temperature, che poi ogni anno sono sempre gli stessi. Non c’è nessuno, o quasi, che si preoccupa dell’emergenza caldo che soffre chi si trova in carcere. Un luogo dove, insieme alla libertà, è spesso negata anche la dignità.
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