di Nello Trocchia
Il Domani, 5 novembre 2024
Un quindicenne colpito a morte in una sparatoria. Un altro poco più grande perde la vita per un banale litigio. La camorra impone la sua legge. E con la caduta dei paladini dell’antimafia il cambiamento è una chimera. Napoli, la città di nuovo affrescata dalla macchina da presa di Paolo Sorrentino, resta appesa alle sue contraddizioni, eroi di carta che si sgretolano e ragazzini uccisi in strada, morti ammazzati a 15 anni, come Emanuele Tufano. E ogni nuovo dettaglio sull’omicidio fa sprofondare in un cupo pessimismo, nella scena immortalata dalle telecamere spuntano anche bambini. Ma Emanuele non è l’ultimo. Pochi giorni fa in provincia, a San Sebastiano al Vesuvio, è stato ucciso un diciannovenne, Santo Romano. Il suo assassino era appena uscito dal carcere minorile. Il motivo? Una scarpa sporcata.
di Daniele Novara
Avvenire, 5 novembre 2024
Qualche giorno fa, a Piacenza, una ragazza di 13 anni è morta a causa della caduta dal balcone di casa, probabilmente spinta dal suo fidanzato - o pseudo tale - di 15 anni. Continua ad aumentare così il tragico catalogo delle morti violente per omicidi o suicido con protagonisti ragazze e ragazzi minorenni. Esiste una traccia comune tra tutte le vicende? Io penso di sì e si tratta del baratro educativo in cui è caduta una generazione. Non tanto sul piano dei bisogni materiali, quanto su quello dei bisogni educativi fondamentali, quelli che sostengono la crescita e che sembrano non interessare più a nessuno. In questa assenza si riconosce un tratto comune, che crea le condizioni favorevoli per atti impensabili, agiti come se ci si trovasse dentro un videogioco. “Non so perché l’ho fatto” dichiara uno di questi ragazzi, rendendo chiarissimo come il confine fra realtà e fantasia sembra non essere stato acquisito a livello di comportamenti e di mentalizzazione. Sembra mancare un substrato di apprendimento, quello che da sempre si definisce “imparare a stare al mondo” e che rappresenta il collante necessario nel passaggio da una generazione all’altra. Oggi questo appare un optional moralistico, inutile, consegnato a puri e semplici spiegoni che non vengono raccolti dai ragazzi in fuga dal nido familiare.
di Bruno Montesano
Il Manifesto, 5 novembre 2024
Quanta sicurezza personale, incolumità fisica si può reclamare quando la povertà dilaga, il razzismo istituzionale e sociale si impone, quando il disagio psichico si diffonde? Chi vive nel quartiere Esquilino di Roma è costretto a chiederselo. Giuseppe Sarcina, sul Corriere della Sera di qualche settimana fa diceva che la sicurezza debba tornare ad essere un tema di sinistra, seguendo gli esempi di Kamala Harris, Olaf Scholze e Keir Starmer. Trascurava, o fingeva di non sapere, che la discussione sul rapporto tra sinistra e sicurezza abbia molti anni, come ricostruito recentemente da Tamar Pitch. La versione semplice di questa storia è che la sicurezza repressivo-poliziesca e proprietaria abbia sopravanzato quella sociale ed economica - e sulla ricostruzione di questo passaggio “L’insicurezza sociale” (Einaudi) di Robert Castel è insuperata.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2024
“Non c’è necessità di rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue”. Nemmeno il tempo di rimettere in mare la nave Libra della Marina militare, che oggi a Sud di Lampedusa ha effettuato un primo, nuovo trasbordo per selezionare gli “eleggibili” per i centri in Albania, che i Tribunali mettono in discussione il nuovo decreto del governo sui Paesi sicuri. “Sono fiducioso che il decreto approvato nei giorni scorsi possa superare la mancata convalida dei trattenimenti da parte dell’autorità giudiziaria: se non lo fossi stato non le avremmo fatto”, ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (video). Che parla come se il Tribunale di Roma non avesse appena deciso di rinviare il provvedimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (Cgue), come già quello di Bologna nei giorni scorsi. Peggio, come se il Tribunale di Catania non l’avesse bocciato del tutto. Il Presidente della sezione immigrazione, Massimo Escher, ha infatti disapplicato il decreto e invalidato il trattenimento nel centro siciliano di Pozzallo di un egiziano sottoposto all’esame accelerato della domanda d’asilo in quanto proveniente da Paese “sicuro”. Insomma, il conflitto con la normativa europea evidenziato dalla nota sentenza della Cgue del 4 ottobre, poi applicata dai giudici di Roma nel caso dei 12 richiedenti trattenuti in Albania, non è affatto risolto. Nemmeno aver inserito la nuova lista dei Paesi sicuri in una norma primaria, il decreto legge del 23 ottobre scorso, basta a evitare che un giudice ne valuti la legittimità in base alla prevalente normativa Ue e per questo decida di disapplicarlo.
di Grazia Longo
La Stampa, 5 novembre 2024
Un giudice di Catania non convalida il trattenimento di un migrante: “L’Egitto non è un Paese sicuro”. Mentre sta per iniziare l’assemblea di Anm a Bologna convocata dai giudici del Tribunale di Bologna criticati dal governo perché hanno inviato alla Corte di giustizia europea il caso di un migrante del Bangladesh affinché la corte si esprimesse sulla condizione di Paese sicuro, arrivano nella sala delle colonne due importanti notizie.
Migranti. Nel Cara di Bari nuove proteste dopo la rivolta di ieri a seguito della morte di un ospite
di Chiara Spagnolo e Benedetta De Falco
La Repubblica, 5 novembre 2024
Nel Centro che ospita i naufraghi tornati dall’Albania rabbia per la morte di un ospite. I disordini sono iniziati nel tardo pomeriggio di lunedì 4 novembre e sono ripresi in mattinata con l’invasione dell’area militare e poi il corteo spontaneo: a innescare la miccia della rivolta il decesso di un 33enne in ospedale dopo un possibile atto di autolesionismo all’interno della struttura.
di Alice Dominese
Il Domani, 5 novembre 2024
Ci sono province in cui le persone non possono registrare la loro domanda di protezione internazionale perché si esige un documento che la legge non prevede. In altri luoghi viene violato il diritto alla tutela legale o si finisce in limbo lungo anche un anno prima di veder formalizzata la propria richiesta. Fuggono da guerre, persecuzioni e violenze, ma quando provano a chiedere di essere riconosciuti come rifugiati in Italia, trovano un muro fatto di prassi amministrative illegittime, diventate consuetudine. Sono i richiedenti asilo, uomini e donne che si rivolgono alle questure per ricevere il riconoscimento di uno status che costa mesi di attesa in assenza di tutele e spesso svariate centinaia di euro.
di Luca Liverani
Avvenire, 5 novembre 2024
“Capire anche il dolore degli altri è davvero la premessa della pace. Difendendo le proprie ragioni, certo, senza irenismi, senza accordi al ribasso. È uno sforzo che richiede fatica - riconosce il cardinale Zuppi - perché capire i propri torti non è mai facile, si ha paura che riconoscerli indebolisca le proprie ragioni. Al contrario, ammettere i propri torti rafforza le proprie ragioni, le rende ancora più mature. Come capire le ragioni e il dolore degli altri”. A parlare di pace è uno che ha avuto da Papa Francesco l’incarico di mediare con la Russia per la liberazione di bambini e prigionieri. Un lavoro difficilissimo, frustrante, da qualcuno perfino frainteso. Ma il cardinale Matteo Maria Zuppi ha la gentilezza e la tenacia per andare avanti senza esitazioni. E racconta il suo approccio di “costruttore di pace” all’incontro su “Giustizia e perdono” organizzato sabato sera a Sulmona dalla Fondazione Carispaq nel bel Teatro comunale Caniglia. In un dialogo sul palco col giornalista e storico Paolo Mieli.
di Francesco Da Riva Grechi
L’Identità, 4 novembre 2024
L’allarmismo di questi giorni sui casi riscontrati e riscontranti di hackeraggio e accesso ai sistemi informatici di istituzioni, banche e autorità di polizia sono ampiamente giustificati e rischiano davvero di inquinare in maniera grave e irreversibile la nostra vita democratica. Opportuna l’iniziativa del governo per inasprire le peni dei reati relativi. Ma purtroppo non sufficiente. Né si può lasciare anche questa volta il compito di risolvere i problemi alla magistratura, che di per sé ha la naturale tendenza ad allargare il proprio potere ma è pur vero che, in maniera meno appariscente, è troppe volta chiamata a colmare i vuoti lasciate da autorità amministrative che non funzionano e non vogliono adempiere i loro doveri verso i cittadini.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 novembre 2024
L’inchiesta sul dossieraggio scoppiata a Milano qualche giorno fa e che vede coinvolti nomi della finanza, non solo non rappresenta un caso isolato bensì è solo l’ultimo di una serie di episodi analoghi accaduti dall’inizio dell’anno nel nostro Paese. Si è cominciato a marzo con il cosiddetto “Caso Striano/Laudati”. Il primo Tenente della Guardia di Finanza, il secondo un magistrato in pensione, già in funzione alla Dna: entrambi finiti nella maxi inchiesta della Procura di Perugia, condotta da Raffaele Cantone, per presunti accessi abusivi alle banche dati della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e la conseguente rivelazione di documenti segreti e veri e propri dossier su vip e politici.
- Caso spionaggio: il giallo degli accessi abusivi compiuti da agenti “non identificati”
- “Ora chiediamoci chi ha ordinato e reso possibile questa fuga di dati”
- I boss mafiosi (alcuni stragisti) tornano liberi, scoppia la polemica
- Sicilia. Carceri sovraffollate, il Codacons lancia l’allarme
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Dramma nel carcere, si toglie la vita un detenuto di 53 anni









