di Francesco Petronzio
ilnuovogiornale.it, 26 settembre 2024
“Cominciamo a pensare ai detenuti come soggetti portatori di diritti”. È un cambio di mentalità quello auspicato da Lucia Castellano, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria in Campania con un’esperienza trentennale. “Il carcere somiglia alla nostra società - dice - è ingiusto come ingiusto è il mondo in cui viviamo. Ma un’alternativa è possibile, a partire dalle piccole cose: ad esempio, si può iniziare a cambiare il concetto di diritto. Oggi il carcere è ancora il luogo del potere assoluto, tutto è una concessione sovrana”. Al Festival del Pensare Contemporaneo, domenica 22 settembre, Lucia Castellano è stata intervistata da Marcella Maresca insieme alla giornalista Daria Bignardi a Palazzo Gotico.
di Francesco Provinciali*
lavocedelpopolo.it, 26 settembre 2024
Quando si fa ingresso in un carcere per interrogare o meglio - ascoltare - una persona che vi si trova rinchiusa, si è come sopraffatti da mille emozioni, che vanno oltre il ruolo, il procedimento, l’assolvimento di un incarico di giustizia, gli interrogativi che precedono il colloquio e che dovranno essere verbalizzati nel modo più testuale e terzo possibile. “È armato, dottore?” è la prima domanda che viene posta nell’astanteria dopo il riconoscimento di rito. Per uno che si spaventava da bambino ad usare le pistole ad acqua la domanda è persino imbarazzante, anche pur comprendendone le ragioni.
di Sara Occhipinti
altalex.com, 26 settembre 2024
Sarà finalizzato alla realizzazione di progetti di formazione e apprendimento dei detenuti e di costituzione di un sistema integrato tra UEPE e servizi di comunità territoriale. Il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio portale il preavviso di selezione dei progetti di inclusione lavorativa dei soggetti in esecuzione penale. Il bando in arrivo a metà settembre sarà rivolto a Regioni e province autonome e finalizzato alla realizzazione di progetti di formazione e apprendimento dei detenuti e di costituzione di un sistema integrato tra UEPE e servizi di comunità territoriale.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 26 settembre 2024
La presunzione di innocenza ostacola la libertà d’espressione? Complimenti!. Intervenendo all’assemblea della stampa toscana, il presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, ha attaccato frontalmente il procuratore di Parma Alfonso D’Avino, che ha aperto un fascicolo per divulgazione di atti d’ufficio in relazione alla tragedia di Traversetolo, in provincia di Parma. Secondo Bartoli, “il circolo mediatico di cui questo magistrato parla è stato provocato dal silenzio”. In sostanza i magistrati inquirenti che hanno lodevolmente scelto la via della massima riservatezza in un caso straziante hanno la colpa di non aver invece costruito una sceneggiata mediatico-giudiziaria che avrebbe dato soddisfazione alla stampa, anche se si sarebbe colpita gravemente la sensibilità umana di tante persone.
di Enrica Riera
Il Domani, 26 settembre 2024
Secondo i giudici è una riforma che interviene “in modo pesante sui reati contro la Pa”. Biondi: “Se la Corte costituzionale accoglierà il ricorso, l’abuso d’ufficio verrà reintrodotto”. Una riforma dall’effetto “dirompente”, frutto di scelte “arbitrarie” e “non riconducibile a un legittimo esercizio della discrezionalità”. Una riforma che interviene “in modo pesante sul sistema dei reati contro la pubblica amministrazione” ed elimina “importanti presidi penali a tutela del buon andamento e dell’imparzialità”. Sono le parole dei giudici del tribunale di Firenze che, accogliendo l’istanza del penalista Manlio Morcella sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio, come anticipato da Domani, hanno sollevato questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Sarà dunque la Corte a doversi pronunciare: l’abolizione del reato dei cosiddetti colletti bianchi, così come voluto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, è conforme alla Costituzione? La decisione è prevista non prima della primavera del 2025. E avrà al centro uno dei punti più cari al governo. Nell’ordinanza con cui ritengono l’istanza sulla questione in esame “rilevante” e “non manifestamente infondata”, i giudici non solo mettono in evidenza eventuali profili di irragionevolezza della riforma ma evidenziano le “responsabilità politiche” di chi l’ha voluta.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 settembre 2024
Proseguono in commissione Giustizia al Senato le audizioni sullo schema di decreto legislativo riguardante la presunzione d’innocenza e il diritto di presenziare al processo nei giudizi penali. Si tratta, per intenderci, del provvedimento in cui è inserita la norma che vieta la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, approvata in Consiglio dei ministri e ora al vaglio di Palazzo Madama e Montecitorio per i necessari, seppur non vincolanti, pareri. Ieri i senatori hanno ascoltato il professore, e avvocato, Oliviero Mazza, ordinario di Diritto processuale penale presso l’Università Bicocca di Milano, che ha sottolineato tra l’altro come “il sistema si regga su una grossolana ipocrisia: gli atti d’indagine coperti dal segreto non sono di per sé pubblicabili, ma quando vengono riportati nell’ordinanza cautelare, ossia in quella che viene intesa come una cripto-condanna retta da una cripto-imputazione, si trasformano in notizie degne della pubblicazione integrale. Il giudice alchimista tramuta così l’indagine poliziesca in prova di colpevolezza ostensibile all’opinione pubblica, il tutto senza che la voce della difesa possa trovare il benché minimo spazio”.
di Angela Stella
L’Unità, 26 settembre 2024
“Non è pensabile una pena da 2 a 7 anni per chi occupa un immobile, mentre chi spara con una 44 magnum in un luogo pubblico è punito con 103 euro di ammenda. Si vogliono colpire i più deboli”. Il ddl sicurezza dopo l’approvazione alla Camera il 18 settembre è stato immediatamente trasmesso al Senato. Ne parliamo con il magistrato Alfonso Sabella, attualmente giudice al Tribunale di Roma che ci elenca molte criticità del provvedimento definito “forse reazionario” e nato “per colpire i più deboli”, “senza assicurare né maggiore sicurezza né deterrenza”.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 26 settembre 2024
Ancora tensione nel carcere romano di Regina Coeli, dove c’è un sovraffollamento di oltre 600 detenuti e una carenza di organico di agenti della polizia penitenziaria che sfiora i 150. Nella serata di mercoledì una rivolta, l’ennesima nelle ultime settimane nelle carceri di Roma e del Lazio, è scoppiata nell’VIII sezione. Alcuni detenuti hanno fatto esplodere le bombolette di gas da campeggio che usano per cucinare e appiccato così le fiamme ad alcune celle. Il rogo è visibile dalla strada. Preoccupati i residenti a Trastevere attorno al complesso carcerario. Sul posto le forze dell’ordine e i vigili del fuoco.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 26 settembre 2024
Firmata la convenzione. I detenuti avranno tutor e percorsi formativi online. Un accordo-quadro è stato siglato dall’ateneo di Verona per creare nella casa circondariale di Montorio un “polo universitario penitenziario” che permetterà ai detenuti di frequentare i corsi di laurea. La cometa sulla cui scia è nato è quell’università è di tutti che è uno dei mantra del rettorato di Pier Francesco Nocini. E quell’”umanizzazione dell’ateneo che è sì ricerca e scienza, ma anche luogo di inclusione” adesso ha una nuova declinazione nell’accordo quadro “per le pari opportunità di studio e formazione alle persone detenute” nella casa circondariale di Montorio, o per quelle che siano in regime di limitazione della libertà individuale nella provincia di Verona.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 26 settembre 2024
Per il presidente D’Avino “questa figura di professionista, in passato, è stata oggetto di discredito da chi riteneva inutile e perfino controproducente la tutela dei più deboli”. I diritti umani e il diritto dell’immigrazione, della cittadinanza e della protezione internazionale sono gli ambiti che caratterizzano la Camera avvocati per i diritti umani e degli stranieri (Cadus). L’associazione forense, costituita di recente a Venezia, si muove nel solco dell’esperienza maturata dalla Camera degli immigrazionisti del Triveneto (CaiT). Gli iscritti alla Cadus sono avvocati appartenenti a tutti i Fori italiani. Al momento se ne contano un centinaio, ma il numero è destinato ad aumentare. Con le avvocate e gli avvocati dei vari Ordini è stata condivisa la necessità di rappresentare in forma associativa una specifica branca della professione forense, che con il passare degli anni ha coinvolto sempre di più anche le aule di giustizia. Uno degli obiettivi principali della Camera avvocati per i diritti umani e degli stranieri è quello di contribuire ad accrescere la consapevolezza, la professionalità e la partecipazione del mondo forense alle questioni relative ai diritti umani e ai diritti degli stranieri.
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