di Francesco Lo Piccolo
vocididentro.it, 5 giugno 2024
Forgiare e reprimere come teorizzava la pedagogia nera; governare con la pena del carcere, tanto carcere; giudicare e condannare secondo il diritto penale del nemico e dunque orientato su tipologie d’autore (i poveri, i migranti, eccetera); non prevedere e non accettare alcun dissenso. In estrema sintesi è questo il punto di arrivo della politica italiana per quanto riguarda la giustizia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 giugno 2024
Il disegno di legge sulla Sicurezza comincia a suscitare preoccupazione per i numerosi emendamenti che rischiano di minare diritti e libertà fondamentali dei cittadini. Si tratta di un corposo pacchetto di oltre 300 emendamenti, presentato dai vari schieramenti. Tra le proposte più controverse spiccano quelle della Lega di Matteo Salvini, che puntano a introdurre il “reato di integralismo islamico”, con un albo nazionale per gli imam e un tracciamento dei finanziamenti alle moschee. Una proposta che potrebbe contrastare con l’articolo della Costituzione che garantisce la libertà di culto. Viene inoltre chiesta una stretta sui requisiti per il riconoscimento della cittadinanza a chi ha commesso reati da minorenne, misura che andrebbe a colpire la possibilità di recupero e reinserimento dei giovani.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 giugno 2024
Le associazioni Antigone e Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) hanno presentato un dossier ai parlamentari delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera per denunciare la deriva securitaria del provvedimento. Mentre la tragedia nelle carceri italiane resta invisibile ai più, il ddl sicurezza accelera in Parlamento, arricchendosi di nuovi emendamenti repressivi. Tra questi, uno targato Lega che equipara la cannabis light, con basso contenuto di Thc, a quella illegale. Un’ulteriore stretta che evidenzia il carattere punitivo del ddl, pronto a sferrare un altro colpo al fragile Stato di Diritto.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 5 giugno 2024
Il disegno di legge sulla sicurezza attualmente in discussione alla Camera, segna un radicale cambio di passo rispetto agli approcci securitari degli ultimi trent’anni. Se prima si puntava quasi esclusivamente al cosiddetto decoro e alla sicurezza urbana, col varo di un ampio ventaglio di provvedimenti amministrativi e legislativi rivolti alla repressione criminalità di strada e delle “inciviltà urbane”, adesso si punta alle libertà politiche. In particolare, ci sembra opportuno soffermarci su alcuni degli aspetti più significativi del provvedimento.
di Angela Stella
L’Unità, 5 giugno 2024
Il ddl sicurezza a firma dei Ministri Piantedosi, Nordio, Crosetto proposto al Parlamento dal Governo “meriterebbe tutto lo scandalo possibile in una democrazia fondata su un’idea liberale di giustizia. Non c’è nulla che possa far sperare ai cittadini di avere maggiore sicurezza”. Lo ha detto ieri Riccardo Magi, segretario di +Europa, in una conferenza stampa alla Camera, illustrando gli emendamenti al provvedimento insieme al deputato Benedetto della Vedova, ai candidati alle europee della lista Stati Uniti d’Europa e a Franco Corleone della Società della Ragione.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 5 giugno 2024
Mentre Salvini sbanda a destra, la premier difende la separazione delle carriere e il sorteggio al Csm, parlando al cuore degli elettori azzurri. Solo qualche settimana fa, sulle colonne dei quotidiani e nei corridoi del Palazzo, abbondavano retroscena e rumors che volevano l’esperienza di Carlo Nordio a via Arenula già sul viale del tramonto, dopo nemmeno due anni. La deadline fissata dai bene informati sarebbe stato il post-Europee, nel quadro di un mini-rimpasto che avrebbe coinvolto anche altre caselle ritenute in bilico o sotto la spada di Damocle di un procedimento giudiziario, come nel caso di Daniela Santanchè.
di Federico Tedeschini
La Discussione, 5 giugno 2024
Dopo l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del Disegno di legge che sembra seguire - almeno in gran parte - le linee portanti della riforma più volte annunziata da Nordio in materia di giustizia, ci è toccato assistere ad uno spettacolo che sembra uscito dalla penna di Eugène Jonesco, noto creatore di quel “teatro dell’assurdo” che inondò il nostro secondo dopoguerra con tutta una serie di commedie caratterizzate dall’ abbondare di comportamenti non comunicanti fra di loro, ma tutti insieme uniti del comune denominatore di essere privi di senso comune.
di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno
L’Opinione, 5 giugno 2024
Ab illo tempore ho sempre sentito da parte dell’opinione pubblica in generale e da parte della politica in particolare disquisire e discutere riguardo a come risolvere la questione della riforma dell’organo costituzionale della magistratura senza soluzione di continuità, perché in realtà nessun Esecutivo ha mai provato fattivamente a risolvere l’annoso problema. La situazione è rimasta così stagnante fino a quando l’attuale Governo, con il suo ministro della Giustizia Carlo Nordio, non ha osato agire concretamente presentando un Disegno di legge in cui, senza mezzi termini, si è proposta una modifica radicale dell’assetto dell’organo costituzionale più garantito (forse anche troppo in rapporto all’equilibrio fra tutti i poteri dello Stato) dai padri costituenti. Invero, a causa dell’esperienza storica alquanto negativa del ventennio fascista, la magistratura, nella stesura della Costituzione, fu particolarmente tutelata e forse anche resa estremamente autonoma nelle definizioni costituzionali dei poteri alla stessa attribuiti. Fintanto che la politica ricopriva un ruolo operativo fondamentale nell’esercizio delle sue funzioni, la sproporzionalità dei poteri e dell’autonomia della magistratura nell’esercizio del suo potere giudiziario, in rapporto al potere legislativo del Parlamento e del potere esecutivo del Governo, non emerse.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 5 giugno 2024
Il buco nero dei tribunali, le toghe-pigliatutto, l’imbuto delle procedure che, affastellate a quintali, diventano macigni per l’intero sistema; da dove partire, per snellire davvero il meccanismo inceppato della giustizia italiana? Si fa largo l’opinione che il mantra dell’obbligatorietà dell’azione penale, causa ultima dell’ingranaggio bloccato, possa e debba essere rimosso. E se serve una riforma profonda e definitiva della giustizia, al di là degli intendimenti e delle promesse, varrà la pena aprire un dibattito serio su questo punto. Parla con Il Riformista Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane.
di Valerio de Gioia
latribuna.it, 5 giugno 2024
Con sentenza n. 22509 del 18 gennaio 2024-4 giugno 2024, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che la giurisprudenza di legittimità, chiamata a circoscrivere l’ambito della verifica demandata alla magistratura di sorveglianza in vista dell’ammissione dei collaboratori di giustizia ai benefici, ha costantemente ritenuto che l’istituto disciplinato dall’art. 16-nonies, D.L. 15 gennaio 1991, n. 8, convertito nella L. 15 marzo 1991, n. 64 non è applicabile in modo indiscriminatamente generalizzato, giacché l’esito positivo della relativa istanza presuppone l’espressione di un giudizio favorevole in ordine al ravvedimento del soggetto che si apre alla collaborazione con l’autorità giudiziaria, fondato sulla condotta complessiva del collaboratore di giustizia e sul convincimento che l’azione rieducativa svolta abbia avuto come risultato il compiuto ravvedimento, all’esito di una revisione critica della vita anteatta (Cass. pen., sez. I, 1° febbraio 2007, n. 9887; si vedano, in senso sostanzialmente conforme, anche Cass. pen., sez. I, 16 ottobre 2012, n. 43207; Cass. pen., sez. I, 14 gennaio 2009, n. 3422).
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