di Errico Novi
Il Dubbio, 25 settembre 2024
Gasparri e Sisto sbloccano la legge Zanettin, che fissa a 45 giorni il limite ordinario per gli “ascolti”: sarà in aula al Senato il 9 ottobre. Ma non è che l’inizio, verrebbe da dire. Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, aveva promesso battaglia sulle intercettazioni e ha vinto il primo round: poco fa ha ottenuto il via libera degli alleati, nella Conferenza dei capigruppo, sull’approdo in Aula della legge Zanettin. Si tratta della proposta che fissa in 45 giorni il limite ordinario massimo per le captazioni giudiziarie. Il dossier era fermo. Gasparri aveva prima lanciato un avviso ai partner sull’urgenza della materia, poi ieri mattina ha riunito, in videoconferenza, lo stato maggiore azzurro sulla giustizia, ha concordato la strategia con Francesco Paolo Sisto, che è viceministro ma anche responsabile di dipartimento nel partito. Fino allo sblocco della questione e alla calendarizzazione della proposta di legge. Ma appunto, ce n’est qu’un debut, un inizio dell’autunno che, sulla giustizia, si preannuncia ancora una volta caldo.
di Enrico Martinet
La Stampa, 25 settembre 2024
“Dallo Stato non ho avuto niente”. L’ex assessore comunale di Aosta e consigliere regionale, assolto in via definitiva dall’accusa di associazione mafiosa, aspetta ancora l’indennizzo per l’ingiusta detenzione. “Se chiedo di affittare un alloggio mi dicono no e i datori di lavoro si tirano indietro, ora giro l’Italia a parlare con i ragazzi”. Novecento nove giorni di detenzione. Arrestato il 23 gennaio 2019, assolto in Cassazione, dopo già esserlo stato in Appello, il 24 gennaio 2023. Vicenda chiusa, dal punto di vista giudiziario, da quello personale ci sono ancora lavori in corso. Marco Sorbara dice: “Esperienza… ferita che non mi toglierò mai, gli odori del carcere, svegliarsi di soprassalto di notte. L’altra settimana stavo seguendo lezioni in un’aula piuttosto piccola, eravamo in sei. All’improvviso mi sono sentito soffocare, son scappato fuori. Difficile rimarginare queste ferite e lo dico ai giovani che incontro, così come spiego loro come sono riuscito a superare quei momenti e a uscirne. Capiscono. Giro in tutta Italia a parlare, chiamato da associazioni, scuole, partiti, carceri. Voglio dare ai ragazzi gli strumenti per poter inseguire e realizzare i propri sogni sapendo che devono fare sacrifici ed essere corretti”. Offre il suo racconto intitolato “4 per 2. La gabbia”, cioè i metri della sua cella.
a cura di Valentino Maimone
La Ragione, 25 settembre 2024
Il protagonista di questa vicenda ha 30 anni. Ha trascorso 150 giorni in carcere da innocente. Ha chiesto 500mila euro di indennizzo per ingiusta detenzione, ne ha ottenuti 35.250. C’è un proverbio da voi che mi si addice: “La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo”. La prima volta che l’ho sentito dire è stato a San Vittore, dove ero detenuto con l’accusa di aver ceduto a un tossicodipendente una dose letale di eroina che provocò la sua morte. Era stato il commento di un giovane che era in cella con me, dopo aver sentito il racconto della mia storia. Aveva proprio ragione: quella frase mi calzava a pennello.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 25 settembre 2024
Tra atti giudiziari distrutti e testimoni scomparsi, domani il gip di Torino deciderà se mandare alla sbarra Lauro Azzolini, l’ex brigatista accusato di aver ucciso un carabiniere. Sarà un gruppetto di ottantenni quello che comparirà il 26 settembre davanti a un giudice di Torino per rispondere di fatti di 50 anni fa in un’inchiesta di terrorismo paradossale per tempi e procedure adottate. Occorre riportare la memoria ai tempi delle Brigate Rosse e del loro primo sequestro di persona a scopo finanziamento, il rapimento del re dello spumante Vittorio Vallarino Gancia (morto novantenne due anni fa), il 4 giugno del 1975 e la conclusione tragica dopo un solo giorno, con due morti sul terreno dopo uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine. L’inchiesta è stata riaperta dalla procura di Torino in seguito a un esposto del 2021 di Bruno D’Alfonso, che era un bambino di dieci anni all’epoca in cui, davanti alla cascina Spiotta dell’alessandrino in cui Vallarini Gancia era tenuto sotto sequestro, il padre Giovanni, appuntato dei carabinieri, era morto insieme a Margherita Cagol, nome di battaglia Mara, capo della colonna piemontese delle Br, che aveva organizzato il sequestro. Un altro brigatista era presente al momento del conflitto a fuoco, ed era riuscito a scappare. Non sarà mai identificato, nonostante le indagini avessero tentato di portare alla sbarra Lauro Azzolini, che però fu assolto da un giudice istruttore, con il vecchio rito, su richiesta del pm, per non aver commesso il fatto, il 3 novembre 1987. Sono atti giudiziari che non esistono più, perché andarono distrutti nel corso di un allagamento che colpì il tribunale di Alessandria nel 1994 dopo l’esondazione del fiume Tanaro. Il che non ha impedito che quella sentenza sia stata annullata, da magistrati- storiografi che non avevano neppure potuto vederla, in seguito all’esposto di Bruno D’Alfonso. Con procedure “strane”, ricostruite minuziosamente nella memoria dell’avvocato Davide Steccanella, difensore di Azzolini, che si ritrova nuovamente davanti a un giudice, nonostante il principio del “ne bis in idem”, che vieta di essere imputati per un fatto da cui si è già stati assolti. Anche la competenza territoriale ricorda tanto l’elasticità illegittima dei metodi di “Mani Pulite”: perché indaga Torino se i fatti sono accaduti nella provincia di Alessandria? Per non parlare dell’uso del famoso fascicolo fantasma, quello formalmente contro ignoti, ma che consente di prendere di mira qualcuno senza nominarlo, potendo così dilatare all’infinito i tempi di indagine senza osservarne le regole imposte dal codice di procedura penale. Per non parlare delle intercettazioni e dell’uso del trojan, applicato a Lauro Azzolini e inizialmente a tutti i brigatisti ancora superstiti e considerato dai carabinieri dei Ros “l’unico strumento attraverso il quale è possibile acquisire elementi di prova”. Il tutto mentre l’esponente delle Br è un cittadino già assolto e prima che un giudice abbia disposto la cancellazione di quella sentenza che stabiliva come lui non avesse commesso il fatto. Ma le indagini hanno anche allungato il tiro.
cr.piemonte.it, 25 settembre 2024
“Riavviare e valorizzare la Cabina di regia tra istituzioni e potenziare le risposte sulla Sanità penitenziaria” sono due delle richieste formulate dal Garante regionale delle persone detenute Bruno Mellano nel corso dell’illustrazione della relazione annuale del proprio Ufficio. Prendendo le mosse dalle conclusioni del convegno Carcere: il ruolo delle Regioni, svoltosi nell’ottobre scorso a Torino, Mellano ha aggiunto, tra le richieste, la necessità “di fare sistema con le politiche attive del lavoro, la formazione professionale, la scuola e i progetti avviati con il privato sociale e il territorio”. “Occorre inoltre affrontare - ha proseguito - le questioni relative ai servizi dedicati al disagio mentale: le Articolazioni per la tutela della salute mentale (Atsm), le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e i servizi dedicati sul territorio” e ha richiamato l’attenzione sulla prossima riapertura del Centro per il rimpatrio (Cpr) di corso Brunelleschi, a Torino.
di Walter Medolla
Corriere della Sera, 25 settembre 2024
Gestisce con fermezza il Centro Penitenziario “Pasquale Mandato” di Secondigliano a Napoli. Giulia Russo è una di quelle direttrici che ci mette la faccia e lavora spalla a spalla con i suoi uomini per portare avanti nel migliore dei modi il carcere di Secondigliano; una piccola cittadella di circa 40 ettari che ospita quasi 1.500 detenuti per lo più classificati Alta Sicurezza.
di Walter Medolla
Corriere della Sera, 25 settembre 2024
Recupero, formazione, avviamento al lavoro, reinserimento e, dunque, dignità di vita. Tutto in una pianta di caffè. Anzi: dalla pianta alla tazzina, in un processo virtuoso che crea legami e opportunità. Si chiama “Un chicco di speranza” ed è il progetto di reinserimento per persone detenute nato dalla collaborazione tra Kimbo, colosso italiano della produzione di caffè, la Curia di Napoli, i vertici del carcere napoletano di Secondigliano e il Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Formare, proprio nella città della “tazzulella”, nuovo personale proponendo loro un percorso che vuole consentire la rieducazione come previsto dall’articolo 27 della Costituzione. La sfida riguarda dieci detenuti dell’istituto penale partenopeo.
Corriere dell’Alto Adige, 25 settembre 2024
A ottobre l’assemblea pubblica: “Il progetto sottrae soldi ai percorsi di inclusione”. “No ai cpr: né a Trento, né a Bolzano, né altrove”. È netta la presa di posizione di venti associazioni (tra cui Bozen, Alleanza Verdi Sinistra del Trentino, Sinistra e Anpi) contro l’annunciata apertura di un centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) nel capoluogo trentino, arrivata nei giorni scorsi per voce del governatore Maurizio Fugatti. Per ribadirlo, gli attivisti annunciano un’assemblea pubblica per martedì 15 ottobre al centro sociale Bruno.
di Luca Signorelli
Corriere della Sera, 25 settembre 2024
Il progetto presentato all’Expo Divinazione di Siracusa alla presenza del ministro degli Interni Matteo Piantedosi: “Iniziativa di alto valore simbolico”. “Il progetto Tele di Aracne coniuga la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata con iniziative rivolte ai giovani che provengono da esperienze personali difficili, per offrire loro prospettive di formazione e di inserimento al lavoro. Proprio per le sue finalità, questa iniziativa assume un alto valore simbolico perché ha trasformato un luogo prima in mano al malaffare in un’accademia sartoriale attrezzata per persone ad alto rischio di marginalizzazione e di devianza”.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 25 settembre 2024
È stato inaugurato ieri a San Vittore ReverseLab: uno spazio per l’arte contemporanea aperto alla città. La mostra sarà aperta dal 28 settembre per un mese, ogni sabato e lunedì. “Una sentenza recente ha dato ragione ad un detenuto che denunciava il fatto di non potere vedere il sole e la luna fuori dalla finestra. Ecco, lo potremmo chiamare Diritto al cielo ed è importante. Poter puntare alto lo sguardo e sognare vuole dire coltivare frammenti di speranza e raccogliere la forza di lottare per quello cui si tiene, in questo caso auspicabilmente la vita”. Sono parole forti quelle pronunciate ieri da Mauro Palma, matematico, giurista, fondatore dell’associazione Antigone e fino a poco tempo fa Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. L’occasione era preziosa: nei sotterranei di San Vittore, là dove c’erano una volta le celle per i detenuti in regime di massima sicurezza, è stato inaugurato uno spazio per l’arte contemporanea aperto alla città. E quella frase è stata richiamata dal primo allestimento, curato dall’artista Maurice Pefura e formato da migliaia di piccole finestre disegnate ad acquarello. Tra una finestra e l’altra, centinaia di post it scritti dalle persone che vivono dietro le sbarre e hanno partecipato insieme agli agenti di Polizia penitenziaria: “Dormire, o forse morire un po’”, “Voglio capire”, “Trovare un punto per essere sereno”. E tanti alti. Pensieri che restano lì, appesi, per chi li vuole leggere.
- Siracusa. I detenuti interpretano l’Icaro di Pirandello: un evento unico al G7 Agricoltura
- Como. Al Bassone un parco giochi per i bimbi dei detenuti
- Roma. A Rebibbia la terza edizione di “Scendiamo in campo per la pace”
- Quel febbraio di fuoco del 1974 quando alle Murate esplose la rivolta dei detenuti
- Il Governo è chiaro: lo Stato di diritto è solo un intralcio









