di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 5 giugno 2024
Ascoltata come testimone al processo sulle presunte torture in carcere, l’ex insegnante del Primo Liceo artistico, nella sezione carceraria, racconta la rieducazione dei sex offender: “Leggendo Dante, i detenuti si riscoprono persone”. La salvezza è anche in una terzina della Divina Commedia: “Leggevo Dante e il dolce stil novo a gente grossa e tatuata, che a vederli avresti girato l’angolo, eppure, se riuscivi a smontare quella corazza, sotto ritrovavi un uomo”, racconta Enrica P., per otto anni insegnante di letteratura italiana nella sezione carceraria del Primo Liceo artistico, all’interno del “Lorusso e Cutugno”.
di Maria Paola Scaramuzza
Corriere del Veneto, 5 giugno 2024
Una vita spesa per i bisogni dei fedeli nelle parrocchie che ha guidato, il ruolo quasi trentennale di cappellano del carcere maschile di Venezia, fino alla più recente cura pastorale nella casa di reclusione femminile alla Giudecca. Poco dopo la mezzanotte di lunedì è morto don Antonio Biancotto, sacerdote diocesano 66enne, originario della parrocchia di San Magno a Portegrandi (Quarto d’Altino). Era ricoverato all’ospedale civile di Venezia. Lo ha portato via un tumore che non ha spento, fino alla fine, l’umiltà e positività per cui la comunità veneziana lo ricorda.
di Gianluca Diana
Il Manifesto, 5 giugno 2024
L’interessante progetto dei Behind Bars Collective dal titolo “Break Free”. Il rapporto tra musica e storie dal carcere è di lunga data e rintracciabile ad ogni latitudine possibile. Anche dalle nostre parti vi sono esempi illuminanti in tale senso, ai quali oggi se ne aggiunge uno di valore. Muovendosi lungo le rotte del blues rock, il trio composto da musicisti di lungo corso già in progetti come Santamuerte e Dirty Trainload, ha dato vita a laboratori musicali destinati ai detenuti rinchiusi all’interno della casa circondariale di Trani. Il disco è composto da dodici brani che si contraddistinguono con suoni sporchi e slabbrati, che sovente sconfinano in ambito garage. Tra i passaggi migliori troviamo il tempo medio di Fish In The Jailhouse e il recupero di My Home Is A Prison, una traccia poco nota del leggendario Slim Harpo qui elaborata come slow in versione Chicago Blues. Notevole è la riproposizione serrata di Ward 81 scritta dai Fuzztones, melanconica e capace di generare orizzonti sonori è C’Est La Vie, significative sono Turn Off e Mother che rappresentano il vertice del disco. Utile e ben realizzata è la scelta multimediale che prevede la disponibilità del video documentario Rock Oltre Le Sbarre e la graphic novel omonima dell’album disegnata da Zerocalcare.
arte.sky.it, 5 giugno 2024
Rappresentazione fedele delle complesse vicende di WikiLeaks e del suo fondatore, il libro a fumetti “Julian Assange” svela la complessità di un uomo che ha cambiato il modo in cui vediamo la libertà d’informazione e la trasparenza globale. Da quasi quindici anni, il giornalista Julian Assange è diventato il simbolo della libertà di informazione. La sua storia è raccontata da un graphic novel, scritto da Dario Morgante e illustrato da Gianluca Costantini, che segue le tracce dell’attivista australiano dalla sua ascesa come figura chiave nella comunità hacker, con la fondazione di WikiLeaks, fino al 2010, quando la divulgazione di un video che documentava l’uccisione di civili iracheni da parte dell’esercito statunitense lo ha proiettato sotto i riflettori internazionali.
di Adalberto Perulli
Corriere del Veneto, 5 giugno 2024
Ma quanto questi diritti umani sono rispettati? Pensiamo alla disoccupazione: la consideriamo un problema sociale ed economico, dipendente dall’andamento del mercato del lavoro, e ne valutiamo l’entità in termini percentuali. Ma in tal modo dimentichiamo che l’occupazione è un diritto umano che deve essere rispettato come richiede la Dichiarazione Universale secondo la quale “ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 5 giugno 2024
Esposto della premier in Procura antimafia: “Nel 2023, troppe domande di stranieri rispetto ai datori di lavoro, soprattutto in Campania”. Presto una stretta normativa in Cdm. Scettico il Pd. Mezz’ora di incontro, negli uffici romani della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Tanto è durato il vis-à-vis fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il procuratore nazionale Giovanni Melillo, al quale la premier ha consegnato “un esposto” sui dati di ingresso in Italia “di lavoratori stranieri avvenuti negli ultimi anni, avvalendosi dei cosiddetti Decreti flussi”. In via Giulia, Meloni si è recata alle undici di mattina, accompagnata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per rappresentare - ha spiegato lei stessa in una informativa in Consiglio dei ministri - il sospetto che “i flussi regolari di immigrati per ragioni di lavoro vengano utilizzati come canale ulteriore di immigrazione irregolare”. L’intenzione della premier è di contribuire a fermare, attraverso l’esposto in Dna (Direzione nazionale antimafia), e a correggere, con una stretta normativa, “un meccanismo di frode e aggiramento delle dinamiche di ingresso regolare, con la pesante interferenza del crimine organizzato”, sul modello di interventi già adottati “per il superbonus edilizio e per il reddito di cittadinanza”.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 5 giugno 2024
Da fonti del governo emerge che i decreti flussi sono una forma surrettizia di ingresso illegale di migliaia e migliaia di migranti. Giorgia Meloni ha deciso, la legge Bossi-Fini che regola l’ingresso in Italia dei migranti regolari deve cambiare. La premier ha tenuto una informativa in Consiglio dei ministri e nella prima riunione dopo il G7 il governo passerà dalle parole al testo di legge. Mettere mano alle norme è da tempo un chiodo fisso del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano e non a caso è stato proprio lui martedì mattina ad accompagnare la premier dal procuratore nazionale Giovanni Melillo, che guida la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Mezz’ora di confronto per fare il punto sulle “storture” evidenziate studiando i dati degli ultimi due decreti flussi, varati dal governo Meloni il nel dicembre 2022 e nel settembre 2023. Da quel che trapela la premier e Mantovano hanno presentato un esposto.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2024
Il sistema dei decreti flussi per l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia si conferma rigido e inefficace, capace di trasformare solo una minima parte delle quote di ingresso in contratti di lavoro. È la fotografia impietosa che emerge dal dossier “I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità”, redatto dalla campagna “Ero Straniero”. Solo il 23,52% delle quote fissate per il 2023 si è tradotto in permessi di soggiorno e impieghi stabili e regolari. Nel 2022, il tasso era leggermente più alto, al 35,32%, ma riguardava un numero di quote inferiore. Un vero e proprio buco nell’acqua che non è in grado di rispondere alle richieste del mercato del lavoro, che già domanda sempre molti più lavoratori stranieri di quanti non ne prevedano le quote stabilite dai governi. Peggio: un cortocircuito che crea irregolarità e sacche di illegalità che senza un intervento urgente per l’emersione su base individuale aumenteranno ora che il governo Meloni ha raddoppiato le quote.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 5 giugno 2024
La premier teme l’effetto boomerang sul super-decreto e denuncia all’Antimafia le infiltrazioni della criminalità organizzata. Le opposizioni attaccano: “Si accorgono di un sistema malato, bisogna abolire la Bossi-Fini”. Ci sono i dati del Viminale, inequivocabili (dalla Campania arrivano più domande che dall’industrialissimo Nord Est), ma c’è anche il sospetto di una manina nella stanza dei bottoni, dentro le istituzioni. Ingranaggio fondamentale, nella complicatissima e per di più inaccessibile macchina del decreto flussi, per consentire alle organizzazioni criminali, ai caporali o semplicemente a mediatori con le entrature giuste di mettere le mani su quelli che il governo sbandiera da mesi come la mossa strategica vincente per garantire ingressi legali e controllati dei lavoratori stranieri in Italia. E poi come mai i “prescelti” quasi tutti arrivano dal Bangladesh, Paese dove la compravendita di visti è all’ordine del giorno?
di Lirio Abbate
La Repubblica, 5 giugno 2024
Avrebbe potuto utilizzare gli uffici preposti del Viminale, rivolgersi all’Antimafia - che non conduce indagini - sa di mossa elettorale. Qualcuno dei consiglieri o dei ministri di Giorgia Meloni dovrebbe spiegare alla presidente del Consiglio la strada giudiziaria da percorrere se vuole inoltrare un esposto con il quale segnalare irregolarità penali o amministrative. Per presentare una denuncia, una querela o un esposto ci si deve recare negli uffici delle forze dell’ordine (questure, commissariati di pubblica sicurezza, Arma dei Carabinieri). La denuncia e l’esposto possono essere depositati anche presso la procura della Repubblica.
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