di Luca Gambardella
Il Foglio, 23 settembre 2024
L’accusa ha chieso sei anni di carcere per il vicepremier, lui si difende con due nuovi capitoli del suo libro “Controvento” che sembra sempre più “sottosopra” il modo nel quale interpreta il quadro dei fatti contestati. Dopo il cinema, la letteratura. Il vicepremier Matteo Salvini sveste gli abiti dell’imputato su sfondo nero e occhi sgranati rivolti a filo macchina per mettere mano alla tastiera e compilare per iscritto il suo memoriale sul caso Open Arms. Il vicepremier vuole svelare la sua verità, a pochi giorni dalla requisitoria della pubblica accusa, che ha chiesto per lui sei anni di carcere - oltre un milione di euro è invece la richiesta di risarcimento avanzata dalle parti civili. Freschi di stampa, ecco allora due nuovi capitoli che vanno ad arricchire la biografia politica di Salvini. E a leggere d’un fiato il suo diario, più che “Controvento”, è “Sottosopra” il modo in cui Salvini interpreta il quadro dei fatti contestati.
unipr.it, 23 settembre 2024
Nuova intesa fra Ateneo e Istituti Penitenziari di Parma: didattica ma non solo, in un orizzonte ampio. Nell’accordo entrano anche ER.GO e Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune. Si rafforza il Polo Universitario Penitenziario (PUP) di Parma, frutto dell’intensa collaborazione tra Università e Istituti Penitenziari di Parma. Un polo naturalmente incentrato sulla didattica ma non solo, in un orizzonte più ampio: basti pensare ai laboratori di sociologia culturale, ai seminari di approfondimento in carcere, alla rivista “Cerchioscritti”, realizzata da studenti detenuti e non detenuti, alla stessa nascita di una sede esterna del PUP, luogo culturale e di co-produzione di nuovi saperi nato dall’esigenza di portare all’esterno del carcere l’esperienza del Polo e quindi la conoscenza che la condizione detentiva può sviluppare attraverso stimoli, suggestioni, responsabilità e condivisione.
sistemapenale.it, 23 settembre 2024
La condizione di “libero sospeso” è propria di chi, essendo stato condannato con sentenza definitiva a una pena detentiva non superiore a quattro anni, dopo la sospensione dell’ordine di esecuzione della pena (art. 656, co. 5 c.p.p.) attende per molto tempo (spesso per anni) la decisione del tribunale di sorveglianza sulla richiesta di una misura alternativa alla detenzione. Come risulta da una recente risposta scritta del Ministro della giustizia a una interrogazione parlamentare, i “liberi sospesi” sono oltre 90.000: un numero ben maggiore di quello dei detenuti e quasi pari a quello di quanti oggi si trovano a vario titolo in esecuzione penale esterna. Un numero che certifica una grave e intollerabile patologia del sistema dell’esecuzione penale, inconciliabile con i principi costituzionali e già portata all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
di Francesco Petronzio
piacenzasera.it, 23 settembre 2024
“È un momento terrificante per il nostro mondo, ma il carcere si può trasformare”. Dalle perquisizioni agli ambienti, dalla tecnologia alla fiducia: in galera ogni diritto diventa concessione, tutto dipende da decisioni prese dall’alto. “Il carcere somiglia alla nostra società, è ingiusto come è ingiusto il mondo in cui viviamo. Ma un’alternativa è possibile, a partire dalle piccole cose: ad esempio, si può iniziare a cambiare il concetto di diritto. Oggi il carcere è ancora il luogo del potere assoluto, tutto è una concessione sovrana”. Dal 1991 Lucia Castellano lavora nell’amministrazione penitenziaria, oggi è provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria in Campania. Trentatré anni di impegno per migliorare, anche di poco, la vita nelle carceri italiane. C’è ancora tanto da fare, come ha spiegato al Festival del Pensare Contemporaneo di Piacenza nel pomeriggio di domenica 22 settembre davanti a un salone di Palazzo Gotico gremito. Insieme a lei, la giornalista Daria Bignardi, che quest’anno ha raccolto una serie di esperienze di detenzione nel libro “Ogni prigione è un’isola”. A moderare l’incontro, la giornalista Marcella Maresca.
di Flavia Amabile
La Stampa, 23 settembre 2024
“Ogni volta che leggo o sento le storie di ragazzi che non ce l’hanno fatta, che avrebbero potuto, con un poco di aiuto, rimettersi sulla strada della convivenza civile e uscire dalla microcriminalità o dal disagio sono travolta dall’amarezza, dalla rabbia dall’impotenza”. Barbara Rosina, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, non nasconde la sua frustrazione di fronte alle tante storie in cui gli assistenti sociali non riescono a lavorare come dovrebbero: “E non succede raramente - aggiunge - che scopriamo di aver fallito, e che le organizzazioni in cui lavoriamo non sono in grado di proteggere le persone in difficoltà e dar loro le risorse per cambiare vite che sembrano già scritte”. Uno sfogo accorato, il suo: “Sì, è vero: sbagliano, sbagliamo in molti, ma paga soltanto chi è già vittima designata - continua Barbara Rosina - e però credo che se ognuno di noi, e parlo di un “Noi” grande che va dai servizi sociali alle forze dell’ordine, alla Giustizia, avesse sempre gli strumenti e la preparazione giusta per mettere in campo la migliore delle soluzioni possibili, le storie dei fallimenti potrebbero essere eccezioni”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 23 settembre 2024
Un nuovo studio italiano ha notato che tra il 2018 e il 2021 i tentati suicidi e i pensieri autolesionisti tra gli adolescenti non sono cresciuti durante il lockdown, ma con il rientro in classe. L’abbiamo letto tante volte, in questi anni: la pandemia e il lockdown - con l’isolamento sociale e la didattica a distanza - hanno influenzato negativamente la salute mentale dei ragazzi, con conseguenze che si registrano ancora oggi e che dell’evento pandemico sembrano l’onda più lunga. Ora invece una ricerca - pubblicata sul Journal of the American Medical Association e firmata da una trentina di medici e docenti in diverse università della Penisola - s’insinua come un tarlo nella narrazione a cui ci si era assuefatti, ne mina la solidità e costringe a rileggere quel periodo spazzando via quelle che adesso rischiano di apparire solo come semplificazioni mediatiche.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 23 settembre 2024
Manca ancora una settimana per arrivare al quorum per chiedere di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza per ottenere la cittadinanza. Accorciamo, anzi dimezziamo gli anni necessari a un cittadino straniero per ottenere la cittadinanza italiana: da dieci a cinque. Erano cinque prima del 1992 e così è in diversi stati europei. Questa è la proposta del referendum sulla cittadinanza promossa dalle organizzazioni degli italiani senza cittadinanza insieme a una rete di circa 50 tra associazioni e partiti da Libera a Action Aid a Oxfam. L’obiettivo è arrivare a raccogliere 500mila firme entro il 30 settembre e a una settimana dalla scadenza le firme raccolte sono oltre 300mila. Il quesito chiede dunque di ridurre da 10 a 5 gli anni di legale residenza necessari a un cittadino straniero per richiedere la cittadinanza italiana, secondo i promotori “un tempo ragionevole per dimostrare di conoscere la lingua, di non avere carichi pendenti, di avere un lavoro e una casa”.
di Francesca Basso
Corriere della Sera, 23 settembre 2024
Il tema immigrazione irregolare resta alto nell’agenda europea. E a mantenerlo tale contribuiscono anche i risultati elettorali recenti, con l’avanzata dell’estrema destra che ha fatto della lotta all’immigrazione uno dei suoi cavalli di battaglia. Al Consiglio europeo di ottobre i leader Ue si aspettano quella che in gergo viene definita “una discussione approfondita”. Lo hanno chiesto l’Austria, il Belgio, Cipro, la Danimarca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Grecia, la Lettonia, Malta, i Paesi Bassi, la Repubblica ceca. Le recenti mosse di Berlino, che da una settimana ha chiuso tutti i confini della Germania di fatto mettendo a dura prova la tenuta di Schengen, ha suscitato i malumori degli altri Paesi Ue per l’effetto a catena.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 23 settembre 2024
Già al processo, Simone Pini aveva fornito il biglietto del volo con cui tornò sull’isola dopo l’omicidio fa. Simone Pini, il fiorentino 56enne detenuto a la Condesa di Cuba da più di 14 anni con l’accusa di aver partecipato a un festino a base di sesso e droga in cui perse la vita una ragazzina di 12 anni, s’imbarcò alla volta dell’isola il 24 maggio del 2010. Ovvero undici giorni dopo la serata in cui, le autorità cubana, collocano il delitto di cui Pini è stato accusato assieme ad altri due italiani, Angelo Malavasi e Luigi Sartorio. Soltanto quest’ultimo, condannato a una pena inferiore rispetto ai 25 anni inflitti a Pini e Malavasi, è riuscito a far rientro in Italia, dopo che gli è stato diagnosticato un grave problema di salute. Oggi, dopo un periodo di semilibertà, ha ottenuto l’affidamento in prova ed è di fatto un uomo libero: di lavorare, di camminare, di rispondere al telefono. E di impegnarsi per l’amico Simone. “Ho portato a casa la vita e la testa”, dice Sartorio riferendosi alla difficile condizioni carcerarie di Cuba.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2024
Il Forum annuale sulla governance di Internet si svolgerà in Arabia Saudita dal 15 al 19 dicembre 2024. Giorni fa, 40 organizzazioni non governative e per i diritti umani hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale hanno sollecitato le autorità saudite a scarcerare immediatamente tutte le persone condannate solo per aver espresso le loro opinioni online. Le 40 organizzazioni hanno fatto notare quanto sia ipocrita che l’Arabia Saudita ospiti l’evento mentre continua a minacciare, imprigionare e sottoporre a sparizione forzata chi, utilizzando la Rete, rende noto il proprio dissenso o promuove i diritti umani. Molte persone attiviste e che difendono i diritti umani, che solitamente prendono parte all’incontro annuale, hanno espresso forti preoccupazioni rispetto alla propria partecipazione, temendo di essere minacciate, poste sotto sorveglianza o arrestate.
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