di Daniele Castellani Perelli
La Repubblica, 4 giugno 2024
La scorsa settimana la Commissione ha chiuso la procedura con la Polonia, mentre rimane aperto il caso Ungheria. Gli strumenti con cui l’Ue difende la democrazia e i diritti sono anzitutto l’articolo 7 e il meccanismo di condizionalità. Ecco come funzionano. L’ultima puntata della battaglia per la difesa dello stato di diritto nell’Ue si è svolta la settimana scorsa. E ha avuto un esito finalmente positivo. La Commissione europea ha infatti deciso di chiudere la procedura contro la Polonia, e ciò nonostante il Paese non abbia ancora approvato tutte le riforme che erano state richieste. Si tratta di un segnale molto importante verso Varsavia, che dopo le ultime elezioni di ottobre è passata da un governo di ultradestra - sovranista anti-Ue e in continuo conflitto con Bruxelles sull’indipendenza dei giudici e dei media - ad uno di centrodestra liberale ed europeista guidato dall’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che ha rinnegato l’assalto alla giustizia dei suoi precedessori, i quali sostenevano anche che la legge nazionale avesse il primato su quella comunitaria.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 4 giugno 2024
Dopo il fermo di avvocati e attivisti anti-Saied, nel mirino gli operatori delle Ong. “Ridotta al minimo la protezione dei profughi”. Amnesty: l’Ue riveda gli accordi. “La situazione qui sta precipitando” mette subito in chiaro, all’inizio della conversazione, una fonte ben informata che a Tunisi opera all’interno del sistema di protezione e assistenza di migranti e richiedenti asilo. Chiede di rimanere anonima, perché il contesto si fa rischioso e perché non sono tempi, questi, di disapprovare apertamente chi governa il Paese. Il riferimento non è solo agli arresti di avvocati e attivisti critici nei confronti delle politiche del presidente Kais Saied, né all’intensificazione di sgomberi e deportazioni di massa di cittadini stranieri sub-sahariani irregolari, operazioni che proseguono dall’estate 2023, pur a intensità variabile.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2024
Dall’ottobre 2023 Amnesty International ha condotto indagini approfondite su 16 attacchi aerei delle forze israeliane contro la Striscia di Gaza, che hanno ucciso 370 civili, tra cui 159 bambini, e ferito altre centinaia di persone. L’ultima ricerca è stata resa nota alla fine di maggio: riguarda tre attacchi - uno sul campo rifugiati di al-Maghazi il 16 aprile e due su Rafah il 19 e il 20 aprile - che hanno ucciso 44 civili palestinesi tra cui 32 bambini: ulteriori prove, sottolinea l’organizzazione per i diritti umani, dell’ampio schema di crimini di guerra commessi dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza negli ultimi ormai quasi otto mesi. In tutti e tre i casi esaminati, Amnesty International non ha rinvenuto alcuna prova che, nei luoghi presi di mira dall’esercito israeliano o nei loro dintorni, vi fossero obiettivi militari. Inoltre, le forze israeliane non hanno avvisato le persone che vivevano nei luoghi colpiti prima di lanciare gli attacchi.
Avvenire, 4 giugno 2024
Hanno sottoscritto l’appello 36 prigioniere del carcere politico di Evin, a Teheran. L’attivista l’8 giugno ancora davanti ai giudici per aver denunciato le molestie sessuali dietro le sbarre. L’8 giugno prossimo Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace nel 2023, sarà ancora di fronte ai giudici. L’udienza riguarda nuovi capi d’imputazione per l’attivista iraniana, vicedirettrice del Centro difensori dei diritti umani (Drhc), in carcere già da oltre 10 anni, con 20 ancora da scontare. Questa volta è “propaganda contro il regime”, per le sue denunce sulle molestie e le violenze sessuali subite dalle detenute nelle carceri. L’attivista, tramite le sporadiche comunicazioni con l’esterno e in particolare con il marito e i due figli che vivono a Parigi, nei giorni scorsi ha chiesto che “il falso processo” si svolga pubblicamente, alla presenza di testimoni e media indipendenti, in modo che “testimoni e superstiti possano raccontare le aggressioni sessuali commesse dal regime della repubblica islamica contro le donne” nelle carceri.
Il Dubbio, 4 giugno 2024
Ci sono storie di attivisti che si trovano reclusi per aver parlato di democrazia e storie di avvocati che sono stati puniti per l’attività professionale che svolgono. Da quel 4 giugno 1989 è cambiato poco, se non nulla. “Per 35 anni, tutti i massimi dirigenti cinesi, da Li Peng a Xi Jinping, si sono preoccupati di cancellare i ricordi del 4 giugno 1989 perseguitando coloro che pacificamente chiedono di assumersene la responsabilità. Tutti coloro che hanno a cuore la giustizia dovrebbero chiedere pubblicamente alle autorità cinesi di rilasciare immediatamente e senza condizioni questi e tutti gli altri prigionieri di coscienza in Cina”. È l’appello che Chinese Human Rights Defenders - una delle maggiori organizzazioni internazionali a sostegno delle battaglie dei dissidenti cinesi - ha lanciato in occasione del 35* anniversario del massacro di piazza Tienanmen. Un’iniziativa accompagnata da una lista di 27 nomi di persone che a vario titolo, si trovano ancora in carcere per quella stessa battaglia. Un elenco “lungi dall’essere completo - spiegano gli attivisti - ma che rappresenta una finestra sulla gravità, la portata e la persistenza delle rappresaglie da parte del governo cinese negli ultimi 35 anni”.
di Marco Carlotti
Il Foglio, 3 giugno 2024
“Il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”, diceva Voltaire. La situazione è complessa, da più punti di vista. Conoscere meglio la fotografia attuale delle carceri italiane, però, è utile per poter costruire ragionamenti più profondi o lungimiranti.
Il Giorno, 3 giugno 2024
Luigi Saraceni, magistrato e avvocato, presidente di sezione a Roma e fondatore di Magistratura Democratica, difese Ocalan e sua figlia Federica. Attivo anche in politica, contribuì alla legge sulle misure alternative al carcere. Calabrese di nascita, romano di adozione, magistrato per 30 anni, con una parentesi da parlamentare dei Ds e dei Verdi, e avvocato per il resto della vita. Luigi Saraceni, morto a 87 anni, è stato presidente di sezione di tribunale a Roma, tra i fondatori di Magistratura Democratica, nel collegio difensivo di Abdullah Ocalan, leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), nel periodo in cui fu detenuto in Italia. Ma è stato anche un papà-avvocato: difese sua figlia Federica, arrestata nel 2003, condannata in via definitiva per l’omicidio nel 1999 a Roma del giuslavorista Massimo D’Antona da parte delle Nuove Brigate Rosse. Saraceni è stato tra i fondatori dell’associazione Antigone e come deputato dei Democratici di Sinistra firmò nel 1998 la legge che ha reso più ampia e facile la concessione delle misure alternative al carcere.
di Salvatore Casciaro
Gazzetta del Mezzogiorno, 3 giugno 2024
Il ddl di riforma costituzionale è stato annunciato con grande battage sui media. Ma qual è lo scenario che si delinea, per i cittadini, con questa riforma costituzionale? Il ddl costituzionale presentato dalla Presidente Meloni e dal Ministro Nordio nel Consiglio dei ministri del 29 maggio (“Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”) mira a introdurre - da quanto si legge nella bozza che è stata diffusa - la tanto decantata “separazione delle carriere”. Tale progetto sarà attuato creando due distinti consigli superiori della magistratura per la carriera giudicante e requirente, i cui componenti verranno scelti mediante sorteggio.
di Virginia Piccolino
Corriere della Sera, 3 giugno 2024
Intervista al segretario generale dell’Anm, Salvatore Casciaro: “Abbiamo un arretrato enorme, un carico di fascicoli per ciascun magistrato insostenibile e un assetto organizzativo inadeguato per manchevolezze del ministero. Basti considerare che la dotazione dell’organico dei funzionari dell’ufficio per il processo è ancora pressoché dimezzata. Per non parlare della digitalizzazione”.
di Liana Milella
La Repubblica, 3 giugno 2024
Il rinnovo per i prossimi 16 mesi scatena gli appetiti in vista del parere sulla separazione delle carriere, ma anche sulle nomine dei capi degli uffici e sulla valutazione dei singoli magistrati. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Quando si dice “dare il buon esempio”. Espressione che calza a pennello, in negativo, per l’attuale Csm. Dove, da gennaio 2023, la “squadretta” dei sette laici che fanno capo al centrodestra - quattro di FdI, due della Lega, un forzista - si muove “a testuggine”. Sempre tutti insieme. (E quando fa comodo anche con i sette togati di Magistratura indipendente). Per portare a casa il risultato politicamente più vantaggioso. Che piaccia, e sia funzionale, ai progetti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
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