di Agostina Pirrello
Il Manifesto, 22 settembre 2024
La ministra per la migrazione e l’Asilo, Marjolein Faber, in una lettera di dieci righe alla Commissione europea ha scritto che l’Olanda chiederà un opt-out sulle politiche migratorie “nel caso di modifica dei Trattati”. L’ossessione per l’immigrazione del nuovo governo olandese ha portato i ministri appena insediati a sorvolare sulle più elementari nozioni di diritto europeo. La ministra per la migrazione e l’Asilo, Marjolein Faber, in una lettera di dieci righe alla Commissione europea ha scritto che l’Olanda chiederà un opt-out sulle politiche migratorie “nel caso di modifica dei Trattati”. La lettera è stata motivo di esultanza per Geert Wilders, leader del Pvv, partito di estrema destra di cui fa parte anche Faber, per il quale il ministro “ha fatto la storia dicendo all’Ue che gli olandesi vogliono rinunciare all’immigrazione”.
agensir.it, 22 settembre 2024
Si concentrerà sul tema della “droga in carcere” e in particolare sugli aiuti ai detenuti che fanno uso di sostanze, una conferenza organizzata a Strasburgo il 24 e 25 settembre dal Gruppo internazionale di cooperazione sulle droghe e le dipendenze (noto come gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa), dalla piattaforma del Consiglio d’Europa sulla droga e dal Forum europeo dei meccanismi nazionali di prevenzione. Si comincerà con l’analisi del contesto carcerario in relazione al tema droga, si metteranno a fuoco le sfide, e poi si esporranno le “buone pratiche” per migliorare i percorsi di accompagnamento e di cura, percorsi che non sono prettamente sanitari ma hanno e devono avere una connotazione “socioterapeutica”.
La Repubblica, 22 settembre 2024
Un report di Amnesty International: a rischio la libertà di espressione e di associazione. L’ultima escalation di repressione messa in atto in Tunisia ha portato in carcere almeno 97 membri del gruppo di opposizione Ennahda tra il 12 e il 13 settembre. Ai detenuti, tutti accusati di cospirazione e di altri reati legati al terrorismo, è stato negato l’accesso agli avvocati per 48 ore. Le autorità continuano a detenere arbitrariamente esponenti politici dell’opposizione e difensori dei diritti umani; a mettere da parte i candidati alle elezioni presidenziali del 6 ottobre e a ignorare le decisioni dei tribunali amministrativi di reintegrarli. Il sistema di giustizia penale nel piccolo Paese nordafricano - scrive Amnesty International - è ormai un’arma per mettere a tacere il dissenso.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 22 settembre 2024
Il 5 settembre scorso, la legge della sharia in Kuwait ha conosciuto sia la versione della forca sia quella del perdono. Sei uomini condannati per omicidio sono stati giustiziati dopo due anni di tregua della pena di morte. Lo stesso giorno, invece, una donna kuwaitiana è scampata per un pelo alla forca. Nell’emirato più ricco del Golfo Persico, tutto si lega: la storia antica e quella moderna, il patrimonio archeologico e l’architettura avveniristica, il Corano e il petrolio. Nella capitale, il disegno delle Torri del Kuwait, le tre cisterna d’acqua che svettano nel cuore della città, richiama le classiche volte piastrellate della Grande Moschea. Secondo la Costituzione il sovrano deve essere un discendente della dinastia che ha governato l’emirato a partire dal 1752. In arabo Kuwait significa “piccola fortezza”, s’intende, lungo la costa del Golfo. Una forza basata prima sul commercio di perle e spezie tra India ed Europa, poi sul petrolio estratto e distribuito nel resto del mondo fino alla più periferica stazione di servizio col simbolo della vela.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 21 settembre 2024
Il trattamento cambia in base alla nazionalità: agli stranieri arresti domiciliari negati e più custodia cautelare in carcere, anche se la maggior parte è in cella per piccoli reati. Per loro non esistono misure alternative. Il 32 per cento è in custodia cautelare in attesa del processo, un dato più alto rispetto ai detenuti italiani. Il caso delle strutture minorili. Qualche giorno fa l’eurodeputata Ilaria Salis, durante un incontro a Milano col fumettista Zerocalcare, ha detto che il carcere in Italia è razzista. Come esempio, ha riportato la situazione nell’istituto penitenziario milanese di San Vittore, dove la maggioranza dei detenuti è di origine straniera. L’estratto dell’intervento di Salis è diventato virale tra i profili della destra, che hanno letto il dato nella chiave che più gli faceva comodo: non è il carcere razzista, sono gli stranieri che delinquono più degli italiani.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 21 settembre 2024
Sono oltre 100 gli esponenti e le organizzazioni della società civile che hanno lanciato il giorno prima che se ne discutesse in Parlamento un appello contro la norma prevista dal disegno di legge e sicurezza che si traduce nella impossibilità per le donne incinte di veder nascere i propri bambini in libertà fuori dal carcere. L’appello, dichiara Grazia Zuffa, presidente della Società della Ragione, rilancia i contenuti della campagna “Madri fuori dallo stigma e dal carcere insieme ai loro bambini”, che due anni fa ha organizzato una mobilitazione in tutta Italia a difesa dei diritti delle donne e dei figli. Negli anni passati si era cercato di avallare questo principio attraverso una normativa e vi furono proposte di legge, come quella presentata dall’onorevole Siani e poi ripresentata dall’onorevole Serracchiani.
di Massimo Zanchin*
L’Unità, 21 settembre 2024
Per un recluso cosa è il tempo? Qual è il suo senso? Come tutti noi sappiamo, esiste un tempo naturale e un tempo meccanico. Per un recluso il tempo naturale non esiste. Certo, attraverso le sbarre, può vedere quando fa buio o fa giorno, ma per il recluso i giorni rimangono tutti uguali. L’unica percezione che ha del tempo trascorso e che trascorre è solo guardandosi in un piccolo specchio, scorgendo i capelli che si perdono o ingrigiscono e i segni dell’età sul volto. Per un recluso non esiste nemmeno il tempo meccanico, la misura del tempo inventata dagli esseri umani per organizzarsi nel lavoro e nei commerci, perché nei pochi metri quadri di una cella è isolato dalla realtà, dalla società e da tutto. Quindi, non necessita neanche dell’orologio non avendo e non potendo prendere appuntamento con il nulla.
di Andrea Strafile
Il Domani, 21 settembre 2024
Riassaggiare il cibo da liberi ha decisamente un altro sapore. Perché da quel momento in poi lo puoi rifare, lo decidi veramente tu cosa metti in bocca. C’è una strana atmosfera con gli amici e le amiche, riuniti in una festa dove, forse, non c’è niente da festeggiare. È il giorno prima della sentenza, giuridica, che può cambiare una vita e l’amico Mattia ride e scherza, anche se ha il cuore appesantito, ci sono birre e qualcuno ordina delle pizze. Esistono momenti in cui il cibo è uno spartiacque, assume significati profondissimi: la prima pastasciutta, le polpette della nonna da piccoli, gli ultimi pasti prima della morte. E ci sono, qualche volta, casi speciali, dove si vive e poi si muore per un po’ per, infine, rinascere. Andare in carcere è uno di questi. Che sapore ha l’ultima pizza da persona libera? Quale il primo pasto da condannato? E cosa significa tornare a casa, dopo anni, e ritrovare il cibo di mamma? “Io la mia ultima pizza con gli amici non la ricordo per davvero” racconta Mattia Gigli, che in realtà ha un altro nome, davanti a una birra. “Pensavo a voi, alla convivialità, non a cosa stavo mangiando. E poi il mio ultimo pasto vero è stato un lungo aperitivo con quattro birre di fronte al carcere aspettando la sentenza. Sono entrato dentro la sera tardi, consegnandomi, piuttosto brillo”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 settembre 2024
Dopo il sì della Camera il “pacchetto” va in Senato. Ma sindacati, giuristi e associazioni sono preoccupati per una restrizione del “diritto al dissenso” e per altre norme. E annunciano mobilitazioni.. Dopo il primo sì della Camera dei deputati, sta per essere incardinato al Senato il disegno di legge d’iniziativa governativa in materia di sicurezza. Un testo - classificato come “ddl 1660”, intitolato “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” e proposto dai ministri di Interno, Giustizia e Difesa, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Guido Crosetto - fortemente voluto dall’esecutivo e dalla maggioranza. Ma che invece le opposizioni, sia durante il passaggio in commissione che nel voto in Aula a Montecitorio, hanno duramente criticato, definendolo un condensato di “propaganda” e di “repressione”, una “follia giustizialista che introduce oltre 20 nuovi reati o aggravanti” e contiene norme di dubbia costituzionalità, annunciando un’intensa attività parlamentare di sbarramento quando l’iter partirà a Palazzo Madama. Nel frattempo, fuori dal Parlamento, crescono perplessità e timori nella società civile, rispetto ai contenuti del testo nella sua versione attuale. Dubbi che accomunano sigle sindacali, giuristi di vaglia, magistrati, associazioni di volontariato ed enti umanitari, come ha potuto verificare Avvenire, sollecitando valutazioni e pareri. La prima a mobilitarsi, lunedì prossimo alle ore 18, sarà la Cgil, che ha convocato un presidio davanti alla prefettura di Genova per denunciare un testo che - dichiarano le segretarie confederali Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione, è “un condensato di propaganda e populismo istituzionale, declinato solo come azione repressiva dei conflitti sociali e come politica punitiva, di giustizia e carcere”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2024
Il disegno di legge governativo n. 1660 sulla sicurezza, appena approvato dalla Camera dei Deputati, è in evidente contrasto con i caratteri fondativi del nostro sistema democratico e viola in modo sguaiato i principi dell’ordinamento costituzionale. È fatta carta straccia del diritto penale liberale. Si minaccia di sanzione carceraria chiunque protesti, in qualunque modo: per strada, pacificamente, in carcere. Lo scorso maggio, agli inizi della discussione parlamentare, con un documento congiunto scritto da Antigone e Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), avevamo lanciato l’allarme su come lo Stato di diritto fosse pericolosamente sotto attacco. Ma, soprattutto, lo aveva lanciato l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che aveva usato parole nettissime al proposito. Non un’associazione, non una Ong, ma addirittura un’organizzazione intergovernativa.
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