di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 3 giugno 2024
Costretti con la violenza ma anche per portare i soldi a casa: poi muoiono come soldati in una guerra assurda. Che la violenza genera e moltiplica altra violenza è tanto più vero oggi ad Haiti, in quella metà dell’isola caraibica condivisa con la Repubblica Domenicana, dove sembra che il destino (?) non faccia che procurare dolore, povertà estrema endemica, disastri d’ogni sorta. L’Unicef diffonde note informative periodiche sulla situazione generale, ma oggi una è focalizzata sui bambini che - si legge - li vede spinti, anzi costretti, ad entrare nei gruppi armati, che dalla fine di febbraio controllano di fatto l’80% del Paese ed hanno scatenato una nuova ondata di nefandezze spietate che coinvolgono la popolazione civile. Gli ospedali sono distrutti o chiusi per assenza di personale e le scuole non funzionano ormai da mesi. La stima - solo approssimativa - delle giovanissime vittime è di 2.500; è invece di circa 180mila il numero dei ragazzini sfollati, costretti a scappare da qualche parte, lontano dalle loro famiglie.
di Raffaella Troili
Il Messaggero, 2 giugno 2024
Nonostante una sentenza della Corte costituzionale, nessun penitenziario si è mosso per realizzare locali dove una coppia possa appartarsi in intimità. C’è poco di umano nel chiuderli dentro e buttare la chiave, impedire contatti e relazioni affettive, svilire quella civiltà che dovrebbe distinguere una struttura di recupero. Dietro le sbarre i legami si sfilacciano, la vita segue altri tempi e regole, la nostalgia si arrende come l’amore. I colloqui con familiari e intimi sono pochi e in presenza del servizio di sorveglianza: l’Italia non brilla anzi, sul sostegno concreto alle relazioni tra detenuti e partner. Eppure la Corte Costituzionale a gennaio è stata chiara: ai detenuti è consentito il diritto a colloqui intimi in spazi dedicati e in assoluta privacy con i partner della loro vita. E ora le prime istanze ai magistrati di sorveglianza stanno per partire: “Stante la sentenza della Corte costituzionale chiedo di avere un rapporto intimo con la mia compagna, si attende risposta”, scrivono i detenuti.
di Rossana Ruggiero
L’Osservatore Romano, 2 giugno 2024
Questo viaggio stenta a chiudersi. Siamo partiti da Milano per raggiungere la Comunità don Lorenzo Milani di Sorisole (BG), luogo di speranza, accoglienza e di incontri variegati di culture e religioni. All’arrivo ci viene incontro don Dario Acquaroli, direttore della comunità e cappellano del carcere di Bergamo, e con lui c’è Charif, marocchino, detenuto nel carcere di San Vittore e da qualche giorno accolto in struttura per scontare la pena alternativa al carcere. “Siamo amici di Arnoldo della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti - gli dico - che ci ha chiesto di incontrarti per conoscere la tua storia. La tua testimonianza potrebbe aiutare tanti ragazzi che, come te, sono in carcere, ma sperano di poter essere liberi e riscattarsi”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 2 giugno 2024
Tra passaggi in commissione, doppia lettura Camera-Senato e pause dettate da altre emergenze, nella migliore delle ipotesi il testo verrebbe licenziato a inizio 2026. Il referendum nel 2027. Una traversata nel deserto, se si amano le metafore magniloquenti, o un tour de force, se si vuole rimanere sul prosaico. Come la si vuole mettere, resta il fatto che la riforma dell’ordinamento giudiziario, quando la campagna elettorale per le Europee sarà terminata e ogni forza politica sarà contenta per aver sventolato la propria bandiera, avrà di fronte a sé un percorso a dir poco arduo. Che dovrà tenere conto in primis del fatto che si tratta di un ddl costituzionale (quindi soggetto a doppia lettura a una tempistica particolare dettata dalla Carta), poi di quello che in Parlamento è già partito il percorso, altrettanto lungo e accidentato, del ddl Casellati sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, sulla cui priorità la premier Giorgia Meloni non ha mai lasciato dubbi, ribattezzandola “madre di tutte le riforme”.
di Giuseppe Di Lello
Il Manifesto, 2 giugno 2024
Tra gli argomenti posti pro o contro la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri a nessuno è venuto in mente di collegare la riforma ad una maggiore efficienza della giustizia, il vero dramma irrisolto e irrisolvibile del nostro sistema giudiziario. Tra gli argomenti posti pro o contro la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri a nessuno è venuto in mente di collegare la riforma ad una maggiore efficienza della giustizia, il vero dramma irrisolto e irrisolvibile del nostro sistema giudiziario. Ciò per l’ovvia ragione che detta separazione non ha nulla a che vedere con l’efficienza. La atavica lentezza dei processi, penali in special modo, ha la sua radice nel sistema delle garanzie alle quali nessuno vuol rinunciare anche quando chiede speditezza.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 2 giugno 2024
Che ne pensava Giovanni Falcone della separazione delle carriere? Per il partito dei contrari alla riforma, il magistrato ucciso da Cosa Nostra si starebbe già “rivoltando nella tomba”. Per quello dei favorevoli, al contrario, si sarebbe subito arruolato tra gli sponsor del ddl del governo. In statistica, la chiamano la “fallacia del cecchino texano”. Ed è l’errore in cui incorre chi, su una mole di dati disponibili, considera solo quelli (di solito pochi) che danno ragione alla sua tesi. Un po’ come quel tiratore che prima spara una raffica di proiettili a casaccio, poi disegna un bersaglio attorno ai colpi più ravvicinati, vantando le proprie abilità da cecchino provetto.
di Luca Roberto
Il Foglio, 2 giugno 2024
“Se l’obiettivo del legislatore è separare le funzioni, non sarebbe meglio dare un contributo costruttivo? Basta dogmatismi”. Parla il sostituto procuratore generale presso la Procura di Caltanissetta. “Le preoccupazioni dell’Associazione nazionale magistrati sono fondate, le condivido. Ma la questione della separazione delle carriere la si deve affrontare senza pregiudizi. Mi si deve spiegare perché se il pubblico ministero mantiene la sua indipendenza, l’autonomia nella direzione e nel coordinamento della Polizia giudiziaria, se continua a far parte dell’ordine giudiziario, e se non viene toccato il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, bisogna essere per forza contrari”.
di Fabio Castori
Il Resto del Carlino, 2 giugno 2024
Il detenuto fermano di 50 anni deceduto in circostanze misteriose al pronto soccorso dopo che si era sentito male in carcere. In un primo momento era stato ritenuto un incidente, invece si pensa a un pestaggio. La tragedia si era consumata il 28 maggio 2021, quando, all’ora di pranzo, Rosati si era sentito male. Poche ore dopo il decesso in ospedale. Sarà processato in Corte d’Assise, a Macerata, Z.J., il 24enne di San Severino Marche di origini albanesi accusato dell’omicidio di Lorenzo Rosati, il detenuto fermano di 50 anni deceduto in circostanze misteriose al pronto soccorso, dopo che si era sentito male in carcere. Lo ha deciso il Gup del tribunale di Fermo che, al termine dell’udienza preliminare relativa alla tragedia che, in un primo momento era stata ritenuta un incidente, ha rinviato a giudizio l’imputato.
di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 2 giugno 2024
Una famiglia che ben presto si riunirà, nonostante le sbarre. Lui è detenuto in Veneto, i suoi cari e soprattutto i suoi bimbi piccoli si trovano dall’altra parte dell’Italia, in Calabria: il magistrato di sorveglianza di Verona ha appena accordato il nullaosta al suo trasferimento nel carcere di Catanzaro, in modo da riavvicinarlo ai propri cari. Una sorta di ricongiungimento familiare seppure sui generis, con il detenuto che continuerà regolarmente a scontare la pena dietro le sbarre, ma all’interno di un penitenziario più facilmente raggiungibile per i familiari e i parenti, soprattutto per i figlioletti in tenera età.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 2 giugno 2024
È bufera per l’intervista a Chico Forti, detenuto nel carcere di Montorio, di Bruno Vespa. Forti ha dichiarato di essere “trattato come un re”. Il sunto - tranciante - è nelle parole del Garante dei detenuti di Padova, professor Antonio Bincoletto. Quel “credo d’interpretare il pensiero dei Garanti precisando che il nostro compito è quello di tutelare il rispetto dei diritti e la parità di trattamento per tutti i detenuti, senza distinzione di classe sociale, di schieramento politico o altro. La Costituzione deve valere allo stesso modo per tutti!”, che suona come un manifesto per l’ennesima polemica - dopo quella della visita con foto del deputato Andrea Di Giuseppe e quella sulla celerità del permesso di visita alla madre - nata attorno al trattamento riservato a quello che oramai è considerato il “detenuto vip di Montorio”.
- Roma. A Regina Coeli spazi ristretti e il dramma dei suicidi
- Rimini. Carceri, giusto processo e l’intelligenza artificiale: avvocati penalisti a confronto
- Roma. Un pranzo in carcere che vale un lavoro
- Orvieto (Pg). “Volti fuori. I ritratti dei detenuti”, fino al 9 giugno la mostra a Palazzo dei Sette
- Lecce. Un soffio di speranza chiamato Mamadou, il protagonista di “Io Capitano” incontra i ragazzi











