di Elena Rosselli
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2024
Il testo di Bassem Khandaqji, tradotto da Barbara Teresi per E/O, ha vinto l’International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento per la letteratura di lingua araba. L’autore è in carcere dal 2004, ma ha già pubblicato poesie, romanzi e articoli. La letteratura palestinese contemporanea è viva e, in tempi non biblici, per una volta, arriva fino a noi, in italiano. Grazie alla casa editrice E/O e alla traduzione di Barbara Teresi, dal 25 settembre, sarà disponile in libreria, “Una maschera color del cielo”, il romanzo di Bassem Khandaqji, che ha vinto l’International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento per la letteratura di lingua araba, ottenendo anche un premio di 50mila dollari per agevolarne la traduzione in inglese. Il premio in denaro, oltre all’importanza della nomina prima e della vittoria poi, ha scatenato molte polemiche sulla stampa israeliana perché Bassem non è un autore qualsiasi, ma un prigioniero palestinese - nato nel 1983 a Nablus, nella Cisgiordania occupata - da 20 anni nelle carceri israeliane, condannato a tre ergastoli nel 2005 per l’attentato del 1° novembre 2004 al Carmel Market di Tel Aviv, in cui morirono 3 persone e 50 rimasero ferite a seguito di un attentato suicida compiuto da un 16enne.
di Igor Traboni
Avvenire, 21 settembre 2024
Tremila firme all’ora, tanto che il sito è andato in tilt nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 settembre, con il raggiungimento di 100mila sottoscrizioni: prosegue a gonfie vele la raccolta delle firme per il referendum sulla cittadinanza e “solo nelle ultime 24 ore - si legge in un post diffuso sui social da +Europa - sono arrivate oltre 35mila firme. È il segno che ce la possiamo fare a raccoglierne 500mila entro il 30 settembre. Dipende da ciascuna e ciascuno di noi: diciamolo a tutte e tutti, condividiamo, parliamone ovunque. Perché firma dopo firma dimostriamo che un’Italia più giusta esiste”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 settembre 2024
Le procedure operative del protocollo Una “nave hub” in attesa a sud-ovest di Lampedusa con i mezzi militari a fare la spola. Tre round di selezioni, poi le sbarre. Ma il trattenimento sul mezzo navale privato potrebbe violare l’articolo 13 della Costituzione. Intanto nuova decisione del tribunale di Catania: il Bangladesh non è un paese sicuro. Una “nave hub” dalla quale i mezzi delle autorità italiane faranno la spola fino alla partenza verso il porto albanese di Shengjin. Lì lo sbarco dei migranti destinati alla detenzione nei centri in Albania, dopo tre round di selezioni. Per capire come dovrebbe funzionare concretamente la delocalizzazione dei richiedenti asilo mancavano due tasselli: quello iniziale, il trasferimento dalle acque internazionali, e quello finale, gli eventuali rimpatri. Oggi possiamo rivelare il primo.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 21 settembre 2024
Oltre ad alcuni dei migranti tenuti a bordo della nave per 19 giorni in quell’agosto del 2019, si sono costituite civilmente anche diverse organizzazioni della società civile. Oltre un milione di euro di risarcimento danni. È la richiesta avanzata oggi dagli avvocati dei soggetti che si sono costituiti parte civile nel processo che vede imputato il ministro Matteo Salvini per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, nel caso della nave Open Arms. Oltre ad alcuni dei migranti tenuti a bordo della nave per 19 giorni in quell’agosto del 2019, si sono costituite civilmente anche diverse organizzazioni della società civile tra cui Arci, Mediterranean saving humans ed Emergency. “Tutti si sono riportati alle richieste che la Procura ha fatto in modo molto argomentato sia sulla ricostruzione dei fatti, sia sulle disposizioni giuridiche che sono state violate dell’imputato”, spiega l’avvocato di Open Arms, Arturo Salerni. “Noi confidiamo sulla pronuncia del Tribunale, riteniamo che ci siano tutte le condizioni per affermare la responsabilità penale dell’allora ministro dell’Interno”.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 21 settembre 2024
Il recente dibattito politico legato all’introduzione nel ddl sicurezza dell’emendamento che vieterebbe la produzione e commercializzazione della cannabis light ha riportato al centro della discussione una domanda: la cannabis light può essere considerata una sostanza stupefacente? Proposto e ispirato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’emendamento 13.06 è stato inserito nel provvedimento, soggetto al voto delle aule in questi giorni. Al suo interno si rilevano forti restrizioni alla produzione e commercializzazione della Cannabis Light e i prodotti da essa derivati. Inoltre, con il decreto 27 giugno 2024 il Ministero della salute ha inserito il CBD tra le sostanze stupefacenti inserite nella Tabella dei medicinali, Sezione B, allegata al DPR 309/ 90, ponendo così i prodotti che lo contengono sotto regime di ricetta medica non ripetibile e limitandone fortemente la vendita nel mercato italiano e comunitario. Questo ha provocato la reazione dell’opposizione che promette battaglia in ogni sede per bloccare l’iniziativa legislativa.
di Erri de Luca
Avvenire, 21 settembre 2024
Il richiamo da Assisi. L’Europa è stato il continente più bellicoso della storia umana. Dalla metà del 1900 improvvisamente è stato il più pacifico. È passato dalla quasi completa distruzione dopo la Seconda guerra mondiale, alla prosperità grazie alla cessazione delle ostilità tra gli Stati membri dell’Unione. Diverse generazioni, a cominciare dalla mia, sono nate e cresciute in un’area al riparo dalle guerre. È stata la normalità che non ha avuto bisogno di chiamare con la parola pace. Questa parola, pace, è affiorata alle labbra, ai gridi, alla scrittura al momento del ritorno in Europa, ai confini dell’Unione Europea, della parola guerra.
di Yan Zhao
Internazionale, 21 settembre 2024
Il 20 settembre la corte costituzionale di Taiwan ha deciso di mantenere la pena capitale nel codice penale, ma ha stabilito che la sua applicazione deve essere “limitata a circostanze speciali ed eccezionali” e ai crimini più gravi e premeditati, che abbiano provocato la morte di qualcuno. A Taiwan sono state eseguite 35 condanne alla pena di morte, da quando è stata revocata la moratoria sulla pena capitale nel 2010. L’ultima esecuzione, avvenuta nell’aprile 2020, ha riguardato un uomo di 53 anni condannato per aver appiccato un incendio che ha ucciso la sua famiglia. Gli attivisti contro la pena di morte sostengono che questa pratica, eseguita sparando al cuore di un detenuto mentre giace a faccia in giù per terra, è un metodo disumano. Il ricorso è stato presentato dai 37 detenuti attualmente nel braccio della morte di Taiwan di fronte alla corte costituzionale, che ha deciso di mantenere la pena di morte nel codice penale.
di Delia Cascino e Titti Vicenti
L’Espresso, 20 settembre 2024
Le famiglie di chi si è ucciso chiedono giustizia e accusano lo Stato di aver abbandonato i loro cari. L’Italia è già nel mirino dell’Europa per la mancata tutela di benessere e salute dei reclusi. Una nuvola scura sovrastava solo il muro di cinta e il cortile di Regina Coeli. Era quasi estate”. Cristian ha gli occhi lucidi quando parla di Giulio, suo compagno di cella, che si tolse la vita il 19 giugno 2020. Anni dopo non si dà pace e quel giorno fa fatica a dimenticarlo: ricorda lo sguardo dell’amico alla finestra, mentre si riavvia i capelli, come sua consuetudine prima della videochiamata alla mamma. Cristian lo esorta ad allenarsi per passare il tempo. Giulio rifiuta e quel giorno, a 24 anni, si impicca nel bagno.
di Daniela Barbaresi*
collettiva.it, 20 settembre 2024
Nelle carceri, luoghi di marginalità e disagio, 72 detenuti si sono suicidati da inizio anno. Ma il Governo Meloni aumenta i reati e inasprisce le pene. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. È quanto sancisce il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione. Ma qual è la condizione di vita in carcere? Quali reali possibilità di rieducazione e di recupero sociale ci sono? Il sistema è alle prese con criticità croniche quali sovraffollamento insostenibile, degrado strutturale, precarie condizioni igienico-sanitarie, mancanza di attività trattamentali, assenza di opportunità di lavoro e formazione, carenza di risorse e personale, spazi invivibili, condizioni spesso disumane e abbandono. Ma di questo il ministro Nordio sembra non volersene occupare.
di Riccardo Radi
terzultimafermata.blog, 20 settembre 2024
Le morti in carcere hanno tanti padri e tra questi c’è sicuramente l’incapacità dei tribunali di sorveglianza di dare risposte in tempi ragionevoli alle istanze dei detenuti. Oggi scriviamo di una piccola storia che è l’emblema della situazione drammatica che si vive in carcere in attesa di decisioni che non arrivano. Una detenuta affetta da disturbi psichiatrici e di tossicodipendenza, già ospite negli anni passati di una Rems, presenta una istanza di affidamento ex art. 94 Dpr 309/1990 al tribunale di sorveglianza di Roma in data 3 aprile 2024. Lo stesso Tribunale di sorveglianza in suo provvedimento datato 28 settembre 2023 scriveva a proposito della detenuta: “L’unica soluzione extra muraria idonea è quella presso un’eventuale struttura di cura, di cui però difetta qualsiasi indicazione, nonostante le reiterate sollecitazioni in tal senso dal Magistrato di Sorveglianza all’amministrazione sanitaria e penitenziaria. Tali sollecitazioni vanno condivise e reiterate anche in questa sede, poiché la tutela della salute della condannata giustificherebbe anzi renderebbe necessaria una tale collocazione all’interno di un progetto terapeutico”.
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