di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 settembre 2024
Via libera della Camera al ddl Sicurezza. Il provvedimento, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”, ha avuto l’ok dell’aula di Montecitorio con 162 sì, 91 no e 3 astenuti. Il testo ora passerà al Senato per l’approvazione finale e la Lega è pronta a chiedere la procedura d’urgenza.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 19 settembre 2024
Incurante del diluvio di critiche delle opposizioni e delle perplessità di giuristi e associazioni, la maggioranza ha tirato dritto. E così, in serata, l’Aula di Montecitorio ha dato il primo via libera, con 162 sì a fronte di 91 no e 3 astenuti, al discusso disegno di legge sulla sicurezza voluto dal governo. Ora il testo passa all’esame del Senato, con la Lega già in pressing : “Chiederemo un canale d’urgenza perché prima lo si approva, meglio è”, dice in Transatlantico ai cronisti il vicepremier e segretario del Carroccio Matteo Salvini. Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il resto del centrodestra sostengono il provvedimento e ne salutano con favore il primo sì parlamentare.
di Massimo Pasquini*
Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2024
Mentre scrivo è ancora in corso la discussione del ddl Sicurezza, Atto Camera 1660. Al contempo l’Aula della Camera ha già approvato l’articolo 10 che si riferisce alle occupazioni di immobili altrui e Salvini su X lo ha annunciato così: “Grande vittoria per una battaglia storica della Lega: via libera della Camera - in attesa del passaggio al Senato - per l’introduzione del nuovo reato per chi occupa abusivamente case, con una pena prevista dai due ai sette anni di carcere. Altro che clemenza per gli abusivi, come vorrebbe una certa sinistra: tolleranza zero!”
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 19 settembre 2024
Tre processi penali (Toti, Ilva, Salvini) hanno riportato sulla scena il vecchio tema dei rapporti tra giustizia e politica non in termini, stavolta, di puro conflitto tra categorie, ma di scelte strategiche e ideologiche da parte di alcuni settori della magistratura. L’ideologia è una visione del mondo e dei suoi valori, qualcuno ne ha sancito il definitivo tramonto, ma, se c’è una corporazione che ne custodisce gelosamente la memoria, ebbene questa è la magistratura. La definizione del caso Toti ha sorpreso molti e suscitato critiche verso la scelta dell’ex governatore: invece dovrebbe destare altrettanto scalpore la decisione della procura genovese di offrire essa stessa a Toti la soluzione per un esito più soffice della sua vicenda giudiziaria che lo aveva visto detenuto per diversi mesi.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 19 settembre 2024
Vacillano, davanti ai giudici europei, le norme che colpiscono anche le imprese vittime dei boss. Anche le interdittive antimafia sono finite al vaglio della Cedu. Nei prossimi mesi, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sarà chiamata a pronunciarsi sulla rispondenza ai principi convenzionali non solo delle misure di prevenzione personali e patrimoniali ablative, disposte dalla Autorità giudiziaria, ma anche di quelle amministrative, quale è l’informativa interdettiva antimafia. Un’altra peculiarità della prevenzione, infatti, è di non essere presidiata pienamente dalla riserva di giurisdizione, con conseguenti asimmetrie nella valutazione dei presupposti applicativi delle misure.
reggiotoday.it, 19 settembre 2024
Si è riunita, presso la sala Oro della Cittadella regionale della Calabria, la cabina di regia per il reinserimento delle persone sottoposte a provvedimenti giudiziari. L’incontro, presieduto dall’assessore alle politiche sociali Caterina Capponi, segna un ulteriore passo in avanti verso la creazione di percorsi integrati che favoriscano il ritorno alla vita sociale e lavorativa di chi ha scontato pene detentive o è in procinto di concluderle. La cabina di regia, istituita con la delibera di giunta regionale n. 670/2022, si pone come obiettivo l’implementazione delle linee guida dell’accordo sancito dalla Conferenza unificata del 28 aprile 2022. Si tratta di una rete coordinata di interventi e servizi sociali che mira a promuovere opportunità concrete di reinserimento per coloro che sono stati coinvolti in procedimenti giudiziari. L’assessore Capponi ha sottolineato come tale percorso rappresenti un passaggio cruciale per offrire a queste persone una seconda chance, attraverso la promozione di competenze e l’inserimento nel mondo del lavoro.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 19 settembre 2024
Nel carcere di Regina Coeli si è suicidato il terzo detenuto dall’inizio dell’anno. Anzi, a voler essere precisi, si è suicidato il terzo detenuto del 2024 della settima sezione del carcere romano. Come racconta l’associazione Antigone la settima sezione è allo stesso tempo una sezione di ingresso, di transito, disciplinare, di isolamento sanitario. Le persone qui recluse restano in cella per 23 ore al giorno in una condizione che di dignitoso non ha nulla. Le celle sono piccolissime e ospitano 2 o 3 persone su un unico letto a castello. Il wc e il lavandino si trovano in una piccola stanza adiacente senza intimità. Le finestre sono più piccole che nelle altre sezioni e dotate di celosie che non consentono all’aria di circolare e riducono l’ingresso della luce naturale. Solo poche celle sono dotate di doccia.
di Alessia Marani
Il Messaggero, 19 settembre 2024
Cinquant’anni, italiano, arrestato il 25 agosto scorso per maltrattamenti in famiglia, Salvatore D. V., l’altro ieri ha deciso di farla finita e verso le 6.45 è stato rinvenuto impiccato nella sua cella del carcere di Regina Coeli. A nulla sono valsi i soccorsi. Salvatore dietro le sbarre pensava di non finirci. Quando il magistrato, al momento dell’arresto, gli ha chiesto se avesse un posto sicuro dove potere scontare la pena alternativa ai domiciliari, lui aveva risposto “sì, da mio fratello”. Invece a casa il fratello non lo ha accettato e a lui non è rimasto che varcare l’ingresso dell’istituto capitolino, già iper-affollato e teatro, quest’estate, di numerose rivolte, soprattutto per le condizioni di disagio vissute dalle persone più fragili e con disagi psicologici e psichiatrici (difficili da gestire anche per gli agenti di custodia). Ma la sua detenzione è durata meno di un mese.
di Elisa Sola
La Stampa, 19 settembre 2024
La ricostruzione con i video delle telecamere, le intercettazioni e le testimonianze dei feriti. Di lì nasce il primo esposto finito, pochi giorni dopo, sulla scrivania del procuratore Dodero. Tutto è iniziato nella stanza 416. Alle 21,30 del 20 giugno 2023. I detenuti sbattono cucchiaini e caffettiere contro le sbarre. Fanno rumore, perché uno di loro sta male da due giorni, ma nessuno lo visita. Quello che succede dopo viene ricostruito con i video delle telecamere, le intercettazioni e le testimonianze dei detenuti feriti. “È arrivato un poliziotto e ha detto: “Che problemi avete? Continuate pure a fare rumore, tanto non arriva nessuno a visitarlo”. Dopo dieci minuti un agente lo ha portato via. È passato ancora del tempo. Sono entrate 20, 25 guardie e hanno iniziato a picchiare. Alcuni avevano l’uniforme, altri no. Uno aveva i guanti neri. Un altro gli occhiali da sole”.
di Elisa Sola
La Stampa, 19 settembre 2024
Per il gip che indaga sulle violenze sarebbe stato impiegato “uno strumento con impulsi elettrici non in dotazione al personale penitenziario”. La “pistola luce” non l’ha mai vista bene nessuno durante i pestaggi. Perché più che vedersi, si sente. Ma se la chiamano così, i detenuti che sarebbero stati vittime delle sue scariche, forse c’è un motivo. Dicono: “Dà una scossa elettrica fortissima”. Il 27 dicembre 2021, alle ore 14, Zakaria, uno dei dieci uomini reclusi nel carcere di Cuneo che hanno sporto denuncia per le presunte torture subite da alcuni dei 33 agenti indagati, al medico penitenziario ha detto: “Non so dire esattamente cosa sia. Ho avuto la sensazione che fosse come una scossa elettrica. Dopo la scossa ho iniziato a tremare. Non ho visto bene quella pistola luce. Ma le scosse erano strane”.
- Modena. Violenze in carcere, per la Gip “Servono altre indagini”
- Agrigento. Si autolesiona per costringere la polizia a fargli vedere i familiari: il giudice lo assolve
- Rimini. Migliorare il reinserimento sociale dei detenuti, al via la progettazione degli interventi
- Bergamo. I detenuti diventano giornalisti con una rivista tutta loro
- Modena. Csi, il progetto “Il mio canto libero”, lo sport entra nelle carceri









