di Dario Amighetti
Corriere di Bologna, 31 maggio 2024
Per il reinserimento sociale dei minori del Pratello ha preso in via “Slegami”: “Progetto pioneristico”. Lo sport e la cura degli animali al centro del progetto “Slegami” per il recupero e il reinserimento sociale dei ragazzi in carico al centro di Giustizia minorile del Pratello. Otto i minori detenuti o che rientrano nei percorsi di messa in prova che attualmente hanno la possibilità di partecipare un giorno a settimana, per un’ora e mezza, ad attività con i cavalli.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 31 maggio 2024
“Kutub Hurra - Un ponte di libri attraverso il Mediterraneo” nasce per favorire il dialogo interculturale in carcere attraverso opportunità di lettura ai detenuti arabofoni e l’utilizzo dei libri come strumento di emancipazione culturale. Più che un progetto una sfida se le due realtà che lo hanno ideato “l’Ong Upp - Un ponte per… e l’associazione tunisina “Lina Ben Mhenni” hanno anche l’obiettivo di rendere il mare Mediterraneo da “muro orizzontale che aumenta le distanze tra una parte del mondo e l’altra” a “un mare di umanità, un ponte tra occidente e oriente, tra nord e sud”.
di Luca Liverani
Avvenire, 31 maggio 2024
Un universo che continua a crescere. Nonostante la fatica nel reperire fondi e volontari. Nonostante la mole di adempimenti burocratici. Sono oltre 120 mila gli Enti del Terzo Settore che, a dicembre 2023, si erano iscritti al Registro unico del Terzo settore (Runts). Ed è un numero ancora in crescita, se ad aprile erano arrivati già a 126 mila. Perché iscriversi è conveniente, come dimostra l’indagine campionaria su 25mila enti non trasmigrati da altri registri, ma nati negli ultimi due anni. Conviene perché apre a opportunità economiche - a partire dall’accesso al 5x1000 - migliora i rapporti con la Pubblica amministrazione e consente un maggiore accesso a fondi. A realizzare l’analisi è stato l’Osservatorio del Runts, promosso dal ministero del Lavoro e da Unioncamere sulla base di un accordo istituzionale.
di Francesco Sinopoli*
L’Unità, 31 maggio 2024
La politica lo ha cancellato dalla sua agenda. Il conflitto sociale, non esercitato dalle forze democratiche, finisce per essere conquistato dalla destra nazionalista. Per una fortunata e stimolante coincidenza, l’Unità del 23 maggio propone due articoli tra loro correlati e contigui, per le questioni evidenziate e per le analisi che vengono proposte. Mi riferisco all’intervista di Marcelle Padovani e all’articolo di Michele Prospero. Vorrei, se possibile, entrare in dialogo con loro, dal momento che temi e problemi sono analoghi a quelli di cui ci occupiamo, soprattutto in questo periodo, nella Fondazione Di Vittorio.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 31 maggio 2024
Presentato il nuovo dossier della rete “ero straniero”: il meccanismo non funziona e crea irregolarità. I cittadini stranieri hanno una sola strada per venire a lavorare in Italia in modo regolare: il decreto flussi. Ma il meccanismo alla base non funziona e la procedura ha una serie di blocchi. I posti disponibili sono inferiori alle domande, solo una piccola parte di chi vince la lotteria dei click day perfeziona la pratica, chi resta bloccato nei meandri della burocrazia non ottiene il permesso per attesa occupazione. Il risultato è che le richieste del mercato del lavoro italiano restano insoddisfatte e migliaia di lavoratori non riescono a entrare in Italia o finiscono nell’irregolarità. Lo mostra il nuovo dossier della rete Ero Straniero presentato ieri al Senato. I “veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità” affina i dati contenuti in “La lotteria dell’ingresso per lavoro in Italia: i veri numeri del decreto flussi”, analisi pubblicata dalle stesse associazioni lo scorso dicembre. Il risultato dei numeri definitivi, ottenuti attraverso accessi civici presso la pubblica amministrazione, è ancora più allarmante.
di Sarita Fratini
L’Unità, 31 maggio 2024
Il nostro Paese potrebbe non trasferire mai i migranti sul territorio albanese, ma intanto 20 poliziotti sono già in partenza per vigilare su un centro deserto. Partono i primi 20 agenti italiani per l’Albania: sorveglieranno un hotspot vuoto. Non si capisce ancora come l’Italia potrà trasferire cittadini stranieri in Albania senza violare le sue stesse leggi ma sono già in partenza i primi 20 agenti italiani per vigilare sull’hotspot (vuoto) costruito dall’Italia nel porto di Shengjjn, cittadina turistica a nord di Tirana. Lo annuncia il S.I.A.P. (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) con un comunicato stampa che fornisce diversi dettagli dell’operazione: reclutati su base volontaria tra i reparti mobili di Napoli e Roma, 20 agenti partiranno il 2 giugno; verranno alloggiati in hotel con pensione completa; indosseranno la divisa solo all’interno del centro e abiti civili all’esterno; riceveranno, oltre lo stipendio, anche la diaria standard delle missioni internazionali, che è di 100 euro al giorno.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 31 maggio 2024
La Lega propone un sub-emendamento per vietare la riproduzione della pianta su manifesti e qualsiasi altro mezzo di pubblicità. Al leader della Lega Matteo Salvini non basta vietare la cannabis light, vuole proprio cancellare la foglia a cinque punte. Non la vuole più vedere, neanche disegnata. Non è una metafora, va inteso in senso letterale. Con un sub emendamento all’emendamento del ddl Sicurezza che bandisce la cannabis con una percentuale di Thc più basso dello 0,2 per cento, propone di vietare anche “l’utilizzo di immagini o disegni, anche in forma stilizzata, che riproducano l’intera pianta di canapa o sue parti su insegne, cartelli, manifesti e qualsiasi altro mezzo di pubblicità per la promozione di attività commerciali”. La pena? “Reclusione da sei mesi a due anni e la multa fino a 20mila euro”.
di Alex Zanotelli
Il Manifesto, 31 maggio 2024
L’interesse del governo italiano e della premier Meloni è solo quello di mettere le mani sui giacimenti di gas e di petrolio per la nostra autonomia energetica. Il “Piano Mattei” non è altro che puro neocolonialismo in salsa meloniana. È singolare che la presidente del Consiglio utilizzi il nome di Enrico Mattei, partigiano, mentre lei non riesce neanche a definirsi antifascista. Non solo, ma Mattei ha avuto il coraggio di schierarsi dalla parte degli algerini che lottavano contro la Francia per l’indipendenza del loro paese. Infatti, un serio Piano per l’Africa avrebbe dovuto portare il nome di un noto africano come Nelson Mandela o Stephen Biko, non di Mattei, poco conosciuto in Africa, Tant’è che i capi di Stato africani, venuti a Roma per il summit Italia-Africa dello scorso gennaio, alla spiegazione del piano hanno subito ribattuto che Mattei è un nome “coloniale”.
di Giulio Terzi di Sant’Agata*
Il Dubbio, 31 maggio 2024
La sentenza della Corte d’Assise di Parigi: commessi crimini di guerra e contro l’umanità. La Corte d’Assise di Parigi ha condannato pochi giorni fa all’ergastolo tre alti esponenti del regime siriano - sotto mandato d’arresto internazionale dal 2018 - giudicati colpevoli di complicità in crimini contro l’umanità e di guerra, tra questi le barbarie subite da Mazzen e Patrick Dabbagh, padre e figlio di nazionalità franco-siriana. Come decine di migliaia di siriani, Mazzen e Patrick furono arrestati senza motivo, detenuti senza alcuna notifica né processo, torturati e uccisi. A tredici anni di distanza le efferatezze che il regime di Assad ha commesso - grazie al determinante sostegno militare di Putin, con le armi chimiche lanciate dagli aerei russi, e alla massiccia presenza sul territorio di forze sciite inquadrate e rifornite dai Pasdaran di Teheran - sono ancora l’ordinarietà dei fatti.
di Federico Bosco
Il Domani, 31 maggio 2024
Da aprile nessun camion umanitario ha raggiunto la zona centrale della Striscia, piena di profughi. È l’effetto della strategia dell’Idf, che controlla gli accessi e ha spinto gli abitanti di Rafah a nord. I carri armati israeliani continuano l’accerchiamento di Rafah, nella zona sud della Striscia di Gaza, tre settimane dopo l’inizio di un’operazione che, secondo l’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), ha costretto nuovamente alla fuga più di un milione di persone, le stesse che erano state sfollate dalla zona nord nella prima fase del conflitto.
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