di Antonella Barone
gnewsonline.it, 18 settembre 2024
Un progetto ispirato dalla richiesta di testi giuridici gratuiti inviata da un detenuto alla Giuffrè Francis Lefebvre. Un episodio che ha costituito l’occasione per la casa editrice di entrare in contatto con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e di confrontarsi sull’esigenza di portare la cultura giuridica in carcere. Così, con la collaborazione dell’Associazione Antigone, ha preso forma “Nessuno Escluso”, iniziativa rivolta a tutta la comunità penitenziaria per diffondere e rendere il diritto accessibile tutti, inaugurata ieri nella Casa circondariale di Roma Rebibbia Femminile “Germana Stefanini”.
di Lucandrea Massaro
romasette.it, 18 settembre 2024
Tre esperienze raccontate alla Casa del Jazz grazie all’associazione “Ossigeno per l’informazione”. Le opinioni dei reclusi e le proposte per la formazione e la rieducazione. Fare un giornale dal carcere con i detenuti. Raccontare il mondo dietro le sbarre a chi è dall’altra parte, a chi non ha mai perso la propria libertà nemmeno per un giorno. È la sfida che in molti si sono proposti di raccogliere e portare avanti in tante carceri italiane. L’associazione “Ossigeno per l’informazione”, che da 15 anni si occupa di difendere il diritto di cronaca e i giornalisti dalle minacce, dalla censura e dalle intimidazioni, ha raccolto tre esperienze nella sua sede a Roma, negli spazi della Casa del Jazz, spazi sottratti alla mafia e messi a disposizione dal Comune.
cronacadiverona.com, 18 settembre 2024
Si svolgeranno a Verona venerdì 4 e sabato 5 ottobre le manifestazioni per la consegna del 17° premio letterario “Carlo Castelli”, riservato i detenuti degli istituti penitenziari italiani (anche minorili), organizzato dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, Settore Carcere e Devianza. Il tema prescelto per l’edizione 2024 è significativo di un indirizzo di speranza e incoraggiamento: “Perché? Ti scrivo perché ho scoperto che c’è ancora un domani”. La cerimonia di premiazione si svolgerà venerdì 4 alle ore 15 nella Casa circondariale di Montorio.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 18 settembre 2024
Nove ragazze protagoniste di uno spettacolo il 21 settembre. Uno spettacolo teatrale con protagoniste ragazze detenute in una struttura minorile e con studenti della scuola secondaria si terrà il 24 settembre alle 21 nella Chiesa di San Geminiano a Pontremoli (Massa Carrara). Lo spettacolo è ‘La Ballata dell’Angelo Ferito’ con la regia di Paolo Billi con ragazze dell’Istituto penale minorile di Pontremoli insieme agli studenti del liceo Malaspina e dell’Istituto Pacinotti-Belmesseri di Pontremoli. In scena anche gli attori pontremolesi Lorenzo Borrelli ed Eleonora Casetta, con la partecipazione di don Giovanni Perini, cappellano nell’Istituto di Pontremoli. Si tratta di uno spettacolo per gruppi limitati di spettatori e allestito in un luogo di raccoglimento e silenzio.
pordenonetoday.it, 18 settembre 2024
Successo per il progetto “Libera la cultura”, che si è tenuto nella casa circondariale di Pordenone. Un progetto che si è concluso con uno spettacolo teatrale, ideato e rappresentato dai detenuti, e che ha visto la partecipazione di diverse associazioni del territorio. Lo spettacolo, in scena il 16 settembre, ha visto tra il pubblico il prefetto Natalino Domenico Manno, il direttore del carcere Leandro La Manna, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto Rosella Santoro e il magistrato di sorveglianza Maria Carla Majolino.
novaratoday.it, 18 settembre 2024
La “Partita con mamma e papà” è organizzata da Bambinisenzasbarre in collaborazione con l’ente EssereUmani. Una partita di calcio con mamma e papà, ma in un luogo diverso dal solito: nel cortile del carcere di Novara. Oggi, mercoledì 18 settembre , figli e genitori detenuti giocheranno la “Partita con mamma e papà” sul campo della Casa Circondariale di Novara dalle 10 alle 12.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 18 settembre 2024
Se gli adulti uccidono per una borsa e passano sopra il cadavere, dai giovani, cosa ci aspettiamo? L’omicidio di Said Malkoun ad opera dell’imprenditrice Cinzia Del Pino, alla quale era stata sottratta la borsa dal sedile della propria autovettura, scoperchia il vaso di pandora del securitarismo italiano. La macchina di produzione della paura, ovvero forze politiche, media e social, da anni insiste sull’equazione tra migranti e criminalità, stigmatizzando oltre l’eccesso gli atti devianti o di violazione della legge compiuti dai migranti. In nome delle minacce plurime incarnate da questa classe pericolosa, tra le cui fila allignano periodicamente ladri, rapinatori, spacciatori, stupratori, pedofili e terroristi, si giustifica ogni reazione da parte delle “vittime” italiane, anche a costo della violazione della legge.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 18 settembre 2024
Sulla Open Arms c’erano non solo emigranti “economici” come vengono liquidati quanti partono (come i nostri nonni) da Paesi poveri, ma persone fuggite dal Chad, dal Sudan, dall’Etiopia, dal Gambia, dalla Costa d’Avorio ma soprattutto dall’Eritrea. C’erano 125.099 parole, nella requisitoria con cui la pm Marzia Sabella ha chiesto la condanna a sei anni di Matteo Salvini per avere “abusando dei suoi poteri privato della libertà personale 147 migranti di varie nazionalità”. E non una volta la magistrata, citando la Convenzione di Bruxelles del 1910 che includeva in mare “finanche il salvataggio del nemico a conferma della universalità dei beneficiari” e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati secondo cui “le persone a bordo devono avere anche la possibilità di esercitare il diritto alla presentazione della domanda di protezione internazionale” o ancora la Convenzione contro la Tortura del 1984, ha citato la provenienza di quei 147 migranti sulla Open Arms. Proprio perché, per le leggi internazionali, i principi di diritto venivano prima, a prescindere dai passaporti. Così come ci sono pochi cenni al contesto del braccio di ferro deciso dall’allora ministro dell’Interno esattamente nei giorni in cui, col vento in poppa della vittoria alle Regionali sarde e dei sondaggi stratosferici, puntava al voto anticipato chiedendo i “pieni poteri” e presentando una mozione di sfiducia contro il governo giallo-verde di cui faceva parte. Una scommessa, come è noto, per lui finita malissimo.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 18 settembre 2024
Detenzione amministrativa I giudici etnei smentiscono il governo usando le informazioni del ministero degli Esteri. La decisione firmata dal presidente della sezione specializzata in immigrazione. Sempre più a rischio i centri in Albania, nonostante Piantedosi dica: “Non temo ricorsi”. “Insanabile contrasto tra il decreto del ministero Affari esteri e cooperazione internazionale 7/5/2024, letto in uno alla Scheda paese, e la norma di legge primaria”. Così recita il provvedimento con cui ieri il tribunale di Catania ha liberato un richiedente asilo tunisino dal centro di Pozzallo. La formula giuridica può risultare oscura, ma indica una cosa semplice: la Tunisia non è un paese sicuro. Escono, con analoghe motivazioni, altri sei connazionali e due egiziani.
L’Unità, 18 settembre 2024
L’istanza del mondo accademico al Sindaco contro il centro di Ponte Galeria “Chieda al Viminale di disporne la chiusura, altrimenti pronti a un’azione popolare in tribunale”. Primo firmatario l’ex garante dei detenuti Mauro Palma. Un ampio e qualificato numero di Professori universitari ha inviato un’istanza al Sindaco di Roma affinché, esercitando i poteri previsti dal Testo unico sugli Enti Locali, chieda la chiusura immediata del Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Roma Ponte Galeria, ritenendo la sua presenza nel territorio comunale gravemente lesiva dell’identità e dell’immagine della Città di Roma nonché della comunità dei suoi abitanti. Nell’istanza si evidenzia come l’assenza di norme per l’effettiva tutela dei diritti delle persone trattenute, le condizioni precarie in cui si trova la struttura, l’alto livello di degrado, le tragiche morti che in essa sono avvenute e le modalità di gestione minano profondamente i valori su cui Roma si fonda, come sancito dallo Statuto della Città. In tale contesto, l’esistenza del Centro e la sua funzione privativa della libertà senza alcuna prospettiva positiva è considerata dai firmatari incompatibile con i principi di accoglienza, solidarietà e di tutela dei diritti umani di cui la città è portatrice.
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