di Valentino Maimone
La Ragione, 17 settembre 2024
Possiamo raccontarcela come vogliamo, ma l’Italia resta quel Paese in cui - se parli di carceri - il tuo interlocutore tende ad assumere un’espressione assente di disinteresse (bene che ti vada) oppure si monte il labbro nel tentativo di trattenersi dal risponderti qualcosa come: “La galera non è un albergo”. Che decine di migliaia di esseri umani vivano accalcati in casermoni lerci, vetusti e indegni di una comunità civile sembra essere diventata un’ovvietà. Ci si abitua a tutto, figuriamoci a qualcosa che neanche si vede, se non attraverso qualche manciata di secondi di immagini (di repertorio) nei Tg quando arriva la notizia dell’ennesimo suicidio, dell’ennesima rivolta, dell’ennesima evasione.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 17 settembre 2024
È capitato spesso nel nostro Paese che singoli fatti di cronaca abbiano indotto i governi ad assumere iniziative istantanee in materia di politica criminale, sull’onda emotiva dell’opinione pubblica, magari condizionata dal rimbalzare delle notizie sui media, spesso moltiplicatori dell’ansia securitaria. Molte volte è accaduto che eventi traumatici della cronaca nera abbiano convinto i decisori politici a inasprire le pene per un determinato reato, a rendere obbligatoria una misura cautelare in carcere per i presunti autori di delitti particolarmente odiosi, a introdurre nuove ostatitività alla concessione di misure alternative o addirittura nuove fattispecie di illecito o nuove aggravanti per coprire contesti devianti di particolare allarme sociale. È accaduto con i reati a sfondo sessuale, con il fenomeno dell’immigrazione irregolare, con i reati di genere, con i reati di corruzione.
di Serena Riformato
La Stampa, 17 settembre 2024
La solidarietà al segretario della Lega arriva anche da Tajani e dall’ungherese Orban. Le priorità sul tavolo sono la separazione delle carriere e la riforma della Bossi-Fini. La difesa di Matteo Salvini da parte della maggioranza, sul caso Open Arms, si sviluppa su due linee parallele. La prima: il sostegno pubblico, senza eccezioni e senza esitazioni, di tutto il centrodestra. La seconda: un’azione legislativa rinvigorita sui temi riportati sotto i riflettori dal processo, immigrazione e giustizia.
di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 17 settembre 2024
L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, prevista dalla legge del 9 agosto 2024 n. 114, ha sollevato critiche sostanziali, sia sul piano giuridico che su quello istituzionale. La recente memoria della Procura di Reggio Emilia, che solleva la questione di legittimità costituzionale della norma che ne ha disposto l’abrogazione, mette in luce le molteplici incongruenze che questa decisione legislativa ha generato, in particolare, per quanto riguarda la tutela del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione, ma anche per le possibili violazioni degli obblighi internazionali.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 17 settembre 2024
Il magistrato: “Il Parlamento disse sì all’indagine ma questo non equivale a condannare. Il vicepremier non è a processo per aver difeso i confini, ma per come lo ha fatto”. Nei commenti alla richiesta di condanna del ministro Salvini da parte dei Pm di Palermo oltre a diversi “toni forti”, colpisce la irrazionalità, quando non la stravaganza di non poche posizioni. Piuttosto che confrontarsi con la specificità del caso meglio buttare il pallone in tribuna: “Processo politico, magistratura politicizzata”, “Nefasta eredità del 92-93 Tangentopoli”. La riforma sui processi per i “reati ministeriali” è stata adottata con la legge costituzionale n.1 del 1989: Tangentopoli era di là da venire. Processo politico, si dice, ma la magistratura procede perché il Parlamento nel 2019 ha escluso che in questo caso “l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”. Un limite chiarissimo all’azione della magistratura posto dal testo della legge costituzionale del 1989. La valutazione “insindacabile”, come prevede la legge costituzionale, è certamente, come ogni valutazione del Parlamento, politica, e come tale criticabile da chi non la condivise. Ma se vi è un caso in cui l’iniziativa della Procura è stata un “atto dovuto” è proprio questo: il Parlamento ha “ordinato” di procedere all’indagine. Indagine, rinvio a giudizio, richieste della pubblica accusa non sono ovviamente condanna ed è del tutto lecito che se ne discuta e si propongano critiche.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 settembre 2024
Nell’agosto 2019 l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini impedì lo sbarco di centinaia di migranti, poi l’autorizzazione a procedere e la richiesta di sei anni di reclusione per il leader leghista. Che respinge le accuse. Matteo Salvini è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito, cinque anni fa, lo sbarco a Lampedusa dalla Open Arms di 147 migranti, comprese decine di minori, soccorsi nel Mediterraneo. Sabato la procura di Palermo ha chiesto per lui una condanna a sei anni di carcere. Ripercorriamo qui le tappe principali della vicenda.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 17 settembre 2024
Intervista al segretario di Magistratura democratica: “L’idea che tutto sia un complotto o una macchinazione inquina i rapporti tra le istituzioni. Alzano il livello dello scontro per cercare di imporre le loro riforme”. La richiesta di condanna a sei anni nei confronti di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms riapre, ancora una volta, il romanzone dello scontro tra forze politiche e magistratura, grande classico del dibattito pubblico italiano da almeno un trentennio a questa parte.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 settembre 2024
Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, chiamato come testimone al processo che vede imputato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda Cospito, ha ricostruito in aula, quanto avvenuto il 30 e il 31 gennaio 2023. Dopo le polemiche scaturite dalle dichiarazioni in aula Donzelli ha chiesto al sottosegretario Delmastro se le informazioni riferite su Cospito fossero o meno di natura riservata. “È stato nettissimo, ha detto: “sono cose che potevo dirti”“, spiega Donzelli. “Delmastro mi assicurò che quelle notizie che mi aveva riferito non erano riservate - dice il testimone -. Lui mi disse di averlo chiesto anche al magistrato Sebastiano Ardita che gli assicurò che non c’era alcuna violazione”. Ardita, lo ricordiamo, ha diretto la direzione generale detenuti del Dap ed è stato componente togato del Csm. “Il 30 ho avuto il primo colloquio con Delmastro - ha detto ancora Donzelli - in generale sul rapporto tra Cospito e altri detenuti e lì mi ha accennato qualcosa, ma le parole specifiche che ho citato sono invece del 31 mattina” quando ho incontrato il sottosegretario alla Giustizia casualmente “in Transatlantico. Ho preso appunti sul cellulare e su un fogliettino. E poi sono andato a elaborare gli appunti prima dell’intervento in aula. Ho pensato che fosse necessario evidenziare in Parlamento quanto fosse utile difendere il 41 bis. Perché ero preoccupato delle posizioni che avevo visto.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 settembre 2024
Donzelli ascoltato al processo contro il sottosegretario alla Giustizia, accusato di rivelazione di segreto sul caso Cospito: “Mi disse che non erano notizie riservate, non mi mostrò documenti”. Delmastro, insomma, con una memoria infallibile avrebbe riferito a Donzelli in Transatlantico le esatte parole contenute nelle relazioni ricevute dal Dap. Un sottosegretario dalla memoria prodigiosa. Andrea Delmastro come Pico della Mirandola. È l’immagine che emerge dal processo in corso a Roma nei confronti del sottosegretario alla Giustizia, imputato di rivelazione di segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Ieri, davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del tribunale penale di Roma, è stata la volta del testimone più atteso: Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, amico nonché coinquilino di Delmastro, ma soprattutto colui che fece esplodere il caso che poi ha portato il suo collega di partito a processo. Il 31 gennaio 2023, infatti, Donzelli intervenne alla Camera rivelando il contenuto di alcune informative del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) su colloqui avvenuti in carcere tra Cospito e due mafiosi al 41 bis, lanciando una dura accusa contro i parlamentari del Pd che avevano incontrato in carcere l’anarchico, all’epoca in sciopero della fame: “Voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello stato o dei terroristi con la mafia!”. I colloqui di Cospito erano contenuti in atti che erano stati richiesti dal sottosegretario Delmastro e che erano classificati come “a limitata divulgazione”, cioè non sarebbero dovuti uscire dal ministero della Giustizia.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 17 settembre 2024
Si è tolto la vita John Ogais, il detenuto nigeriano ristretto nel carcere di Ariano Irpino che l’altra notte aveva appiccato un incendio nella cella e poi aveva aggredito tre agenti mandandololi all’ospedale. È stato trovato impiccato nella cella di isolamento. Gli agenti hanno tentato di strapparlo alla morte. Purtroppo, è stato inutile. Il detenuto aveva 32 anni.
- San Gimignano (Si). Torture al carcere di Ranza: iniziato il processo di appello per i 15 agenti
- Roma. Nelle carceri minorili le rivolte diventeranno strutturali
- Napoli. “Il caffè di Secondigliano”, parte progetto nel carcere
- Milano. Giovani detenuti al lavoro come figure di supporto in Centri Diurni per disabili
- Vibo Valentia. Il Comune impiega tre ex detenuti per la piccola manutenzione









