di Maria Novella De Luca
La Repubblca, 16 settembre 2024
Valanga di audizioni perché non arrivi in Aula: ignorati gli appelli della Consulta. Il Pd: “Siamo all’ostruzionismo, la battaglia slitta ancora. Chiamate sigle improbabili solo per perdere tempo”. E sempre più malati per il diritto a morire prendono la via della Svizzera. La sofferenza può attendere, la Politica ha altro da fare. Si apre con una nuova sconfitta sul fronte della legge sul suicidio assistito questo autunno 2024, segnato ormai da decine e decine di malati terminali e persone con gravissime disabilità che si mettono in viaggio verso la Svizzera per essere aiutati a morire, in un infinito pellegrinaggio del dolore. O scelgono di restare e combattere - a volte per anni - nei tribunali di tutta Italia per ottenere la libertà di scelta sul fine vita.
di Paolo Dimalio
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2024
Ecco perché le rassicurazioni del governo non stanno in piedi. La filiera della canapa è a un passo dal baratro, dopo il sì della Camera dei deputati all’articolo 18 del disegno di legge Sicurezza. Manca solo il timbro del Senato, per cancellare un comparto economico con 13 mila lavoratori e 3 mila aziende. Gli imprenditori sono scesi in trincea, perfino Coldiretti è sul piede di guerra. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida tace, le uniche parole memorabili furono di scherno: “Cannabis light? Meglio il thc”.
di Domenico Quirico
La Stampa, 16 settembre 2024
Si intravedono gli “Stati uniti del tank”, tenuti insieme dalla volontà di costruire armi e da una difesa “necessaria”. Il paradosso è che quello che unirà veramente il Continente non saranno pace e diritti, ma l’industria militare. Sì, è vero, ci siamo sbagliati. Spieghiamoci lealmente: perché probabilmente non si è chiuso un capitolo, si è chiusa una Storia. Son troppe le cose che si intravedono in filigrana rispetto a quelle che si vedono di acchito. Guerre e crisi rovesciano sempre le gerarchie delle evidenze e anche delle utopie. L’Europa, ahimè!, perennemente incompiuta di Spinelli e Schumann si realizzerà dunque attraverso il carro armato, il missile, il caccia intercettatore, il drone? Si intravedono gli Stati uniti del tank! Costruire insieme armi sbaraglierà le barricate dei pestiferi egoismi e sovranismi? Il business comunitario della Difesa, astuta metafora, sembra essere la nuova frontiera che non conosce ostacoli, solo cifre, risultati e incassi. Si levano gli esegeti: la storia è cambiata, l’odio lussureggia, nel continente cozzano e si impattano furori, spedizioni punitive, aggressioni. Siamo al corpo a corpo abituale, bisogna difendersi. Se poi questo arrotonda i conti capitalistici, rilancia l’economia meglio ancora.
di Domenico Quirico
La Stampa, 16 settembre 2024
Si intravedono gli “Stati uniti del tank”, tenuti insieme dalla volontà di costruire armi e da una difesa “necessaria”. Il paradosso è che quello che unirà veramente il Continente non saranno pace e diritti, ma l’industria militare. Sì, è vero, ci siamo sbagliati. Spieghiamoci lealmente: perché probabilmente non si è chiuso un capitolo, si è chiusa una Storia. Son troppe le cose che si intravedono in filigrana rispetto a quelle che si vedono di acchito. Guerre e crisi rovesciano sempre le gerarchie delle evidenze e anche delle utopie. L’Europa, ahimè!, perennemente incompiuta di Spinelli e Schumann si realizzerà dunque attraverso il carro armato, il missile, il caccia intercettatore, il drone? Si intravedono gli Stati uniti del tank! Costruire insieme armi sbaraglierà le barricate dei pestiferi egoismi e sovranismi? Il business comunitario della Difesa, astuta metafora, sembra essere la nuova frontiera che non conosce ostacoli, solo cifre, risultati e incassi. Si levano gli esegeti: la storia è cambiata, l’odio lussureggia, nel continente cozzano e si impattano furori, spedizioni punitive, aggressioni. Siamo al corpo a corpo abituale, bisogna difendersi. Se poi questo arrotonda i conti capitalistici, rilancia l’economia meglio ancora.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 16 settembre 2024
West Bank in declino allarmante tra violenze dei coloni e distruzione delle infrastrutture. L’Onu: “Economia palestinese in ginocchio dopo undici mesi di guerra. Gaza è in rovina”. L’economia palestinese è in ginocchio dopo 11 mesi di offensiva militare israeliana a Gaza. È quanto affermano le Nazioni Unite in un lungo, dettagliato rapporto pubblicato pochi giorni fa. Pedro Manuel Moreno, vicesegretario dell’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ha usato parole dure e allarmate: l’intera economia palestinese è in caduta libera, e quella di Gaza, in particolare, è “in rovina”. Il rapporto mette in luce la portata della devastazione economica che supera di molto l’impatto di tutte le offensive su Gaza precedenti, nel 2008, 2012, 2014 e 2021. A Gaza, si legge “i processi di produzione sono stati interrotti o decimati, le fonti di reddito sono scomparse, la povertà si è intensificata e ampliata, interi quartieri sono stati sradicati e le comunità sono distrutte”, un quadro accompagnato da numeri, che non giungono nuovi. Già lo scorso gennaio l’Unctad aveva diffuso i dati sull’ultimo trimestre del 2023: nei primi novanta giorni dell’offensiva, il prodotto interno lordo di Gaza era già crollato dell’80%.
di Narges Mohammadi*
Corriere della Sera, 16 settembre 2024
In esclusiva, a due anni da quel giorno, pubblichiamo la lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ci ha mandato da Evin, il carcere più famigerato in Iran. È il 16 settembre 2022 quando Mahsa Zhina Amini, una ragazza curda di 22 anni, muore in un ospedale a Teheran dopo 72 ore di coma. L’hanno ridotta così i calci e i pugni della polizia morale del regime per una ciocca di capelli che le esce dal velo. Da quel giorno, migliaia di ragazze e ragazzi, e poi donne e uomini, scendono per le strade per chiedere la fine del regime. Nei mesi successivi la dittatura uccide oltre 600 manifestanti e incarcera più di ventimila attivisti. Le proteste diminuiscono, le strade si svuotano. Il regime impicca, ricatta, punisce, ma non riesce a fermare la nascita e l’espansione - fuori e dentro il Paese - del movimento Donna, Vita, Libertà: una rivoluzione sociale nel nome di Mahsa Amini e di tutte le donne iraniane senza diritti, che spaventa gli ayatollah. In esclusiva, a due anni da quel giorno, pubblichiamo la lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ci ha mandato da Evin, il carcere più famigerato in Iran. Mohammadi fa il punto di questo tempo incerto e di cambiamento mentre annuncia uno sciopero della fame per il secondo anniversario del movimento “Donna, Vita, Libertà” e dell’uccisione di Mahsa (Zhina) Amini. Con lei, 34 compagne di cella.
di Giampiero Catone
La Discussione, 15 settembre 2024
Sono passati decenni dall’ultima amnistia. Per i reati minori e solo per quelli servono percorsi rieducativi. L’impegno di sacerdoti e volontari per una nuova umanità. “Aprirò una Porta santa in carcere”. Sono le parole cariche di speranza annunciate da Papa Francesco. Un prezioso intento che diffonde una luce di misericordia in un contesto che si fa giorno dopo giorno più drammatico: nelle carceri italiane i suicidi sono una emergenza intollerabile, il sovraffollamento è una condizione disumana, così come le difficoltà di tutto il personale che è esposto a mille problemi e rischi. Ciò che serve sono pene giuste, severe ma in un contesto profondamente diverso civile e umano da quello che oggi viviamo in Italia.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
“In galera, in galera!”, gridava Giorgio Bracardi. Rischia la galera chi occupa abusivamente una casa, chi blocca una strada o una ferrovia (già battezzata “norma anti-Gandhi”), chi commette misfatti nelle adiacenze di una stazione ferroviaria. Il provvedimento in esame alla Camera, fortemente voluto dal governo Meloni, ha introdotto nuovi reati, aggravanti, inasprimenti di pene e criminalizzazione del dissenso. Il ddl Sicurezza inserisce nel Codice penale anche un nuovo articolo, il 415-bis, denominato “rivolta all’interno di un istituto penitenziario”, prevedendo come pena base la reclusione da due a otto anni.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 15 settembre 2024
Il caos implode tra le sbarre delle patrie galere sotto il peso della sua incapacità, e nonostante questo cerca consenso tra le sue rovine. È noto nella storia dell’umanità che, di fronte agli errori, si cerchi sempre un “colpevole” lontano da sé stessi, come per il carcere, sprofondato in un caos totale, schiacciato da regole obsolete, condannato ad un fallimento ormai evidente a tutti. I fatti riportati dai mass media mostrano il sistema penitenziario italiano in pieno conflitto interno, un colosso al collasso, vittima di una cronica mancanza di visione strategica e di una palese attesa del cosa fare e del dove andare. Anziché affrontare le cause profonde della crisi del sistema carcerario, chi governa ha trasformato le carceri in vere e proprie zone di conflitto, rispondendo alla violenza con altra violenza, anziché il dialogo; dando così avvio ad un circolo vizioso che anche volesse intraprendere la strada per migliorare, non fa che peggiorare la situazione.
di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 15 settembre 2024
Invece che prevedere che nessun bambino possa mai finire dietro le sbarre, la maggioranza rende più facile che madre e piccolo (anche quello non ancora nato) finiscano in galera. Con buona pace di pedagogisti e democrazia. Più duri persino dell’articolo 146 del Codice Rocco, approvato sotto il fascismo. I parlamentari di maggioranza non hanno avuto esitazione, nell’introdurre 24 nuovi reati e aggravanti, a premere sull’acceleratore della sicurezza, nemmeno fossimo in uno stato d’emergenza, e a sancire che sì, in Italia si può anche nascere in carcere o esservi detenuti fin dai primissimi mesi di vita. E così se nel 1930 si pensava al “superiore interesse del minore” stabilendo che “esecuzione della pena è differita in primis se deve avere luogo nei confronti di donna incinta; in secondo luogo se deve avere luogo nei confronti di madre di infante di età inferiore a 1 anno”, nel 2024 si rende questa norma “facoltativa”.
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