di Stefania Valbonesi
perunaltracitta.org, 15 settembre 2024
È ormai passato quasi un anno e mezzo, da quell’aprile del 2023 quando la Corte d’Assise d’Appello di Torino comminò ad Alfredo Cospito 22 anni e alla sua compagna Anna Beniamino 18. In quell’occasione, fece la sua ultima apparizione pubblica. Da allora, sul suo caso e su di lui, è calato un assoluto silenzio. Eppure, la questione sollevata da Alfredo Cospito, l’anarchico al 41 bis che portò avanti un lungo sciopero della fame (iniziato il 20 ottobre 2022, conclusosi il 19 aprile 2023) per sensibilizzare l’opinione pubblica sul trattamento dei condannati al 41bis, era diventato tema caldo di dibattito sociale e politico. Cospito interruppe il digiuno nel momento in cui la Corte Costituzionale ritenne costituzionalmente illegittimo l’articolo del codice che “vieta al giudice di considerare eventuali circostanze attenuanti come prevalenti sulla circostanza aggravante della recidiva nei casi in cui il reato è punito con la pena edittale dell’ergastolo”. Per mesi il dibattito rimase aperto sui media e nell’agone politico, ma anche nelle piazze dove cortei e movimenti di sostegno si alternavano, con una scia di condanne che non coinvolse solo gli anarchici. La condanna successiva alla sentenza della Suprema Corte, fu, come ricordavamo, di 22 anni per Cospito e di 18 per Anna Beniamino, la compagna, anche lei ritenuta parte attiva nell’attentato di Fossano, tuttavia non in regime di 41bis.
Il Dubbio, 15 settembre 2024
Per Samuele Ciambriello, Garante della regione Campania e portavoce nazionale si rischia “un impatto esplosivo sul sistema penitenziario”. Il Portavoce e il Coordinamento della conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale esprimono “ancora una volta preoccupazione per lo scollamento tra la realtà drammatica delle carceri italiane e i provvedimenti normativi già promulgati o in corso di approvazione”. È quanto si legge in un comunicato che critica fortemente il ddl Sicurezza in discussione in Parlamento. “Sovraffollate e con un numero altissimo di suicidi tra persone detenute e agenti di polizia penitenziaria, le carceri sono una polveriera: esasperazione, abbandono e indifferenza verso il modo dell’esecuzione della pena, che non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, fanno di questo momento storico il più delicato dopo la sentenza “Torreggiani” della Corte europea dei diritti dell’uomo”, si legge ancora.
di Francesco Boezi
Il Giornale, 15 settembre 2024
Niente più rinvio obbligatorio della pena per le madri condannate, sia nel caso in cui siano in stato interessante sia qualora abbiano bambini di al massimo un anno. Questa è la novità più rilevante tra quelle contenute nell’articolo 12 dell Ddl sicurezza, che sta per ricevere il via libera dalla Camera dei deputati. I parlamentari proseguiranno con l’esame approfondito del decreto nella prossima settimana. Un provvedimento che la sinistra continua a contestare ma su cui la maggioranza non ha dubbi. “Gli slogan dei contrari si commentano da soli”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riferendosi all’intero pacchetto. E il governo ha una linea consolidata e unitaria: la sicurezza come priorità assoluta. Il centrodestra, poi, è convinto che lo stato dell’arte, almeno prima di questo Ddl, non producesse effetti concreti.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
Sei anni per aver trattenuto illegalmente 147 persone a bordo di una nave, “piegando strumentalmente le norme alla strategia dei porti chiusi”, non sono una richiesta politica contro l’atto politico di un ministro. Sono piuttosto la valutazione giuridica di un comportamento considerato illegittimo in base alle leggi nazionali e alle Convenzioni internazionali. Un reato, secondo la valutazione dei pubblici ministeri, commesso non per attuare la linea politica di un governo, bensì l’autopromozione della propria personale posizione. Anche in chiave elettorale. È il punto chiave, per quanto scivoloso, del processo e dell’atto d’accusa finale: alla sbarra non è la politica ma il comportamento di un politico, ribadiscono i pm, sapendo che la difesa ha battuto e batterà proprio su questo punto.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
Con la richiesta di condanna a 6 anni dei pm di Palermo che hanno indagato sull’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda Open Arms, è scattata l’offensiva d’autunno della Lega, inaugurata con il video su sfondo nero profondo del vicepremier. Il processo diventa così l’occasione per chiamare i militanti alla protesta anche di piazza contro i “processi politici”. I tipografi abituali della Lega sono già allertati: a ore riceveranno i file dei volantini, con citazione di frasi della requisitoria dei pm, che saranno distribuiti nelle centinaia di gazebo che il partito sta organizzando per i prossimi fine settimana. Fino al 18 ottobre, quando la legale del segretario leghista - Giulia Bongiorno - terrà a Palermo la sua arringa difensiva. Per quel giorno, Salvini ha precettato i parlamentari: dovranno essere tutti di fronte al Tribunale, sfondo anche di una manifestazione di piazza. Una fragorosa iniziativa che, in un’intervista a Libero, Salvini ha spiegato così: “C’è una responsabilità politica della sinistra, che ha deciso di vendicarsi del sottoscritto mandandomi a processo. Un film già visto con Silvio Berlusconi e che stiamo vedendo - per certi aspetti - perfino con Donald Trump”.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 15 settembre 2024
Mai, forse, neppure ai tempi di Berlusconi - che comunque alla fine accettò ed espiò la sua condanna - lo scontro tra governo e magistratura aveva toccato punte così alte. Ed è la presidente del consiglio, non direttamente interessata al processo di Palermo, a difendere il suo vice, che dopo le richieste della pubblica accusa rischia ora una pena molto pesante, di sei anni. Talmente dura da chiedersi se davvero, da condannato, potrebbe tranquillamente continuare a svolgere il suo compito nell’esecutivo. All’epoca dei fatti - governo gialloverde Conte 1, Salvini ministro dell’Interno, talmente convinto di avere nelle vele il vento dell’opinione pubblica che pochi mesi dopo farà saltare il banco nella tragicomica crisi del Papeete - Meloni era all’opposizione. Il centrodestra, che per un soffio non aveva vinto le elezioni nel 2018, si era spaccato, con il leader della Lega che aveva sentito il richiamo della sirena populista ed era andato all’abbraccio dei 5 stelle. Con quali risultati, a partire dalla procedura d’infrazione europea per la mancata correzione dei conti, lo si ricorderà. E con una gara tra il Capitano leghista e l’allora capo politico pentastellato Di Maio a chi faceva la faccia più feroce contro i migranti naufraghi nel Canale di Sicilia.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 15 settembre 2024
Non c’è solidarietà umana né lealtà di coalizione dietro la sguaiata difesa che Meloni fa di Salvini, accusato di un reato assai grave, compiuto e rivendicato sotto gli occhi dell’opinione pubblica quando il capo della Lega era in una stanza a palazzo Chigi e l’attuale presidente del Consiglio all’opposizione. Ogni giorno e in ogni occasione possibile, che si tratti di nomine o scelte politiche importanti, i due si danno infatti battaglia in una perenne campagna elettorale all’interno dello stesso bacino di consenso.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 15 settembre 2024
Nel provvedimento di scarcerazione e trasferimento presso una Rsa, è evidenziato il ruolo di quei compagni di cella del carcere di Bollate, definiti dai giudici “caregiver”, che hanno assistito e supportato l’ex boss non appena si sono manifestati i primi segni di demenza. Nell’ultima parte della storia di Renato Vallanzasca in prigione, quella del declino che ha portato i giudici a farlo uscire dopo 52 anni, c’è una storia di solidarietà da raccontare. I protagonisti sono alcuni detenuti, definiti dai giudici “caregiver”, che lo hanno aiutato nel carcere di Bollate da quando ha iniziato a manifestare i primi segni della demenza alla totale perdita dell’autonomia. Tino Stefanini, l’ex esponente della ‘mala della Comasina’ che spesso visitava l’amico in carcere, racconta all’AGI che “lo raccoglievano da terra quando cadeva dal letto, lo aiutavano a mangiare, lo accompagnavano nei suoi spostamenti sempre più difficili, non solo da quando era nel reparto infermeria ma già da quando si sono manifestati i primi segni della malattia”.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 15 settembre 2024
Prime sentenze sul reato cancellato. C’è l’agente della penitenziaria che rifila un ceffone a un ragazzo nel carcere minorile “Ferrante Aporti”; il carabiniere che molla uno schiaffo a un’automobilista, alla fine di un diverbio per un controllo stradale; e c’è il poliziotto che maltratta, con le stesse non garbate modalità, un immigrato rinchiuso nel Cpr. Sembra l’incipit di una barzelletta, ma (purtroppo) non c’è molto da ridere: cos’hanno in comune? Tutti prosciolti - in episodi e procedimenti diversi, davanti al gup - con la formula imposta dall’ultima modifica legislativa: “non doversi procedere”, trattandosi di fatti non più previsti dalla legge come reato. Del resto, erano tutti accusati di abuso d’ufficio, reato abrogato dalla legge Nordio, entrata in vigore lo scorso 25 agosto. Va da sé, è stata la stessa Procura ad aver chiesto - correttamente - il proscioglimento per gli imputati, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Enrico Calabrese e Carmine Ventura.
di Elisa Sola
La Stampa, 15 settembre 2024
L’accusa per i ragazzi che alimentarono la sommossa la notte tra il 1 e il 2 agosto, le manette sono scattate in tutta Italia. Devastazione e saccheggio. È questo il reato, che prevede pene severe, contestato ad undici minorenni considerati organizzatori e promotori della rivolta scoppiata il primo agosto al Ferrante Aporti di Torino. Una sommossa durata dodici ore, nata con un primo rogo appiccato nella biblioteca del piano terra. E terminata con mazzate e colpi di spranghe ai computer degli uffici e ai lavandini dei bagni. Dopo quella notte di fuoco, il carcere minorile di Torino era stato dichiarato parzialmente inagibile. I detenuti erano stati trasferiti in altre Regioni.
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