di Leonardo Martinelli
La Repubblica, 26 maggio 2024
In centinaia hanno sfilato per protestare contro la raffica di arresti di giornalisti, avvocati e difensori dei diritti civili avvenuti negli ultimi giorni. Ma la rabbia si è rivolta anche verso l’Italia accusata di tenere in vita i rapporti tra il presidente tunisino e l’Europa. “Saied figlio bastardo degli italiani”. E “Meloni complice del dittatore”. Sono solo alcuni degli slogan urlati per le strade di Tunisi, nel tardo pomeriggio di venerdì, da una folla costituita perlopiù da giovani, che avanzava per le strade della città. L’Italia e la sua premier, l’amica di Kais Saied, il presidente tunisino, all’origine di una deriva autoritaria sempre più accelerata, erano in cima alle preoccupazioni dei manifestanti, lo sfogo della loro rabbia. Il corteo era stato indetto dopo gli arresti degli ultimi giorni di giornalisti, avvocati e rappresentanti della società civile. Ma la rabbia si è subito scaricata sull’Italia, che attraverso Meloni (ha effettuato quattro visite a Tunisi in poco meno di un anno) tiene attivo un ultimo legame di Saied all’Europa.
di Mauro Armanino*
Il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2024
Le frontiere esistenti tra il Niger dei colonnelli e il Benin di Patrice Talon, re del cotone indiscusso e presidente del Paese, sono vergognosamente chiuse. A causa delle sanzioni applicate in risposta al golpe militare di fine luglio dell’anno scorso, centinaia di camion e container sono bloccati dall’altra parte del ponte. Adesso è pure l’innocua piroga, che permetteva ai passeggeri di attraversare il fiume Niger, ad aver ricevuto l’ordine di arresto. Ciò significa che, come in un lontano passato, le frontiere tra i due Paesi confinanti sono completamente chiuse o quasi. In effetti c’è il disputato oleodotto che trasporta petrolio ‘cinese’ dal Niger alla costa atlantica del Benin che mantiene in vita una frontiera che altrimenti sarebbe del tutto invalicabile. Il libero movimento di persone e beni nello spazio dei Paesi dell’Africa Occidentale, in breve la tanto contestata Cedeao, si allontana dalla realtà una volta di più.
di Leonardo Martinelli
La Repubblica, 26 maggio 2024
“Utilizzati come schiavi per truffe online”. Decine di ragazzi tra i 20 e i 30 anni hanno riposto ad annunci di lavoro in Tailandia nel mondo del tech per poi finire nelle cittadelle della cybercriminalità. Per 17 ore al giorno adescavano potenziali vittime su social e app, parlando con loro, con il volto e la voce modificati dall’intelligenza artificiale. Una storia incredibile, una nuova schiavitù dai percorsi davvero globalizzati. Diverse decine di marocchini (ma secondo il quotidiano Le Monde, sarebbero già quasi 200) sono tenuti prigionieri in campi di lavoro nel Myanmar, l’ex Birmania, utilizzati per truffare online persone in tutto il mondo, ma soprattutto americani: giocatori d’azzardo, ma anche chi vorrebbe una storia d’amore o procurarsi un business proficuo. In che modo dei giovani fra i 20 e i trent’anni, in arrivo dal Marocco, si sono ritrovati schiavi dall’altra parte del mondo? E in conglomerati controllati dalle mafie cinesi?
di Diego Mazzola
L’Unità, 25 maggio 2024
Dobbiamo ricordare le parole di Thomas Mathiesen: “La prigionizzazione è l’opposto stesso della riabilitazione, ed è l’ostacolo maggiore sulla strada del reinserimento nella società”. Prendendo per sacra l’affermazione della responsabilità penale personale, si è permesso che un numero impressionante di cittadini venisse lasciato “sopravvivere”, quando ci è riuscito, alle vie nazionali al gulag, deprivandolo della dovuta partecipazione alla vita civile, al processo democratico e liberale della riconciliazione e del reinserimento. Sappiamo che non poche, ormai, sono le associazioni che si occupano di carceri e di come “uscire” dalla società carceraria, la quale è comunque un aspetto dell’illusione totalitaria, sempre pronta a svuotare dei suoi contenuti la Carta Internazionale dei Diritti Umani.
di Aurora Nicosia
cittanuova.it, 25 maggio 2024
La cultura repressiva come unica risposta al male sociale è una sconfitta per tutti. Urge riformare il sistema carcerario. Dibattito aperto nel corso del convegno promosso da Città Nuova e Melagrana Napoli “Giustizia dentro e fuori le mura. Il carcere e la comunità”, svoltosi lo scorso 18 maggio nella città partenopea. I numeri sono impietosi e parlano da sé: in Italia, stando ai dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 30 aprile scorso, sono presenti 61.297 detenuti a fronte di una capienza regolamentare che prevede 51.167 posti disponibili. Maglia nera alla Lombardia con +2.755, seguita da Puglia con +1.486, Lazio (+1.483), Campania (+1.362). Regioni “virtuose” la Sardegna che ha 458 posti liberi, la Valle D’Aosta con -39, il Trentino-Alto Adige con -21.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 maggio 2024
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’avvio di una maratona oratoria a livello nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla drammatica situazione delle carceri italiane. L’iniziativa, che prenderà il via mercoledì prossimo, 29 maggio, sarà coordinata dall’Ucpi con il supporto dell’Osservatorio Carcere e vedrà coinvolte tutte le Camere Penali territoriali. Le maratone oratorie si svolgeranno in luoghi pubblici e proseguiranno fino a data da destinarsi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 25 maggio 2024
“Io non ho mai perso la speranza. Mai. Sono soddisfatto solo di una cosa, che ora da qualche parte c’è scritto che non ho commesso il fatto. È stata una grande sofferenza. Mi sono chiesto tante volte perché, ma non ho mai trovato una risposta”. Poco prima di essere assolto, Beniamino Zuncheddu era diventato fragile. Chi gli è stato vicino, riuscendo alla fine a dimostrare che non ha mai commesso quel triplice omicidio per il quale era stato condannato all’ergastolo, passando 33 anni di vita in carcere, non lo aveva visto così in pericolo nemmeno quando sembrava destinato a passare l’intera esistenza dietro le sbarre.
di Stefano Baudino
lindipendente.online, 25 maggio 2024
Con l’introduzione del nuovo reato di rivolta in carcere, previsto dal nuovo pacchetto di sicurezza (la cui discussione alla Camera è prevista per il periodo immediatamente successivo alle elezioni europee), il governo ha autorizzato la creazione di un nuovo reparto di polizia carceraria, incaricato specificamente di sedare le rivolte. Con il decreto ministeriale del 14 maggio 2024 è infatti stato istituito il G.I.O., il Gruppo di Intervento Operativo. Il nucleo sarà articolato in un ufficio centrale e vari uffici territoriali e sarà alle dirette dipendenze del DAP, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
di Nicolò Cenetiempo
MicroMega, 25 maggio 2024
Se è vero che un tempo nelle carceri italiane la stragrande maggioranza dei detenuti era di religione cattolica, attualmente le proporzioni non sono più così schiaccianti. Ciononostante, ancora oggi la religione cattolica trova nelle nostre prigioni una corsia preferenziale rispetto agli altri culti. Con buona pace della laicità dello Stato.
di Federico Capurso
La Stampa, 25 maggio 2024
Il nuovo ddl Sicurezza, ora in discussione alla Camera, dopo aver previsto l’introduzione del nuovo reato di “resistenza passiva” negli istituti penitenziari, con cui si rendono punibili fino a otto anni di carcere i casi di protesta pacifica dei detenuti, punta ora a inasprire le misure contro chi vuole manifestare contro la realizzazione di opere pubbliche. Matteo Salvini da tempo si lamenta dei tanti comitati che in tutta Italia si battono per evitare la realizzazione di infrastrutture a lui care, come il Ponte sullo Stretto. Così, adesso, il deputato leghista Igor Iezzi presenta un emendamento al ddl Sicurezza che va proprio nella direzione indicata dal leader.
- La Corte europea dei diritti dell’uomo prende a ceffoni la malagiustizia
- Caso Mori, l’Anm ora attacca tutti: “Così denigrano i magistrati”
- Mori è innocente: nove sentenze ai pm non possono bastare?
- Campania: “Troppi fascicoli arretrati e il carcere per i minori non è la soluzione”
- Siracusa. Tra il 30 e il 40% dei detenuti richiede cure e terapie psichiatriche











