di Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 25 maggio 2024
Efferato. Parola che ci trasporta dall’umano al bestiale. Aggettivo a cui solitamente ricorriamo per definire l’azione piuttosto che chi la compie. Parliamo di delitto efferato, di omicidio efferato. Eppure l’atto feroce, che allontana dall’umana comprensione, riguarda chi lo subisce come anche chi lo compie. Efferato è allora il regime iraniano. Nell’elenco dei paesi membri dell’ONU risponde al nome di “Repubblica Islamica dell’Iran”. Preferisco chiamarlo teocrazia misogina che come una belva feroce con indomita violenza si nutre di corpi umani e di questa ferocia campa. In meno di un mese, il regime dei Mullah si è preso anche il corpo di donne e minori, giustiziandoli in varie parti del Paese.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 24 maggio 2024
Una settimana fa il convegno intitolato “Io non so parlar d’amore” si è poi tenuto davvero, al carcere Due Palazzi di Padova, organizzato da Ristretti Orizzonti, e ispirato alla sentenza di gennaio della Corte Costituzionale secondo cui, in sostanza, non c’è bisogno di alcuna legge ad hoc per riconoscere il diritto dei detenuti, e dei loro famigliari, a non essere amputati della propria vita affettiva e sessuale, e che si tratta soltanto (soltanto!) di metterlo in pratica. Si può riconoscere qui un elemento costitutivo del supposto stato di diritto: che c’è sempre bisogno di chiarire di che cosa non c’è bisogno. Lo si sta chiarendo da almeno tre o quattro decenni, mentre altrove lo si fa come una cosa ovvia, in Norvegia o in Albania, e in altri 29 paesi!
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 24 maggio 2024
Siamo stati auditi come Nessuno tocchi Caino dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dei deputati che sta esaminando l’ennesimo disegno di legge detto “sicurezza”. Ci sono cose buone e giuste come quelle in materia di lavoro in carcere. Ma poi c’è, immancabile, la batosta sanzionatoria a tutela dell’ordine e della sicurezza nelle carceri. In un istituto di per sé penitenziario si pensa che legge e ordine possano essere assicurati dalla minaccia di ulteriori pene e dalla esclusione dai benefici penitenziari. Al reato di “Istigazione a disobbedire alle leggi” previsto dall’articolo 415 del codice del Ventennio, il Parlamento della Repubblica aggrava: “la pena è aumentata se il fatto è commesso all’interno di un istituto penitenziario ovvero a mezzo di scritti o comunicazioni diretti a persone detenute”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 maggio 2024
Il presidente del Cnf: “Il divorzio tra giudici e pm è indispensabile, anche l’inserimento dell’avvocato nella Carta necessario per riequilibrare il sistema”. Suspence sulla riforma costituzionale di Nordio, il cui testo a via Arenula è pronto, ma che non è ancora stata messa all’ordine del giorno di Palazzo Chigi. Intanto il presidente del Cnf avverte: “La modifica è indispensabile, ora il giusto processo non esiste”. Il disegno di legge costituzionale su separazione delle carriere e riforma del Consiglio superiore della magistratura è praticamente pronto. Lo riferiscono fonti del ministero della Giustizia. Si attende ora solo di conoscere da Palazzo Chigi, che definisce gli ordini del giorno, la data in cui il provvedimento, insieme ad altri decreti legge in materia di giustizia - compreso uno sulle carceri - finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 maggio 2024
Per la Corte Europea la legge italiana non offre garanzie adeguate. L’avvocato Stefano Giordano chiederà un incontro con il ministro Nordio. In Italia l’autorità giudiziaria abusa delle intercettazioni senza alcun valido motivo e, come se non bastasse, non esistono rimedi interni alla nostra legislazione per opporsi. È per questo motivo che la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (Cedu) condanna il nostro Paese attraverso la sentenza Contrada contro Italia, che riguardava la liceità dell’intercettazione delle conversazioni telefoniche del ricorrente e la perquisizione della sua abitazione e di altri beni. Parliamo in particolare dell’operazione svolta dalla Procura generale di Palermo - titolari l’allora Procuratore generale Roberto Scarpinato (ora senatore del Movimento 5Stelle e componente della commissione Antimafia) e i sostituti Domenico Gozzo e Umberto De Giglio - la quale aveva disposto la perquisizione non solo dell’attuale abitazione dell’ex 007 Bruno Contrada, ma anche di altri due immobili, perché - scriveva la Procura - “esiste fondato motivo di ritenere, sempre sulla base di elementi acquisiti in questo procedimento, che Contrada abbia ancora la disponibilità di documenti”. Contrada, però, non faceva parte di alcun procedimento penale. Ovviamente fu un buco nell’acqua.
di Andrea Sceresini
Il Manifesto, 24 maggio 2024
Sull’assassinio di Rocchelli e Mironov nel Donbass ad opera dell’esercito ucraino ora sappiamo tutto, ma riaprire il procedimento contro i responsabili in questo momento appare difficile. Secondo i genitori “prima o poi dovrà essere riaperto, e si dovrà agire contro i comandanti dei due reparti che quel giorno erano presenti sulla collina”. Oggi il ricordo del reporter a Pavia. Esattamente dieci anni fa, il 24 maggio del 2014, Andy Rocchelli e Andrej Mironov sono stati assassinati mentre facevano il loro dovere di reporter sul fronte di Sloviansk, in Ucraina. Oggi, nonostante il silenzio che avvolge questa vicenda, sulle loro morti sappiamo praticamente tutto, compresi i nomi di chi le ha provocate ma probabilmente non sarà mai condannato.
di Gianni Giacomino
La Stampa, 24 maggio 2024
Gallo: “Il ministro dopo l’ispezione non ha fatto nulla”. Non ha retto al carcere e si è suicidata ieri mattina, nel bagno della sua cella della sezione femminile del carcere Lorusso e Cotugno. Mariassunta Pulito, 64 anni di Caltanissetta, era accusata assieme al marito di aver violentato il loro padrone di casa, un uomo di 65 anni Cogne. Era in custodia cautelare dal 26 marzo, quando era stata arrestata dai carabinieri. Alle 7,30 è stata trovata morta dagli agenti della polizia penitenziaria: si era soffocata con un sacchetto di plastica in testa e legato attorno al collo con un laccio. Secondo quanto ricostruito, ha aspettato che la sua compagna di cella uscisse per andare nel bagno e togliersi la vita.
di Andrea Ossino
La Repubblica, 24 maggio 2024
La storia di Massimiliano Sparacio, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di Luca Palli, l’uomo che lo perseguitava. Adesso non mangia, scrive al governo e chiede che venga raccontata tutta la verità. Rinchiuso nella cella in cui dovrà trascorrere 30 anni della sua vita, Massimiliano Sparacio non mangia. Da tre mesi è in sciopero della fame. Perché dopo aver invano scritto lettere al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Matteo Salvini e Carlo Nordio, ha pensato che questo fosse l’unico modo per essere ascoltato.
Corriere della Sera, 24 maggio 2024
Per ogni minore sarà realizzato un piano educativo che potrà prevedere azioni socialmente utili per l’apprendimento e lo sviluppo di competenze e abilità. Il progetto di giustizia riparativa è della Cattolica di Brescia e i minori saranno seguiti da un’equipe di giovani professionisti, composta da studenti di una Scuola di specializzazione della facoltà di Psicologia con la partecipazione della Direzione generale per la Giustizia minorile e di comunità del Ministero. Per ogni minore sarà realizzato un piano educativo che potrà prevedere azioni socialmente utili per l’apprendimento e lo sviluppo di competenze e abilità: supporto all’attività di ricerca (trascrizione di interviste, inserimento dati, correzione bozze, ricerche bibliografiche) e affiancamento logistico nella realizzazione di eventi scientifici e culturali.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 24 maggio 2024
“Io sono il frutto di tutto quello che è stato illustrato finora: non sarei la persona che sono se non avessi avuto la possibilità di studiare in carcere durante la mia detenzione”. Con il suo intervento, molto apprezzato, Roberto Gramola, laureato al Polo Universitario per detenuti del Carcere di Torino, da tempo volontario alla Caritas diocesana e collaboratore del nostro giornale, ha chiuso il terzo incontro promosso dall’Opera Barolo in collaborazione con “La Voce e Il Tempo”, nell’ambito delle iniziative per il 160° anniversario della morte della marchesa Giulia Falletti di Barolo, che si spese per il reinserimento nella Torino dell’Ottocento delle detenute.
- Pesaro. “Dal paradosso all’utopia (possibile): il carcere come luogo di cultura”
- Macerata. Il carcere di oggi visto da Livio Ferrari
- Pistoia. Le voci dal carcere con il giornalista Aleotti
- Milano. “Wait”, un musical fatto da ragazzi. Direttore artistico del progetto è Davide Mesfun
- Diritto di cronaca negato: perquisiti e trattenuti per 3 ore nella “celletta” del commissariato











