di Gaetano De Monte
Il Domani, 23 maggio 2024
Il Viminale impone alle Commissioni territoriali - deputate ad accogliere le richieste d’asilo - di adottare le decisioni in maniera rapida, ma non fa i conti con i tagli al personale, la qualità e la competenza che il servizio richiede: “C’è un enorme carico di lavoro da sempre, ma negli ultimi mesi le pressioni politiche da Roma cadono a cascata”. “È necessario garantire che le decisioni delle commissioni e delle sezioni siano incrementate sensibilmente, in modo tale da garantire e ridurre la durata dei procedimenti, evitando lunghe attese e, conseguentemente, garantire una più efficace gestione del sistema di accoglienza”. Con queste parole contenute in una direttiva indirizzata ai prefetti, e di cui Domani è in possesso, il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato qualche settimana fa i prossimi obiettivi del governo per garantire “una gestione adeguata del sistema di protezione dei richiedenti asilo e protezione internazionale”.
di Francesca Cancellaro, Alessandro Gamberini, Nicola Canestrini*
L’Unità, 23 maggio 2024
Nessuna consegna concordata, nessun taxi del mare, né condotte tese a procurare l’ingresso illegale dei migranti in Italia. Al momento del soccorso i migranti sono da considerare “naufraghi”. La verità giudiziaria smaschera strumentalità politica delle campagne diffamatorie contro le organizzazioni non governative: la corposa sentenza GUP presso il Tribunale di Trapani accerta l’insussistenza di un qualsiasi reato e spazza via ogni ipotesi di collaborazione fra ONG e trafficanti, evidenziando piuttosto una indagine fondata su “materiale incompleto e “analizzato in una prospettiva solo parziale”.
di Leonardo Di Paco
La Stampa, 23 maggio 2024
Un’inchiesta svela il lato oscuro degli accordi bilaterali anti-immigrazione. “Bruxelles finanzia mezzi ed equipaggiamenti per impedire le traversate”. Francois è un uomo camerunese di 38 anni che, come tanti nella sua condizione, ossia provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana, sogna un futuro migliore in Europa. Tra settembre e dicembre 2023 ha provato quattro volte a raggiungere il Continente, mettendo da parte i soldi con il suo lavoro da piastrellista: non ci è mai riuscito. Il primo fallimento è arrivato dopo essere stato intercettato in mare da imbarcazioni con motori donati dall’Italia alla Tunisia. La seconda è stato arrestato all’improvviso nella sua abitazione vicino a Sfax, seconda città tunisina per importanza, ed è stato abbandonato nel deserto al confine tra la Tunisia e l’Algeria assieme alla sua famiglia. Senza cibo, senza acqua, senza alcuna assistenza: “Come un sacco di spazzatura”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2024
Ieri il via libera del Consiglio Ue. La legislazione sarà in vigore tra due anni. Maggiore è il rischio di causare danni alla società e alle persone, più severe saranno le regole. Limiti stringenti all’utilizzo da parte dell’autorità giudiziaria. “Alcuni sistemi di IA destinati all’amministrazione della giustizia e ai processi democratici dovrebbero essere classificati come sistemi ad alto rischio, in considerazione del loro impatto potenzialmente significativo sulla democrazia, sullo Stato di diritto, sulle libertà individuali e sul diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale”. In particolare, sono ad alto rischio “i sistemi di IA destinati a essere utilizzati da un’autorità giudiziaria o per suo conto per assistere le autorità giudiziarie nelle attività di ricerca e interpretazione dei fatti e del diritto e nell’applicazione della legge a una serie concreta di fatti”. Il passaggio è contenuto nel paragrafo 61 dell’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di IA, a cui ieri il Consiglio Ue ha dato il via libera definitivo.
di Stefania Limiti
Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2024
Ora non venite a dirci che la democrazia occidentale è un modello universale. La buonissima notizia che giunge da Londra ci riempie di gioia e va ascritta ad onore e merito delle mobilitazioni mondiali a favore del giornalista australiano fondatore di Wikileaks. Essa rappresenta senz’altro una tappa importante: riconoscendo la fondatezza del suo ricorso, che ha posto dubbi circa la garanzia di un giusto processo negli Stati Uniti, l’Alta Corte di Londra ha concesso un’ulteriore possibilità di appello a Julian Assange contro l’estradizione negli Usa. Giochi dunque aperti.
di Stefano Stefanini
La Stampa, 23 maggio 2024
I mandati di arresto richiesti dal Procuratore Capo del Tribunale penale internazionale fanno bene alle coscienze. Fanno malissimo alla pace. L’allontanano. Karim Ahmad Khan intende applicare il “diritto umanitario internazionale”, violato dai leader di Hamas per “crimini contro l’umanità” il 7 ottobre e dal primo ministro e dal ministro della Difesa israeliani per “privazione sistematica dei mezzi per la sopravvivenza” della popolazione di Gaza. Nel bel mezzo della guerra contro un movimento terroristico e della durissima crisi umanitaria della Striscia non contano le intenzioni; contano gli effetti che hanno.
di Massimo Berruti
Il Dubbio, 23 maggio 2024
In Israele chi rifiuta la leva è punito da sei mesi a un anno, ma col protrarsi del conflitto si rischia anche di più. La storia di Itamar Greenberg, obiettore di coscienza e attivista. In Israele, nel frammentato panorama dell’attivismo contro l’occupazione, i più giovani si distinguono per l’obiezione di coscienza alla leva militare. Un atto eclatante con conseguenze tangibili. Tra questi ragazzi incontriamo Itamar, 18 anni. Ad agosto verrà convocato per la leva obbligatoria. Due anni e otto mesi per i ragazzi e due anni per le ragazze. Itamar ha però deciso di non servire. Non si riconosce più nell’anello culturale in cui è cresciuto da bambino e non crede nelle politiche che vedono nell’occupazione e nei suoi insediamenti, un modello utile per la sicurezza comune come per quella pace che nel suo paese manca sin dalla sua creazione. Itamar è un obiettore di coscienza ed attivista per la causa Palestinese, ha deciso di intraprendere questa difficile strada, nonostante tutto, nonostante il 7 ottobre. Per lui questi atti rappresentano l’unica vera speranza di pace. In Israele gli obiettori sono soggetti al carcere per una durata ufficialmente indefinita, di solito tra i 6 mesi e un anno, ma col protrarsi della guerra la punizione potrebbe essere più aspra. Pur non arretrando sulla sua posizione e convinto della bontà delle sue intenzioni, Itamar ha paura. E conta uno ad uno i giorni di libertà che gli restano.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 22 maggio 2024
È stato da poco presentato il risultato di una iniziativa internazionale “dal basso”, di Antigone e dell’associazione israeliana Physicians for Human Rights, in tema di isolamento carcerario. Si tratta di linee guida sulle alternative all’isolamento penitenziario, accompagnate da un documento di contesto, che permette di collocare l’isolamento carcerario all’interno della concezione della pena carceraria. Da qui, si può delineare una prospettiva bioetica, seguendo la traccia di pensiero del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) che più volte è intervenuto sul carcere (in particolare sulla salute in carcere).
di Laura Anello
La Stampa, 22 maggio 2024
A poche ore dal 23° anniversario della strage di Capaci - il perno simbolico intorno a cui ruota la storia della mafia e dell’antimafia in Sicilia - le nuove indagini sul generale Mario Mori, allora vicecapo del Ros dei carabinieri e direttore dei Servizi segreti civili, hanno l’effetto dell’eterno ritorno del sempre uguale, per dirla con Nietzsche. Assolto l’anno scorso definitivamente dall’accusa di avere condotto una trattativa sottobanco con Cosa nostra per fermare le stragi dopo una vicenda giudiziaria che si è trascinata per un quarto di secolo, questa volta al canuto generale oggi ottantacinquenne toccherà respingere l’accusa della procura di Firenze di non avere impedito le stragi del 1993 che portarono le bombe a Roma, a Milano, a Firenze.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 maggio 2024
L’ex Ros Mario Mori nel mirino della procura di Firenze commenta: “Combattere mi allunga la vita”. Ecco cosa non torna nell’accusa avanzata dai pm. Se prima era stato processato perché, interloquendo con don Vito Ciancimino, autonomamente si è mosso per porre fine alle stragi, ora a Firenze lo vogliono processare perché - apprendendo che ci sarebbero state le stragi continentali del 1993-1994 - non ha fatto nulla per impedirle attraverso “autonome iniziative investigative e/o preventive”.
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