di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 12 settembre 2024
Dalla detenzione illegittima alle espulsioni illegali, il Protocollo ribalta i principi del diritto europeo. Il vero obiettivo è sperimentare una gestione dei migranti fondata sul confinamento e sull’indebolimento radicale delle garanzie, in cui le regole vengono neutralizzate. Un piano che va archiviato al più presto, tra le pagine buie del nostro Paese. Con probabilità entro fine settembre, con la conclusione dei lavori al centro di Gjader, il protocollo tra Italia e Albania ratificato con L. 21.02.24 n. 14 prenderà avvio dopo innumerevoli rinvii nella sua attuazione. Nelle due strutture di Shengjin e Gjader “possono essere condotte esclusivamente persone su mezzi delle autorità italiane all’esterno del mare territoriale della Repubblica o di altri stati membri dell’UE, anche a seguito di operazioni di soccorso” (art.3 c.2). Le strutture per le procedure di ingresso “sono equiparate a quelle previste dall’art. 10ter comma 1 del TU immigrazione” [gli hotspot] mentre la struttura per il rimpatrio “è equiparata ai centri [i CPR] previsti dall’art. 14 comma 1 del citato testo unico” (art.3 c.4). Il Protocollo è chiaro nel delimitare l’ingresso e la permanenza nel territorio albanese degli stranieri “al solo fine di effettuare le procedure di frontiera o di rimpatrio previste dalla normativa italiana ed europea e per il tempo strettamente necessario alle stesse. Nel caso venga meno, per qualsiasi causa, il titolo della permanenza nelle strutture, la Parte italiana trasferisce immediatamente i migranti fuori dal territorio albanese”.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 12 settembre 2024
Dalla cella di un carcere a quella di un Cpr: non è mai stata riconquistata la libertà per Mansour Doghmosh, palestinese indagato dal tribunale dell’Aquila insieme ad Ali Irar e Anan Yaeesh per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Lunedì era stato ordinato l’immediato rilascio per Doghmosh (detenuto da marzo a Rossano Calabro) e Irar (detenuto a Ferrara), ma il primo è stato caricato su una camionetta e condotto nel centro di Ponte Galeria. Il motivo: una decisione del questore di Cosenza che lo ritiene soggetto socialmente pericoloso, seppure un tribunale ne abbia appena disposto la scarcerazione.
di Leonardo Fiorentini*
L’Unità, 12 settembre 2024
Il Tar ha bocciato il decreto del governo che proibiva la vendita della Cannabis Light. Batosta per Meloni e la corrente giustizialista della maggioranza. Il tribunale di Salerno ha bocciato il sequestro della “Geo Barents”, una delle più importanti navi delle Ong che salvano i naufraghi nel Mediterraneo. Colpo al cuore per Meloni e soprattutto per Piantedosi che hanno sempre fatto della lotta alle Ong e ai salvataggi la loro bandiera ideologica e l’ascia per combattere gli sbarchi, utilizzando i naufragi e le morti come disincentivo. Beh, è una bella giornata. Qualcuno potrà dire: voi che fate sempre i garantisti e i nemici dei magistrati, oggi esultate perché i magistrati bloccano il governo? Innanzitutto noi da sempre facciamo muro contro le sopraffazioni delle Procure, raramente ci schieriamo contro i tribunali. Abbiamo sempre pensato che il cuore della sopraffazione giudiziaria stia nella corporazione dei Pm. E poi, come in tutte le cose della vita, può succedere sempre che chi in genere ha torto, per una volta abbia ragione.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 12 settembre 2024
La Corte penale internazionale ha assicurato massimo impegno per individuare e perseguire i responsabili di crimini contro l’umanità commessi a partire dal 2014 fino ai giorni scorsi, quando numerosi oppositori politici sono stati incarcerati o costretti all’esilio per aver contestato l’esito delle elezioni presidenziali del 28 luglio. “Rispettate lo Stato di diritto”: è questo l’invito fatto direttamente dal procuratore della Cpi, Karim Khan, che ha affidato ad una nota alcune considerazioni in merito alla delicata situazione venezuelana. “È chiaro fin dall’inizio che il nostro lavoro non ritarderà gli sforzi per accertare le responsabilità riguardo alla situazione in Venezuela, sia attraverso nostre indagini sia attraverso altri sforzi genuini e reali”, si legge nel documento dell’Ufficio del procuratore. Dall’Aia Khan non fa nessun nome, ma il riferimento anche al candidato alle presidenziali del 28 luglio scorso, Edmundo González Urrutia, giunto in Spagna tre giorni fa grazie ad un salvacondotto, è chiaro. “Tutte le persone - ha aggiunto il procuratore della Cpi - devono essere protette contro le violazioni che possono costituire crimini ai sensi dello Statuto di Roma”.
di Daria Bignardi
vanityfair.it, 11 settembre 2024
La morte di Youssef Barsom a San Vittore, a soli 18 anni, ha addolorato la comunità che lo aveva accolto al suo arrivo in Italia. Ma come lui, sono tanti i giovanissimi che hanno bisogno di aiuto, non di reclusione. I sottili materassi delle celle, anzi, delle “camere di pernotto” come si chiamerebbero, dovrebbero essere ignifughi. Questi particolari materassi hanno una scadenza, invece quasi mai vengono rinnovati e, anche quando non si incendiano, se gli dai fuoco rilasciano un gran fumaccio nero che intossica chi lo respira. I detenuti che li bruciano per protesta lo sanno, infatti si coprono la testa con asciugamani bagnati cercando di stare lontani dai materassi; ma le celle sono piccole e quasi mai ci riescono. Quindi: o si intossicano o si ustionano o, addirittura, certe volte muoiono.
di Anna Spena
vita.it, 11 settembre 2024
Due ragazzi sono evasi dall’istituto penale per i minorenni di Milano Cesare Beccaria. “Gli istituti hanno una scarsa, se non scarsissima, efficacia”, dice l’educatore Franco Taverna, responsabile area adolescenza dalla Fondazione Exodus di don Mazzi e presidente dell’associazione Semi di Melo. “Il problema non riguarda il Beccaria ma è generale, il metodo non funziona quasi dappertutto. Dobbiamo superare le sbarre: la motivazione per una trasformazione positiva può nascere solo in un contesto sano di cura”.
ansa.it, 11 settembre 2024
Rivolte, disordini, fughe. La situazione nelle carceri minorili è sempre più esplosiva ed è sfociata qualche giorno fa nell’evasione di tre ragazzi dall’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano. “Mancano posti in strutture adeguate” spiega il legale di un ragazzo egiziano giunto in Italia da solo, minorenne. È morto carbonizzato al San Vittore dove era detenuto dallo scorso luglio in attesa di giudizio per una rapina. Youssef aveva 15 anni quando finì in un centro di detenzione in Libia, esposto continuamente alla violenza. Era poi riuscito ad arrivare in Italia su un barcone in condizioni estreme. Aveva problemi psichiatrici ma per lui non c’è mai stata, in tre anni dal suo arrivo nel nostro paese, una struttura in grado di ospitarlo. E così, minorenne, accusato di rapina, era stato portato prima al carcere minorile Beccaria, poi al San Vittore.
di Igor Traboni
Avvenire, 11 settembre 2024
Protocollo d’intesa per il rifacimento di edifici e luoghi di culto. Nordio: la certezza della pena non deve mai essere crudele. Zuppi: un buon esempio per riuscire a dare speranza. Speranza: è questo il termine risuonato più volte nella conferenza stampa che ha preceduto la firma del Protocollo per l’impiego di detenuti nella ricostruzione post sisma del 2016. “Un buon esempio per riuscire a dare speranza” ai detenuti e, più in generale, ad un sistema carcerario “che ci riguarda tutti. E tutti dobbiamo contribuire anche alla “ricostruzione” delle persone”, come ha rimarcato il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi. Quella speranza che, per quanto riguarda il tassello della certezza della pena, “va coniugata anche con il senso etico e cristiano e mai deve essere crudele”, come ha sottolineato dal canto suo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. E ancora, la “spem” contenuta anche nel motto della Polizia penitenziaria, come ha ricordato Lina Di Domenico, vice capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Una speranza che si traduce dunque in opportunità lavorativa e di reinserimento sociale per centinaia di detenuti (spetterà al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in accordo con la magistratura di sorveglianza, individuare quelli in possesso dei requisiti di idoneità per lo svolgimento del lavoro all’esterno, sia uomini che donne ma non minori) ospiti di 35 carceri presenti nelle zone del terremoto 2016 tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 11 settembre 2024
È cominciata tra le polemiche e il duello a colpi di regolamento la discussione generale sul Ddl sicurezza. La battaglia procedurale riguarda questioni politiche, i cavilli evocano contraddizioni che emergono alla prima seduta dopo la pausa estiva. Una volta che la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità si sarebbe dovuto passare alla votazione sugli emendamenti, ma si è appreso che in molti casi il governo non si è espresso. Proteste dalle opposizioni, secondo le quali in questo caso non si poteva procedere con la votazione. Il vicepresidente di turno della Camera, Fabio Rampelli, ha deciso che l’esame degli emendamenti sarebbe proseguito sui testi su cui è arrivato il parere. A questo punto, il dem Federico Fornaro ha chiesto di sapere “se il governo ha un’idea di quando completerà i pareri”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 settembre 2024
Ddl Sicurezza, il via libera slitta ancora. I deputati di Tajani pronti a convergere con le opposizioni. È iniziata ieri mattina, per poi proseguire nel pomeriggio, nell’Aula della Camera, la discussione sul ddl Sicurezza, preceduta dall’illustrazione dei 38 articoli da parte dei quattro relatori, due della commissione Affari costituzionali, due della commissione Giustizia. Come anticipato, la distanza tra maggioranza e opposizioni è siderale, ça va sans dire. Ma a non essere scontata è la linea che terrà Forza Italia sulla questione delle detenute-madri. Gli azzurri sia a luglio che due giorni fa avevano annunciato di voler presentare un emendamento, rispetto al testo arrivato nell’emiciclo, che ripristina il differimento obbligatorio della pena per le madri di neonati (almeno per quelli di età fino ai 12 mesi), “in modo che nessun bambino debba passare i primi mesi dietro le sbarre”. Lega e Fratelli d’Italia difendono invece l’attuale formulazione del testo, che rende facoltativo, per il giudice, il differimento della pena per le madri di bambini fino a 3 anni. Alla fine Forza Italia ha presentato il proprio emendamento. Ma ora gli alleati “intimano” di ritirarlo.
- Votare col centrosinistra non è più un tabù: la rivoluzione azzurra sui diritti sconvolge gli alleati
- Perché ogni bambino nasca in libertà, no al Ddl Sicurezza
- La voce delle spelonche
- Abuso d’ufficio, Nordio “boccia” l’assalto di Bibbiano: “Istanza inammissibile”
- Sto con i direttori della Giustizia che protestano: abolirli sarebbe un altro grave errore









