di Stefania Totaro
Il Giorno, 13 settembre 2024
Umberto Manfredi sarebbe stato tenuto fermo e schiaffeggiato in carcere. Maria Pitaniello: “Non fu contenimento, così ho inviato gli atti in Procura”. La presunta tortura dietro le sbarre: “Pestato a sangue, ho avuto paura”. “Quello che ho visto nel filmato va oltre un’azione di contenimento, ho visto il detenuto bloccato e raggiunto da diversi colpi”. A parlare l’ex direttrice del carcere di Monza Maria Pitaniello, sentita ieri come testimone al processo al Tribunale di Monza che vede quattro uomini e una donna della Polizia penitenziaria accusati di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d’ufficio e omessa denuncia per avere picchiato nell’agosto 2019 Umberto Manfredi, 52enne, collaboratore di giustizia nel processo ai Casalesi in Veneto, mentre si trovava nella casa circondariale monzese. Il detenuto si è costituito parte civile insieme all’associazione Antigone. Secondo l’accusa il detenuto è stato colpito a pugni e schiaffi da un agente, mentre altri lo tenevano fermo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Approvata in Consiglio comunale la mozione del Pd. Una mozione urgente sulla situazione della Casa circondariale Sant’Anna di Modena è stata approvata lunedì scorso dal Consiglio Comunale, con il solo voto contrario degli esponenti di Fratelli d’Italia, tanto da provocare lo sdegno da parte della Camera Penale locale. Il documento, presentato dal consigliere Luca Barbari del Pd e sottoscritto da numerosi altri consiglieri, ha portato all’attenzione dell’assemblea le gravi condizioni del sistema carcerario, non solo a livello locale, ma in tutta Italia. In seguito a questa approvazione e dopo aver consultato il direttore della Casa circondariale Sant’Anna, è stata programmata una visita ufficiale per l’11 ottobre del Consiglio Comunale, del sindaco e della Giunta comunale.
di Annissa Defilippi
torinotoday.it, 13 settembre 2024
La dura lettera dell’Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria. “La situazione al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino è drammatica. A fronte di una capienza di 46 minori sono presenti oggi 56 minori: non vi è posto per dormire. La soluzione: dormi per terra su una brandina di resina da spiaggia in mezzo ad una stanza dove sono già presenti quatto/cinque detenuti”. La denuncia arriva dall’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria. “La situazione è ulteriormente accentuata dal fatto che sono distaccati da anni circa 20 unità di personale di polizia penitenziaria in ogni dove - aggiunge in una nota l’Osapp - L’esiguo personale presente svolge mensilmente dalle 40 alle 50 ore di straordinario, sottoposto ad uno stress psicofisico mai registrato prima d’ora nel silenzio più assordante del Dipartimento della giustizia minorile che, pur essendo stato informato della grave situazione di Torino sembrerebbe non interessi. Al personale viene tolto quasi sistematicamente il riposo. L’Istituto per minorenni di Torino è diventato oramai il ricettacolo di detenuti facinorosi”.
di Giovanna Sciacchitano
Avvenire, 13 settembre 2024
Milano farà da apripista per lavori di pubblica utilità in alcune direzioni del Comune destinati ai minorenni autori di reato. Un passo importante che ha visto ieri la firma della convenzione fra il Comune e il Tribunale per i Minorenni di Milano alla presenza degli assessori Alessia Cappello (Sviluppo economico e Politiche del lavoro), Lamberto Bertolè (Welfare e Salute) e della presidente del Tribunale per i Minorenni Maria Carla Gatto. “Con questo protocollo - ha dichiarato l’assessora Cappello - il Comune di Milano si impegna a collaborare con il Tribunale per i Minorenni per offrire ai giovani che hanno commesso reati nuove e concrete opportunità di lavoro di pubblica utilità, come alternativa alla detenzione”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 13 settembre 2024
L’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli avvocati e l’Ordine degli avvocati di Trieste, in co- organizzazione con il Comune di Trieste, hanno organizzato un convegno dedicato alla pena e alla realtà carceraria. Appuntamento oggi pomeriggio, a partire dalle 15, a Trieste, nell’Auditorium Museo Revoltella (via Diaz n. 27). Il sovraffollamento delle carceri e le condizioni di vita negli istituti penitenziari hanno fatto scattare da tempo l’allarme. L’avvocatura è consapevole del momento delicato e chiede alle istituzioni di intervenire con pragmatismo e senza tentennamenti.
di Francesca Visentin
Corriere del Veneto, 13 settembre 2024
È ambientato a Venezia il romanzo di esordio di Rita Ragonese “La vita contro” (Fazi, 282 pagine, 18 euro), che viene presentato a PordenoneLegge venerdì 20, al Teatro Verdi, Ridotto (ore 17). Un uomo e una donna ai margini si incontrano, lui alcolista, lei appena uscita dal carcere La Giudecca di Venezia, un passato comune di dolore, la voglia di ripartire e quel riconoscimento che crea una sorta di alleanza, per proteggersi a vicenda. Una storia di riscatto, ispirata all’esperienza decennale dell’autrice Rita Ragonese, che vive a Oderzo, come assistente sociale nel Veneto. Il libro nasce nell’ambito del laboratorio di scrittura Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, accompagnato e sostenuto da due scrittrici padovane di lungo corso come Emanuele Canepa e Claudia Grendene.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 13 settembre 2024
Diminuiscono i fondi e anche il coinvolgimento. Più di 1.300 progetti legati al Terzo settore stralciati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nella sua versione attuale. Due intere sezioni eliminate del tutto. Diciassette scadenze cui adempiere entro la fine di quest’anno, sei sarebbero anche nuove ma non è dato sapere il loro stato di avanzamento. Più di 1.300 progetti legati al Terzo settore stralciati dal Pnrr nella sua versione attuale. Due intere sezioni (tecnicamente “misure”) di intervento - tra cui quella sui beni sequestrati alle mafie, con dentro 254 progetti - eliminate del tutto. Altre diciotto ridotte o modificate. D’accordo, ci sono anche voci non tagliate. Ma volendo fare una sintesi sul dare-avere che il Pnrr di oggi ha comportato per il Terzo settore rispetto al testo originale c’è poco da girarci intorno e i punti chiave sono tre. Primo: nonostante i fondi totali per l’Italia siano addirittura cresciuti (da 191,5 a 194,4 miliardi) la fetta legata a materie “di interesse” per il non profit è calata. Secondo: nonostante l’aspettativa di un coinvolgimento del Terzo settore in progettazioni e programmazioni condivise, alla fine non se n’è vista traccia. Terzo: poco o niente anche sulla “trasparenza” in cui il Terzo settore sperava, e pure a prendere per buone le promesse del governo secondo cui i progetti sfilati oggi dal Pnrr saranno “realizzati ugualmente attingendo ad altre fonti” la sola cosa certa è che finora non è stato spiegato quali e quando.
di Antonella Soldo
Il Domani, 13 settembre 2024
La conseguenza della modificata introdotta nel 1992 dall’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato ce l’abbiamo ancora sotto agli occhi: quella di un paese che non dà alcun riconoscimento a centinaia di migliaia di italiani e italiane di fatto che qui vivono, studiano, lavorano, pagano le tasse e rispettano le leggi. Come spesso accade le cose che appaiono immutabili e delle quali si difende la loro immutabilità, non sono sempre state così. E questo è vero soprattutto quando si parla di quelle leggi che, nel tempo, si sono adattate ai cambiamenti sociali, economici e demografici. La legge sulla cittadinanza, per esempio.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 settembre 2024
Marjam Jamali, anche lei iraniana, ai domiciliari dopo sette mesi lontana dal figlio. “Il problema è una legge ingiusta: nessuno dovrebbe stare in carcere per aver attraversato un confine o aver aiutato qualcun altro a farlo”, dice Richard Braude, Arci Porco Rosso. Non solo Maysoon Majdi. Sono migliaia i procedimenti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aperti in Italia “ex articolo 12” del testo unico, quello che tiene dentro tutto: dalle condotte solidali allo scopo di lucro. Secondo i dati ottenuti da Altreconomia tra il 2004 e il 2021 sono state denunciate per questo reato 37.600 persone, ma solo in un caso su sei è stato contestato il fine economico. In mezzo sono finiti italiani e stranieri, tanti uomini e qualche donna.
di Ismael Majidi
Il Manifesto, 13 settembre 2024
Mia figlia Maysoon Majidi, attivista per i diritti umani e per i diritti delle donne in particolare, si trova dall’inizio dell’anno reclusa in un carcere italiano sulla base di accuse inconsistenti, dopo essere sbarcata in Italia per chiedere asilo. Io aspetto notizie dagli avvocati che seguono il caso e una convocazione dei giudici per dimostrare che mia figlia non è una trafficante, come appare nell’atto di accusa. Mia figlia è fuggita dall’Iran rifugiandosi nella regione del Kurdistan iracheno insieme a mio figlio Rajan. In Iraq Maysoon si è impegnata e ha lavorato come giornalista. Poi, in seguito alle minacce ricevute dall’Iran, i due fratelli hanno cercato di andare in Turchia. Purtroppo però lì hanno subito un furto da parte di trafficanti; per permettere loro di raggiungere l’Europa, la nostra famiglia ha dovuto raccogliere nuovamente dei soldi per pagare il viaggio. Questa volta sono riusciti a imbarcarsi e ad arrivare in Italia, dove hanno chiesto asilo. Però, per la mancanza di un interprete che potesse tradurre le parole di mia figlia, lei non è riuscita a difendersi e a ribattere all’accusa di essere una scafista. Perciò da allora è in carcere.
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