Il Resto del Carlino, 24 maggio 2024
Ilaria Cucchi terrà una lectio magistralis su come trasformare il carcere in luogo di cultura per favorire il reinserimento sociale dei detenuti. La senatrice e attivista per i diritti umani riflette sulle sfide attuali e l’importanza di un nuovo approccio educativo. S’intitola “Dal paradosso all’utopia (possibile): il carcere come luogo di cultura” la lectio magistralis che Ilaria Cucchi terrà oggi alle 18 a Palazzo Gradari nell’ambito di “Incontri capitali”.
Il Resto del Carlino, 24 maggio 2024
Il giornalista e scrittore Livio Ferrari presenterà il suo libro sul carcere in Italia a Recanati. Critica la situazione carceraria per l’odio e la violenza presenti, sottolineando la mancanza di trasparenza e di rispetto dei diritti. Oggi alle 18,45 nella libreria caffè Passepartout di Recanati verrà presentato il volume “Il carcere in Italia oggi - Una fotografia impietosa” (Apogeo Editore, 2024). Sarà presente l’autore Livio Ferrari che dialogherà con il giornalista Italo Tanoni.
La Nazione, 24 maggio 2024
Presentazione del libro “Che sapore hanno i muri” di Paolo Aleotti a Montale, dando voce ai detenuti e alle loro storie, con la partecipazione di personalità e educatori. Stasera alle 21, alla villa Smilea di Montale si terrà la presentazione del libro “Che sapore hanno i muri” del noto giornalista Rai Paolo Aleotti. Il libro dà voce ai detenuti e alle detenute con il racconto delle loro storie fuori e dentro il carcere ma soprattutto dei loro sogni per il domani. Sarà presente l’autore del libro ed è prevista la partecipazione di personalità ed educatori del carcere di Prato e della società civile.
Corriere della Sera, 24 maggio 2024
Chi arriva da comunità minorili penali, chi dalla strada e altri sono universitari. Il 31 maggio al Teatro Guanella di via Duprè a Milano. Coordinamento di un ex detenuto che durante questo percorso è tornato libero, dopo 24 anni. Si chiamano con nomi o soprannomi talora strani tipo Yena, Mehru, Gabe, Aba. Sono un gruppo di ragazze e ragazzi provenienti da comunità minorili penali o dalla strada. Nel senso di strada abbastanza fuori dalla Cerchia dei Navigli e anche dai Bastioni, se non si capisce. Ma ci sono anche giovani universitari, nel caso specifico della Bicocca. E perfino un’assistente sociale in erba.
di Annalisa Godi
Il Domani, 24 maggio 2024
La Questura: “Non hanno dichiarato di essere giornalisti”. Nittoli, Barsoum e Di Matteo sono stati fermati ieri a Roma mentre stavano andando a seguire un’iniziativa di “Ultima generazione”, che manifestava di fronte al ministero del Lavoro. La polizia ha impedito loro di svolgere il loro mestiere: identificati, perquisiti e messi nella cella di sicurezza. Il fotoreporter Serranò: “Mai visto qualcosa del genere”.
di Luigi Manconi, Marica Fantauzzi, Chiara Tamburello
Il Manifesto, 24 maggio 2024
Il cittadino algerino, rifugiato politico e con un lavoro di educatore, ha perso tutto e rischia ancora di essere espulso per dei commenti disgraziati su una chat privata. C’è da domandarsi se per conservare il diritto di asilo sia necessario nel nostro Paese non solo rispettare le leggi, ma anche adeguarsi a una sorta di conformismo ideologico. Il conflitto in Medio oriente determina alcune conseguenze emotive nella coscienza comune del nostro paese, tra cui la sensazione di minaccia per una possibile espansione bellica, il desiderio di accelerare la fine della tragedia e l’angoscia per il numero crescente di vittime civili. L’insieme di queste fratture emotive ricade dolorosamente sulle biografie individuali e collettive delle società anche indirettamente coinvolte, come quella italiana. In Europa e negli Stati uniti il dibattito attorno alla tutela dei diritti umani assume contorni diversi ma persiste un tratto comune: l’utilizzo del proprio corpo, inteso come organismo individuale e collettivo.
di Gad Lerner
Il Fatto Quotidiano, 24 maggio 2024
Cara Liliana Segre, l’amarezza e il senso di sconfitta che hai confidato martedì al convegno sul nuovo antisemitismo tenutosi nello stesso luogo, Binario 21, da cui tredicenne venisti deportata a Auschwitz, non può lasciare indifferente chi ti ammira e ti vuole bene. Anch’io provo il timore che la memoria della Shoah - componente imprescindibile della nostra coscienza morale e democratica - si estingua in un magma di diffidenza e incredulità sol perché fra le nuove generazioni alligna il sospetto che essa venga perpetuata al fine di legittimare i crimini commessi dal governo israeliano eccedendo il suo diritto all’autodifesa. Condivido il timore di Enzo Traverso: se prendesse il sopravvento la convinzione che la memoria della Shoah è solo un espediente utilizzato per giustificare soprusi inaccettabili, ne deriverebbe un grave imbarbarimento delle coscienze, di cui non solo gli ebrei tornerebbero a diventare vittime.
di Nello Scavo
Avvenire, 24 maggio 2024
La richiesta d’arresto per i capi di Hamas e per Netanyahu, propone un dilemma per molti degli Stati che aderiscono alla Corte penale dell’Aja: sostenere Israele senza screditare la Cpi. E viceversa. La Corte internazionale di giustizia (emanata dall’Onu e che decide sulle contese tra gli Stati) deciderà oggi sull’istanza urgente del Sudafrica: ordinare la sospensione dell’offensiva israeliana a Rafah. Ma la decisione della Corte arriva nella settimana in cui l’altro tribunale internazionale (quello penale, indipendente dall’Onu e senza alcun collegamento funzionale con la Corte di giustizia) deve valutare la richiesta d’arresto per il premier israeliano Netanyahu, il ministro della Difesa Gallant e i capi di Hamas.
di Maurizio Delli Santi
Il Domani, 24 maggio 2024
Occorre che l’Occidente non delegittimi la Cpi, perché si porrebbero in discussione anche i mandati d’arresto per Putin e i generali russi. L’iniziativa dovrebbe essere vista invece a favore dei sussulti democratici di Israele e a sostegno del futuro di Gaza, dove sarà necessario restituire il controllo legittimo all’Autorità palestinese. Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) ha formulato la richiesta di mandati d’arresto per i capi di Hamas ma anche per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ministro della difesa Yoav Gallant. L’accusa al vaglio della Pre Trial Chamber è per crimini di guerra e contro l’umanità: il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale penale non ammettono eccezioni per nessuno, né per terroristi né per capi di stato e di governo.
di Gideon Levy
Internazionale, 24 maggio 2024
Un medico, primario di un ospedale di Gaza, è stato picchiato e torturato a morte in una prigione. La cosa non ha fatto scattare nessun allarme nell’opinione pubblica israeliana. Il dottor Adnan Al Bursh era il primario del reparto di ortopedia dell’ospedale Al Shifa, nella città di Gaza. Con lo scoppio della guerra aveva cominciato a spostarsi di continuo da una struttura sanitaria all’altra, perché tutte venivano distrutte dall’esercito di Tel Aviv. Non tornava a casa sua a Jabalia dall’inizio del conflitto, finché a dicembre di lui si sono perse completamente le tracce. Di recente si è saputo che Adnan Al Bursh è morto in una prigione israeliana, verosimilmente a causa delle torture e delle percosse subite durante gli interrogatori.
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