di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 settembre 2024
Un Centro aprirà al porto di Shengjin per gestire l’arrivo delle navi con i migranti, l’altro a Gjader, tra le montagne, dove i migranti resteranno in attesa di un eventuale rimpatrio accelerato. Due, tre settimane al massimo e i centri per migranti in Albania saranno pronti. Non sono i tempi che il governo si augurava, ma alla fine palazzo Chigi è comunque soddisfatto. Si è tenuta una riunione operativa per fare il punto, presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Presenti tra gli altri anche i ministri Matteo Piantedosi e Guido Crosetto, più il prefetto di Roma Lamberto Giannini che sarà il responsabile amministrativo finale, così come il questore di Roma ne sarà il responsabile tecnico per la sicurezza, e il tribunale di Roma per le procedure giudiziarie.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 settembre 2024
Il voto segreto non ha fatto il miracolo. È finita come ci si aspettava che finisse, con la maggioranza di centrodestra che, alla Camera, ministri tutti sui banchi del governo per evitare che mancassero voti, dichiara fuori legge la cannabis light affossando un settore da 500 milioni di euro e le opposizioni che, per l’ennesima volta, insorgono. “Ma vi pare possibile - attacca Riccardo Magi - che agricoltori che pensavano di avere magazzini pieni di tonnellate di una sostanza perfettamente legale, per la quale hanno ricevuto sovvenzioni nazionali ed europee, si ritrovino ad essere considerati dei narcos?”.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 13 settembre 2024
Ancora una volta il presidente Mattarella mette in chiaro, con forza e chiarezza, i termini di problemi gravi e dei doveri che ne discendono. Anche questa volta - nel suo messaggio all’Istituto internazionale di diritto umanitario di Sanremo - il contesto dell’intervento del presidente sembra occasionale come può essere un incontro di studio. E invece cade nel pieno di vicende drammatiche, come sono gli accadimenti a Gaza e in Ucraina, oltre che in luoghi seguiti con minor continuità dai media, Yemen, Sudan, Siria, Haiti. Si tratta delle modalità con cui vengono condotti conflitti armati che, da tutte le parti coinvolte, dovrebbero osservare le regole delle convenzioni internazionali relative alla guerra.
di Roberto Giovene di Girasole
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Sentenza emessa senza alcun contraddittorio per le parti nel procedimento contro la legale e attivista arrestata in diretta tv per le sue idee. Otto mesi di reclusione. È la condanna emessa nel processo di appello contro l’avvocata ed attivista tunisina Sonia Dahmani, al termine dell’udienza tenutasi il 10 settembre scorso. Come riportato dagli osservatori dell’Oiad (Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo), di cui il Consiglio Nazionale Forense è cofondatore, e di altre organizzazioni internazionali che hanno assistito all’udienza, tra le quali il Consiglio degli ordini forensi europei (CCBE) la condanna è stata emessa dopo che la Corte si è ritirata in camera di consiglio per deliberare esclusivamente sulla domanda di ricusazione del collegio proposta dalla difesa di Sonia Dahmani.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 12 settembre 2024
In materia di sicurezza il Governo va avanti per la sua strada, lastricata di violazioni allo Stato di diritto. E va avanti nonostante le dure e circostanziate obiezioni giunte da organismi internazionali come l’Osce. Il Ddl Sicurezza in discussione alla Camera è un vaso di Pandora che va scoperchiato. Tra le tante norme in esso presenti che criminalizzano il dissenso, colpiscono gli immigrati, puniscono i poveri ve ne è una che costituisce un attacco alla democrazia costituzionale. Si tratta del nuovo delitto di rivolta penitenziaria. Nonostante in Aula il Governo lo abbia riformulato resta intatto rimpianto illiberale, violento, antisociale.
di Massimo Lensi
thedotcultura.it, 12 settembre 2024
In Italia, i detenuti ristretti negli istituti penali sono circa 62mila, di cui il 15% in attesa del primo giudizio, per un totale di 47.000 posti letto (meglio, brandina) disponibili - cifra variabile. 132mila sono invece i soggetti in carico agli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe) di cui 84mila sottoposti a misure penali di comunità. L’area penale generale per gli adulti raggiunge la ragguardevole cifra di 194mila unità, cui vanno aggiunti almeno altri duemila minori tra IPM e comunità e 700 internati in Rems, di cui il 46% con misure di sicurezza provvisoria. Nell’Unione europea, compresa l’Italia, sono più o meno 600mila i detenuti, definitivi o in attesa di giudizio. Di questi, circa 131.000 sono in attesa di giudizio. Per l’Ue non sono reperibili i dati complessivi dell’area penale esterna. Negli Stati Uniti la popolazione carceraria, che ammontava a 200mila individui negli anni Settanta, ha raggiunto ormai la cifra di due milioni e 300mila unità detentive, ai quali bisogna aggiungere quattro milioni e 700mila persone sotto le varie forme dell’area penale esterna.
di Paolo Dell’Oca
arche.it, 12 settembre 2024
Abbiamo intervistato il magistrato Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano e componente dell’Osservatorio per il diritto allo studio in carcere dell’Università Statale di Milano, per avere uno sguardo autorevole e appassionato sulla situazione delle persone detenute in Italia.
di Maurizio Carucci
Avvenire, 12 settembre 2024
Attualmente, solo il 33% dei detenuti in Italia è coinvolto in attività lavorative, di cui l’85% alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Anche lo sport può aiutare il reinserimento dei detenuti. Lavoro, formazione. E anche lo sport. Sono gli ingredienti per battere la recidiva nelle carceri. Attualmente, solo il 33% dei detenuti in Italia è coinvolto in attività lavorative, di cui l’85% alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in ruoli a basso valore aggiunto. È uno dei dati emersi dal paper Recidiva Zero. Istruzione, Formazione e Lavoro in Carcere: dalle esperienze progettuali alle azioni di sistema realizzato da Teha per conto del Cnel-Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. La promozione della reintegrazione sociale dei detenuti attraverso l’istruzione, la formazione e l’accesso al lavoro è quindi “più urgente che mai”. Secondo il paper, l’assenza di opportunità lavorative per i detenuti priva lo Stato di un possibile ritorno sul Pil fino a 480 milioni di euro. Stando alle proiezioni di Teha, in un primo scenario ipotetico, mantenendo invariato il numero di detenuti, se la percentuale di detenuti occupati in attività lavorative aumentasse al 60%, con l’85% di essi ancora impiegato presso l’amministrazione penitenziaria in attività a basso valore aggiunto, il ritorno sul Pil ammonterebbe a 288 milioni di euro.
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 12 settembre 2024
Approvata la norma che punisce con la reclusione “chiunque impedisce la libera circolazione su strada ordinaria o ferrata”. Dal “terrorismo di parola” ai blocchi stradali, fino all’”occupazione arbitraria di un immobile destinato a domicilio altrui”, la Camera ha approvato ieri molti dei nuovi reati introdotti dal disegno di legge Sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri a novembre dello scorso anno e approdato in Aula dopo un lungo iter nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia e aspre divisioni, anche nella maggioranza.
di Errico Novi e Valentina Stella
Il Dubbio, 12 settembre 2024
Gli azzurri rinunciano all’emendamento che avrebbe evitato il carcere ai neonati. Si solo al “monitoraggio”. Slitta ancora il voto finale sul Ddl Sicurezza. È finita con un dietrofront. Che sa di mesta rassegnazione, e sul quale Roberto Giachetti, giustamente, maramaldeggia: “Forza Italia nel giro di poche ore è passata dallo Ius scholae allo ius carcere”. Battuta regolare, quindici zero, verrebbe da dire con una citazione vanziniana. Niente da fare per la proposta con cui gli azzurri hanno tenuto in sospeso il ddl Sicurezza (l’esame di Montecitorio proseguirà anche oggi) e hanno tentato di addolcire, almeno, la norma che cancella l’obbligo di differire la pena per le donne con figli fino a 3 anni d’età. Si rischiava un patatrac serissimo, nella maggioranza.
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