di Errico Novi
Il Dubbio, 11 settembre 2024
Nei primi due anni di legislatura, i berlusconiani hanno tenuto il punto su materie come le intercettazioni che non “scaldavano” Pd e 5S. Ma sui diritti cambia tutto. A uno sguardo sbrigativo, non sembra che sia cambiato molto. Nel corso della legislatura, a Forza Italia era già capitato di tirare dritto sul garantismo, anche a dispetto delle ritrosie di FdI e Lega. Valga per tutti il caso, sempre sottovalutato, delle intercettazioni: giusto un anno fa gli azzurri non si arresero, quando gli alleati, Carroccio in testa, li “invitarono” ad accantonare gli emendamenti “anti Bonafede” al decreto 105, il provvedimento nato per estendere le norme antimafia sugli “ascolti” ai reati commessi in ambito non associativo. Ecco, il drappello dei deputati-avvocati forzisti che presidia la commissione Giustizia di Montecitorio tenne il punto ed ebbe ragione su quasi tutta la linea, a cominciare dai limiti sulle intercettazioni a strascico. Cosa c’è di nuovo allora, sul piano politico, dietro la proposta azzurra sulle madri condannate ma con figli neonati? Che stavolta il campo d’azione non è semplicemente il garantismo di matrice processual- penalistica, prospettiva che alla Lega, oltre che ai meloniani, non è poi così estranea (basti pensare alla battaglia condotta due anni fa dal Carroccio, insieme col Partito radicale, per i referendum sulla giustizia). Adesso in gioco c’è la materia dei diritti universalmente intesi, dal carcere ai migranti. E su un terreno del genere gli equilibri sono completamente diversi. Non foss’altro perché mentre su intercettazioni e garanzie processuali il più delle volte non c’è alcuna reale convergenza tra azzurri e opposizione, quando si tratta di diritti delle minoranze o delle fasce marginali quella saldatura diventa possibile.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 11 settembre 2024
Lo scandalo dei “bambini dietro le sbarre” è argomento di dibattito almeno da un quarto di secolo. Quando nel 2001 fu approvata la legge Finocchiaro (“Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto fra detenute e figli minori”), i bambini in carcere con meno di tre anni erano 83, il picco più alto, e le madri detenute erano 79. Sebbene i numeri siano andati scemando, quella legge mirata non ha risolto del tutto il problema. E neppure ci è riuscita la successiva legge 62 del 2011, che si è limitata a introdurre istituti di detenzione specifici, gli Icam. Si potrebbe discutere se sia meglio insistere sulla via di leggi mirate, oppure se cambiare prospettiva e vedere i bambini imprigionati come la punta di iceberg di un altro scandalo, quello del carcere come discarica sociale, per trovare un’altra risposta.
di Michele Serra
La Repubblica, 11 settembre 2024
Che la signora di Viareggio che schiaccia il borseggiatore con la sua macchina (non si uccidono così anche le lumache?) abbia i suoi fan in rete, non è una notizia. Ce li ha anche in Parlamento, dove siedono, eletti con milioni di voti, fautori della giustizia privata, più spiccia a risolutiva (non c’è appello). La giustizia sommaria, il “butta via la chiave”, le mute di linciatori che braccano il delinquente o il reietto come una preda, le folle che applaudono le esecuzioni: esistono da sempre. L’eliminazione fisica dei delinquenti fa parte da sempre del bouquet, fortunatamente vasto e vario, dei sentimenti popolari. Nei Promessi Sposi la folla inferocita, e istupidita dall’ignoranza, è una presenza tenebrosa ma inevitabile, una specie di malattia congenita dell’agire umano. I social, che sono la piazza più grande mai vista al mondo, non possono che riprodurre, anche per la legge dei grandi numeri, quel genere di ferinità a costo zero: strillare “ammazzalo!” nel coro, nel tumulto mosso dall’emotività, non rimette ciascuno alla propria coscienza, semmai la diluisce nella folla. Sbagliamo, forse, a registrare con eccessivo sgomento queste forme, antichissime, di ferocia sociale. Dovrebbero fare notizia, semmai, la pietà per il ladro ucciso così furiosamente, le parole di chi si richiama alla legge, al diritto, ai modi che la civilizzazione si è data per affrontare il crimine. Che siano pochi o tanti - io credo non così pochi - sono la parte di umanità che ha capito di essere uscita dalle spelonche, e conta di non farvi ritorno. La voce delle spelonche va considerata un problema importante (anch’essa da affrontare nel pacchetto: “lotta al crimine”). Ma non è il caso di amplificarla.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 settembre 2024
La pm del processo sui presunti affidi illeciti ha sollevato la questione di legittimità sull’abolizione del reato. La replica: “Come si fa a pensare che una norma che abolisce un reato sia incostituzionale?”. L’istanza della pm di Bibbiano contro l’abuso d’ufficio? “Inammissibile”, parola di Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia ha replicato così al pubblico ministero Valentina Salvi e al procuratore di Reggio Emilia, Gaetano Paci, che lunedì hanno depositato una memoria sollevando la questione di legittimità sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio, chiedendo che la stessa venga valutata dalla Corte costituzionale. Una posizione subito contestata dalle difese, che hanno citato il codice penale e la Costituzione come base per opporsi a tale richiesta. Un’interpretazione che coincide con quella del ministro, il cui nome campeggia sul frontespizio del ddl che ha cancellato l’articolo 323 del codice penale.
di Andrea Viola*
Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2024
In Italia quando si parla di giustizia spesso si pensa solamente al ruolo dei magistrati e degli avvocati. Esiste, invece, un apparato fondamentale per il corretto funzionamento del sistema giudiziario, ossia i cosiddetti “direttori della Giustizia”. I Direttori hanno un ruolo fondamentale di coordinamento e direzione dell’attività di cancelleria e quindi di tutti coloro che operano negli uffici amministrativi all’interno dei tribunali e nella amministrazione centrale. Essi, dal punto di vista dell’inquadramento professionale, sono i quadri della amministrazione giudiziaria e svolgono, altresì, un importante e concreto ruolo di cerniera tra i magistrati e il personale di cancelleria. Spesso svolgono anche le funzioni vicarie dei vari dirigenti assenti o mancanti nei tribunali.
di Frank Cimini
L’Unità, 11 settembre 2024
Dopo 52 anni di galera, chiesto il trasferimento in Rsa. Presto la decisione, ma il sì del tribunale appare scontato. Insomma, sarebbe proprio giunta l’ora di finire di torturare Renato Vallanzasca dopo 52 anni di carcere. Il segnale molto chiaro arriva dal sostituto procuratore generale di Milano, Giuseppe Di Benedetto, che, davanti al tribunale di Sorveglianza, ha sposato la tesi dei difensori dell’ex re della Comasina: “Vallanzasca è malato, basta carcere”. Ai giudici il Pg chiede, associandosi al parere di avvocati e medici, il differimento della pena. Vallanzasca era presente in udienza accompagnato dal suo “angelo custode”. Secondo il magistrato della procura generale risulta accertata “la condizione di demenza e la sua conclamata incompatibilità con il carcere”. Vallanzasca da tempo è aiutato da due compagni di cella che lo assistono perché non risulta autosufficiente. Vanno modificate le condizioni di detenzione con un trasferimento nella struttura veneta che ha dato disponibilità ad accoglierlo per il tempo che verrà indicato dai giudici.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 11 settembre 2024
Anche il mobilio pensile deve rispettare un’altezza per non limitare la libertà di movimento in cella. Dalla superfice a disposizione dei detenuti nella cella va detratto lo spazio occupato dai mobili pensili, se sono posti a un’altezza tale da ostacolare la libertà di movimento. La Cassazione, con la sentenza 34150, accoglie il ricorso contro il no del Tribunale di sorveglianza al risarcimento chiesto da un detenuto per trattamento inumano e degradante, subìto in vari istituti di pena. Nell’elenco c’erano i topi, la possibilità della doccia tre volte a settimana e lo spazio calpestabile, inferiore ai tre metri quadrati, previsti dalla giurisprudenza di Strasburgo, in linea con l’articolo 3 della Convenzione sui trattamenti inumani e degradanti. Quanto ai topi i giudici di sorveglianza avevano dato un peso alle campagne di derattizzazione fatte nel carcere, per la doccia c’erano dei turni e venivano distribuiti saponi e prodotti per l’igiene personale, mentre gli armadietti pensili erano distanziati dal pavimento e dunque non invadevano lo spazio calpestabile dal detenuto.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 11 settembre 2024
La condizione di minorata difesa sussiste se si approfitta dello stato di disagio e di sottomissione psicologica di una persona con disabilità fisica o mentale. Scatta il reato di tortura quando le condotte reiterate di sopraffazione, anche solo psicologica, contro la vittima posta in condizione di minorata difesa, determinano l’annichilimento dell’autodeterminazione del soggetto preso di mira. La condotta può realizzarsi non solo tipicamente con violenze e minacce, ma anche sottoponendo la vittima a trattamenti inumani e degradanti. Lo hanno affermato i giudici della Quinta sezione della Cassazione con la sentenza n. 34207 depositata il 10 settembre.
foggiatoday.it, 11 settembre 2024
Il commento del presidente dell’Ordine degli psicologi, Antonio Di Gioia, che appoggia il parere dell’avvocato Scarciglia, presidente di Antigone: “I suicidi sono l’espressione di un’emergenza”. “La presidente di Antigone, l’avvocato Maria Pia Scarciglia, ha perfettamente ragione, le carceri sono sovraffollate e le ore di terapia psicologica sono troppo poche. Facile, in questo contesto, che maturino i suicidi”. Lo afferma il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, Antonio di Gioia, in relazione alla denuncia dell’associazione Antigone.
ansa.it, 11 settembre 2024
Chiesti approfondimenti sull’atto sulla situazione sanitaria. L’Aula di Palazzo Cesaroni ha deciso di rinviare in commissione per ulteriori approfondimenti la mozione promossa dal consigliere Andrea Fora (Patto civico) concernente la situazione sanitaria nelle carceri umbre. I consiglieri della Lega Valerio Mancini e Manuela Puletti hanno infatti chiesto che su un tema così delicato si proceda a un approfondimento in commissione con l’assessore alla Sanità e i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria.
- Paola (Cs). Morto in carcere a 21 anni, i familiari invocano chiarezza
- Torino. Le detenute in sciopero della fame per la legge Giachetti
- Monza. Garante comunale dei detenuti: candidature aperte fino al 22 settembre
- Bari. Nel carcere minorile i detenuti producono ottimi biscotti e cracker con prodotti locali
- “AttraversaMenti”: storia e storie dal carcere e dall’ex Opg di Barcellona Pozzo di Gotto









