di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 maggio 2024
Il Garante regionale Roberto Cavalieri ha denunciato l’ennesimo dramma a Parma. Sabato le manifestazioni “Indignarsi non basta più!” dei Garanti territoriali. Una mattanza senza fine. Giovedì sera, 16 maggio, un giovane di 25 anni si è tolto la vita nel carcere di Parma. A dare la notizia è stato il Garante dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri: “Alcuni giorni fa l’uomo si era reso responsabile di un’aggressione a un agente della polizia penitenziaria ed era stato collocato in una sezione per detenuti con problematiche di sicurezza”. Questo suicidio è il secondo verificatosi a Parma e il quarto nell’arco degli ultimi 12 mesi in Emilia-Romagna. “Il drammatico evento si aggiunge alla lunga lista dei suicidi in carcere, che ora ammontano a 34”, ha spiegato il garante, il quale giovedì stesso, durante la commissione regionale per la Parità e i diritti delle persone, ha illustrato le criticità riscontrate nelle carceri dell’Emilia-Romagna.
di Paola Pagnanelli
Il Resto del Carlino, 21 maggio 2024
Garanti nazionali e regionale delle Marche promuovono mobilitazione per affrontare tensioni nelle carceri, sottolineando carenze affettive, sovraffollamento e necessità di attività trattamentali. Per allentare il clima di tensione nelle carceri, i garanti nazionali hanno indetto, ad aprile e il 18 maggio, due giorni di mobilitazione. Ha aderito anche il garante delle Marche Giancarlo Giulianelli, da tempo attento a questi temi. “Il problema del disagio psicologico, da cui può scaturire il rischio suicidario, ha molte cause, tra le quali la carenza di affettività - spiega -. Sulle telefonate consentite ai detenuti comuni e a quelli ad alta sicurezza ad esempio si dovrebbe fare una piccola modifica all’ordinamento penitenziario. I detenuti comuni hanno diritto a quattro telefonate al mese, sei se hanno figli minorenni.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 21 maggio 2024
Il governo vuole il provvedimento in aula il 27 maggio. Lettera a Fontana: no ad accelerazioni. L’allarme di Petrelli (Ucpi): “Finirà che le donne incinte andranno in carceri normali”. Il governo ha una fretta indiavolata e vorrebbe portare al voto della Camera il 27 maggio un progetto di legge, quello sulla sicurezza che porta le firme dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, licenziato nel novembre scorso. Solo ieri c’è stato un approfondimento con audizioni tecniche. Di qui una lettera delle opposizioni al presidente Lorenzo Fontana per “stigmatizzare l’accelerazione” e per riesaminare i tempi di un provvedimento che “comprime libertà costituzionalmente garantite nel campo del diritto penale, dell’immigrazione e penitenziario”.
di Rebecca De Fiore
sentichiparla.it, 21 maggio 2024
“Patologie quali quelle legate alla dipendenza da sostanze stupefacenti, il disagio mentale, le malattie cardiovascolari e infettive sono molto più frequenti nella popolazione detenuta che non nella popolazione generale e la percentuale di suicidi in carcere risulta essere tra le 9 e le 20 volte maggiore coinvolgendo sia le persone detenute che il personale che opera nel carcere”. Scriveva così, a ottobre del 2022, sulle pagine di Forward, supplemento di Recenti Progressi in Medicina, Sandro Libianchi, Presidente del Coordinamento nazionale operatori per la salute nelle carceri italiane. Un problema, quello della salute in carcere, che invece che essere affrontato e risolto sembra aumentare.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 maggio 2024
Era fermo da sei mesi, alla Camera, il ddl Sicurezza. Ora, a ridosso delle elezioni, la maggioranza si è ricordata di quella norma-manifesto e ha deciso di scongelarla e, anzi, farla volare: dovrà arrivare in aula il 27 maggio prossimo, meno di una settimana. Le opposizioni protestano e dalle audizioni emergono solo critiche dagli addetti ai lavori. Gli avvocati penalisti avvertono: il testo, oltre ad essere assolutamente superfluo, è “segnato da inammissibili profili di incostituzionalità”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 21 maggio 2024
Il ministero punta sulla “maggioranza silenziosa” di toghe che non sarebbero intenzionate a fare muro contro la riforma. All’ultima astensione, l’adesione è stata sotto il 50 per cento. Nell’attesa che la separazione delle carriere arrivi in consiglio dei ministri, molto si muove sia dentro il ministero della Giustizia che tra le toghe. Formalmente c’è un insuperabile muro contro muro: da una parte il guardasigilli Carlo Nordio, che della sua volontà di dividere i percorsi professionali di giudici e pm non ha mai fatto mistero; dall’altra la magistratura associata, con l’Anm, che ha escluso qualsiasi livello di trattativa.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 21 maggio 2024
Tocca ringraziare il ministro Carlo Nordio. Chi l’avrebbe mai detto? Propagandando la sua pseudo riforma della giustizia (nella quale non si parla del vero problema da affrontare: la vergognosa interminabile durata dei processi; ma si procede con ostinata ossessione verso la deleteria separazione delle carriere fra pm e giudici), il ministro gigioneggia col suo passato di pm, garantendo per ciò stesso che la sua riforma non potrà abbassare neppure di un millimetro il livello di indipendenza di cui oggi il pm - grazie alla Costituzione democratica ancora in vigore - gode rispetto al potere esecutivo e segnatamente al ministro della Giustizia.
di Pietro Dubolino*
La Verità, 21 maggio 2024
La riforma voluta dal governo deve essere accompagnata dal ritorno della pubblica accusa alle sue funzioni originarie. Regola fondamentale per chi voglia capire i termini di una qualunque questione è quella di risalire alle sue origini. Questo vale, quindi, anche per la questione della separazione delle carriere tra magistrati del pubblico ministero e magistrati giudicanti, periodicamente riemergente da decenni, a guisa di fiume carsico, nel dibattito politico e ora riemersa a iniziativa dell’attuale governo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 maggio 2024
Sanzioni sui beni subordinate alla condanna nel processo, ma con ambigue eccezioni. Nessun impatto sul ricorso Cavallotti. Entrerà in vigore domani la Direttiva 2024/1260 del Parlamento europeo e del Consiglio Ue riguardante il “recupero e la confisca dei beni”. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 2 maggio 2024, concede tempo agli Stati membri fino al 23 novembre 2026 per conformarsi alle nuove misure introdotte.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 maggio 2024
Intervista all’ex pastore sardo, vittima del più grave errore giudiziario della storia italiana. L’arresto, il carcere e la liberazione, ora in un libro. “Mi sento come un bambino che deve reimparare a camminare”. “Mi hanno bruciato 33 anni di vita. Pensi a quante cose avrei potuto fare, io non ho potuto fare niente. E chissà quanti ce ne saranno ancora lì dentro, innocenti che non hanno la possibilità di uscire dal carcere”. A parlare al Foglio è Beniamino Zuncheddu, vittima del più grave errore giudiziario della storia del nostro paese. Ex pastore di Burcei (Cagliari), Zuncheddu, 60 anni, è stato condannato all’ergastolo per la strage del Sinnai dell’8 gennaio 1991, che costò la vita a tre persone, per poi essere assolto al termine di un processo di revisione lo scorso 26 gennaio, dopo quasi 33 anni passati in carcere. Da oggi è nelle librerie con “Io sono innocente” (edito da DeAgostini), scritto con il suo legale, l’avvocato Mauro Trogu, in cui racconta la sua incredibile vicenda. Da quando è stato assolto, Zuncheddu è tornato a Burcei. “Mi sento come un bambino che deve reimparare a camminare”, ci dice, riferendosi a tutto ciò di nuovo che ha trovato una volta fuori dal carcere: “Nuove automobili, i telefonini, persino una nuova moneta, l’euro”.
- Padova. Suicidi in carcere, giornata d’iniziative di denuncia e sensibilizzazione
- Asti. Suicidi in carcere, incontro con la presenza dei Garanti regionale e comunale
- Brescia. Carcere di Verziano, la Sindaca: “Stiamo ancora aspettando una risposta dal Governo”
- Airola (Bn). Giustizia riparativa, focus con i giovani detenuti
- Milano. “Oggetti d’evasione” al Consorzio di Viale dei Mille. Le opere dei detenuti in mostra











