di Niccolò Zancan
La Stampa, 11 settembre 2024
Il presidente internazionale di Medici senza frontiere è in Italia. Christos Christou, 53 anni, greco della zona delle Meteore, è arrivato a Salerno per testimoniare la sua rabbia e la sua frustrazione: “Mi sento come un medico con le mani legate in un pronto soccorso affollato. Tutti, sulla Geo Barents, ci sentiamo così”. La nave dei soccorsi umanitari Geo Barents è inchiodata alla banchina del porto dal 27 agosto. Non può salpare. Non può salvare. È sottoposta a fermo amministrativo per aver violato il decreto Piantedosi, quello che regola l’attività delle Ong alla voce: “Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori”. È il terzo blocco in due anni, al prossimo rischia il sequestro. A bordo ci sono venti marinai perduti. Come tutti i marinai costretti in porto troppo a lungo. Però adesso è arrivato il presidente, di mestiere chirurgo, la massima carica di Msf. È arrivato per dare solidarietà e sostegno nella battaglia legale.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 11 settembre 2024
La denuncia di Global Witness: 196 le vittime nel 2023. In gioco interessi miliardari. Record alla Colombia con 79 vittime. Doccia fredda per Bogotà che ospiterà il vertice Onu sulla biodiversità. Adagiata sull’altipiano della Sierra Nevada del Cocuy, la cittadina di Tame appartiene “all’altra Colombia”: la sterminata nazione rurale, a incommensurabile distanza geografica ma soprattutto sociale dal resto del Paese, fatto di metropoli moderne e popolose e località-cartolina affollate di turisti internazionali. Là si è consumato l’ultimo omicidio di un attivista ambientale nel 2023. La mattina del 31 dicembre, prima dell’inizio dei festeggiamenti di Capodanno, è stato assassinato Luis Parra Toroca, 39 anni, governatore indigeno della comunità di La Esperanza. Due mesi prima, le Nazioni Unite avevano emesso un’allerta sulla minaccia di gruppi armati illegali decisi a conquistare la zona. Per le bande, i leader locali come Luis Parra Toroca erano un ostacolo da eliminare. Il rappresentante nativo è la vittima numero 79 nel macabro bilancio degli ambientalisti assassinati l’anno anno, in Colombia. La nazione più letale di sempre per chi combatte per i diritti della terra e, di conseguenza, di quanti la abitano. “Non solo conta il 40 per cento degli ecologisti assassinati nel 2023. Questo dato rappresenta il più alto mai registrato in un singolo Stato. Con 461 vittime da quando abbiamo cominciato a censirle, dodici anni fa, la Colombia detiene anche il primato storico”, afferma Laura Furones, che ha guidato l’équipe di ricercatori autrice dell’ultimo rapporto di Global Witness, appena pubblicato. Una doccia fredda per la nazione che, dal 21 ottobre, ospiterà la Conferenza Onu sulla biodiversità (Cop 16). E che, dall’inizio della presidenza del progressista Gustavo Petro, cerca di accreditarsi come avanguardia dell’impegno ambientale nel Sud del pianeta mediante scelte di rottura, come l’annuncio dell’intenzione di congelare i nuovi progetti petroliferi.
Libia. L’Asi deve rispondere delle morti in custodia, delle sparizioni e delle detenzioni arbitrarie
amnesty.it, 11 settembre 2024
Amnesty International ha dichiarato oggi che l’impunità radicata per le morti in custodia e altre gravi violazioni dei diritti umani da parte dei gruppi armati sotto il comando delle autoproclamate Forze armate arabe libiche (Faal), ha permesso all’Agenzia per la sicurezza interna (Asi) di intensificare, negli ultimi mesi, la sua repressione nei confronti di critici e oppositori politici, tra cui attivisti, scrittori e blogger. Dall’inizio del 2024 agenti dell’Asi pesantemente armati hanno arrestato, senza mandato, decine di persone tra cui donne e uomini con più di settant’anni, prelevandole dalle loro abitazioni, dalle strade o da altri luoghi pubblici nelle aree della Libia orientale e meridionale sotto il controllo delle Faal. Le persone arrestate sono state poi trasferite in strutture controllate dall’Asi, dove sono rimaste in detenzione arbitraria per mesi, senza la possibilità di contattare le loro famiglie o gli avvocati; alcune sono state vittime di sparizioni forzate per periodi fino a dieci mesi. Nessuna di loro è stata portata davanti alle autorità giudiziarie, né ha avuto modo di contestare la legalità della propria detenzione o è stata formalmente accusata di alcun reato. Tra aprile e luglio due persone sono morte in custodia in circostanze sospette mentre si trovavano in centri di detenzione controllati dall’Asi a Bengasi e Ajdabiya. Non sono state avviate indagini penali indipendenti e imparziali sui loro decessi e nessuno è stato ritenuto responsabile.
ansa.it, 11 settembre 2024
È scattato oggi il piano annunciato fin da luglio dal governo laburista di Keir Starmer per affrontare l’emergenza del sovraffollamento nelle prigioni britanniche - suggellata dal record storico della popolazione carceraria nel Regno registrato ad agosto - attraverso il rilascio anticipato di migliaia di reclusi. Il piano, delineato dalla Ministra della Giustizia, Shabana Mahmood, prevede un taglio dal 50 al 40% del totale della pena minima da scontare per poter ottenere il beneficio della libertà condizionata. Un provvedimento esteso a tutti i detenuti non condannati per reati di omicidio, violazione della legge sul terrorismo o violenze sessuali e domestiche. E che per ora porterà alla scarcerazione immediata di 1.700 detenuti.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 10 settembre 2024
La riforma del sistema carcerario è una sfida in cui si sono cimentati tanti governi con alterni risultati, e quello attuale non fa eccezione. Le ricette si sprecano, nessuna probabilmente è risolutiva, certo è che la soluzione non può venire dalla moltiplicazione dei penitenziari, come qualcuno continua a sostenere. Anche perché per molti proprio il periodo della detenzione diventa una scuola del crimine: anziché incontrare occasioni di rieducazione, come dice a chiare lettere l’articolo 27 della Costituzione italiana, si incontrano cattivi maestri e si esce peggiori di quando si è entrati, o si vive in condizioni tali da aumentare il senso di inimicizia nei confronti della società.
di Liana Milella
La Repubblica, 10 settembre 2024
Per ridurre il numero dei reclusi verrebbero esclusi, dalle regole della custodia cautelare, i casi di chi può commettere lo stesso reato. Che certo non vale per scippatori e ladri seriali. Settanta suicidi in cella. Evasioni e rivolte. Dall’inizio dell’anno. Un record. A partire dall’ultimo caso al Beccaria di Milano l’8 settembre. A Cassino era successo il 3; a Regina Coeli a Roma e ad Ancona il 30 agosto; al Marassi di Genova e a Reggio Calabria il 23; sempre a Regina Coeli il 18; gravissimi incidenti a Bari il 17; a Catanzaro il 10; al minorile di Torino giusto il primo di agosto; il 30 luglio ad Alessandria e a Cuneo; a Biella il 28; tensioni sempre il 28 a Regina Coeli e Velletri; il 26 le proteste a Rieti con 400 detenuti in autogestione; il 24 disordini a Venezia; il 22 un detenuto tenta l’evasione all’Aquila; il 21 tre minori evadono dal minorile di Casal del Marmo; il 19 un detenuto ne uccide un altro a Salerno; il 12 ecco le proteste a Trieste; il 10 disordini gravi a Viterbo; il 7 un recluso evade dall’ospedale Cardarelli di Napoli (ma viene ripreso); il 5 un’altra evasione a Trapani; il 4 fortissima protesta a Sollicciano. Giorno dopo giorno ne dà notizia il segretario della Uilpa Gennarino De Fazio, e il suo è un tragico bollettino di guerra che documenta l’incapacità del governo, ma anche la sua cinica indifferenza. All’inizio di luglio De Fazio ironizza sulla rivolta di Sollicciano, a secco di acqua, giusto “all’indomani del varo del decreto ‘carcere sicuro’ in consiglio dei ministri”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 settembre 2024
Annunciato a metà luglio dal ministro Nordio e inserito nel decreto carceri, la nomina è “una priorità” secondo via Arenula ma la pausa estiva ha messo tutto in stand-by. Dopo l’ennesima evasione, questa volta dal carcere di Avellino, e il settantesimo detenuto suicida a Vicenza, l’emergenza che riguarda il sistema penitenziario è sempre più conclamata. A mancare, invece, sono contromisure efficaci. Come da timori estivi, il decreto carceri varato dal governo non ha prodotto alcun effetto concreto, e anche la nuova figura del commissario ad hoc per le carceri annunciata con enfasi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio tra gli strumenti operativi per risolvere l’emergenza è ancora solo sulla carta.
In memoria di Youssef, morto in carcere a 18 anni: “La tragedia della sua sofferenza riguarda tutti”
di Cecco Bellosi*
Corriere della Sera, 10 settembre 2024
Il ragazzo appena maggiorenne morto bruciato nella sua cella a San Vittore era stato ospite di comunità per minori in cui si era fatto amare da tutti. Nella notte tra giovedì 5 e venerdì 6 settembre è morto a 18 anni, bruciato in cella a San Vittore, Youssef Barsom, un “nostro” ragazzo. Dico “nostro” non solo perché è stato in comunità minori, ma anche perché abbiamo provato più volte a continuare ad accoglierlo anche quando se ne andava a Milano finendo nei guai che gli hanno fatto varcare la soglia di quell’inferno che è oggi San Vittore. Ci abbiamo provato ad accoglierlo anche a Tirano, dato che Youssef aveva dei problemi importanti di sofferenza psichica, ma la sua ansia di fuga appariva in certi momenti incontenibile. Una fuga nel mondo che è diventata fuga dal mondo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 settembre 2024
Attualmente risultano 21 bambini che vivono in carcere con le loro 18 madri detenute. Gli infanti detenuti insieme alle loro madri sono ospitati in luoghi differenti, a volte molto diversi tra loro. Così come non mancano casi di detenute incinta che hanno perso il loro bambino. Tutto ciò mentre la maggioranza vuole modificare proprio quella legge che tende a tutelari le donne in gravidanza. Gli ambienti in cui vengono collocati i bambini di detenute possono essere suddivisi in tre principali categorie. La prima e più numerosa categoria è rappresentata dagli Istituti a Custodia Attenuata per Madri (Icam). Questi istituti sono stati pensati per accogliere donne incinte o con figli sotto i sei anni, quando il giudice valuta compatibile questa soluzione con le esigenze cautelari. Attualmente, in Italia sono operativi quattro Icam, ognuno con caratteristiche specifiche.
di Samuel Botti
true-news.it, 10 settembre 2024
Tra evasioni e botte, suicidi e mancanze di personale per il leader di Alleanza Verdi e Sinistra è a rischio la tenuta del patto sociale nel Paese. Tra carceri e ospedali, le strutture pubbliche italiane stanno vivendo un momento drammatico. Pochi giorni fa un detenuto di 18 anni è morto carbonizzato nella sua cella alla Casa Circondariale di Milano San Vittore. Insieme al compagno di cella, avrebbero appiccato il fuoco per bruciare un materasso. Ora il sopravvissuto è indagato per omicidio colposo. Questa morte si aggiunge ai 70 suicidi di detenuti e 7 di guardie penitenziarie da inizio anno. Il sovraffollamento stimato nelle prigioni italiane è superiore al 130%, con circa 62mila detenuti e 46mila posti disponibili, la capienza regolamentare si aggira intorno ai 51mila posti: 4360 in meno del previsto.
- Ilaria Salis: “La detenzione in carcere dei minori sta diventando la normalità”
- Il Ddl Sicurezza in aula: è battaglia su detenute madri e cannabis light
- Niente carcere per le madri con neonati, lo strappo di Forza Italia
- Ddl Sicurezza in aula: Forza Italia dice “no” ai neonati in cella ma dribbla lo Ius scholae
- Informazione più asciutta sulle ordinanze cautelari: si tratta di garanzie, non di bavagli









