di Nello Scavo
Avvenire, 21 maggio 2024
Il giorno in cui il Tribunale della Corte penale internazionale ha emesso il mandato di cattura contro Vladimir Putin, da buona parte del mondo, e specialmente dai governi europei e dai Paesi Nato, era salita un’ovazione. Più timida è la reazione degli Stati Ue quando si tratta di inchieste e mandati di cattura per i crimini contro i migranti in Libia, Paese con cui Roma e Bruxelles intrattengono rapporti improntati più al “segreto di stato” che alla trasparenza.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 21 maggio 2024
Era nell’aria, ma quando è arrivata è suonata comunque dirompente. Il procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan l’ha anticipata alla Cnn: dalla sua viva voce abbiamo udito, dopo i pesanti capi d’accusa indirizzati alla leadership di Hamas, le parole starvation, civilian targeting, extermination, associate alla richiesta di arresto depositata per Benjamin Netanyahu e il suo ministro della difesa Yoav Gallant. Non ci sono precedenti di capi di governo di Paesi che si definiscono democratici per i quali la giustizia internazionale ha chiesto l’arresto per crimini di tale gravità elevati a metodo di guerra.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 21 maggio 2024
È solo dopo molte ore dall’annuncio di Karim Khan che sono cominciati ad arrivare i commenti dei principali leader mondiali, a partire dal comunicato lapidario di Joe Biden che definisce “oltraggiosa” la richiesta dei mandati d’arresto per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant: “Voglio essere chiaro: qualunque cosa questo procuratore possa sostenere, non c’è equivalenza - nessuna - tra Israele e Hamas. Staremo al fianco di Israele contro le minacce alla sua sicurezza”. Dello stesso avviso, naturalmente, il segretario di Stato Antony Blinken, che mette inoltre in discussione la decisione sostenendo che lo stesso Khan era atteso in Israele a breve per discutere dell’indagine in corso alla Cpi - nonostante Tel Aviv “non ne faccia parte” -, e che il suo staff era atteso ieri per coordinare la visita: “Israele è stata informata del fatto che non si erano imbarcati più o meno nello stesso momento in cui il procuratore è andato in tv (alla Cnn, ndr) ad annunciare le accuse”. Elementi che, sostiene Blinken, “mettono in discussione la legittimità e credibilità di questa indagine”. Oltre al fatto che la Cpi “non ha giurisdizione” in materia.
di Leonardo Clausi
Il Manifesto, 21 maggio 2024
Il fondatore di WikiLeaks resta nel carcere duro di Belmarsh, per i giudici inglesi ha il diritto di presentare appello contro l’estradizione negli Usa. Hanno pesato il rischio di condanna a morte e di non poter invocare il primo emendamento. La giornata, tersa e luminosa, autorizzava a presagirlo. Quando, davanti alla sede dell’Alta Corte, sullo Strand, viene finalmente data la notizia che Julian Assange potrà finalmente ricorrere in appello contro l’estradizione negli Usa, le centinaia di suoi sostenitori si abbandonano alla gioia mista a sollievo. I due giudici britannici hanno appena accolto le istanze del collegio della difesa del giornalista-hacker australiano, secondo cui il governo statunitense non saprebbe garantirgli la protezione del primo emendamento della costituzione americana, quello sulla libertà di espressione.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 21 maggio 2024
Il tentativo degli Stati Uniti di processare il fondatore di Wikileaks ridicolizza il loro conclamato impegno in favore della libertà d’espressione nel mondo. Se il presidente Usa vuole essere ricordato per qualcosa di buono nel campo della libertà di espressione, deve fare solo una cosa. La decisione dell’Alta corte di Londra è una rara buona notizia per Julian Assange e per tutti coloro che difendono la libertà di stampa. L’Alta corte ha correttamente concluso che, in caso di estradizione negli Usa, Assange rischierebbe gravi violazioni dei diritti umani come l’isolamento prolungato, in contrasto col divieto di tortura e altri maltrattamenti. Il tentativo degli Stati Uniti di processare Assange mette in pericolo la libertà di stampa nel mondo e ridicolizza gli obblighi di diritto internazionale degli Usa e il loro conclamato impegno in favore della libertà d’espressione.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 21 maggio 2024
L’ex maggiore e avvocato dell’esercito condannato a 5 anni e 8 mesi per aver passato gli Afghan Files all’emittente pubblica Abc. C’è appena stato un ennesimo caso Assange anche in Australia, il Paese che ha dato i natali proprio al fondatore di Wikileaks ma anche all’ex avvocato e maggiore dell’esercito David McBride che è stato condannato una settimana fa a cinque anni e otto mesi per aver rivelato ai giornali informazioni su presunti crimini di guerra commessi dai militari australiani in Afghanistan durante gli anni dell’occupazione. Si sono aperte per lui le porte della prigione. E ci dovrà rimanere fino al 13 agosto 2026 prima di poter beneficiare della condizionale. I suoi legali presenteranno appello.
di David Allegranti
La Nazione, 20 maggio 2024
Il sovraffollamento carcerario in Italia peggiora con l’arrivo dell’estate, mettendo a rischio la salute dei detenuti. La situazione critica coinvolge anche i giovani reclusi, con proposte di soluzione critiche. Già in condizioni ordinarie le carceri italiane sono un posto orribile, salvo qualche eccezione (come Gorgona). Figuriamoci con il caldo. Soffre la comunità dei liberi, pensate a come possono stare i ristretti, che vivono in prigioni sovraffollate e fatiscenti. Al 30 aprile 2024 erano 61.297 i detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 51.167 posti.
lavocedelpopolo.it, 20 maggio 2024
Come già accaduto lo scorso 18 aprile, i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale sono tornati a far sentire la loro voce per portare l’attenzione sulla grave situazione che affligge gli istituti di pena italiani, denunciata lo scorso marzo anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva espresso parole di forte preoccupazione e accorate richieste di interventi migliorativi, nell’ottica di una piena implementazione dei principi costituzionali e, in particolar modo, del rispetto di quanto sancito dall’art. 27 della Costituzione.
di Giulio Cavalli
Left, 20 maggio 2024
Vi sentite più sicuri ora che un esercito di ragazzini affolla le carceri pronto ad affinare inclinazioni delinquenziali? Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, aveva sempre messo al centro il recupero dei ragazzi, in un’età cruciale per il loro sviluppo. Dopo il decreto Caivano non è più così. Dal 1998 (primo dato storico registrato da Antigone) ad oggi non si erano mai registrati numeri così alti. E sarebbero potuti essere anche più alti senza la disposizione, fortemente negativa, che dà potere ai direttori di inviare i giovani adulti (ragazzi fino a 25 anni che hanno commesso un reato da minorenni) nelle carceri per adulti, interrompendo così relazioni educative importanti.
di Cristina Franchini
L’Unità, 20 maggio 2024
Questo è il senso del perdono: non dimenticare, condonare, subire, considerarsi superiori o inferiori. Ma accogliere la vita nella sua interezza, uscire dal giudizio di sé e del prossimo per liberare e guarire il passato, rendendo reale un futuro migliore. Quanto tempo occorre per perdonare? Per realizzare, nel senso di rendere reale, la trasformazione di qualcosa di grosso, di qualcosa di grave? Viviamo a ritmi accelerati, ma la vita e i suoi accadimenti hanno i propri tempi, per manifestarsi.
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