reggiotoday.it, 19 maggio 2024
In occasione della iniziativa “Indignarsi non basta più!”, promossa dalla Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale ed a due mesi esatti dall’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella interviene il consigliere comunale Antonino Castorina. “Tutte le istituzioni non possono che aprire una riflessione corale sulle situazioni di emergenza che vivono le carceri in Italia. L’idea di promuovere iniziative tese alla formazione di chi è sottoposto a provvedimento dell’autorità giudiziaria penale e alla creazione di prospettive lavorative consente una concreta applicazione di quanto previsto dall’art. 27 della Costituzione italiana ed in generale un risparmio ed un investimento per l’azienda o l’impresa che intenda procedere su questa direzione oltre ad offrire e prospettare uno spiraglio di vita nuova per chi ha espiato e sta espiando la propria pena ed è consapevole degli errori commessi”.
di Sarah Valtolina
Il Cittadino di Monza e Brianza, 19 maggio 2024
Bosch è entrata nella casa circondariale di Monza con il progetto pilota “Ricomincio da me”, il primo intervento della multinazionale dentro un carcere. Lo ha fatto con un corso di formazione di 82 ore che ha preso il via lo scorso 22 aprile e si è concluso ieri. Quindici i detenuti che hanno partecipato al progetto. Un’iniziativa improntata sull’apprendimento di competenze e tecniche per diventare specialista di ebike, ma non solo. Bosch ha voluto dedicare alcune ore del corso anche all’acquisizione di quelle che sono definite le soft skills, quelle competenze che diventano bagaglio fondamentale per chi cerca uno sbocco nel mondo del lavoro: dalle tecniche di vendita alla crescita personale con sessioni appositamente dedicate al cambiamento e al personal branding. Un progetto che ha convinto la dirigenza di Bosch che esporterà l’esperienza anche negli istituti di reclusione di Como, Torino e Ancona.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 19 maggio 2024
Nel luogo in cui ha trascorso la maggior parte della sua visita a Verona, è arrivato alle 12.05. “Benvenuto Francesco”, recitavano gli striscioni e appesi alle sbarre e dentro la Casa circondariale di Montorio. Quel carcere che mentre accoglieva per la prima volta un pontefice, rimbalzava sulle cronache nazionali per l’arrivo, nei prossimi giorni, di Chico Forti. L’ultimo, in ordine di tempo, tra i “detenuti celebri” di un penitenziario che incuba 592 reclusi. Tre ore, quelle trascorse dal Papa in quel luogo che ha definito “di grande umanità. Di umanità provata, talvolta affaticata da difficoltà, sensi di colpa, giudizi, incomprensioni e sofferenze, ma nello stesso tempo carica di forza, di desiderio di perdono, di voglia di riscatto”.
di Papa Francesco
L’Osservatore Romano, 19 maggio 2024
Il testo del discorso pronunciato ieri dal Pontefice nella Casa circondariale di Verona. “Cari sorelle e fratelli, buongiorno! Ringrazio la Direttrice per la sua accoglienza, e il senso dell’umorismo! Il sorriso fa tanto bene. Ringrazio tutti voi, per il calore, la festa e l’affetto che mi mostrate. Un saluto va inoltre a tutti coloro che lavorano in questo istituto: agenti di custodia, educatori, operatori sanitari, personale amministrativo, e volontari. Voglio salutare anche a tutti coloro che stanno guardando dalle finestre: un saluto a tutti voi! Ci tenevo molto a incontrarvi, tutti insieme. Per me entrare in un carcere è sempre un momento importante, perché il carcere è un luogo di grande umanità. Sì, è un luogo di grande umanità. Di umanità provata, talvolta affaticata da difficoltà, sensi di colpa, giudizi, incomprensioni, e sofferenze, ma nello stesso tempo carica di forza, di desiderio di perdono, di voglia di riscatto, come ha detto Duarte nel suo discorso.
di Pasquale Vitagliano
Il Manifesto, 19 maggio 2024
“Le donne della Dichiarazione universale dei diritti umani”: Enrica Simonetti ripercorre nel suo libro, uscito per Manni editore, le biografie rimaste in ombra e spesso dimenticate di queste combattenti, di diversa estrazione sociale e di differenti culture, per l’uguaglianza giuridica. “Come giudica i progressi femminili del suo secolo?”, chiede una giornalista. “Ci vediamo tra mille anni!”, risponde Bodil Begtrup, chiamata dalla Danimarca tra le otto donne del Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite nella Commissione dei diritti umani. Insieme con altre e altri rappresentanti scriveranno nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani. Sarà che il Novecento è il secolo breve, le conquiste sono state tante e importanti. Eppure, la strada da percorrere è ancora lunga. Enrica Simonetti traccia il profilo di queste Marianne ne Le donne della Dichiarazione universale dei diritti umani (Manni, pp. 104, euro 13) in un agile e godibile saggio che ha il merito di portare alla luce storie dimenticate o sconosciute, matrici della nostra identità democratica.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 19 maggio 2024
“Per uscire dalla crisi strutturale in cui ci siamo infilati è necessario costruire un nuovo paradigma di civiltà che mette finalmente al centro l’ecologia integrale”, si legge nel documento redatto dai Movimenti popolari italiani in occasione dell’incontro. “Per garantire il nostro diritto alla vita, abbiamo bisogno di cambiare approccio culturale, non solo il modello economico. A partire da una diversa relazione con le altre entità viventi, riconvertendo il modello produttivo, industriale ed energetico sulla base dei limiti del pianeta”. Così si legge nella bozza del documento, a cui L’Espresso ha avuto accesso in anteprima, che i movimenti popolari italiani, insieme, hanno preparato in occasione di “Arena di pace”, l’incontro atteso con Papa Francesco, che li ha invitati al dialogo.
di Moisés Naím*
La Repubblica, 19 maggio 2024
L’anno scorso, la spesa militare mondiale è aumentata di quasi il sette per cento. Secondo i ricercatori dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, si è trattato dell’aumento più consistente dal 2008 in questo settore. Complessivamente, i governi hanno speso nel 2023 più di 2.400 miliardi di dollari in soldati, equipaggiamenti e armi. Con questi soldi sono molte le cose buone che si potrebbero fare. I Paesi del mondo spendono per le spese militari nove volte di più di quanto spendano per sradicare la fame, ad esempio.
di Giuseppe De Marzo
L’Espresso, 19 maggio 2024
L’allarme dell’Onu sui rischi cui sono esposti i giornalisti impegnati a difesa delle risorse del pianeta. L’Unesco denuncia come negli ultimi quindici anni gli attacchi contro i giornalisti siano cresciuti in maniera esponenziale. Sono stati 750 e continuano ad aumentare. Mentre le condanne sono pochissime, lasciando più del 90% delle violenze impunite. È più facile chiudere la bocca di coloro che fanno informazione. In particolar modo dei giornalisti “ambientali”, i più esposti in questa nuova epoca della storia. L’ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite lo scorso 3 maggio. Negli ultimi anni sono stati uccisi centinaia di giornalisti che si sono occupati delle conseguenze dei conflitti ecologico-distributivi, ovunque in aumento a causa di un capitalismo estrattivo che ha bisogno di prendere dalla Terra molto di più rispetto alle sue capacità di autorigenerazione e autorganizzazione.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 19 maggio 2024
Un apprezzato educatore dell’istituto Chateaubriand di Roma, rifugiato politico algerino in Italia, è in attesa di espulsione a Ponte Galeria dopo essere stato licenziato e indagato. Il motivo? Alcuni commenti contro Israele - per cui si è scusato - in una chat privata. Sulla vicenda è stata presentata un’interrogazione parlamentare. L’avvocato: “Nel 2013 era ritenuto meritevole di protezione, oggi no. Ma la situazione in Algeria è inalterata”.
di Mariarosaria Guglielmi*
La Stampa, 19 maggio 2024
Medel - Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés - riunisce associazioni di giudici e pubblici ministeri di 17 Paesi del Consiglio d’Europa. Guardando alla giurisdizione attraverso la lente più ampia della dimensione sovranazionale, Medel è stata in grado in questi anni di cogliere in anticipo i segnali della contagiosa crisi sistemica dello stato di diritto che ha colpito l’Europa. Raggiunti dai messaggi dei colleghi e dei loro familiari, abbiamo vissuto i giorni del drammatico collasso della democrazia in Turchia: destituzioni, arresti, processi di massa e condanne sommarie di migliaia di magistrati, avvocati, funzionari. Murat Arslan, presidente di Yarsav, la più grande associazione di giudici e pubblici ministeri dissolta dal governo dopo il tentativo di colpo di Stato, è stato condannato a 10 anni di reclusione in violazione delle garanzie minime del giusto processo, ed è detenuto dall’ottobre 2016.
- Stati Uniti. Nelle prigioni il “fine pena mai più” uccide più del boia
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