di Elena Molinari
Avvenire, 19 maggio 2024
Cresce il numero dei detenuti anziani che muoiono in cella. “In carcere i 40 anni sono come i 60, oltre i 55 si è geriatrici”. Quando Norma Wailey chiama suo marito in prigione fa del suo meglio per non piangere. Isaiah, al quale è sposata da quasi mezzo secolo, è stato condannato a 40 anni per rapina e tentato omicidio. Ne deve scontare ancora dieci ma, a 69 anni, Norma teme che non uscirà vivo di cella. “Si muove come un 80enne, dimentica le cose, fa fatica a parlare. In carcere è diventato diabetico e non è lontano dall’insufficienza renale - ha raccontato Norma ai ricercatori della Columbia university -. E fatica a ottenere cure mediche”. Isaiah è uno delle centinaia di migliaia di prigionieri che stanno invecchiando nelle carceri statunitensi e che potrebbero morire dietro le sbarre. La popolazione penitenziaria negli Usa ha infatti raggiunto il picco di circa 1,6 milioni di persone nel 2009 e da allora è leggermente diminuita, eppure il numero di anziani che finiscono i loro giorni in carcere continua ad aumentare.
di Valerio Gigante
Il Manifesto, 19 maggio 2024
Bergoglio sferza i capi di Stato: “La pace si fa con le mani e gli occhi dei popoli coinvolti. Chiedete ai leader di ascoltarvi perché gli accordi nascano dalla realtà”. È stato un bagno di folla e un evento mediatico, ma con forti riflessi politico-ecclesiali, il viaggio del papa a Verona, in occasione dell’Arena di Pace 2024. L’incontro, presentato da Amadeus in un ennesimo corto circuito tra “sacro e profano”, è stato solo il culmine di un processo di approfondimento, dialogo e confronto di numerose realtà ecclesiali su Migrazioni; Ecologia integrale e stili di vita; Lavoro, economia e finanza; Diritti e democrazia; Disarmo. E un modo per misurare la forza e il radicamento che la Chiesa può ancora mostrare su temi che in modo inedito la vedono ormai molto distante sia dai governi che da parte dell’opinione pubblica occidentale. La guerra in Ucraina e a Gaza ne sono stati esempi particolarmente dirompenti, come già in precedenza il tema dei migranti.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 19 maggio 2024
“Il numero delle vittime a Gaza è enorme, il triplo della guerra in Ucraina”. Parla Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa italiana. Che spiega perché 160 anni dopo la firma della prima convenzione di Ginevra si dovrebbe ricordare il rispetto il diritto internazionale. “Se Israele sta violando il diritto internazionale sono gli organi competenti a doverlo accertare. Dico, però, che il numero delle vittime a Gaza è enorme: almeno il triplo, ad esempio, rispetto a quello della guerra in Ucraina, che dura da più di due anni e coinvolge più persone, purtroppo. Penso che la sofferenza di chi vive nella Striscia oggi sia sotto gli occhi di tutti”. A parlare è Rosario Valastro, presidente della Croce rossa italiana (Cri), che insieme con le altre 190 società nazionali, il comitato e la federazione fa parte del Movimento internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa. La più grande organizzazione umanitaria al mondo che per statuto non prende posizione durante i conflitti, ma invita al rispetto del diritto internazionale, “raramente attraverso appelli e proclami pubblici, di solito dialogando direttamente con gli attori coinvolti. E soprattutto lavora sul campo, cercando di dare ristoro alle sofferenze”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 maggio 2024
Ora rischia di finire su un binario morto la legge Giachetti-Bernardini, che estendeva i benefici. Il ministro Carlo Nordio lo aveva preannunciato a fine aprile al convegno “Senza dignità” organizzato all’università Roma Tre da Radio Radicale: “Dobbiamo superare il sistema carcerocentrico e il sovraffollamento, che è fonte di suicidi. Non di certo con un’amnistia, che rappresenta un fallimento dello Stato e verrebbe negativamente compresa dai cittadini: quello che occorrerà fare è limitare la carcerazione preventiva e intervenire nei confronti di quelle persone condannate per reati minori e vicine al fine pena, e per i tossicodipendenti”.
di Angela Stella
L’Unità, 18 maggio 2024
Per l’ex capo del Dap, oggi Garante dei detenuti in Sicilia: “Solo la legge Giachetti può garantire una deflazione immediata del sovraffollamento”. Oggi la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale ha organizzato, in tutta Italia, mobilitazioni per accendere un faro sulle problematiche del carcere. Ne parliamo con l’ex capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, attualmente garante regionale della Sicilia.
di Sara Busato
Corriere del Veneto, 18 maggio 2024
Marino avrebbe voluto abbracciare le sue due bambine. Quando fu arrestato, avevano tre e sei anni, e per giustificare l’improvvisa sparizione del padre, la famiglia scelse la scusa più rassicurante “Papà è via per lavoro, ma tornerà presto”. Un’illusione che ha causato problemi psicologici e di salute alle figlie, oltre a numerosi disagi materiali e morali. L’amore tra padre e figlie è rimasto congelato per anni. Solo nel 2001 gli fu permesso di incontrare moglie e figlie non nell’affollata sala-colloqui, ma nella “area verde”, una fetta di giardino appositamente attrezzata.
La Repubblica, 18 maggio 2024
Il rapporto di Antigone: l’aumento dei giovani in cella sarebbe anche maggiore se molti di loro diventati maggiorenni non fossero stati trasferiti negli istituti di pena per adulti. Dal 1998 ad oggi - informa Antigone - non si erano mai registrati numeri così alti di sovraffollamento nelle case di pena per minori. E sarebbero potuti essere anche più alti se i direttori delle carceri non avessero disposto il trasferimento dei detenuti diventati maggiorenni dietro le sbarre in penitenziari per adulti. Scelta che, fra l’altro, ha drasticamente interrotto un percorso educativo avviato nella casa di reclusione minorile. I provvedimenti - assai dannosi e condannati dai volontari che lavorano in carcere e dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani - sono stati possibili grazie all’approvazione del decreto Caivano, caratterizzato da un approccio più punitivo.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2024
Zaccaria Mouhib, trapper noto come Baby Gang, ha 22 anni e oltre otto milioni di ascoltatori mensili su Spotify. È uno dei rapper italiani più noti all’estero e il singolo uscito un mese fa come primo estratto dal suo ultimo album ha già quasi tre milioni di visualizzazioni su Youtube. Quando un intervistatore gli domandò se il suo album del maggio 2023 dal titolo “Innocente” fosse stato scritto nel carcere di Monza, lui rispose: “No, lì non facevo niente, era un carcere punitivo, non avevo i beat, era già tanto che avessi la penna. Stavo a guardare il muro e fumavo”. Il carcere ammazza ogni creatività.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 18 maggio 2024
Il ministro della giustizia al carcere di Biella: “Dalla magistratura mi aspetto una saggia valutazione razionale”. “Andiamo avanti, è questione di giorni”. Così ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine della visita al laboratorio Zegna all’interno del carcere di Biella, ai giornalisti che gli domandavano della riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere. E alla domanda se il provvedimento sarà portato in Cdm il prossimo 29 maggio il ministro si è limitato a dire “verosimilmente sì”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 maggio 2024
La riforma in lavorazione nel governo non è solo una giusta: è anche di sinistra. Tre lezioni da grandi maestri per mostrare l’ipocrisia delle dichiarazioni del campo largo. La lagna è già partita e il capo di imputazione sarà grosso modo questo: la separazione delle carriere è una riforma pericolosa, se non vergognosa, che contribuirà a trasformare il pubblico ministero in un surrogato della polizia giudiziaria, che non avrà alcun effetto sulla terzietà del giudice e che non avrà altro effetto se non quello di gettare sulla magistratura una montagna di letame, di delegittimazione, di sfiducia. La lagna è già partita, il capo di imputazione è già chiaro, l’accusa di fondo è già evidente - volete attaccare la magistratura perché siete fascisti - ma c’è un problema importante nella narrazione che farà della imminente riforma sulla separazione delle carriere il mondo progressista. E il problema è questo: la temutissima riforma delle carriere non è una riforma di destra. Lo si potrebbe affermare ricordando che è il buon senso che suggerisce che separare le carriere sia un tema trasversale, perché solo chi finge di non capire cos’è la giustizia italiana può fingere di non comprendere che il problema non è se il pubblico ministero continua a fare quello che spesso fa oggi, muoversi cioè come un surrogato della polizia giudiziaria, ma è far di tutto affinché vi sia un giudice più indipendente, più imparziale e più terzo rispetto a come lo è oggi. Ma se il buon senso non basta, qualche esperienza del passato può aiutarci a capire perché una sinistra che regala alla destra anche la separazione delle carriere è una sinistra che vuole fare di tutto per andare contro la propria storia.
- Misure salva-corrotti e attacchi ai giudici, la nuova destra distorce il diritto
- Libertà sì, ma prima imparzialità. Al Csm il dibattito su social e toghe
- Intercettazioni, un sistema AI per evitare gli scambi di persona
- Nessuna pietà per Medea
- 18 maggio 1988, muore Enzo Tortora. Ma la sua battaglia è eterna











