Gazzetta del Sud, 8 settembre 2024
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da 30 anni impegnato sul dramma delle carceri, interviene su “questa tragica emergenza delle prigioni che continua purtroppo a far registrare ogni anno un numero impressionante di suicidi e situazioni di grave disagio, in tanti casi particolarmente grave, disumana e inaccettabile. Basta far parlare i numeri per avere un’idea del quadro allarmante che si registra in tutto il Paese, compresa la Calabria. In Italia a fine luglio 2024 risultano 14.500 detenuti oltre i posti disponibili, 18mila unità mancanti alla Polizia penitenziaria, 70 suicidi fra i detenuti e 7 fra gli agenti. Questo, ripeto, solo nel 2024.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 8 settembre 2024
Youssef Barsom, arrestato per la rapina di una collanina, sarebbe tornato libero la prossima settimana. Secondo la prima ricostruzione il suo gesto era una forma di protesta contro il sovraffollamento dell’istituto. Sarà sentito già domani il compagno di cella di Youssef Barsom deceduto per un incendio la cui dinamica è ancora da chiarire. L’incendio è divampato, quasi sicuramente da un materasso, nella stanza che Youssef Mokhtar Loka Barsom, il 18enne di origini egiziane, condivideva con l’altro detenuto, che è riuscito a salvarsi ed è ora indagato. Solo lui potrà aiutare a capire cosa è veramente successo. Forse le fiamme sono state innescate dai due detenuti per protesta o forse per un tragico incidente: la dinamica esatta - che presuppone anzitutto il capire come un accendino possa essere finito in cella - deve ancora essere chiarita dai pm che hanno aperto un’indagine conoscitiva. Intanto in queste ore sembra ormai chiaro che Youssef che soffriva di gravi disturbi della personalità e non avrebbe dovuto stare in una cella senza sorveglianza non si sia suicidato. Si tratta di una tragedia di cui si dovranno accertare bene i contorni. Secondo le prime ricostruzioni, il rogo si sarebbe sviluppato intorno alla mezzanotte tra giovedì 5 e venerdì 6 settembre. Ad appiccare l’incendio sarebbe stato il 18enne, nato in Egitto il 5 febbraio 2006, insieme al suo compagno di cella. Un gesto non raro, che solitamente viene compiuto in segno di protesta. E che stavolta potrebbe essere stato un boomerang per i detenuti, devastati dalle fiamme. Gli agenti della polizia penitenziaria intervenuti sono riusciti però a mettere in salvo solamente il compagno di cella della vittima, che ha riportato una lieve intossicazione: non c’è stato invece nulla da fare per Youssef, rimasto intrappolato nel rogo e ritrovato ormai carbonizzato.
di Giorgia Venturini
fanpage.it, 8 settembre 2024
L’avvocata che difendeva il 18enne morto carbonizzato in carcere a Milano aveva ottenuto la fissazione urgente dell’udienza per la prossima settimana. Youssef Moktar Lota Baron è il ragazzo 18enne morto al carcere di San Vittore a Milano avvolto dalle fiamme. Qui ci era entrato dopo essere stato ritenuto responsabile dello scippo di una collanina a una signora davanti alla Stazione Centrale. Era in attesa di processo. Non era la prima volta che si trovava davanti a un giudice: sempre per rapina si era occupato il Tribunale dei Minori ma in più volte era stato riconosciuto il totale vizio di mente e questa perizia lo rendeva inconciliabile con la vita del carcere. Da allora era finito in cinque diverse comunità.
agensir.it, 8 settembre 2024
La Comunità di Sant’Egidio di Milano esprime “profondo dolore” davanti alla morte di Youssef Mokhtar Loka Barsom, ragazzo diciottenne che nella notte tra il 5 e il 6 settembre ha perso tragicamente la vita nell’incendio scoppiato nella cella in cui era detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. “La sua morte è un grido di dolore non isolato che emerge dalle carceri italiane, una evidenza che è impossibile non ascoltare e una denuncia drammatica rivolta all’intero Paese per le condizioni che molti uomini e donne stanno vivendo”, dice la Comunità di Sant’Egidio di Milano, che denuncia tutto quello che aggrava la situazione in cui versano le carceri.
adnkronos.com, 8 settembre 2024
Il bilancio delle morti in carcere non si ferma. Nella notte tra giovedì e venerdì l’ennesima vittima, un 18enne morto carbonizzato dopo aver appiccato fuoco ad un materasso. Un problema esacerbato dalle condizioni in cui versano gli istituti penitenziari italiani: nel carcere di San Vittore il tasso di sovraffollamento ha sforato il 247%. Nella struttura sono rinchiusi 1.100 detenuti, ma i posti disponibili sono solamente 445. E sono pochi anche gli agenti di polizia penitenziaria: 580 quando ne servirebbero almeno 700. “Ci sono troppe persone nella stessa cella e poco staff per seguire con un percorso strutturato i detenuti. Manca lo spazio vitale - dice all’Adnkronos Valeria Imbrogno, psicologa che lavora nelle carceri milanesi - Già solamente avere una cella singola cambia totalmente la qualità di vita di un detenuto”.
di Giovanna Augusta de’ Manzano*
triesteprima.it, 8 settembre 2024
Il decreto “Carceri” del luglio scorso, ora convertito in legge, ha come obiettivo l’“umanizzazione carceraria” e dice di voler intervenire su più fronti, tra cui: l’alternativa della pena in Comunità per accogliere alcune tipologie di detenuti (per esempio per quelli senza domicilio ove poter scontare la detenzione domiciliare); l’assunzione di personale di Polizia penitenziaria (mille unità entro il 2026); la semplificazione e la velocizzazione delle procedure per concedere la liberazione anticipata; infine un aumento delle telefonate per i detenuti. Ciò detto, gli Uffici di Sorveglianza, non solo in Regione, sono al collasso e lì rimangono anche post decreto.
di Domenico Marino
Gazzetta del Sud, 8 settembre 2024
Lo denuncia il garante regionale, Luca Muglia, che visiterà il penitenziario. In appena 6 mesi 30 scioperi della fame, 24 atti d’autolesionismo, 3 tentati suicidi e 11 aggressioni fisiche alla Polizia penitenziaria. Al fianco e a tutela dei reclusi. Il garante regionale dei diritti delle persone detenute, Luca Muglia, racconta la visita che durante la prossima settimana farà assieme alla Camera penale, all’Ordine degli avvocati ai garanti provinciale e comunale Francesco Cosentini e Francesco Terranova nel carcere cittadino dedicato alla memoria di Sergio Cosmai.
blogsicilia.it, 8 settembre 2024
Entro il prossimo mese di ottobre gli Istituti penitenziari della provincia di Siracusa avranno più medici specialisti incaricati per le branche maggiormente richieste mentre gli ambulatori saranno dotati di nuovi arredi, attrezzature e presìdi sanitari. Il direttore generale dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone, nel rispetto dell’impegno assunto dopo la visita all’ambulatorio sanitario del Carcere di Cavadonna, ha disposto, attraverso gli Uffici competenti, l’effettuazione di una attenta ricognizione di tutti gli ambulatori sanitari degli Istituti penitenziari della provincia di Siracusa per verificarne le condizioni dei locali, il personale sanitario, servizi e apparecchiature in dotazione ed ha dato mandato al Provveditorato di predisporre un planning di acquisti, secondo le esigenze riscontrate, le cui gare sono già alla fase dell’aggiudicazione.
di Letizia Pezzali*
Il Domani, 8 settembre 2024
Oggi non mi servono aneddoti, perché tanto di storielle ne abbiamo a bizzeffe. Penso che tutti possiamo capire di cosa parliamo quando parliamo di vittimismo in politica. Un sottoinsieme particolarmente fastidioso del vittimismo in politica è il vittimismo di potere: si verifica quando chi si trova in cima assume la posa del martire. Non è raro osservare individui o gruppi che detengono un potere significativo e che assumono atteggiamenti o linguaggi tipici dell’autocommiserazione. A prima vista, la combinazione appare contraddittoria: come può una persona o un gruppo di potere presentarsi in quel modo? Eppure avviene. Lo sappiamo fin dalla scuola media: il bullo che piange. Solo che le istituzioni democratiche non dovrebbero essere la scuola media.
di Nicoletta Verna
La Stampa, 8 settembre 2024
Fra i moltissimi motivi per cui la strage di Paderno Dugnano ci atterrisce c’è l’assenza completa di un movente. L’omicida, leggiamo sulle cronache, era un ragazzo tranquillo, normale, quieto. Ci sgomenta allora l’impossibilità di penetrare l’immenso abisso dell’animo umano: la solitudine, la disperazione, il terrore, il senso di assurdo sono condizioni endemiche della vita, ma quando esplodono in completa assenza di qualunque segnale o presagio destabilizzano. Gli psicologi e gli esperti, però, dichiarano (probabilmente a ragione) che in questo e in altri casi simili i segnali senz’altro c’erano, ma che non sono stati raccolti o riconosciuti.
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