di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 18 maggio 2024
Don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile di Milano “Cesare Beccaria”, è stato ospite al Salone del Libro con quattro ragazzi della sua comunità “Kayros” in un affollato incontro venerdì 18 maggio. L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro “Non vi guardo perché rischio di fidarmi. Storie di cadute e di resurrezione” (ed. San Paolo).
di Marta Blumi Tripodi
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Neima Ezza ha 225 milioni di ascolti su Spotify: nelle canzoni racconta la malinconia di tanti cresciuti nei quartieri che definiamo “difficili”. “Quando ero ai domiciliari ho scritto un EP, è disco di platino”. Idee di un rapper tra i più seguiti della sua generazione. È un venerdì pomeriggio di marzo quando incontro Neima Ezza e nei giardinetti all’ombra dello stadio di San Siro il sole splende. Il Ramadan è ancora in pieno svolgimento e molti abitanti del quartiere - uno dei più multietnici di Milano: secondo il progetto Mapping San Siro del Politecnico il 45% è di origine straniera, con Marocco ed Egitto in testa alla classifica - sono appena usciti dalla moschea dopo la preghiera del venerdì.
di Mattia Aimola
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Al secondo piano di via Vanchiglia 3 a Torino, nella sede dell’Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali si possono leggere i racconti - fra il 1970 e 1973 - dei pazienti psichiatrici della struttura aperta dal 1853 a fine anni 90. “Non capisco perché lasciano quei criminali a Collegno”, “Gli infermieri la picchiano, pugni e schiaffi sulla testa”. Sono solo alcune delle testimonianze dei pazienti internati nel manicomio di Collegno tra il 1970 e il 1973. Si tratta della Certosa Reale, che ospitò i pazienti psichiatrici dal 1853 e fino alla fine degli anni Novanta quando chiusero dopo l’approvazione della Legge Basaglia.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 18 maggio 2024
Le lavoratrici provenienti dai Paesi extra Ue sono penalizzate due volte. Il divario con gli uomini supera i 30 punti. Ismu: sottopagate, non siamo attrattivi. Opportunità mancate non solo per loro ma anche per le aziende. L’Italia sul lavoro, come tristemente noto, non è un Paese per donne. Se poi la donna è extraeuropea (e proveniente da un Paese a forte flusso immigratorio), la discriminazione che vive è doppia. Nel 2022, secondo l’ultimo rapporto di Fondazione Ismu (ente scientifico che studia i fenomeni migratori), il tasso di occupazione delle donne straniere non comunitarie è del 43,7%, di 30,5 punti percentuali in meno rispetto a quello degli uomini extra-Ue (74,2%). E in discesa di 3 punti dal 2019. Mentre la percentuale di donne italiane occupate è un po’ più alta, del 51,5%, e il gap con gli uomini (68,6%) più ridotto. Anche i dati sulla disoccupazione sono a sfavore delle donne extraeuropee: risulta disoccupato il 15,6% contro il 10% dei maschi immigrati, con un divario di genere maggiore di quello nella popolazione italiana (8,8% contro 7%). Ma i numeri non parlano da soli.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 18 maggio 2024
Porte chiuse agli inviati del Consorzio Media Freedom Rapid Response. Le raccomandazioni su Rai e su Agi: “Non vendete l’agenzia ad Angelucci”. Il governo italiano e la maggioranza di destra che lo sostiene hanno rifiutato di incontrare i rappresentanti del consorzio Media Freedom Rapid Response. “Siamo dispiaciuti” racconta Sielke Kelner “perché avevamo chiesto una serie di appuntamenti, e in alcuni casi non abbiamo neanche ricevuto risposta”. A non riceverli sono stati il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto, la presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongionro e il sottosegretario con delega all’Editoria Alberto Barachini. Tra gli esponenti dell’opposizione che invece non hanno avuto alcun problema a incontrarli c’è stata Barbara Floridia, presidente in quota M5S della commissione di Vigilanza Rai, con l’idea di coinvolgerli negli Stati Generali sulla tv pubblica che ha intenzione di riproporre a breve.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2024
No alla dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbtq+. L’Italia è l’unico grande paese Ue a non aver voluto firmare la dichiarazione Ue. Preparata in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia, la dichiarazione è stata sottoscritta da Belgio, Francia, Germania, Spagna, Polonia, Danimarca, Cipro, Irlanda, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Malta, Estonia, Austria, Finlandia, Portogallo, Slovenia e Svezia. L’Italia invece - insieme a Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia - prende la scelta di non sottoscriverla. Il motivo? Fonti del ministero della Famiglia hanno spiegato all’Ansa è stato deciso di non aderire la dichiarazione “era in realtà sbilanciata sull’identità di genere, quindi fondamentalmente il contenuto della legge Zan”. La ministra per la famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, rivendica la scelta: “Non abbiamo firmato e non firmeremo nulla che riguardi la negazione dell’identità maschile e femminile, che tante ingiustizie ha già prodotto nel mondo in particolare ai danni delle donne”. Tutto questo mentre dalle opposizioni si alza un coro di pesanti critiche al governo Meloni. L’Italia, lo scorso 7 maggio, aveva aderito alla dichiarazione contro l’Omofobia, Transfobia, Bifobia del Servizio di Azione Esterna Ue e dei 27.
Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2024
È il giorno del rientro in Italia di Chico Forti. Il 65enne trentino, rilasciato nei giorni scorsi dal carcere della Florida dopo una lunga detenzione, è partito da Miami a bordo di un Falcon 2000 dell’Aeronautica italiana che atterrerà in tarda mattinata nell’aeroporto militare di Pratica di Mare. Secondo quanto riferisce l’Ansa, Forti sarà poi portato nel carcere di Verona, in attesa di espletare le successive procedure.
di Valerio Fioravanti
L’Unità, 18 maggio 2024
“Indipendentemente dall’esito del loro processo, possiamo tenere questi uomini in carcere per sempre, in una forma di detenzione preventiva”. Tenere persone in carcere “per sempre, indipendentemente dal processo” è il desiderio di miriadi di “giustizialisti”, ma di solito cose del genere si pensano, e non si dicono apertamente, o comunque lo si fa attraverso giri di parole. Invece qualcuno lo dice esplicitamente, in forma breve, e ci viene il dubbio se sia una cosa positiva oppure negativa. Se proprio dev’essere, almeno sia detto chiaramente.
di Pasquale Porciello
Il Manifesto, 18 maggio 2024
Human Rights Watch denuncia che “le autorità libanesi hanno arbitrariamente detenuto, torturato e forzato al ritorno in Siria centinaia di siriani negli ultimi mesi, inclusi oppositori, attivisti e disertori”. Oltre trecento i siriani che lo scorso martedì hanno lasciato “volontariamente” il Libano per far ritorno in Siria. Il rientro è avvenuto da Arsal e da cittadine limitrofe, organizzato da un coordinamento di autorità siriane e libanesi. Pare stiano aumentando i rientri “volontari” in Siria, ma c’è da chiedersi quanto intenzionali siano data l’aria che si respira in Libano negli ultimi tempi. Human Rights Watch denuncia che “le autorità libanesi hanno arbitrariamente detenuto, torturato e forzato al ritorno in Siria centinaia di siriani negli ultimi mesi, inclusi oppositori, attivisti e disertori”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 maggio 2024
Sono trascorsi due mesi da quando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha lanciato un accorato appello per interventi urgenti contro le condizioni drammatiche delle carceri italiane. Un appello rimasto, purtroppo, inascoltato dalla politica. Di fronte a questa indifferenza, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale alza nuovamente la voce e annuncia una nuova mobilitazione per domani, sabato 18 maggio.
- Nordio smemorato dimentica cosa disse sulle carceri
- Il progetto “Sciascia-Tortora”, per una amministrazione della giustizia (più) umana e consapevole
- Scuole in carcere: l’istruzione come chiave per il riscatto sociale
- Processo penale, garantismo e securitarismo
- Stop ai trojan selvaggi. Il governo ora ci prova











