di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 29 maggio 2024
Chi con ripetute minacce e molestie ingenera paura da cui deriva uno stato perdurante di ansia nelle vittime commette il delitto di atti persecutori, che è aggravato se lo stalker agisce con odio razziale. No alla derubricazione del delitto di stalking nella contravvenzione di molestie se la vittima entra in uno stato di perdurante ansia e modifica le proprie abitudini di vita a fronte delle condotte reiterate dell’imputato. Infatti, le molestie sono ravvisabili solo quando il risultato nella psiche della persona offesa è quello di essere infastidita. Dunque la linea di demarcazione tra i due reati è rappresentata dalle conseguenze psicologiche che la condotta ingenera nella persona presa di mira con comportamenti che vanno dall’insulto agli imbrattamenti o impedimenti a utilizzare cose di cui si ha la disponibilità. In sintesi le minacce o le molestie ripetute vanno punite come atti persecutori a norma dell’articolo 612 bis del Codice penale quando creano uno stato di ansia che pervade la vita della persona posta nel mirino del molestatore finanche arrivando al punto di modificarne le abitudini normali.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 29 maggio 2024
La mancanza di braccialetti elettronici da applicare ai detenuti ai quali vengono concessi gli arresti domiciliari sta diventando un’emergenza con conseguenze molto negative. A partire dall’ingiustificata permanenza in carcere. Sono diversi i casi di persone che, pur beneficiando da parte del giudice per le indagini preliminari di un provvedimento di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, non possono lasciare l’istituto penitenziario ospitante perché non si riescono a reperire i dispositivi.
di Nicoletta Pisanu
Il Giorno, 29 maggio 2024
Si è svolta ieri l’udienza per discutere l’opposizione alla richiesta di archiviazione delle posizioni di nove agenti di Polizia penitenziaria accusati di aver percosso un detenuto, ora in stato di libertà, a Pavia nel 2020. L’udienza si è tenuta davanti al Gip Pasquale Villani, che si è riservato sulla decisione. La parte offesa è un ex detenuto del carcere pavese che ha accusato i nove agenti di aver preso parte ad atti di violenza nei suoi confronti. In particolare, secondo la sua ricostruzione, i fatti sarebbero accaduti all’indomani dei disordini divampati nel marzo 2020 per protestare contro le restrizioni imposte anti Covid, vicenda per cui sessantotto tra detenuti ed ex sono attualmente a processo davanti al Collegio del tribunale di Pavia con l’accusa di devastazione e saccheggio.
di Antonio Bompani
stradeonline.it, 29 maggio 2024
Sabato 25 maggio, visitando il carcere di Rebibbia (Casa Circondariale, Nuovo Complesso) grazie ai Radicali Italiani, motore politico dell’iniziativa, ho toccato con mano le problematiche strutturali di un sistema che necessita di politiche pubbliche sempre più urgenti. Ci troviamo di fronte a quella che è a tutti gli effetti un’emergenza nazionale, troppo a lungo sottovalutata da istituzioni e partiti. L’aspetto che mi ha maggiormente colpito, in positivo, è stato la grande disponibilità dei detenuti a condividere priorità ed esigenze: fortemente interessati a raccontare e soprattutto a mostrare quel che non va, dalle loro valutazioni è emerso un quadro piuttosto lucido e chiaro.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 29 maggio 2024
Incontro inedito per la Biblioteca Vivente di Abcittà: per la prima volta i libri viventi sono stati dei ragazzi detenuti in un Ipm (il Ferrante Aporti di Torino), mentre i lettori sono stati alcuni studenti delle scuole superiori. Un’occasione di ascolto e condivisione tra coetanei, per smontare stereotipi e pregiudizi sul tema del carcere. Da La vittima a Finché non ti tocca, da La vita di passaggio a Mai più, da Passa prima tu a Trova le differenze. Sono alcuni dei titoli di un catalogo di libri molto speciale, intorno ai quali lo scorso 25 maggio si è realizzato il primo incontro di Biblioteca vivente nell’Istituto penale minorile “Ferrante Aporti” di Torino, con alcuni studenti degli istituti superiori. Il progetto è promosso da Abcittà e finanziato dall’Otto per Mille Valdese, in collaborazione con Essere umani onlus. Ne abbiamo parlato con Ulderico Maggi di Abcittà, responsabile della Biblioteca vivente.
di Emanuela Zanasi
Il Resto del Carlino, 29 maggio 2024
L’8 giugno partita di calcetto in collaborazione col Lions all’interno del Sant’Anna. Il direttore Sorrentini: “Rivolta ferita aperta, ma dal 2020 tanto è stato fatto”. “Quella tragedia ha lasciato il segno, è ancora una ferita aperta, ma in quattro anni tante cose sono state fatte”. Così il direttore della casa circondariale di Modena Orazio Sorrentini commenta la terribile rivolta scoppiata al Sant’Anna del marzo 2020. Lo ha fatto a margine della conferenza stampa per presentare l’iniziativa del Lions Club Modena ‘Un calcio al pregiudizio’, la partita di calcetto in programma l’8 giugno prossimo all’interno del Sant’Anna.
cn24tv.it, 29 maggio 2024
Si chiuderà con una mostra archeologica “Copycat. Speranze replicabili”, progetto ideato, prodotto e realizzato dalla Direzione del Parco archeologico di Sibari, istituto autonomo del Ministero della Cultura guidato dal Ministro Gennaro Sangiuliano, e che ha coinvolto detenuti della casa circondariale di Castrovillari, studenti dell’Ipsia - Istituto professionale superiore secondario dell’Erodoto di Thurii di Cassano All’Ionio - professori della stessa scuola, archeologi e assistenti all’accoglienza, fruizione e vigilanza, due direttori carcerari, un funzionario e una preside, diversi reperti originali datati tra il VI e il III secolo a.C., tre “formatori” della onlus “Maestri di Strada”, quattro seminari per un totale di sedici ore di formazione preliminare rivolta a docenti e operatori museali, un autista ed un pulmino messo a disposizione dal comune di Cassano all’Ionio per collegare anche fisicamente carcere e museo.
ciranopost.com, 29 maggio 2024
Oggi, mercoledì 29 maggio alle ore 14.30 è in programma l’evento conclusivo del laboratorio “Il teatro che ripara, il teatro che è riparo”, il progetto di formazione e accompagnamento alla pratica e alla visione del teatro rivolto ai detenuti delle sezioni di media sicurezza della Casa Circondariale di Bari a cura di Damiano Nirchio con l’associazione culturale Senza Piume in collaborazione con la cooperativa Crisi. Durante l’evento sarà presentato il cortometraggio Limbo realizzato nelle giornate di laboratorio da Vincenzo Ardito con i detenuti che hanno partecipato al progetto.
di Gianfranco Capitta
Il Manifesto, 29 maggio 2024
Lo spettacolo di Tindaro Granata “Vorrei una voce”, dalle storie di carcerate nel penitenziario siciliano filtrate dal canzoniere della diva cremonese. Tindaro Granata è un attore originale, ogni volta diverso ma sempre efficace. Questa volta spiazza lo spettatore anche cantando: ma con la voce di Mina. Lo spettacolo che porta in tournée (è appena stato all’Elfo, con grandissimo successo, anzi vero entusiasmo da parte del pubblico) ha una storia più articolata e complessa di quelle correnti in teatro. Nasce infatti da una esperienza di spettacolo nato e coltivato in un carcere, quello femminile di alta sicurezza di Messina, dove è stato chiamato per fare un’esperienza artistica con le detenute da colei che abitualmente fa con loro teatro, Daniela Ursino. Si sono ritrovati, lui e loro, sul canto di Mina, idolo comune. In particolare, come traccia per i propri ricordi e le proprie esperienze, hanno preso un disco tratto da una serata rimasta famosa: quella del 23 agosto 1978, ultima esibizione della cantante in pubblico dal vivo, alla Bussola.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 maggio 2024
Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, 4 cittadini su 10 denunciano la presenza di bande giovanili sul territorio. Ma in base ai dati della Polizia il fenomeno non deve allarmare. Chi sono davvero i ragazzi di cui tanto parla la cronaca? Si trovano principalmente nelle grandi aree urbane, più al Nord che al Sud, nei dintorni delle stazioni o dei centri commerciali. Gruppi che non sforano quasi mai i dieci, tutti maschi, prevalentemente italiani, giovani tra i 15 e i 24 anni. Ragazzi che provengono da contesti di marginalità o disagio socio-economico, il cui primo bersaglio sono i propri coetanei. I media le chiamano “baby gang”. Ma cosa sono davvero? E quanto bisogna preoccuparsi?
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