di Gabriele Fedrizzi
Corriere del Trentino, 2 giugno 2024
Il viaggio-studio della Camera penale di Trento: falsi miti ed esperienze da valutare. Luci e ombre. Così si può riassumere la visita di studio effettuata lo scorso novembre da una delegazione trentina nelle carceri finlandesi, il cui resoconto è stato riportato in una conferenza, tenutasi a Palazzo Geremia, alla presenza dell’assessore comunale Monica Baggia. Il viaggio è nato dall’iniziativa della Camera Penale di Trento e del suo allora presidente Filippo Fedrizzi, allo scopo di realizzare uno studio comparativo del sistema penitenziario finlandese e valutare la possibile importazione di modelli dal paese scandinavo alla Casa Circondariale di Spini di Gardolo.
di Alessandro Sansoni
Il Messaggero, 2 giugno 2024
L’ingegnere di Fiuggi sarebbe dovuto uscire oggi dopo due anni dal carcere, ma sono sorti altri problemi. Incubo senza fine per Maurizio Cocco, l’ingegnere di Fiuggi detenuto in Costa d’Avorio da due anni. Ieri doveva essere il giorno della sua scarcerazione, ma per ragioni imprecisate la liberazione è saltata. Tutto rinviato a domani, o almeno si spera. Niente ormai nella vicenda che vede protagonista il ciociaro è più certo. Le informazioni dal paese ivoriano arrivano come sempre in modo frammentario. Da settimane moglie e figli attendevano questo momento. Dopo due anni avrebbero rivisto il loro, sia pure soltanto in una videochiamata. Ma per ora sarebbe bastato anche questo contatto a migliaia di chilometri a distanza, per guardarsi finalmente negli occhi. I familiari sono preoccupati per lo stato di salute del 62enne, sepolto da due anni in un carcere, quello della capitale Abidjan, inserito nella lista nera dalle organizzazioni umanitarie per il trattamento riservato ai detenuti. Nei giorni scorsi gli erano state riprese le impronte digitali ed erano state fatte tutte le altre procedure in vista della scarcerazione.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 2 giugno 2024
L’accusa: “La Russia, a differenza dell’Ucraina, non rispetta le convezioni di Ginevra”. Prigionieri di guerra, l’ipotesi di uno scambio totale dopo Lucerna. Finora Kiev ha recuperato un totale di 3.210 prigionieri civili e militari. Alle famiglie dei prigionieri di guerra ucraini che stanno per tornare a casa viene detto: “Probabilmente non li riconoscerete. Ma cercate di non darlo a vedere”. A guardare le immagini del prima e del dopo dei 75 PoW ucraini (questa la sigla del diritto internazionale che identifica i Prisoner of War) arrivati venerdì a Sumy, viene da pensare che l’avvertenza non sia un’esagerazione. La maggior parte degli uomini sono scheletrici. E molti presentano segni di ferite e traumi. Tra loro, Roman Onyschuk, informatico che si era unito alle forze ucraine come volontario all’inizio dell’invasione russa. È stato catturato nel marzo 2022 nella regione di Kharkiv. “Voglio solo sentire la voce di mia moglie, la voce di mio figlio. Mi sono perso i suoi tre compleanni”, racconta ora ai giornalisti dell’Ap presenti all’arrivo dei pullman a Sumy sul confine. Roman, negli oltre 800 giorni trascorsi in prigionia, non ha mai comunicato con la sua famiglia e ora non sa dove si trovino sua moglie e suo figlio.
di Desi Bruno*
deriveapprodi.com, 1 giugno 2024
La questione è ormai nota a tutti. Non c’è quasi giorno che passi senza che non arrivi una segnalazione sull’aumento della popolazione carceraria (oltre 60.000 presenze a fronte di una capienza regolamentare di 47.000 ad oggi), sui numeri crescenti ed abnormi delle persone detenute che si suicidano (28 detenuti e 3 appartenenti alla polizia penitenziaria nei primi 3 mesi dell’anno), sui rischi connessi alla presenza sempre maggiore di situazioni di disagio psichico, sulla carenza di educatori e quindi sulla difficoltà di lavorare per il reinserimento dei detenuti definitivi, in numero sempre crescente, sulla mancanza di opportunità lavorative, di fondi, su episodi di intolleranza e violenza di detenuti e contro i detenuti e quindi sulle problematiche connesse alla sicurezza nella vita degli istituti. L’ elenco delle criticità potrebbe allungarsi ancora molto. Rispondere alla questione del sovraffollamento carcerario con la proposta di costruire nuove carceri è anche troppo facile, ed è quella che «paga di più».
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 1 giugno 2024
Si tratta di una pratica ancora abusata, che espone i detenuti a violenze e torture, avendo un impatto devastante dal punto di vista psicologico, fisico e sociale. “Uno di questi apriva la cella di isolamento e diceva a S.M. di entrare; poiché S.M, temendo di essere picchiato, non voleva entrare, uno degli agenti lo colpiva con un calcio da dietro e lo faceva rovinare a terra, battendo la testa; a questo punto tutti gli agenti lo colpivano con calci e pugni…”. Questo è uno stralcio della ricostruzione che i giudici milanesi hanno fatto di quanto sarebbe accaduto nell’Istituto penale per minorenni Beccaria di Milano. È uno degli episodi accaduti all’interno dei reparti di isolamento che si trovano nelle carceri italiane: luoghi spesso collocati in aree separate rispetto alle sezioni ordinarie, lontano quindi dagli sguardi, dai controlli e dove, per questo, è più facile si possano verificare episodi di violenza e tortura.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 giugno 2024
Magistratura “di base” sedotta dal sorteggio al Csm: il governo ci crede. Uno degli aspetti più controversi della riforma costituzionale incentrata sulla separazione delle carriere è il sorteggio “secco” dei magistrati al Csm. L’Anm ha parlato di “svilimento della funzione di rappresentanza elettiva dei togati”. Il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano ha spiegato invece che l’obiettivo di questa parte della riforma è un altro. È quello di “ridimensionare il ruolo delle correnti, gli unici veri partiti rimasti sul campo, protagoniste spesso delle carriere dei magistrati”. In questa cornice si è inserita la posizione controcorrente (almeno in parte) assunta dal gruppo “antisistema” dell’Anm, Articolo Centouno, i cui rappresentanti nel “parlamentino” delle toghe si sono detti favorevoli al sorteggio temperato, e non pregiudizialmente ostili a quello “puro”. Insomma, c’è una fetta della magistratura che non è contraria a questa previsione della riforma. A tal proposito ricordiamo che a gennaio 2022 il “sindacato” delle toghe ha indetto un referendum interno sul sistema di voto “ideale” per l’elezione dei consiglieri togati al Csm (in vista della tornata con cui, pochi mesi dopo, sarebbero stati scelti i nuovi rappresentanti della magistratura a Palazzo dei Marescialli). Rispetto al quesito sul sorteggio, 2.470 magistrati risposero “No”, pari a circa il 58% di quelli che votarono, ma il risultato, definito “inatteso e sorprendente” dai favorevoli, fu quel 42% (1.787 voti) che invece disse “Sì” all’estrazione a sorte dei consiglieri.
di Mario Garofalo
Corriere della Sera, 1 giugno 2024
Può sembrare un’idea strampalata o una provocazione, ma il sistema legato al fato ha radici lontane. Può sembrare strampalata l’idea di sorteggiare chi dovrà governare la magistratura, può apparire come una provocazione o, peggio, come una mortificazione delle toghe. Ma il sistema, al di là delle presunte o reali finalità politiche della riforma, ha radici lontane. Fino a duecento anni fa, anzi, la “democrazia aleatoria” era diffusissima. Nell’antica Atene, si entrava per sorteggio nel Consiglio dei Cinquecento, che era l’equivalente del potere esecutivo. La fortuna aveva una parte nella complessissima selezione del doge di Venezia, dove un bambino estraeva da un’urna le ballotte, piccole sfere di legno con i nomi. Secondo Montesquieu il “suffragio per sorte” era democratico, quello “per scelta” aristocratico. Ci sono molti fautori, oggi, di un ritorno al passato. Uno dei più noti, l’intellettuale belga David Van Reybrouck ne ha spiegato i vantaggi: favorirebbe la partecipazione dei cittadini a rotazione, smantellerebbe la “casta” dei rappresentanti professionisti. Tecnicamente è quello che vorrebbe fare Carlo Nordio con le correnti della magistratura.
di Francesco Petrelli
Il Foglio, 1 giugno 2024
La separazione delle carriere approvata dal governo attua un fondamentale principio costituzionale: quello del “giudice terzo”. Al fine di comprendere meglio il significato della riforma costituzionale della separazione delle carriere, al di là di inutili e facili slogan, sembra utile ricordare alcuni fondamentali passaggi che hanno segnato la storia del nostro processo penale: dal varo del nuovo codice “Vassalli” nel 1989, alla riforma costituzionale del 1999, alla proposta di riforma costituzionale di iniziativa popolare depositata in Parlamento nel 2017 dall’Unione delle Camere penali, forte della raccolta di oltre 71.000 firme. La riforma del 1999, con la quale si è introdotta nell’art. 111 della nostra Carta la figura del “giudice terzo”, ha contribuito a chiudere positivamente una stagione, quella degli anni ‘90, davvero drammatica per il nostro Paese. Una stagione segnata dalla vicenda di Tangentopoli e dalla traumatica fine della prima repubblica. Una storia di durissimi conflitti fra magistratura e politica che ha certamente stravolto i già fragili equilibri fra la magistratura ed i poteri dello Stato.
di Franco Monaco
Il Domani, 1 giugno 2024
Considerata la sproporzione tra i limiti oggettivi della questione da un lato e, dall’altro, l’enfasi attribuita alla riforma (“epocale”) con gli strappi che essa comporta, non si può non chiedersi il perché, ovvero quale sia il vero obiettivo. Si può dare una sola risposta: indirizzare un messaggio intimidatorio ai magistrati. Non è il caso di indugiare sui pro e sui contro della separazione delle carriere dei magistrati. Questione annosa e controversa sulla quale le opposte opinioni sono da gran tempo cristallizzate. Questione che sta al centro della declamata “riforma della giustizia” varata dal Consiglio dei ministri. Titolazione decisamente enfatica e impropria, trattandosi più esattamente di “riforma dei magistrati”.
di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2024
L’avvento della Costituzione italiana ha segnato un punto di svolta fondamentale per il sistema giudiziario, in quanto ha riconosciuto e tutelato l’indipendenza esterna della magistratura dal potere esecutivo. Questo principio è sancito in modo chiaro nel terzo comma dell’articolo 107 della Costituzione, il quale afferma che i magistrati si distinguono tra loro soltanto per la diversità delle funzioni esercitate. Tale principio ha permesso di affrancare definitivamente il Pubblico Ministero dal controllo dell’esecutivo. Di recente, il Consiglio dei ministri ha discusso un disegno di legge costituzionale volto a separare le carriere dei magistrati, una decisione che, sebbene dibattuta per soli 20 minuti, solleva numerose questioni. A partire da una domanda fondamentale: qual è l’utilità del Pubblico Ministero nel nostro sistema giudiziario?











