di Angela Stella
L’Unità, 31 maggio 2024
Un reparto di rapida reazione operativa, specializzato nella protezione e tutela della sicurezza delle strutture penitenziarie e delle persone in caso di rivolta in carcere: è il Gruppo di intervento operativo (Gio) della Polizia Penitenziaria, presentato ieri, nel corso di una conferenza stampa da Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario di Stato alla Giustizia con delega alla polizia penitenziaria, Giovanni Russo, capo del Dap, Lina Di Domenico, vicecapo Dap e Linda De Maio, primo dirigente di Polizia penitenziaria, direttore del Gio.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 31 maggio 2024
Il governo lancia Gio, gruppo di intervento operativo della Polizia penitenziaria, all’indomani delle tensioni al Beccaria di Milano. Le rivolte, più o meno pesanti, in carcere aumentano principalmente per colpa del sovraffollamento. E il governo trova la soluzione: un reparto speciale per sedare le rivolte medesime. È tutto qui il corto circuito che spiega la nascita del Gio, il gruppo di intervento operativo della Polizia penitenziaria, presentato ieri durante una conferenza stampa al ministero della Giustizia dal sottosegretario Andrea Delmastro e dai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Questo gruppo viene illustrato, per pura coincidenza temporale, all’indomani di una rivolta al Beccaria di Milano. Si tratta del carcere minorile poche settimane fa è stato protagonista di una maxi inchiesta per tortura nei confronti di alcuni agenti penitenziari. “Non ne conosco le motivazioni più profonde perché le stiamo ancora analizzando, ma è pur vero che appena uomini e donne della polizia penitenziaria hanno indossato il casco la rivolta è cessata: questo vuol dire che lo Stato è più forte dell’anti-Stato e che in ogni caso si è scongiurato che potesse accadere di peggio”, ha dichiarato Delmastro.
di Lorenzo Proia
quotidianosanita.it, 31 maggio 2024
“Pochi minuti di attenzione e intervento. L’esiguo numero di psicologi costringerebbe “a selezionare i soggetti sui quali intervenire”, spiega Sellini (Aupi). Che sulla riforma Cartabia dice: “Difficoltà sui compiti e in qualche caso le prescrizioni dei Tribunali. Conflitti con norme sul consenso informato”. Al via il Gruppo di lavoro Aupi, convegno oggi a Napoli. Nel 2022 il Protocollo Cnop/Dap. La psicologia penitenziaria al centro del Gruppo di Lavoro istituito dall’Aupi. Associazione Unitaria Psicologi Italiani, secondo cui la salute mentale dei detenuti all’interno delle carceri italiane non sarebbe sufficientemente tutelata. L’Aupi non descrive un quadro roseo negli istituti penitenziari italiani. E Mario Sellini, del sindacato degli psicologi, ascoltato da QS, interviene sulla riforma Cartabia: “Sta creando difficoltà per quanto riguarda i compiti ed in qualche caso, le prescrizioni dei Tribunali. Difficoltà e conflitti con le norme che regolano il consenso informato, le prescrizioni di interventi sanitari che richiedono, obbligatoriamente, il consenso formale ma non solo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 maggio 2024
Numerosi i casi di reclusi che non hanno potuto incontrare parenti gravemente malati, magari per l’ultimo saluto. Ha ragione l’associazione “Sbarre di Zucchero” nel dire, con una dura lettera rivolta al ministro della Giustizia, che i permessi di necessità non vengono concessi con la stessa celerità avuta nei confronti di Chico Forti? La risposta è sì, e vedremo il perché. Il suo ritorno in Italia, dopo quasi 25 anni di detenzione negli Stati Uniti per l’omicidio, per cui si è sempre professato innocente, è stato accolto con giubilo. Eppure, le modalità della sua accoglienza al carcere di Verona hanno sollevato non poche polemiche, riaprendo il dibattito sulle disparità di trattamento tra detenuti. Il “tour” della prigione e le foto ricordo con la matricola hanno fatto storcere il naso a molti, vista l’eccezionalità di simili “privilegi” per un detenuto appena giunto. A puntare il dito, come detto, è l’associazione “Sbarre di Zucchero” che, in una lettera aperta al Ministro Nordio, sottolinea: “Crediamo di poter dire con certezza praticamente assoluta che non rientra nella prassi fare al detenuto nuovo giunto il tour dell’istituto, come fosse un ospite istituzionale”.
di Donatella Stasio
La Stampa, 31 maggio 2024
Quando sono usciti dal Quirinale, la sera del 28 maggio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano avevano in tasca un testo sulla separazione delle carriere tra giudici e pm con numerose correzioni a matita blu. Nessuno dei due magistrati passati alla politica - il primo pm ormai in pensione; il secondo giudice fuori ruolo, con una lunga carriera politica alle spalle cominciata nel 1996 nelle file di An, Casa delle libertà, Nuova Italia e Fratelli d’Italia - era stato presente, la mattina dello stesso giorno, al cinquantesimo anniversario della strage fascista di piazza della Loggia a Brescia. Lì, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva elogiato lo Stato democratico per aver fatto argine contro lo stragismo nero e aveva sottolineato l’importanza di aver avuto giudici e pm indipendenti, capaci di accertare i fatti “con precisione e responsabilità”, nonostante depistaggi e complicità istituzionali.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 31 maggio 2024
Non si capisce perché sia fermo nei cassetti del Parlamento un disegno di riforma praticamente identico a quello presentato ieri al Consiglio dei ministri. È fermo da due anni. Il Consiglio dei ministri ha varato una riforma molto importante. Riguarda la giustizia. È una riforma radicale. Da anni, anzi da sempre, non succedeva una cosa del genere. Nessun consiglio dei ministri era mai riuscito a votare una riforma radicale, anche se parziale, della giustizia. I governi che ci si erano avvicinati a questo traguardo erano rapidamente caduti. Di solito abbattuti da una raffica di avvisi di garanzia sparata ad altezza d’uomo.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 31 maggio 2024
Separazione delle carriere. Il percorso del ddl costituzionale sarà lungo e irto di ostacoli. Se passerà, i suoi effetti potrebbero vedersi soltanto nel 2032. Un simbolo in nome (e in memoria) di Silvio Berlusconi. Al momento la riforma della giustizia, passata come disegno di legge costituzionale mercoledì scorso in consiglio dei ministri, non è molto di più. Anche perché, al di là del piano simbolico e delle pur estremamente chiare intenzioni del governo, il percorso che porterebbe allo stravolgimento della giurisdizione, cioè alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, appare ancora piuttosto lungo. E incerto.
di Francesca Sabella
Il Riformista, 31 maggio 2024
Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu… o meglio non solo tu. Siamo ancora lontani dalla sognata valutazione dei magistrati, ma un piccolo passo è stato fatto: gli illeciti disciplinari commessi dai magistrati non saranno giudicati solo dai colleghi e da una componente laica (decisi a tavolino e non sorteggiati come prevede ora la nuova normativa). La radio all’Anm suona bassa. La musica sta cambiando. Anzi, ci piace pensare che cambierà anche se questa “svolta epocale” richiederà tempo, troppo tempo, e probabilmente non ne vedremo la realizzazione. Ma resta una svolta culturale, questo sì.
di Simona Musco
Il Dubbio, 31 maggio 2024
Parla il viceministro della Giustizia: con la riforma nessuno rischio di controllo politico sui pm. “L’avvocato in Costituzione tra i temi oggetto di confronto parlamentare”. “È una vittoria di Forza Italia e della coalizione. E finalmente il cittadino saprà di avere davanti a sé un giudice realmente terzo, che non ha alcuna forma di parentela con le altre parti”. Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, è a dir poco raggiante. La neonata riforma dell’ordinamento giudiziario, che porta anche la firma del fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, è “elegante ed equilibrata”, spiega, e non intaccherà per niente l’indipendenza della magistratura. L’allarmismo delle toghe, dunque, è frutto di “fake news”, aggiunge il numero due di via Arenula, convinto che un eventuale referendum non farà che rendere la conquista “ancora più bella”.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 31 maggio 2024
Il giurista Sabino Cassese, candidato al Quirinale per un giorno, dà una valutazione positiva delle misure del Guardasigilli. Sui tempi dell’iter di approvazione è possibilista: “Una maggioranza in Parlamento ci sarebbe”. Ed è urgente “contrastare la trasformazione dei magistrati delle procure in giudici della virtù e della morale” e della moralità: ora va sciolto il grumo di potere costituito dal sistema correntizio”. Il tentativo di riformare tramite annunci elettorali a presa rapida quel ginepraio di poteri che è il sistema-giustizia suscita qualche legittima perplessità, Mettere mano alla giustizia in modo serio e profondo richiede passaggi che, avendo la magistratura associata già preannunciato battaglia, si prevedono lunghi.
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