valdinievoleoggi.it, 9 giugno 2024
Da pochi giorni c’è un nuovo progetto equo e solidale alla bottega del commercio equo e solidale L’acqua cheta. Sono nel negozio di via della Madonna magliette e shopper del progetto O’Press, nate dalla collaborazione tra la bottega solidale pistoiese, quella di Genova e il carcere Marassi. “Abbiamo sempre venduto - spiega Beatrice Iacopini presidente dell’associazione L’acqua cheta - le t-shirt di O’Press, ma questa primavera abbiamo deciso di dare vita ad una collezione personalizzata. Su magliette e shopper abbiamo fatto stampare, insieme ad una simpatica immagine, il proverbio del Burkina Faso che da sempre accompagna il nostro impegno: “Se le formiche si mettono d’accordo possono spostare un elefante”. Crediamo molto in progetti come questo, che permettono ai detenuti di mettere a frutto il tempo di detenzione, uscendo dal circolo vizioso del carcere punitivo e imparando un mestiere, secondo il dettato costituzionale”.
Ristretti Orizzonti, 9 giugno 2024
Il progetto di Defence for Children, raccoglie testimonianze di ragazzi e ragazze coinvolti in procedimenti penali, per promuovere una giustizia realmente “a misura di minorenne”. Disagio sociale, discriminazione, futuro incerto, Istituto Penale Minorile e l’idea di una giustizia che serva davvero a (ri)educare e non a punire come prevede il nostro ordinamento insieme agli standard internazionali. Sono solo alcuni dei temi che, attraverso le voci dei ragazzi, vengono affrontati nel podcast “Just Closer” di Defence for Children, che verrà lanciato domani. Si tratta di un progetto dell’Associazione, co-finanziato dall’ Unione Europea, che ha raccolto in Italia, durante tutto il corso del 2023, testimonianze di ragazzi e ragazze coinvolti in procedimenti penali e sottoposti a diverse misure di giustizia. Il progetto e la serie di podcast nascono per dare a voce a realtà troppo spesso invisibili e dimenticate e per mostrare, oltre alle eclatanti situazioni di cronaca, come il sistema di giustizia, dentro e fuori gli Istituti Penali, debba migliorare per svolgere efficacemente la propria utile funzione.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 9 giugno 2024
Ci vorrebbe un’agenda condivisa, un dialogo fra forze anche distanti ma accomunate dal desiderio del bene comune. Ci vorrebbe una cultura comune. Su questa sì, si potrebbe fondare un’idea di Paese, di Patria, di Europa. Si va invece in direzione opposta. Dunque da lunedì 10 giugno, a urne chiuse e conti fatti, si potrà finalmente riprendere a chiedere ragione di quel che manca al Paese e non del “rutto libero” al quale, avete visto, come da previsioni siamo effettivamente arrivati nei comizi finali.
di Francesca Sforza
La Stampa, 9 giugno 2024
Sono 27,3 i milioni di cittadini non europei che a oggi vivono nel continente. Le questioni relative ai diritti - di donne, comunità Lgbtq+ e migranti - sono quelle che più di altre, durante le campagne elettorali, permettono di definire il proprio posizionamento. E questa non ha fatto eccezione: in un’Europa che vede per la prima volta una forte componente dei partiti di destra nelle maggioranze di governo, ogni volta che si è parlato di diritti si è partecipato a rafforzare il collante che tiene insieme entità politiche altrimenti piuttosto diverse.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 9 giugno 2024
Sono la minoranza etnica più numerosa dell’Ue. E anche la più giovane. Ma restano esclusi. Così in vista delle elezioni hanno redatto un manifesto con proposte concrete per favorire l’integrazione. Ne abbiamo parlato con la comunità romanì al campo di via dei Gordiani a Roma. Fa caldo e c’è aria di festa al campo rom di via dei Gordiani, a Roma. Ma solo perché manca poco al momento in cui circa 359 milioni di persone voteranno per rinnovare il Parlamento europeo e l’organizzazione Roma for Democracy, guidata dai rom, assieme al Movimento Kethane (che significa “insieme”) di rom e sinti, ha organizzato una tribuna elettorale dentro il villaggio che esiste dall’inizio degli anni Duemila. Da quando un grosso incendio ha distrutto le baracche che erano state costruite ancora prima da chi si è trasferito dopo essere scappato dalle guerre nei Balcani, alla ricerca di un nuovo spazio da abitare. L’obiettivo dell’incontro è di portare la politica dove di solito non va, per costruire un’Europa democratica nel vero senso della parola, ma anche per fare in modo che chi ne è stato finora escluso entri nel processo d’integrazione e si veda riconosciuti i diritti umani, civili e politici.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 9 giugno 2024
Maysoon Majidi è in un carcere italiano accusata di essere una scafista. Le autorità italiane fingono ancora di non sapere che i veri trafficanti restano a terra. E lei, oggi, paga il suo coraggio. Come ti chiami, dove sei nata? Aspettate, vorrei spiegarvi. Non preoccuparti, vieni con noi. Clack, le manette. Sarà stata distrazione o negligenza. I mediatori culturali e gli interpreti sono una lotteria, devi trovare quello giusto. Maysoon Majidi è stata sfortunata. Nessuno le ha dato il tempo di parlare, dopo essere sbarcata il 31 dicembre scorso nei pressi di Crotone, al termine di un viaggio durato quattro giorni. Da sei mesi è detenuta nel carcere di Castrovillari, in Calabria, con l’accusa di aver pilotato la barca che ha trasportato lei ed altri disperati dalla Turchia.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 9 giugno 2024
Recuperati dalla Geo Barents e dalla Ocean Viking: navi poi spedite dal Viminale una a Genova (1.500 km in 5 giorni di navigazione con 11 cadaveri in cella frigorifera tra 109 soccorsi) e l’altra a Carrara (1.000 km) Va bene che quelli che affogano nel Mediterraneo sono i più “vinti” tra tutti i “vinti”: senza nome (sconosciuto), senza volto (consumato), senza storia (ignota) e senza diritti, manco quello di essere riconosciuto almeno scarabocchio fra “tutti gli uomini che passano sui fogli del mondo come scarabocchi” (Baglioni).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 9 giugno 2024
La premier ha le spalle coperte in Europa, ma sulla strada dei Centri per migranti rimangono ostacoli logistici e giuridici. Sui trattenimenti deve decidere la Corte Ue. Traballa la definizione di Paesi sicuri. La legge di ratifica del protocollo Italia-Albania è stata votata dal parlamento e Giorgia Meloni sa di poter contare sull’appoggio politico di molti Paesi Ue. Il suo governo vuole archiviare la questione dei costi spropositati, per ora circa un miliardo in cinque anni, sostenendo che si tratta di “investimenti” e non spese. Per il funzionamento dei centri nel Paese delle Aquile, però, restano diversi scogli da superare.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 8 giugno 2024
Due testimonianze “esemplari” che raccontano come la pena “cattiva” produca altro male, nonostante in tanti vorrebbero farci credere che più carcere equivalga a maggiore sicurezza. “Se non ti viene nemmeno data l’opportunità di migliorare, come puoi credere tu stesso di poterlo fare?”: sono parole di una giovanissima studentessa dopo un incontro con persone detenute, che raccontavano la loro esperienza al carcere minorile, che ha aperto la strada a reati più gravi e a una carcerazione lunga e tormentata nel carcere per adulti.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 8 giugno 2024
Tutto è in evoluzione. Anche i concetti e la loro pratica. Pensiamo all’educazione. Non molto tempo fa si ricorreva alle pene corporali per correggere comportamenti di bambini considerati inappropriati oppure li si umiliava. I figli del baby boom certamente ricorderanno quando la maestra mandava dietro la lavagna chi disturbava in classe.











