di Chiara Nardinocchi
La Repubblica, 1 ottobre 2024
“Ho scelto la libertà sull’impossibilità di ottenere giustizia”. Inizia così il primo discorso da uomo libero di Julian Assange, volato dall’Australia a Strasburgo per parlare davanti alla Commissione per gli affari legali e i diritti umani dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Un discorso pieno di amarezza e che punta il dito contro Washington. “Voglio essere totalmente chiaro. Non sono libero oggi perché il sistema ha funzionato. Sono libero oggi perché dopo anni di carcere mi sono dichiarato colpevole di giornalismo”. “Ora la giustizia per me è preclusa - ha continuato - poiché il governo degli Stati Uniti ha insistito affinché nel patteggiamento fosse prevista la condizione di non presentare il mio caso alla Corte europea per i diritti dell’uomo”, ha sottolineato Assange.
di Mauro Del Corno
Il Fatto Quotidiano, 1 ottobre 2024
Sottopagati, metà dello stipendio va allo Stato. Non siamo alle colonne di detenuti incatenati a spaccare pietre ma neppure troppo lontano. L’Alabama, stato del sud degli Stati Uniti con lunga storia di schiavismo, ha deciso di mettere a reddito i detenuti nei penitenziari statali. Per la gioia di catene come Mc Donald’s, Kfc, Wendy’s etc, grandi utilizzatori di questa forza lavoro a bassissimo costo. L’Alabama non prevede un salario minimo, i datori di lavoro possono quindi scendere sotto i 7,25 dollari l’ora previsti a livello federale. Paghe da fame, insomma. Per di più l’Alabama Department of Corrections tiene per sé il 40% della retribuzione dei detenuti a cui addebita anche il costo del trasporto sul luogo di lavoro.
di Martina Ucci
L’Unità, 1 ottobre 2024
Sono più di mezzo milione gli sfollati dal Libano. Da quando Israele ha iniziato la sua offensiva nel sud del Paese, la situazione dei profughi è precipitata molto velocemente. Tra chi scappa, il numero più alto è quello dei siriani (circa l’80%), che erano fuggiti dal loro Paese a causa della crisi politico-economica e della guerra civile. Così, solo qualche anno dopo aver abbandonato la Siria, sono costretti a farci ritorno, per fuggire - questa volta - dagli attacchi delle forze israeliane nel nord del Paese in cui, seppure in condizioni precarie e con pochissimi diritti, avevano trovato rifugio. Si stima che siano circa 1,5 milioni i rifugiati siriani in Libano. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ad oggi sarebbero oltre 137 i rifugiati siriani, di cui 40 minori, ad essere stati uccisi dai bombardamenti israeliani in meno di dieci giorni. Queste persone oggi si trovano ad un bivio: rimanere in Libano sotto le bombe dell’Idf oppure scappare e tornare in Siria, dove è molto alta la preoccupazione per ciò che il governo del presidente Bashir al-Assad potrebbe riservagli. Fonti locali di Homs, città della Siria occidentale, hanno riferito al quotidiano panarabo Asharq al-Awsat, che il numero di persone arrivate nella zona è in continuo aumento. “Tra i rifugiati siriani di ritorno dal Libano c’è il timore di ciò che li attende da parte delle autorità siriane, che non hanno annunciato come li tratteranno, né se assegneranno loro dei rifugi e gli forniranno degli aiuti”, hanno dichiarato le fonti.
di Claudio Castelli
Giornale di Brescia, 30 settembre 2024
Un sovraffollamento del 131%, un suicidio ogni 4 giorni nei primi otto mesi dell’anno, sei tentati suicidi al giorno. L’attenzione per la situazione carceraria è episodica e viene rapidamente dimenticata. La realtà è che il carcere per noi normali cittadini è disturbante e preferiamo rimuoverlo, piuttosto che affrontarlo. Un grave errore perché la situazione delle nostre carceri è un problema di tutti, che riguarda la nostra coesione sociale e la nostra sicurezza. Carceri invivibili e disumane in cui i detenuti non ricevono alcun trattamento e alcuna formazione sono criminogene e portano alla recidiva e quindi ad altra insicurezza.
di Donatella Stasio
La Stampa, 30 settembre 2024
Aumenta il numero di poliziotti che lasciano gli istituti di detenzione in condizioni inumane. Non è disimpegno, ma scarsa fiducia nel governo. “Se c’è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone, che non sia l’aria di quel cortile, voglio soltanto che sia prigione”, canta Fabrizio De André. Ed è la prigione peggiore degli ultimi anni quella che, oggi, stanno “spartendo” prigionieri e piantoni, per dirla con Faber. Segregazione, repressione, violenza, perdita della speranza e della dignità. Regina Coeli che brucia, il carcere con il primato dei suicidi, è l’immagine emblematica della sorte comune e tragica di carcerieri e carcerati, intrappolati in una polveriera pronta a esplodere per rabbia, paura, umiliazione, abbandono.
di Francesco P. Esposito*
osservatoriosullalegalita.org, 30 settembre 2024
In Italia vige la pena di morte: è il carcere la sua sedia elettrica. Se sei ristretto e hai problemi di salute oltre alla condanna da espiare avrai la tortura di soffrire mentre sei malato e, spesso, morire d’incuria. Ma si può fare qualcosa? Secondo me sì e vediamolo in qualche punto. Partire dal concetto che anche la salute del detenuto degrada e che non sono tutti malati immaginari, questa è la base.
di Carlotta Caciagli*
unimondo.org, 30 settembre 2024
Il Ddl 1660 è un giro di vite su comportamenti individuali e collettivi nello spazio pubblico, condizioni imposte ai detenuti nelle carceri, restrizioni per i migranti e l’operatività delle forze dell’ordine. Che per il governo Meloni la priorità non fosse la sicurezza sociale era già chiaro senza dover attendere l’ultimo provvedimento. Ma che ben 162 deputati avrebbero tentato di trasformare in legge il vecchio mantra “olio di ricino e manganello”, questo no. Il Ddl sicurezza è una stretta repressiva certo, ma non solo. Non ci sono frasi o figure retoriche che siano in grado di restituire anche parzialmente l’assurda pericolosità, la tracotanza e al tempo stesso la cialtroneria di questa classe dirigente.
di Lorenzo Stasi
Il Domani, 30 settembre 2024
L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), boccia il disegno di legge sulla sicurezza presentato e voluto fortemente dal governo Meloni. L’Osce è perentoria: la maggior parte dei 38 articoli del ddl numero 1660 andrebbe a “minare i princìpi fondamentali del diritto penale e dello Stato di diritto”, è scritto nel documento integrale letto da Domani. “Nel complesso - continua - il disegno di legge evidenzia diverse criticità che potrebbero ostacolare l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. La più grande organizzazione sovranazionale di sicurezza al mondo, che ha tra i suoi scopi costitutivi il rafforzamento delle istituzioni democratiche dei 57 Paesi aderenti e il rispetto dei diritti umani, lancia l’ennesimo campanello di allarme a un governo che finora non ha voluto ascoltare le critiche.
di Valentina Alberta*
Il Riformista, 30 settembre 2024
Il ddl sicurezza è stato approvato alla Camera. Ed è un provvedimento che per genesi e sviluppo, e soprattutto per contenuto, deve preoccupare tutti rispetto alla salvaguardia dei diritti di libertà delle persone in uno stato democratico moderno. Il punto di partenza è la creazione di emergenze fasulle attraverso la narrazione in trasmissioni di prima serata di situazioni senza dubbio sgradevoli, ma certo non numericamente idonee a costituire motivo di allarme sociale, le cui vittime vengono aizzate e strumentalizzate.
di Enrico Magni*
merateonline.it, 30 settembre 2024
Il disegno di legge “sicurezza”, approvato alla Camera dei Deputati il 18 settembre, introduce una trentina di nuovi reati: aggravanti, sanzioni e ampliamento di pena. C’è da mettersi le mani nei capelli. Al posto di scrivere un nuovo Codice Penale si usa il vecchio sgangherato codice Rocco del 1930 integrandolo e deformandolo. Siamo nel 2024, sono passati più di cent’anni e la patria di Cesare Beccaria è incapace di produrre un testo innovativo in grado di rispondere alla situazione attuale. Il disegno di legge “sicurezza” è tutto all’infuori di un disegno di legge riguardante la sicurezza sociale, ambientale, personale. È un testo che propone soltanto l’inasprimento di pene penali quando le carceri sono sovraffollate da una folla di disagiati. Le carceri attuali non rispondono al principio rieducativo (Legge Gozzini 1986), ma a quello custodialistico e repressivo.
- Enti pubblici. L’assoluzione penale non esclude il risarcimento
- Treviso. “In carcere condizioni disumane e degradanti”. Esposto contro il ministro Nordio
- Napoli. “Un Chicco di Speranza”: il caffè come nuovo progetto di vita per i detenuti
- Fossano (Cn). Il Garante regionale Mellano: “Un carcere che si distingue dagli altri”
- Macerata. Gran finale di “Teatro in carcere”. L’assessore D’Alessandro: “Noi città inclusiva”









