di Antonio Aparo*
L’Unità, 19 agosto 2024
Confrontarsi pubblicamente e assumersi tutte le proprie responsabilità significa essere restio a una revisione critica? Valutate voi, cari lettori, quanta sensibilità regni nelle carceri. Dopo 32 anni di detenzione chi deve valutare sull’esecuzione della mia pena mi ha finalmente concesso un colloquio. Il 5 agosto 2022 era una giornata come tante altre, e come tutte le mattine, alle prime luci del giorno, ho iniziato il mio lavoro di ricamo. Riflettevo e lavoravo sulla figura che nella mia testa aveva già preso forma: a volte, quando vado di fretta, il filo si raggomitola su se stesso iniziando a formare dei piccoli grovigli che devo pazientemente sgrovigliare. Tutto ciò mi ricorda che devo sempre essere paziente su ogni aspetto della vita per non ripetere i miei errori di gioventù, quando di pazienza ne avevo davvero poca.
di Vittorio Manes*
Il Foglio, 19 agosto 2024
Un credito morale, una nuova identità “politica”: come si è passati dal “populismo penale” al “perbenismo punitivo”. Il processo mediatico, nella gran parte dei casi, rappresenta una sorta di liturgia di socializzazione con la vittima, e quello reale tende a rifletterlo, venendo a perdere così la sua neutralità. Il diritto penale non riconosce nella pena l’unica risposta al reato, né nella punizione l’unica forma di compensazione delle vittime. La pena “giusta”, vista con gli occhi della vittima, non può essere più la pena proporzionata, men che meno quella orientata a rieducazione, bensì la pena commisurata al dolore della vittima. Ma il dolore della vittima, come si sa, è sempre incommensurabile. E come tale non lascia spazio a nessuna forma di pietas. In questa deriva, la condanna diventa un esito scontato, e l’assoluzione un autentico atto di coraggio del giudice sempre rimproverabile come denegata giustizia, come ricorda dolorosamente, tra le tante, la vicenda di Rigopiano.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 19 agosto 2024
Un corsivo del Foglio, la querela di Piercamillo Davigo che si è sentito diffamato e ora la sentenza di archiviazione che è un piccolo manifesto di libertà. Perché anche un giudice vede nella critica a un magistrato non un’eresia ma un segnale di buon funzionamento del sistema democratico. Sorpresa e doppio wow. Criticare i magistrati non è più un’eresia di stato. Mettere in luce i loro errori, anche con crudezza, non è più un tabù. E utilizzare la libertà di stampa per mettere alcune verità non convenzionali di fronte a un pubblico ministero non è più un atto proibito dalla teocrazia giudiziaria ma è un diritto costituzionale che può e deve essere esercitato da chi svolge una funzione pubblica, anche se questo esercizio comporta l’utilizzo di espressioni dirette, forti, pungenti e persino violente.
di Alda Vanzan
Il Gazzettino, 19 agosto 2024
Angela Venezia, avellinese, cresciuta in Puglia, ora dirigente dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto. Di una cosa è convinta: in carcere si espia la pena, ma bisogna anche avere la possibilità di rifarsi una vita. Come? Imparando un lavoro. Panettiere, pasticcere, sarto, addetto alla lavanderia. E se uno, anziché guadagnare mille euro al mese, preferisce prenderne tremila al giorno spacciando droga? “Mi è capitato di sentirmelo dire, la mia risposta è semplice: vorrà dire che ci si rivedrà qui in carcere”. Angela Venezia, 61 anni, campana di Avellino, è dirigente del Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria per il Triveneto, nello specifico direttore dell’Ufficio detenuti e del trattamento.
La Repubblica, 19 agosto 2024
Nel pomeriggio di Ferragosto nel carcere di Parma si è suicidato l’ennesimo detenuto, il terzo nella nostra città e il 67esimo a livello nazionale dall’inizio dell’anno. La perdita di un’altra vita umana segue alla conversione in legge del cosiddetto decreto carceri, alle sconcertanti dichiarazioni del sottosegretario alla giustizia, Del Mastro delle Vedove e all’incomprensibile presa di posizione del consigliere comunale Priamo Bocchi contro la garante comunale per le persone detenute, Prof.ssa Veronica Valenti. Abbiamo l’obbligo, come avvocati e cittadini consapevoli, di ribadire a gran voce che la situazione carceraria in Italia rappresenta la sconfitta dello Stato di diritto. La questione penitenziaria è materia particolarmente complessa: richiede conoscenze tecnico giuridiche a livello nazionale e sovranazionale, una solida formazione democratica, una profonda conoscenza dei diritti umani ma soprattutto un radicato rispetto della dignità della persona umana, che ha carattere assoluto e non negoziabile.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 19 agosto 2024
L’europarlamentare: “Non ho pensato di suicidarmi perché ero aiutata”. Ilaria Salis, sessantasei persone si sono suicidate nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Nel 38% dei casi erano detenuti in attesa di giudizio come lo è stata lei. Ha mai pensato di togliersi la vita quando era in cella a Budapest? “No, non ho mai pensato di ammazzarmi. Ma mi sento di dire che capisco quel genere di disperazione. Capisco che altre persone siano portate a compiere quel gesto estremo, perché il carcere ti induce all’esaurimento. Io ho sempre pensato di andare avanti. Ma ero fortunata perché avevo una rete di solidarietà, questa è la differenza. Quando sei solo, cambia tutto”.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 19 agosto 2024
Il Tribunale di Sorveglianza è sotto organico e le pratiche per le misure alternative restano “appese”. Come quella di Luca, difeso dall’avvocato Basile, oggi in carcere nonostante sia idoneo per finire la sua pena a casa. Luca è in carcere mentre potrebbe essere agli arresti domiciliari. “Il 12 luglio ho presentato l’istanza. Il mio assistito è idoneo alla detenzione domiciliare. Il carcere ha inviato la relazione e il luogo dove andrebbe a stare è già stato esaminato da chi di dovere” spiega Maurizio Basile, avvocato penalista e vicepresidente della Camera Penale del Piemonte occidentale e della Valle d’Aosta. Secondo le leggi italiane, i magistrati hanno 30 giorni per trasferire, dalla data di istanza, un detenuto idoneo per i domiciliari.
di Isabella Maselli
Gazzetta del Mezzogiorno, 19 agosto 2024
“Nessuno deve minimizzare, ma non bisogna strumentalizzare quello che è successo attribuendolo al presunto mancato funzionamento dei presidi. “Ciò che è accaduto nel carcere di Bari non è legato a problemi di sovraffollamento o sicurezza e non ha nulla a che vedere con il decreto carceri. Tutto è nato dalla presenza di un detenuto con problemi psichiatrici che avrebbe dovuto essere collocato altrove. Stiamo provvedendo con l’incremento di altri 700 posti Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) in Italia proprio per poter ospitare questi detenuti problematici”.
di Ciriaco M. Viggiano
L’Edicola del Sud, 19 agosto 2024
“La vicenda di Bari non sorprende affatto. Anzi, sono certo che non si tratterà dell’unico episodio, viste le condizioni in cui vivono i detenuti e le misure recentemente varate dal governo Meloni”: ne è convinto Giandomenico Caiazza, avvocato tra i più affermati in Italia e per lungo tempo presidente dell’Unione delle Camere penali (Ucpi).
di Massimo Malpica
Il Giornale, 19 agosto 2024
Il sindacato della Polizia penitenziaria dopo l’ultima rivolta a Bari: “Un collega si è offerto come ostaggio”. Sovraffollamento, certo. Ma è la violenza l’altro grande tema da affrontare e risolvere nelle carceri italiane. Due sere fa la rivolta nel carcere di Bari: un agente della penitenziaria preso a testate, un infermiere sequestrato. Nelle stesse ore e poi ieri mattina un bis a Regina Coeli, a Roma. Il tutto a coronare un’estate segnata da rivolte, incidenti e proteste. “L’infermiere barese”, rivela al Giornale il segretario regionale pugliese, e responsabile nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, “è stato fatto uscire dal reparto solo grazie al coraggio di un collega, un sovrintendente che si è offerto per uno scambio di ostaggi”. Eppure a innescare tutto è stata una minoranza. “A Bari solo quattro detenuti hanno provocato i disordini”, racconta al Giornale Gennarino De Fazio, segretario nazionale di Uilpa penitenziaria.
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