di Dario De Martino
Il Mattino, 23 aprile 2024
Il provveditore regionale Castellano: “La scena è libertà e aiuta a ritrovarsi”. Il teatro come strumento di reinserimento nella società. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa “teatro carcere” in Campania, presentato ieri al teatro Mercadante. Un accordo innovativo che vuole portare non soltanto il teatro in carcere, ma anche i detenuti ad esibirsi nei teatri del territorio. Ma non solo. Nella stessa giornata c’è stata anche la presentazione dello spettacolo “Machbeth, cuore nero” che i detenuti della casa di reclusione di Arienzo stanno preparando insieme al magistrato Marco Puglia che svestirà la toga per vestire i panni da attore.
di Pietro Pellegrini*
L’Unità, 23 aprile 2024
È passato un anno dall’omicidio della psichiatra Barbara Capovani ed apprezzo le iniziative della Società Italiana di Psichiatria. È un giorno di lutto che idealmente ricorda anche la psichiatra Paola Labriola uccisa a Bari nel 2013 ed altri operatori meno noti come la terapista della riabilitazione Nadia Pulvirenti (Brescia, 2017), il medico di medicina generale Claudio Carosino (Busseto, 2010) e l’educatore Ateo Cardelli (Imola, 2000). Morti sul lavoro e nelle attività di cura da rendere più sicure anche per i pazienti: Giuseppe Casu, Francesco Mastrogiovanni, Elena Casetto, Abdel Latif... La qualità e la sicurezza delle cure richiedono azioni multilivello. Ben venga la possibilità di intervenire da parte delle Forze dell’ordine ma non basta.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 23 aprile 2024
Sì, lo so che questo giornale non è molto amato dalla magistratura, e in particolare dalla magistratura associata e in modo specialissimo dalle Procure. Non è amato perché succede molto spesso che critichi, anche in maniera ruvida, la magistratura e in particolare le Procure. E ai magistrati - come del resto ai potenti di ogni genere - le critiche piacciono poco e la ruvidezza piace niente. Però mi rivolgo ugualmente, oggi, alla Anm (il sindacato dei magistrati) per rivolgere una domanda un po’ maliziosa ma molto sincera. Come mai l’Anm, che spesso interviene nel dibattito politico nazionale, specialmente su questioni che riguardano la magistratura e la giustizia, non ha sentito il dovere di un suo intervento politico sul caso Iuventa?
di Domenico Quirico
La Stampa, 23 aprile 2024
Dall’Ucraina al Medio Oriente i conflitti stanno diventando una morale stabile. Come nel 1914 il fanatismo domina non solo nelle tirannidi ma anche nelle democrazie. E se questo fantastico, mostruoso sforzo, e questi lutti innumerevoli fossero senza scopo? Se questo sforzo doloroso, metodico, immenso, lento tanto che dura da due anni e sembra senza fine e si abbarbica e scava tane e si caccia avanti e procede a sbalzi, pompando tutte le energie, tutte le ricchezze da molte nazioni e che ha dietro le sue spalle tutto quello che esige per il suo sforzo, fosse senza scopo? Se la fecondità della guerra anche quella vittoriosa (ma tutti spergiurano di poter vincere!) fosse null’altro che un’ombra? Una ipotesi, terribile: tutte le previsioni degli economisti che attendono l’esaurimento della ricchezza del nemico, le previsioni degli strateghi che aspettano di vedere, da un momento all’altro, il vincitore cadere seppure esausto sul vinto, tutte le profezie facili e per questo da due anni irreali, potrebbero essere sbagliate e l’unica vera è la parola del Papa, che dice con tono tolstoiano, inascoltato e sempre più flebile: è inutile.
di Alice Scialoja
L’Espresso, 23 aprile 2024
“Abbiamo visto la violenza e il prezzo che si paga; l’abbiamo abbandonata perché non porta a niente”. Dialogo con Elie Avidor e Sulaiman Khatib, che oggi militano in un’associazione contro la guerra. Disturbiamo l’ordine, la pace del sistema che è andato avanti in questi anni, resistiamo. In tutti i modi possibili: manifestiamo, aiutiamo la gente. C’è molto da fare in Cisgiordania dove i coloni aggrediscono le comunità palestinesi; li aiutiamo a ricostruire le case distrutte, accompagniamo i pastori e stiamo con loro. Combattiamo l’occupazione in modo non violento”. Elie Avidor, ebreo israeliano, 72 anni, spiega così le attività di Combatants For Peace, l’associazione pacifista a doppia conduzione, israeliana e palestinese, di cui fa parte. È in Italia assieme a Sulaiman Khatib, fondatore di Combatants, palestinese, 50 anni. Sono amici. Ospiti a Fano dell’iniziativa Circonomia per raccontare il proprio impegno e le ragioni di una trasformazione radicale. “L’associazione nasce da ex combattenti di entrambi i lati: i palestinesi erano freedom fighter, gli israeliani soldati dell’esercito”, prosegue Avidor. “Sulaiman si è fatto dieci anni di galera, io la guerra sulle alture del Golan. Abbiamo visto la violenza e il prezzo che si paga; l’abbiamo abbandonata perché non porta a niente. Siamo in un ciclo di violenza che va avanti da anni, a vuoto”. Kathib racconta di aver imparato in carcere il potere dell’azione non violenta, con uno sciopero della fame. Cfp è stata fondata da ex combattenti ma ha poi aperto le porte a tutti: “I nostri due direttori, per esempio, non hanno mai preso le armi né sono stati in prigione e al momento sono donne”, precisa.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 23 aprile 2024
Le fosse comuni sedimentano l’orrore nell’immaginario globale: è l’abuso definitivo. Quella di Bucha resterà nell’immaginario europeo grazie ai leader politici che vi hanno fatto visita. Quelle di Gaza no. La sotto-rappresentazione dei crimini di guerra di Israele è una delle unità di misura di questa offensiva, funzionale all’adesione a un modello di cittadinanza diseguale. Domenica un bombardamento israeliano su Rafah ha ucciso sedici bambini e sei donne. Nelle stesse ore veniva alla luce una nuova fossa comune, all’ospedale Nasser di Khan Younis, dopo il lungo assedio israeliano terminato il 7 aprile scorso: 283 corpi dentro buste di plastica, molti legati, tanti uccisi da distanza ravvicinata, probabilmente giustiziati. Donne, bambini, anziani. Quando l’offensiva finirà, a Gaza si camminerà sui cadaveri.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 23 aprile 2024
Il team guidato dalla francese Colonna sottolinea che l’agenzia dovrebbe controllare meglio il personale ma Israele non ha ancora fornito prove a sostegno delle sue affermazioni contro gli operatori. “A marzo Israele ha reso pubbliche affermazioni secondo cui un numero significativo di dipendenti dell’Unrwa sono membri di organizzazioni terroristiche. Tuttavia, Israele deve ancora fornire prove a sostegno di queste affermazioni”, è quanto riporta il rapporto Colonna, commissionato dalle Nazioni Unite a seguito delle accuse israeliane sui presunti legami del personale dell’Unrwa con Hamas.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 22 aprile 2024
L’associazione lancia l’allarme con il nuovo rapporto dal titolo “Nodo alla gola”: “Un episodio ogni tre giorni e mezzo”. Continua l’emergenza suicidi nelle carceri italiane: dopo il 2022 (anno record con 85 casi accertati), il 2023 e il 2024 continuano a registrare numeri impressionanti. E se non si inverte questa tendenza l’anno in corso potrebbe superare il tragico record di due anni fa. A lanciare l’allarme è l’associazione Antigone, che pubblica oggi il suo nuovo dossier sulla condizione delle carceri in Italia con il titolo “Nodo alla gola”.
di Liana Milella
La Repubblica, 22 aprile 2024
La denuncia di Antigone: “Il malessere che nelle celle non viene capito”. Ecco il drammatico rapporto dell’associazione che meticolosamente elenca i suicidi, ne descrive le cause, e denuncia le inadeguatezze delle patrie galere e le responsabilità di chi le dirige. Cento suicidi in cella. In due anni. Ottantotto detenuti si sono impiccati. Cinque sono morti col gas. Tre per lo sciopero della fame. E altri tre si sono tolti la vita a seguito di incendi che loro stessi avevano provocato. È il “nodo alla gola” che quest’anno racconta il rapporto di Antigone, l’associazione che da anni si batte “per i diritti e le garanzie nel sistema penale” documentandone i numeri, le manifeste carenze, l’indifferenza della politica rispetto alle cifre drammatiche, con leggi e norme che producono sempre più galera, proprio come sta avvenendo col governo Meloni.
di Rosita Rijtano
lavialibera.it, 22 aprile 2024
“Uno Stato che continua a fallire nella cura dei più deboli non ha ragione di essere”, dice, “immaginare alternative al carcere si può”. Nelle carceri “i suicidi non sono un atto individualistico. Sono il riflesso di questo sistema insostenibile, che purtroppo la stretta securitaria del governo continuerà ad alimentare”. Così la senatrice Ilaria Cucchi commenta il XX dossier annuale dell’associazione dei diritti dei detenuti Antigone. Un report che nel 2024 punta i riflettori sui numeri delle morti volontarie e sulla sofferenza psichica negli istituti penitenziari, definita “emergenza continua”.
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