di Marco Grasso
Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2024
Il ministero (bocciato dalla Corte) dà l’ok al rimpatrio di Hichem Riah, mentre in Senato si discute del Piano Mattei sull’energia. È inizio agosto, e a Portofino siamo nel pieno della stagione balneare. Fra la folla di turisti la polizia ferma un uomo in vacanza. Non ha il phisique du rôle del latitante: ha pernottato in un hotel con i suoi documenti, come farebbe chiunque non abbia nulla da temere. Eppure su Hichem Riah, 46 anni, rifugiato in Svizzera da anni, pende una nota dell’Interpol e un mandato di cattura internazionale. L’Algeria, il Paese in cui è nato, lo cerca per eseguire una sentenza per omicidio: un agguato a coltellate avvenuto al termine di una rissa. La condanna prevede la pena di morte.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 18 agosto 2024
“Non basta definire inaccettabile quello che sta succedendo a Gaza, il governo italiano agisca e si smetta di aver paura di definirlo genocidio, come ha già fatto l’Aja”. Silvia Stilli, presidente dell’associazione delle Organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi): a Gaza continua la strage di innocenti. L’infanzia viene cancellata, come denunciano Unicef e Save the Children. E il mondo sta a guardare. A Gaza un padre torna a casa dalla registrazione anagrafica dei gemellini appena nati e trova loro e la moglie uccisi da un bombardamento israeliano. Erano questi i pericolosi terroristi da eliminare? Quanto dura l’indignazione? Qualche ora, una giornata, due? Da ottobre 40mila sono i palestinesi uccisi nella Striscia, di cui quasi 16mila minorenni. Le drammatiche storie di chi ha perduto tutto, sembrano scivolare presto sulla pelle della politica e anche dell’opinione pubblica. Ma la diplomazia internazionale non può più permettersi di stare a guardare, perché lo scenario di guerra è regionale. Qualche spiraglio di luce, se pure flebile, forse si può intravedere.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 17 agosto 2024
Ventiquattro i piccoli reclusi con le madri nei penitenziari italiani. E con il dl carceri il numero rischia di aumentare. Il pediatra Paolo Siani: “Così non si tutelano i minori”. Sessantasette suicidi di detenuti dall’inizio dell’anno, sette agenti che si sono tolti la vita, novantotto vittime il cui decesso è per cause da accertare. Se c’era bisogno di un bilancio a Ferragosto, oltre al famigerato sovraffollamento che tocca il 120% secondo gli ultimi dati, questi numeri dicono tutto. Degli oltre 61mila detenuti ristretti, più di 6mila sono in carcere ma ancora in attesa di giudizio, e condividono con i condannati a pena definitiva tutte le criticità dei penitenziari italiani tra cui le condizioni strutturali e igieniche degli edifici. L’altra faccia dell’emergenza, poi, resta il caso dei bambini dietro le sbarre: sono 24 e non c’è nessuna volontà a livello parlamentare di “liberarli” dalla condizione di restrizione in cui anche loro, da innocenti, si trovano.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 17 agosto 2024
Il giorno di Ferragosto per le carceri italiane non è stato solo un giorno di visite di delegazioni di parlamentari e associazioni. Purtroppo bisogna registrare un altro suicidio, questa volta a Parma, e una protesta dei detenuti al carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Le visite di Ferragosto dei parlamentari nelle carceri italiane, negli ultimi anni, stanno diventando una sorta di rito al quale in pochi si sottraggono. Oltre al tradizionale impegno dei radicali e degli avvocati, Camere penali in testa, che quotidianamente denunciano la condizione di estrema emergenza dei nostri istituti penitenziari, si registra un interesse bipartisan che coinvolge anche i maggiori media nazionali. Molto critico Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria: “Mentre gran parte della politica si ricorda delle visite in carcere solo a Ferragosto, magari in luoghi di villeggiatura, e la maggioranza di governo converte in legge un decreto vuoto e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si è cimentato nell’ennesimo “vade retrum” nei penitenziari, la scia funebre continua inarrestabile”. Il rischio è che, passato il momento delle visite e delle denunce, resti la drammaticità del quotidiano fatta di sovraffollamento e condizioni di vita al limite della dignità umana. Anzi, complice anche qualche uscita poco felice di esponenti della maggioranza, c’è il rischio concreto che l’insofferenza della popolazione detenuta venga rappresentata in modo negativo, nonostante la inarrestabile macabra conta dei suicidi in cella.
di Antonio Fraschilla e Liana Milella
La Repubblica, 17 agosto 2024
Dopo l’incontro col Garante dei detenuti spunta l’idea di domiciliari per chi ha un anno da scontare. L’alt di FdI e Lega: “No a colpi di spugna”. E il ministro frena. Ma FI: “È un dramma, bisogna agire”. Sulla testa del Guardasigilli Carlo Nordio incombe il suicidio numero 66. Le carceri sono una pentola a pressione pronta a esplodere e la maggioranza rischia di spaccarsi su questo tema molto delicato: con il ministro e Forza Italia che aprono a soluzioni che non piacciono però a Fratelli d’Italia. Le evidenze delle tensioni nel centrodestra ci sono tutte, come è altrettanto chiaro che il decreto sulle carceri, approvato appena una settimana fa, non porta alcun beneficio. Tant’è che lo stesso Nordio è alla disperata ricerca di altre soluzioni. Perché, come ribadito anche ieri dal forzista Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio: “Che il problema delle carceri sia drammatico non è una novità per noi di Forza Italia ed è la ragione per la quale abbiamo lanciato in queste settimane l’iniziativa “Estate in carcere”. L’obiettivo è proporre le soluzioni migliori per alleviare il problema del sovraffollamento e dei suicidi”.
di Grazia Longo
La Stampa, 17 agosto 2024
Forza Italia spinge per le misure alternative, mentre Fratelli d’Italia frena. L’ipotesi: l’ultimo anno ai domiciliari. Il disegno legge sicurezza continua ad inasprire i rapporti dentro la maggioranza. Se Forza Italia spinge per le misure alternative al carcere, Fratelli d’Italia frena. Il provvedimento, dopo il passaggio in commissione, da settembre arriverà in Aula alla Camera. Ma la battaglia è già in atto e mentre gli azzurri, insieme al Partito Radicale, proseguono con la campagna estiva per visitare gli istituti penitenziari, sul caso interviene direttamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Francesco Malfetano
Il Mattino, 17 agosto 2024
Sul tavolo del ministero il piano per semplificare il ricorso alle misure alternative. Frenata di Delmastro: “Il tana libera tutti non rieduca e non garantisce sicurezza”. È un’estate caldissima quella delle carceri italiane. Mentre a Torino la situazione tornava lentamente alla normalità dopo che nella notte tra giovedì e venerdì una rivolta ha ferito sei agenti della polizia penitenziaria, un’indiscrezione ha riacceso le contrapposizioni all’interno della maggioranza. Tra le ipotesi su cui starebbe lavorando il ministero della Giustizia per arginare il drammatico sovraffollamento degli istituti penitenziari spunta infatti anche l’idea di facilitare il ricorso a misure alternative al carcere per quei detenuti che devono scontare pene residue entro un anno. Tradotto: potrebbero ricorrere ai domiciliari o all’affidamento in prova, coloro che sono all’ultimo miglio prima dell’uscita (segmento in cui, peraltro, è significativo l’impatto dei suicidi secondo i dati di Associazione Antigone) a patto che non si tratti di condannati per reati ostativi. A differenza di oggi cioè, sarebbe possibile avvalersi della misura senza ricorrere al tribunale di sorveglianza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 agosto 2024
Il sottosegretario di Fd’I smentisce anche che il ministero sia a lavoro contro l’emergenza suicidi. Un altro suicidio (un 36enne tunisino morto in cella di isolamento a Parma, il 66esimo dall’inizio dell’anno), proteste e disordini in Piemonte, agenti feriti a Torino e Ivrea, visite di politici con foto opportunity annessa. È passato così il Ferragosto nelle carceri italiane la cui onda lunga si è concretizzata ieri in un nuovo confronto muscolare a distanza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. O meglio: tra quel che resta del garantismo di Carlo Nordio e l’ala forcaiola del governo Meloni.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 17 agosto 2024
Il dirigente meloniano: “Gli svuota-carceri in passato sono stati fallimentari. Trattare i detenuti non significa liberarli”. Va a visitare le carceri, ma senza incontrare i detenuti, Andrea Delmastro. E lo rivendica. Lo ha fatto il 14 agosto a Taranto e Brindisi, dove ha spiegato: “Non mi inchino alla Mecca dei detenuti”. È un altro segnale della frattura tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, che invece gira le carceri in tandem con i Radicali e chiede di trovare soluzioni per il sovraffollamento nelle celle. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove afferma: “Nella mia delega non c’è il detenuto, ma la polizia penitenziaria”. Dall’altro fronte della maggioranza il capogruppo di FI in commissione Giustizia della Camera, Tommaso Calderone, prospetta invece la necessità di occuparsi dei problemi dei detenuti “compreso quello delle cure sanitarie”. Prospettive inconciliabili, evidentemente.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 17 agosto 2024
Con le sue dichiarazioni, il Sottosegretario alla Giustizia ha immesso nell’azione del governo una visione di programmatica ostilità nei confronti dei detenuti, contraria e incompatibile con ogni ipotizzata “umanizzazione”. Ma Delmastro esercita una delega conferita dal ministro, l’unico a cui spetta decidere l’indirizzo politico-amministrativo. Nello stesso giorno di Ferragosto, nel quale si sarebbe consumato nel carcere di Parma l’ennesimo suicidio (il terzo in quell’istituto ed il 67esimo nel Paese), il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, in visita alle carceri pugliesi spiegava in maniera piuttosto chiara quale fosse il suo rapporto ideologico con l’istituzione carceraria. Pensando di provocare con parole sprezzanti coloro che nel Paese hanno cura delle condizioni del popolo dei carcerati, non si rendeva conto del fatto, altrettanto grave, che con le sue affermazioni offendeva innanzitutto quello stesso personale di Polizia penitenziaria, il cui ruolo e la cui funzione avrebbe dovuto istituzionalmente salvaguardare.
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