di Giulia Merlo
Il Domani, 18 agosto 2024
In Italia il 34 per cento dei detenuti è in carcere per droga, il doppio della media Ue, e il 40 è tossicodipendente. L’unica soluzione del governo è fare un albo delle comunità, ma aumentando la possibilità di arrestare i minori. Per ridurre drasticamente il numero di detenuti esiste una categoria su cui incidere: chi è in carcere a causa della legge sulle droghe del 1990 e i tossicodipendenti. Secondo il quindicesimo Libro Bianco sulle droghe curato dall’associazione Luca Coscioni, infatti, nel 2023 sono tornati a salire gli ingressi in carcere per droghe: 10.697 dei 40.661 ingressi in carcere nel 2023 (il 26,3 per cento) hanno avuto come causa la commissione del reato di cui all’articolo 73 del Testo unico, ovvero la detenzione a fini di spaccio.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 18 agosto 2024
Nella Relazione sulla condizione dei detenuti minorenni, c’è la conferma che la capienza delle strutture per under 18 non basta più. Il nodo dei trasferimenti nelle celle per adulti. Anche gli istituti penali per minorenni sono strapieni, raggiungendo il 104% della capienza. “Dopo gli anni della pandemia si è constatato un incremento degli ingressi di minorenni e giovani adulti stranieri nei Servizi residenziali della Giustizia minorile, in particolare negli Istituti penali per i minorenni (Ipm)”. Lo scrive il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, nella Relazione sulla condizione dei detenuti minorenni, relativa al 2023 ma aggiornata ai primi mesi del 2024, inviata recentemente al Parlamento dal ministro Nordio. Nel corso del 2023 “si è registrato un consistente incremento di ingressi” nel sistema di detenzione minorile, e “il dato è tornato ai livelli pre-pandemia”. Nel 2018 gli ingressi erano stati 1.132 per poi calare a 713 nel 2019 ma poi tornare a crescere fino a 1.142 ingressi nel 2023. Un incremento che, scrive il ministero, “ha messo a dura prova il sistema detentivo minorile sia sul piano strutturale che organizzativo”. Lo conferma l’analisi della capienza degli Ipm negli ultimi tre anni. A dicembre 2021 il grado di occupazione nazionale degli istituti raggiungeva il 60% della capienza, mentre “a dicembre 2023 l’anno si chiudeva con una saturazione pari al 100% che già oggi (giugno, ndr) ha raggiunto il 104%”. E l’affollamento riguarda anche le ragazze che a febbraio hanno raggiunto il 95%, mentre non si era ma andati oltre l’80%. A fine 2023 nei servizi residenziali si trovavano 1.402 minori, 495 negli Ipm, 877 nelle Comunità private, 23 nella Comunità ministeriali, 7 nei Centri di prima accoglienza. Altri 13.861 erano in carico in area penale esterna. Ma a preoccupare è la “brusca impennata” della presenza media negli Istituti penali, passata da 320 del 2021 a 425 del 2023. E questo ha portato “ad un progressivo aumento dei trasferimenti a strutture per adulti”, passando dai 60 del 2021 ai 122 del 2023. “L’esigenza di intensificare i trasferimenti alle carceri per adulti - si legge nella Relazione - si è resa sempre più cogente per rispondere alla riduzione del sovraffollamento”. Ma è evidente che i minori in quelle carceri, ancor più sovraffollate, staranno sicuramente peggio. Oltretutto il Dipartimento fa alcune importanti affermazioni. “L’aumento della popolazione detenuta non corrisponde, ad oggi, ad un aumento della devianza giovanile sul territorio nazionale, ma piuttosto ad un aumento della violenza nella commissione dei reati, che implica sempre più spesso risposte sanzionatorie più incisive”. Un’analisi complessa, più approfondita rispetto ad alcune semplificazioni della maggioranza di centrodestra. Così come quella sui minori stranieri non accompagnati, “molti dei quali entrano nel circuito penale per mancanza di punti di riferimento, con i quali è oltremodo difficile instaurare in breve tempo una relazione educativa significativa”. Mentre ne avrebbero assolutamente bisogno in quanto portatori “di gravi disagi psichici e con pregresse esperienze di violenze e abusi subiti, sia durante l’infanzia sia nel corso del viaggio che li porta nel nostro Paese”. Una presenza che “ha portato inevitabilmente un turbamento degli equilibri interni agli Ipm, dando luogo a considerevoli difficoltà di gestione della sicurezza”. La Relazione cita il caso dell’Istituto “Cesare Beccaria” di Milano come “quello maggiormente interessato dal sovraffollamento: al 15 aprile 2024 accoglieva infatti 76 ragazzi, contro una media nazionale per istituto di circa 32 ragazzi”. Un carcere dove si ripetono rivolte, incendi, atti violenti, fughe e tentativi, e dove proprio ad aprile la Procura ha aperto un’inchiesta per torture e maltrattamenti che vede indagati 21 agenti penitenziari. La Relazione fotografa bene la situazione. “Di questi 76 ragazzi, un’alta percentuale ha un retroterra migratorio e spesso si tratta di minori stranieri non accompagnati, target complesso per le caratteristiche peculiari che lo caratterizza. Tra queste - sottolinea il Dipartimento -, particolarmente rilevanti sono certamente le storie di vita pregresse, spesso segnate da eventi traumatici (viaggi estremamente pericolosi, permanenza nei campi di detenzione libici) ma anche dall’assenza di legami e di una rete di sostegno all’esterno, che accompagni il percorso riabilitativo”. Ben altre riflessioni rispetto ai provvedimenti del governo che hanno punito ulteriormente i minori. Invece per gli esperti del Dipartimento è “necessario un intervento al contempo eccezionale e strutturale per tornare a garantire la sicurezza dei ragazzi detenuti e degli operatori”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Libero, 18 agosto 2024
Nel 2015, quando era al governo, lanciò gli “Stati Generali dell’esecuzione penale” con l’intendo di riformare le prigioni, poi si fermò per non perdere voti. Il Partito democratico ed i suoi giornali di riferimento hanno “scoperto” nella torrida estate 2024 che in Italia le prigioni rappresentano un problema molto serio. “Carceri senza pace”, ha titolalo ieri Repubblica, dedicando le prime tre pagine a quanto sta accadendo all’interno dei penitenziari, dove il sovraffollamento, le rivolte ed i suicidi di detenuti ed agenti della Polizia penitenziaria sono - purtroppo - all’ordine del giorno.
di Marco Maffettone
ansa.it, 18 agosto 2024
“Il governo si è messo in un vicolo cieco dal quale ha difficoltà ad uscire”. È lapidario il giudizio dei penalisti italiani sulle politiche messe in campo dall’esecutivo per fare fronte all’emergenza nelle carceri. Parole che arrivano a poche ore dal bilancio, del tutto parziale, sul numero dei suicidi avvenuti dall’inizio dell’anno all’interno dei penitenziari.
di Enrico Ferro
La Repubblica, 18 agosto 2024
Intervista al sottosegretario alla Giustizia: “Nordio ha detto che le sanatorie sono una resa. Agiamo sull’edilizia finalmente”. Senatore Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, anche Forza Italia sostiene che la situazione nelle carceri sia drammatica. Lei no? “La situazione delle carceri era nota già a fine 2022, quando il governo si è insediato. Chi ci ha preceduto non si era accorto di nulla? Diciamo la verità: per anni sono mancati visione e investimenti, anche di carattere ordinario. Oggi, per la prima volta, è stata approvata una riforma completa, dai temi dell’edilizia al trattamento detenuti”.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 18 agosto 2024
L’ex ministra e senatrice della Lega: “Celle e femminicidi le priorità. Basta con questa storia. Nessuno di noi vuole garantire impunità ai colletti bianchi, puntiamo a tutelare tutti i cittadini e ogni abuso va perseguito. Infatti, è già stato introdotto un reato per evitare lacune e in cantiere c’è una riforma complessiva di tutti i reati contro la Pubblica amministrazione”. Giulia Bongiorno, leghista, presidente della Commissione Giustizia del Senato (ma anche una delle più note penaliste italiane), non accetta “la narrazione secondo cui il centrodestra si muove sulla Giustizia per proteggere solo gli amministratori pubblici”.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 18 agosto 2024
“Vedo da sempre parole e niente fatti”. È stato uno dei fondatori di Forza Italia, è stato senatore della Repubblica. Ed è stato per cinque anni in carcere. Se si vuole parlare dell’emergenza carceri, che è un volto cruciale dell’emergenza giustizia, è inevitabile andare a parlare con Marcello Dell’Utri. Che nel 2024 celebra un record tanto assoluto quanto amaro: è da trent’anni sotto inchiesta. Da trent’anni, una dopo l’altra, procure del sud e del nord indicano in lui il protagonista delle malefatte più inenarrabili: compresa la più celebre, quella come artefice della trattativa tra Stato e mafia, sgretolata in tutti i gradi di giudizio dalle sentenze di assoluzione.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 18 agosto 2024
La procura di Caltanissetta che indaga i due magistrati oramai in pensione, sospettati di aver favorito la mafia trent’anni fa. Presunti infedeli i pm, al posto degli ufficiali del Ros? La sorprendente e clamorosa iniziativa della procura di Caltanissetta di indagare i due noti e stimati magistrati ormai in pensione Natoli e Pignatone, accusati nientemeno di avere un trentennio fa favorito Cosa nostra insabbiando - nei rispettivi ruoli di esecutore e istigatore - una indagine sui rapporti tra sospetti mafiosi e manager del gruppo imprenditoriale Ferruzzi, suscita interrogativi in diverse direzioni (cfr. anche il precedente intervento su queste colonne di E. Antonucci in data 1 agosto). È legittimo in punto di diritto avviare indagini, anche complesse e di possibile lunga durata, su un’ipotesi di reato che - come in questo caso - sarebbe comunque già ampiamente prescritta? È realisticamente presumibile che, a decenni di distanza, si sia in grado di acquisire gli elementi di conoscenza e le prove necessarie per poter riscontrare l’effettiva esistenza della presunta condotta favoritrice? E rimane non ultimo da chiedersi: considerate la oggettiva difficoltà e incertezza della verifica giudiziale, e tenendo conto della poca credibilità intrinseca di un’accusa così infamante riferita a due valorosi magistrati, celebri invece per il costante impegno antimafia, non vi è il rischio che quest’indagine nissena abbia comunque come perversa conseguenza di gettare su entrambi ombre del tutto immeritate?
di Carlo Testa
Corriere del Mezzogiorno, 18 agosto 2024
La notizia diffusa dai sindacati degli agenti penitenziari. La rivolta scoppiata al primo piano, quello dove si trovano i detenuti per reati comuni. Si è conclusa dopo tre ore. Sembra tornata la calma ma nella serata di venerdì 17 agosto si è temuto il peggio per una rivolta scoppiata nel carcere di Bari. Verso le 20 è arrivato un allarmante comunicato dei sindacati della polizia penitenziaria. Questo: “Gravissimi disordini sono in corso presso la Casa circondariale di Bari. Dalle primissime notizie che ci giungono, alcuni detenuti di una sezione detentiva avrebbero sequestrato un’infermiera e aggredito violentemente l’appartenente alla Polizia penitenziaria in servizio, che cercava di impedirlo. Sarebbero stati richiamati gli agenti di riposo e altri sarebbero stati inviati da diverse carceri della regione”. Sono le parole con cui Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, ha diffuso la notizia. In realtà, si è saputo dopo, la vittima del sequestro è stato un infermiere e non una infermiera.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 18 agosto 2024
Il carcere contiene 1.007 persone, contro la capienza di 450. Il direttore Giacinto Siciliano racconta la sfida quotidiana per garantire dignità nel penitenziario più affollato d’Italia. A San Vittore qualcuno ha scritto col gesso “1+1=3” sulla lavagna di una delle aule scolastiche. Purtroppo, osserva il direttore Giacinto Siciliano fissando gli scarni elenchi affissi sulla porta dei partecipanti agli ultimi esami di Stato, “sono pochissimi quelli che seguono le lezioni e arrivano a fine anno”. I conti che non tornano perché esorbitano sono quelli del sovraffollamento. “C’è stato un giorno ad agosto che sono entrati 29 detenuti, se manteniamo il ritmo preso questo mese potrebbero essere 300 nuovi ingressi”.
- Torino. “Per i detenuti una tortura, ora denunceremo Nordio”
- Torino. Le detenute scrivono a Mattarella: “Presidente, ci salvi dall’indifferenza!”
- Vercelli. I Radicali in visita al carcere: “Due detenuti su tre hanno problemi psichiatrici”
- Rimini. Sovraffollamento dietro le sbarre. Un detenuto su dieci è under 25
- Terni. Dal carcere al lavoro nella clinica veterinaria Tyrus: la nuova vita di Renato ed Emanuele









