di Michele Giorgio
Il Manifesto, 24 aprile 2024
“Hanno portato qui centinaia di prigionieri, di abitanti di Gaza, uomini e donne, spesso con ferite gravi, anziani ammalati, persone con patologie oncologiche, tenendoli ammanettati e bendati per ore, per giorni”. Irit legge la denuncia a voce alta, a poche decine di metri dall’ingresso della base militare di Sde Teiman, adiacente alla pista di decollo del minuscolo aeroporto di Beersheva. Di fronte a lei una cinquantina di attivisti con cartelli eloquenti: “Almeno 40 detenuti sono stati torturati”, “Sde Teiman è un campo di tortura”, “Cosa accade a Sde Teiman?” e altri ancora. Dietro le recinzioni, i capannoni dove - spiegano gli attivisti - sono tenuti i prigionieri palestinesi. I manifestanti, di organizzazioni della sinistra radicale, parlano di Sde Teiman come della “Guantanamo di Israele”, di una prigione in cui si tortura e dove le regole più elementari della dignità umana sono violate per infliggere la punizione severa possibile ai palestinesi di Gaza, tutti ritenuti responsabili dell’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023.
di Vittorio Da Rold
Il Domani, 24 aprile 2024
Rinvenuti cadaveri denudati e con le mani legate dietro la schiena. Dopo il ritrovamento di centinaia di cadaveri a Khan Younis le Nazioni Unite vogliono un’inchiesta. Biden chiede ancora una volta a Netanyahu di non entrare con i carri armati nel sud della Striscia. Dopo sette mesi di guerra nella Striscia di Gaza, gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, lo scambio di bombardamenti con Hezbollah nel Libano, i missili sul consolato iraniano di Damasco che hanno eliminato l’intera dirigenza dei pasdaran in Siria e lo scambio senza precedenti di raid missilistici sul rispettivo territorio tra Iran e Israele, l’attenzione degli osservatori mediorientali torna su Gaza e sulla mancanza di una credibile exit strategy di Tel Aviv. Il governo israeliano è prigioniero di forze di estrema destra e non ha una strategia se non quella di restare al potere il più a lungo possibile per sostenere le pretese incendiarie dei coloni nei territori occupati.
di Susanna Marietti*
vocididentro.it, 23 aprile 2024
“Nodo alla gola”: è questo il titolo del XX° Rapporto annuale di Antigone sulle carceri italiane, presentato oggi a Roma. È un nodo alla gola quello che tante, troppe persone detenute hanno deciso di stringersi intorno al collo per sfuggire alla totale assenza di speranza che si vive nelle carceri. È un nodo alla gola quello con cui l’intero sistema sta stritolando se stesso, incapace di rispondere al proprio mandato costituzionale.
di Claudio Bottan*
vocididentro.it, 23 aprile 2024
C’eravamo anche noi questa mattina alla presentazione del XX° rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione dal titolo emblematico “Nodo alla gola”. L’incontro con i giornalisti, che si è tenuto nella sede dell’associazione Stampa Romana, si è inevitabilmente aperto dando notizia dell’arresto di 13 agenti e la sospensione dal servizio per altri otto poliziotti penitenziari del carcere minorile Beccaria di Milano. Per l’accusa si sarebbero resi responsabili di tentata violenza sessuale, tortura, lesioni e maltrattamenti nei confronti di una dozzina di giovani reclusi. Ovviamente vale il sacrosanto principio della presunzione di innocenza e, come si suol dire, la giustizia farà il suo corso.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2024
È stato presentato ieri a Roma il XX° Rapporto annuale di Antigone sulle carceri italiane. Il titolo non necessita spiegazioni: “Nodo alla gola”. Il lavoro, frutto di visite continue agli istituti di pena portate avanti lungo l’intero 2023 dall’associazione, fotografa una realtà sempre più allarmante. La stessa che drammaticamente ci sbattono in faccia gli almeno trenta suicidi che si sono registrati in carcere dall’inizio del nuovo anno. Almeno, in quanto per vari altri decessi non sono ancora del tutto chiare le cause. Un suicidio ogni tre giorni e mezzo. Nel 2022 - l’anno record nel quale come minimo 85 persone si tolsero la vita in carcere - a metà aprile se ne contavano venti.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 aprile 2024
Quaranta parlamentari dem hanno condotto visite ispettive in 32 istituti di pena in tutta Italia. La responsabile Giustizia Serracchiani: “Tra sovraffollamento e vuoti d’organico è il collasso, addio al fine rieducativo”. Tutto in un giorno. Nelle ore in cui arrivano le notizie raccapriccianti da Milano, dall’ordinanza del gip sulle presunte violenze al minorile “Beccaria”, e proprio mentre Antigone sceglie un titolo Hitchcockiano, “Nodo alla gola”, per il rapporto sui 100 suicidi dietro le sbarre in 15 mesi, il Partito democratico compie un gesto di grande significato politico e visita 32 istituti di pena, con una serie di ispezioni tutte questa mattina in contemporanea (e l’anteprima di Lia Quartapelle, che ha verificato sabato scorso le condizioni di Bollate).
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 aprile 2024
Psicofarmaci, pene disciplinari e trasferimenti, così vengono trattati i reclusi negli Ipm. Ma quanto è cronicizzato - per non dire istituzionalizzato - il maltrattamento dei giovani detenuti all’interno delle carceri minorili? La domanda - che si ripropone ad ogni denuncia di violenza subita da coloro che si trovano nelle mani dello Stato - trova in questo caso risposte nel XX Rapporto annuale di Antigone dal titolo “Nodo alla gola” presentato ieri (dopo quello di febbraio specifico sui minorenni, “Prospettive minori”), che scatta una fotografia generale sulle condizioni di detenzione nei penitenziari italiani.
di Mauro Palma
La Stampa, 23 aprile 2024
Sta diventando un brutto film troppe volte visto: un’inchiesta di maltrattamenti gravi in un Istituto di detenzione da parte di chi ha in custodia le persone che vi sono ristrette. La custodia è però soltanto parte di un compito ben più complesso perché include la tutela dei loro diritti e il contributo al loro positivo reintegro nella società esterna. Proprio per questo, infatti, ormai trent’anni fa è cambiato anche il nome: non più “agenti di custodia” ma appartenenti al “Corpo di Polizia penitenziaria”.
di Eraldo Affinati
La Stampa, 23 aprile 2024
Chi sbaglia da giovane ha bisogno di adulti capaci di incarnare valori alternativi a quelli del successo. Ma se a bastonarli sono proprio coloro che dovrebbero ricondurli sulla retta via, allora non c’è speranza. Ciò che sta accadendo al carcere minorile “Cesare Beccaria” di Milano, qualche tempo fa la fuga di un gruppo di detenuti, presto riacciuffati, adesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tredici agenti della Polizia penitenziaria per maltrattamenti, concorso in tortura e tentata violenza sessuale, ci riporta al tema cruciale del nostro tempo: la tutela dell’adolescenza, che non può certo ridursi alla sua mera dimensione giuridica. Se non ci prendiamo cura dei nostri ragazzi, specie i più fragili e inquieti, è come se avvelenassimo i pozzi della coscienza collettiva mettendo il piombo sulle ali del futuro.
di Angela Stella
L’Unità, 23 aprile 2024
Giorni fa, in una sala cinematografica di Roma - quella di Nanni Moretti - proiettavano un vecchio film di Francois Truffaut che finiva con delle scene terribili di ragazzi maltrattati in un riformatorio francese. È un film del 1959. Ne uscivi sconvolto ma pensavi: “Per fortuna che i tempi sono molto cambiati e la civiltà è avanzata”. Pensiero stolto. La civiltà non è avanzata. Ieri abbiamo saputo che al Beccaria di Milano i ragazzi, incarcerati da folli leggi, venivano sistematicamente torturati da alcuni agenti di custodia. Presunzione di innocenza per tutti, anche per gli agenti, ma le torture ci sono state. Li legavano con le mani dietro la schiena e poi li bastonavano. Uno di loro è stato torturato per 36 ore. Che lezione dobbiamo trarne?
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