di Andrea Zanello
La Stampa, 19 agosto 2024
I numeri e le criticità del penitenziario e il lavoro del personale. Un’aggressione a diversi agenti di polizia penitenziaria ad opera di un detenuto: erano intervenuti per disarmarlo e impedirgli di ferirsi con lame rudimentali. L’uomo si era ubriacato ricavando l’alcol in cella dalla macerazione della frutta. Poi una protesta che ha visto alcuni carcerati rifiutarsi di rientrare in cella. È la cronaca dell’ultima settimana all’interno del carcere di Vercelli. I sindacati di categoria lanciano ciclicamente appelli ed allarmi invocando risorse dall’alto a salvaguardia del personale di polizia penitenziaria che si ritrova a lavorare sotto organico. Una situazione resa ancora più difficile, in questa estate torrida, in una struttura che ha bisogno di interventi. Un intero piano è attualmente oggetto di lavori ma l’edificio ha diverse criticità. A partire da numerosi infiltrazioni, acuite nelle scorse settimane da una bomba d’acqua che ha colpito la zona del carcere provocando l’allagamento di un reparto. La pioggia caduta all’interno delle celle aveva animato un’altra protesta da parte della popolazione carceraria.
Messaggero Veneto, 19 agosto 2024
Oltre cento persone hanno aderito alla raccolta di fondi. I promotori: “Significa che abbiamo seminato bene”. La società civile di Udine ha offerto una risposta straordinaria alle difficoltà della vita senza speranza dei detenuti e di fronte al mordere del sovraffollamento nel carcere di Via Spalato ha raccolto il nostro appello per un obiettivo concreto, quello di dotare ogni cella di un frigorifero. L’amministrazione penitenziaria installa in ogni camera un televisore (forse per sedare o distrarre) ma non uno strumento che garantisca migliori condizioni e una quotidianità simile a quella della vita precedente.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2024
Le associazioni: “Quel centro va chiuso”. “Abbiamo bisogno di circa tre mila euro per far rientrare a casa la salma di Belmaan Oussama, il 19enne algerino morto per cause ancora da chiarire nel Cpr di Palazzo San Gervasio”. A lanciare questo appello è il forum dell’immigrazione della Basilicata che di fronte alla tragedia accaduta nei giorni scorsi nel centro di permanenza per il rimpatrio in provincia di Potenza, non è rimasto con le braccia conserte. La morte del 19enne ha fatto anche scoppiare una vera e propria rivolta delle persone rinchiuse, sedata solo dopo alcune ore dalla Polizia. “Siamo in contatto con la famiglia di Belmaan Oussama con la quale stiamo adoperandoci per effettuare - spiega a ilfattoquotidiano.it Umberto Sessa, presidente della cooperativa Iskra che ha promosso la campagna con i colleghi delle coop Adan, Filef, Filocontinuo insieme a Cestrim, Human Flowers, le Rose di Atacama e l’Osservatorio migranti - gli adempimenti necessari per riportare il corpo del ragazzo nel suo Paese d’origine. Si è fatta viva anche la comunità islamica che vuol partecipare a questa nostra iniziativa”.
di Papa Francesco
Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2024
Anche il più turpe dei nostri peccati non deturpa agli occhi di Dio la nostra identità: restiamo suoi figli, da lui amati, da lui custoditi e considerati preziosi. Il Vangelo è l’incontro con una Persona viva che cambia la vita: Gesù è capace di rivoluzionare i nostri progetti, le nostre aspirazioni e le nostre prospettive. Conoscere Lui vuol dire riempire di significato la nostra esistenza perché il Signore ci offre la gioia che non passa. Perché è la gioia stessa di Dio. La vicenda umana di Dale Recinella, che ho incontrato a un’udienza, ho conosciuto meglio attraverso gli articoli da lui scritti negli anni per L’Osservatore Romano e ora mediante questo libro che tocca il cuore, è una conferma di quanto detto: solo così si può spiegare come sia stato possibile che un uomo, con in testa ben altri traguardi da raggiungere nel proprio futuro, sia diventato il cappellano, da cristiano laico, marito e padre, dei condannati alla pena capitale.
di Shirin Ebadi e Taghi Rahmani*
La Stampa, 19 agosto 2024
Le prigioniere politiche iraniane stanno subendo una repressione brutale nella sezione femminile del carcere di Evin. Come attiviste e attivisti per i diritti umani, siamo solidali con le donne iraniane e chiediamo un’indagine internazionale indipendente. Settanta donne di idee, affiliazioni e generazioni diverse sono attualmente prigioniere politiche nella più famigerata delle carceri iraniane. Vi si trovano ingiustamente, solo per aver lottato per la libertà e per i diritti umani in Iran.
di Giuseppe Anzani
Avvenire, 18 agosto 2024
Ma quale svuota-carcere. Il decreto-legge di luglio convertito in fretta nei giorni precedenti al Ferragosto non ha tirato fuori nessuno dalle celle arroventate. Qualcuno è uscito da sé senza attendere il fine-pena, passando col suicidio dalla cella all’obitorio. L’ultimo della serie il numero 67 (chi si ricorda il nome? Cosa conta il nome dei disperati?) il giorno stesso della approvazione della legge. Sensi di colpa? In quelli che governano le pene prevalgono i sensi di vacanza estiva, poi si vedrà. Promesso, sarà il miracolo. Intanto le rivoluzionarie novità sono mille poliziotti in più. La sicurezza, si capisce, a scanso di rivolte. Per i reclusi il beneficio immediato di due telefonate in più al mese (da quattro a sei). Lodevole l’intento anti-suicida, perché come è noto una telefonata allunga la vita.
di Davide Varì
Il Dubbio, 18 agosto 2024
Crisi senza precedenti. Dietro le sbarre le condizioni mettono a rischio la salute e la vita delle persone detenute. Il sovraffollamento carcerario in Italia ha raggiunto livelli allarmanti, trasformando le prigioni in luoghi di grave sofferenza. Al 29 luglio 2024, le carceri italiane ospitavano 61.134 detenuti, a fronte di soli 47.004 posti disponibili. Questo significa che 14.130 persone vivono in spazi estremamente ristretti, con un tasso di sovraffollamento medio del 130,06%. Tra questi, 2.686 donne e 19.213 stranieri.
di Lorenzo Attianese
ansa.it, 18 agosto 2024
Ma non basta: il ministero della Giustizia lavora anche ad altre misure per risolvere le emergenze negli istituti penitenziari italiani e tra queste spunta un provvedimento ad hoc per ridurre i suicidi in cella e l’ipotesi della concessione di misure alternative, come i domiciliari o l’affidamento in prova, per quei detenuti condannati che devono scontare pene residue entro un anno, per combattere il sovraffollamento delle strutture.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 agosto 2024
Il ministro: strutture esterne per chi ha già diritto ai domiciliari ma non dispone di una casa. Migliaia di detenuti fuori dai penitenziari sovraffollati, senza decreto dvuota-carceri e senza spaccare la maggioranza. Una soluzione (almeno parziale) alla tragica emergenza dei penitenziari che ha infiammato la politica di Ferragosto è stata individuata in via Arenula. Trova il consenso anche di Fratelli d’Italia, contraria a tutte le formule generalizzate finora circolate, più o meno sponsorizzate da Forza Italia e non solo. E il ministro Carlo Nordio la anticipa al Corriere: “Non è una misura imposta dal governo. Sono i giudici che devono decidere. Noi non vogliamo sostituirci a loro. Cerchiamo solo di metterli nella condizione di scegliere liberamente”, è la premessa del ministro.
di Liana Milella
La Repubblica, 18 agosto 2024
Lega e FdI non vogliono liberare gli 8mila detenuti con meno di un anno da scontare. Ma anche Forza Italia chiede misure veloci. Sul tavolo di Nordio brucia sempre più il dossier carceri. E i numeri non tornano. Perché l’emergenza, un mix tra suicidi e rivolte, richiede risposte immediate. Forza Italia le pretende. Meloniani e salviniani si oppongono. Al Guardasigilli restano poco meno di due settimane. Poi, al primo consiglio dei ministri, dovrà mettere le carte sul tavolo. Domiciliari per chi deve scontare un anno di pena? FdI e Lega dicono di no, non reggono l’impatto di 8mila carcerati in uscita. Perché questo hanno chiesto i Garanti dei detenuti andando ben oltre la legge del 2010 approvata dal governo Berlusconi dove Meloni era ministro. Fu battezzata “svuotacarceri”, ma in 14 anni ha messo ai domiciliari 1.772 detenuti all’anno. Ora per i Garanti serve molto di più.
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