di Simona Musco
Il Dubbio, 25 aprile 2024
Pene fino a otto anni per le notizie frutto di un reato. Mantovano: “Il governo rifletterà”. Il carcere per i giornalisti esce dalla porta e rientra dalla finestra. Sono stati presentati due emendamenti - uno a firma Enrico Costa (Azione), sottoscritto anche da Maria Elena Boschi (Iv), e uno a firma Tommaso Calderone (Forza Italia), i partiti più garantisti del Parlamento - che, partendo dal presunto scandalo dossieraggi (sebbene il termine sia utilizzato impropriamente) puntano a spezzare il passaggio di informazioni tra fonti e giornalisti, per punire chiunque pubblichi notizie raccolte illecitamente.
di Davide Varì
Il Dubbio, 25 aprile 2024
La galera non è la soluzione. Chi oggi vuole quella legge rischia di tradire i valori per i quali ha combattuto e ancora combatte. Gli onorevoli Maria Elena Boschi, Enrico Costa e Tommaso Calderone sono amici di questo giornale. Meglio: sulla giustizia condividono una chiara e limpida posizione garantista. Da sempre e senza sbavature. Esattamente come noi. Per questo siamo sorpresi, forse addirittura dispiaciuti, della loro posizione sul decreto Cybersicurezza che prevede la galera fino a 8 anni di carcere per i giornalisti che consapevolmente divulgano notizie frutto di reato. Certo, sappiamo bene che qualcuno di loro ha vissuto sulla propria pelle la ferocia del processo mediatico giudiziario. Sono cicatrici che non si rimarginano. E sappiamo che le ferite delle accuse mediatiche difficilmente possono essere lenite da un’assoluzione che spesso arriva dopo anni e viene liquidata con una semplice e invisibile “notizia breve” pubblicata in ultima pagina.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2024
Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato un disegno di legge in materia di IA. L’investimento è di 1miliardo di euro. Limitato l’utilizzo della IA nella giurisdizione a funzioni organizzative e di ricerca. Obbligo dei professionisti di informare il cliente sul relativo utilizzo. Nasce un nuovo reato: l’illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale punito con la pena da uno a cinque anni di reclusione, se dal fatto deriva un danno ingiusto. Inoltre, si cerca di delimitare (articolo 14, in tutto sono 26) l’utilizzo della IA nella giurisdizione prevedendone l’utilizzo unicamente per “l’organizzazione e la semplificazione del lavoro giudiziario” e per “la ricerca giurisprudenziale e dottrinale”.
di Francesco De Felice
Il Dubbio, 25 aprile 2024
L’avvocato Rossi Albertini: “Confermata la linea difensiva, non c’erano le basi per il fine pena mai”. Sono definitive le condanne a 23 anni e a 17 anni e 9 mesi di carcere per gli anarchici Alfredo Cospito e Anna Beniamino. Lo hanno deciso i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione che hanno respinto, dichiarandoli inammissibili, i ricorsi del pg della corte di Appello di Torino e delle difese, presentati dagli avvocati Flavio Rossi Albertini e Caterina Calia, di fatto confermando le condanne per i due imputati nel processo per l’attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nel Cuneese, avvenuto nel 2006.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2024
Lo ha chiarito la Quinta Sezione penale, con la sentenza n. 17152 depositata ieri, dichiarando inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto. Se la Riforma Cartabia è sopravvenuta alla proposizione dell’appello, la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva può (in forza della norma transitoria) essere avanzata anche in sede di discussione, e dunque anche se non presente tra i motivi di impugnazione. Tuttavia, non è sufficiente addurre che né il reato né la pena (entro i quattro anni) sono ostativi al riconoscimento per ottenere un pronunciamento, perché si tratta di elementi che da soli non esauriscono i presupposti per decidere sull’applicazione della pena sostitutiva. Lo ha chiarito la Quinta Sezione penale, con la sentenza n. 17152 depositata oggi, dichiarando inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 25 aprile 2024
“Zero giorni di prognosi” al detenuto ridotto in semi incoscienza dagli agenti. Agenti in malattia per protestare contro il nuovo corso della comandante di Polizia penitenziaria. Vigeva un concetto molto elastico di malattia o non malattia nel carcere minorile Beccaria di Milano. “Malattia” era quella da cui facevano finta di essere tutti di colpo contagiati gli agenti (lunedì scorso arrestati in 13, sospesi in 8 e indagati in altri 4) come forma di polemica protesta nei confronti del nuovo corso della comandante di polizia penitenziaria, indisponibile a far finta di niente: “Oggi tutti i colleghi hanno mandato “malattia” nel pomeriggio e vogliono mandarla ad oltranza... perché il collega l’hanno mandato in Procura (denunciato, ndr), quindi è una protesta verso il comandante nuovo e il direttore”, si raccontavano ad esempio due agenti intercettati un giorno che un collega, “che non è neanche nei turni di servizio, si è permesso di scrivere ai colleghi che sono qua con dieci anni di servizio che lui ha visto che hanno “battezzato” un detenuto... Quindi abbiamo mandato tutti “malattia” per protesta, per aiutare il collega... undici persone su undici”.
di Monica Serra
La Stampa, 25 aprile 2024
Le due dirigenti sono accusate di omissione. Si allarga l’inchiesta: undici perquisizioni, sequestrato l’archivio sanitario dell’Ipm. Nell’inchiesta sulle torture al carcere Beccaria, due ex direttrici dell’istituto sono finite sotto inchiesta. Oltre a Maria Vittoria Menenti, oggi a capo dell’Ipm Casal del Marmo di Roma, un avviso di garanzia ha raggiunto anche Cosima Buccoliero, candidata del Pd alle ultime Regionali, insignita dell’Ambrogino d’oro per il suo lavoro al carcere di Bollate, ex direttrice del Lorusso e Cutugno di Torino, oggi al carcere di Monza. Entrambe sono state perquisite per sequestrare il contenuto di pc e cellulari.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 25 aprile 2024
Il capo del Dipartimento per la giustizia minorile: “Il governo hanno fatto tutto ciò che doveva”. La Cisl: “Sistema allo sfascio, serve un piano straordinario”. Una squadra di 14 nuovi agenti della Polizia penitenziaria sono entrati in servizio al carcere minorile Beccaria, subito dopo gli arresti scattati nei confronti di 13 divise, mentre altre otto sono state sospese per un’inchiesta della procura di Milano in cui si ipotizzano maltrattamenti e torture contro una dozzina di ospiti minorenni. Lo spiega Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, che annuncia anche nuovi agenti della polizia penitenziaria “che abbiamo chiesto al Dap (Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria, ndr) che sono sicuro vorrà corrispondere a questa richiesta”.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 25 aprile 2024
La presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto: “Nel carcere non c’era un direttore stabile e il comandante era assente nei momenti cruciali. Occorre una formazione specifica per gli agenti”. Subito dopo l’arresto dei 13 agenti di custodia e la sospensione di altri 8, la presidente del Tribunale per i minorenni di Milano Maria Carla Gatto si è recata al Beccaria.
di Gad Lerner
Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2024
Nella città di Cesare Beccaria, padre dell’illuminismo lombardo e antesignano della civiltà giuridica, 160 anni dopo la pubblicazione di “Dei delitti e delle pene”, ancora dei ragazzi sono stati torturati in una sede preposta alla loro custodia e rieducazione. Anzi, a ben vedere sono due a Milano le istituzioni per giovani reclusi trasformate in luoghi di tortura: il carcere minorile che porta con disonore il nome dello stesso Beccaria; e il Centro di Permanenza per i Rimpatri di via Corelli, commissariato dal dicembre scorso. Due buchi neri, in cui precipitano dei giovanissimi, che Milano preferisce ignorare. Due luoghi della vergogna ai bordi di una città che intanto festeggia gli afflussi record del Salone del mobile e del turismo ricco. La statua di Beccaria eretta là dove un tempo sorgeva la casa del boia, non può arrossire. Gli uomini invece sì, se hanno coscienza.
- Milano. Le violenze al Beccaria e una domanda morale difficile per tutti
- Palermo. “Toglieteci la libertà, non la dignità”, sit-in contro i suicidi in carcere
- Palermo. “Mio figlio impiccato in cella. Soffriva, era tossicodipendente ma non lo sorvegliavano”
- Pescara. Carceri, situazione drammatica: troppi detenuti rinchiusi in celle fatiscenti
- Padova. Per i detenuti call center, cura del verde e una premiata pasticceria











