di Massimiliano Iervolino
L’Unità, 26 aprile 2024
I Radicali fecero di una scandalosa vicenda personale una battaglia politica: contro la carcerazione preventiva, il pentitismo, le condizioni delle prigioni. Ora sta a Fratoianni e Bonelli fare lo stesso. Qualche settimana fa da questo giornale diedi un suggerimento alla segretaria del Partito Democratico: “Forza, Elly, candida Salis e Zuncheddu”, così argomentando: “Chi meglio di Ilaria Salis potrebbe rappresentare al Parlamento europeo le condizioni disumane e degradanti delle carceri e delle aule di tribunale in Ungheria? Chi meglio di Beniamino Zuccheddu potrebbe rappresentare al Parlamento europeo una giustizia come quella italiana che ti condanna all’ergastolo e che dopo 32 anni ti mette in libertà perché si è sbagliata?”. Qualche giorno dopo è arrivata la notizia della candidatura della Salis nelle liste dell’alleanza Verdi - Sinistra italiana. Sicuramente un bel colpo quello messo a segno dal duo Bonelli-Fratoianni. Ora però sta a loro farne una campagna politica - non tanto partitica per superare il 4% o personale per garantirle l’immunità parlamentare - puntando a far diventare il caso Salis il caso Ungheria. In queste occasioni, un’iniziativa politica è tale se partendo da una vicenda personale venuta all’onore delle cronache si ha la forza di proporre soluzioni utili a tutti coloro che vivono lo stesso dramma ma che sono ignoti ai più. Esattamente come fecero i Radicali negli anni ‘80 con Enzo Tortora. Un maledetto e scandaloso caso personale divenne una battaglia politica contro la carcerazione preventiva, il pentitismo, la condizione delle carceri e la negligenza di alcuni magistrati. In parole povere il caso Tortora divenne il caso Italia, ovvero la dimostrazione lampante dello sfascio della giustizia del nostro Paese. La lotta Radicale contro l’ingiustizia sul detenuto noto diventò fin da subito l’iniziativa politica per una giustizia più giusta a favore del detenuto ignoto. Il conduttore Rai venne arrestato il 17 giugno nel 1983, in una maxi operazione definita dai giornali “il venerdì nero della Camorra”. Vennero firmati 853 ordini di cattura e furono mobilitati tantissimi uomini della polizia per scovare i malviventi casa per casa. Ma che quella maxi inchiesta avesse dei problemi lo si capì fin da subito, infatti un centinaio di arrestati finì in galera per omonimia o per errori di trascrizioni del proprio cognome sui documenti o per errati accertamenti.
di Caterina Soffici
La Stampa, 26 aprile 2024
Teheran condanna al patibolo il rapper: aveva partecipato alle proteste in memoria di Mahsa Amini e cantato la sua rabbia contro il regime degli ayatollah. Toomaj Salehi è un rapper. Ha 33 anni e 2 milioni di followers su Instagram. Per quanto possa contare, significa che è famoso. In Iran, dove la musica è proibita, è il più famoso di tutti, una sorta di idolo. Il tribunale rivoluzionario lo ha condannato a morte. Per impiccagione, come si usa da quelle parti, con l’accusa di “corruzione sulla terra”. Non è il primo, non sarà l’ultimo. La notizia è stata data al quotidiano Shargh da Amir Raesian, il suo avvocato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 aprile 2024
Contro il sovraffollamento, dice D’Ettore, serve “una risposta sistemica ampia” E ricorda: su 61.351 reclusi, 23.583 sono potenziali fruitori di misure alternative. Una “misura tampone” che, da sola, “non risolve” i problemi che affliggono il sistema carcerario italiano perché ha “un effetto deflattivo immediato, ma non rappresenta una risposta sistemica ampia”. Con queste parole il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Felice Maurizio D’Ettore, ha definito la proposta di legge all’esame della Camera sulla liberazione anticipata speciale, presentata dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti, per affrontare il problema del sovraffollamento che - dati aggiornati a due giorni fa e resi noti dal Garante - vede 61.351 detenuti presenti nelle carceri del Paese a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.144 unità, con 47.190 posti in realtà disponibili. Tuttavia lancia l’allarme: “in assenza di nuovi interventi orientati in funzione deflattiva, nel giro di due anni si potrebbe raggiungere nuovamente il massimo storico risalente al 2010”. Già a livello nazionale l’indice di sovraffollamento è del 130,03%.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 25 aprile 2024
Proposta Giachetti sulla liberazione anticipata, il M5S si schiera con la maggioranza. Il “no” del ministro Nordio alla proposta Giachetti sulla liberazione anticipata speciale trova un supporter molto speciale: il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Felice Maurizio D’Ettore. Che ieri alla Camera, in Commissione Giustizia, ha definito la pdl presentata dal deputato di Iv per contrastare il sovraffollamento carcerario - con 60 giorni di sconto di pena anziché 45, per i detenuti con buona condotta - una “misura tampone” che da sola “non risolve” i problemi perché ha “un effetto deflattivo immediato, ma non rappresenta una risposta sistemica ampia”. Come, spiega, “già sperimentato nel 2013, dopo la sentenza Torreggiani”. Di più: secondo il Garante, docente di Diritto privato, l’”attribuzione al direttore di istituto della competenza a disporre la concessione della liberazione anticipata” rischia profili di “incostituzionalità”.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2024
Fino a 5.080 detenuti - uno ogni 12 - uscirebbero dal carcere dalla sera alla mattina. E tra loro fino a 777 condannati per i reati più gravi: mafia, terrorismo, tratta di esseri umani, schiavitù, violenza sessuale di gruppo. Ecco l’effetto dell’indulto mascherato previsto dal disegno di legge presentato dal renziano Roberto Giachetti e in discussione in Commissione Giustizia alla Camera. A illustrare i numeri è stato Felice Maurizio D’Ettore, il nuovo Garante nazionale dei detenuti: dalla relazione emerge come siano, appunto, oltre cinquemila le persone con pena residua pari o inferiore a otto mesi, cioè i potenziali interessati.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 aprile 2024
Il caso Cospito ha riportato alla luce il tema del 41 bis, un regime detentivo speciale caratterizzato da misure restrittive volte a recidere i collegamenti dei detenuti con la criminalità organizzata. Nonostante l’acceso dibattito, il 41 bis sembra essere tornato nell’ombra, con la situazione dei detenuti sottoposti a tale regime che rimane poco conosciuta e dibattuta. Parliamo di un’analisi dettagliata a cura dell’associazione Antigone e che la ritroviamo nel ventesimo rapporto sulle condizioni di detenzione Antigone ricorda che il 41 bis si applica a detenuti condannati o imputati per reati gravi, come terrorismo o associazione mafiosa, per i quali vi sia concreto pericolo di collegamenti con la criminalità organizzata. Il regime prevede la detenzione in sezioni speciali, con limitazioni ai contatti con l’esterno e controlli serrati. L’applicazione avviene tramite decreto motivato del ministero della Giustizia e ha una durata di quattro anni, rinnovabile per periodi di due.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 25 aprile 2024
Più difficili la messa in prova e la comunità. E cresce del 30% la spesa per antipsicotici. Il carcere per un adolescente è sempre stata l’extrema ratio, non la soluzione a carenze educative e di assistenza sociale. In questo l’Italia era un esempio internazionale. Qualcosa sta cambiando? “Prima - spiega Michele Miravalle, coordinatore nazionale dell’Osservatorio sulle carceri dell’associazione Antigone - solo negli istituti penali per adulti riscontravamo condizioni di sovraffollamento e un diffuso malessere psicofisico: oggi anche in quelli minorili. I giudici, anche quando disposti a concedere percorsi alternativi sul territorio, si scontrano sempre più spesso con l’oggettiva difficoltà di collocare i ragazzi con misure penali nelle comunità, perché sono più problematici da gestire. E le strutture, quasi tutte private, tendono a selezionare i casi inviati dai servizi sociali. Il decreto Caivano, aumentando le pene e le fattispecie di reati per i minori, rende più difficile farli uscire dal carcere e complica ulteriormente l’inserimento in comunità. Tutti fattori che, sommati, rischiano di travolgere il sistema minorile”.
difesapopolo.it, 25 aprile 2024
Il Coordinamento esprime “profonda preoccupazione per i fatti emersi dall’inchiesta. Il carcere che non educa produce violenza e malessere”. “La carcerazione deve essere una misura del tutto residuale per i minorenni”: lo ricorda il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), esprimendo “profonda preoccupazione per i fatti emersi con l’inchiesta che ha coinvolto numerosi agenti dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano”. In base al Dpr 448/88, che regolamenta la giustizia minorile nel nostro paese, infatti, “l’ordinamento prevede altre possibilità che vanno intese come prioritarie, a cominciare dall’istituto della messa alla prova - ricorda ancora Cnca - Un approccio che ha subito un netto passo indietro con l’approvazione del cosiddetto Ddl Caivano, che ha invece aumentato il ricorso alla carcerazione, in particolare ampliando il ricorso alle misure cautelari ed escludendo dalla messa alla prova diverse tipologie di reato”.
di Claudio Burgio*
Avvenire, 25 aprile 2024
“Un certo numero di detenuti, anche se si comportavano da duri durante la giornata, spesso si addormentavano piangendo, la sera. C’erano anche altri pianti e diversi da quelli indotti dalla paura e dalla solitudine. Erano più bassi e soffocati: la voce dell’angoscia. Pianti che possono cambiare il corso di una vita. Pianti che una volta sentiti non li cancelli più dalla memoria”: sono le parole tratte dal film “Sleepers”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1996. Purtroppo, sono espressioni che non appartengono più solo ad un capolavoro del cinema americano, ma diventano tremendamente attuali dopo i fatti sconvolgenti emersi lunedì scorso al carcere minorile Beccaria di Milano.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 25 aprile 2024
Il Cpt del Consiglio d’Europa, nel suo rapporto sull’Italia, parla dei maltrattamenti in carcere e del sovraffollamento. Cita anche il pestaggio di Santa Maria dove gli agenti sono accusati di tortura. Reato che FdI vuole eliminare. Alcuni deputati di Fratelli d’Italia hanno presentato una proposta di legge per abrogare il reato di tortura. Una decisione che arriva a poche ore di distanza dalla sospensione di 23 agenti della polizia penitenziaria, accusati di tortura di stato nei confronti di tre detenuti a Biella, e nel giorno in cui l’organo anti tortura del Consiglio d’Europa segnala evidenti problematicità legate al sistema carcerario italiano. La proposta intende abrogare gli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale, rimarrebbe in vigore soltanto una sorta di aggravante nell’articolo 61.
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