di Domenico Ferrara
Il Giornale, 26 aprile 2024
Il dato della privazione della libertà riguarda il 2023. E l’abuso totale tocca il 24,5%. Nella torta della malagiustizia, c’è una fetta che difficilmente trova posto in vetrina: è quella delle persone private ingiustamente della propria libertà. Non finiscono nelle statistiche, se non avvolte tra righe indecifrabili o affiorate grazie a equazioni e calcoli matematici, eppure ci sono. E se ci sono è per colpa di magistrati, soprattutto giudici per le indagini preliminari, che fanno uso delle misure coercitive in maniera quanto meno eccessiva.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 aprile 2024
Il deputato di Forza Italia respinge l’idea di aver voluto colpire la stampa proponendo con un emendamento di punire i cronisti con pene fino a 8 anni: l’obiettivo, dice, sono i lobbisti. “È una tempesta in un bicchiere d’acqua, perché a tutto ho pensato, tranne che ai giornalisti”. Tommaso Calderone, deputato di Forza Italia, non vuole farsi trascinare in una polemica che, dice, non lo riguarda. Perché il suo emendamento al ddl Cybersicurezza - che punisce con pene fino a 8 anni chiunque utilizzi, riproduca, diffonda o divulghi, con qualsiasi mezzo, dati o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico sottratti illecitamente - mira a colpire, spiega al Dubbio, un’altra categoria: i lobbisti.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 26 aprile 2024
Manette per i giornalisti. E pene che fioccano come la neve di emendamento in emendamento: quattro anni di carcere, no sei, addirittura otto per chi ruba una carta segreta e la pubblica. Che poi è un po’ il succo della professione: si dà una notizia che fino a un minuto prima era nascosta in un cassetto. O dentro l’armadio blindato di una qualche autorità. Non importa. Pezzi della maggioranza si esibiscono con proposte, per ora solo tali, muscolari. Fronte numero uno: la diffamazione. Al Senato l’idea di incarcerare chi scrive ha fatto capolino, poi è stata precipitosamente ritirata. A quel punto, la bagarre si è spostata alla Camera, dove si parla di cybersecurity: e qui alcuni deputati - anche di Azione - hanno suggerito lo stesso spartito. Galera con dosi da cavallo di giustizialismo.
di Filippo Facci
Il Giornale, 26 aprile 2024
Ormai le notizie e i video sulla criminalità giovanile passano quasi inosservati: ma se si consultano le fonti più varie (Istat, Ministero dell’Interno, Dia, Antigone, report e statistiche) la conclusione è più o meno la stessa: non è solo la quantità, ma è la qualità della devianza minorile a essere cambiata. Capirlo non è difficile, e il problema è valicare la coltre di polemiche politiche legate all’emanazione del Decreto Caivano, quello che, tra altre cose, permette di arrestare anche i minori nel caso si renda necessario: sempre che come è accaduto a Rozzano non mandino a spacciare anche i minori di 12 anni. Ma se fosse questo, il problema, non sarebbe neanche nuovo, la rarefazione di Cosa nostra si è accompagnata infatti a un minor numero di minori segnalati e questo al contrario di come viceversa accadeva a Napoli, dove, dal 2014 (anno dell’esordio di “Gomorra” in tv) si avvalsero ragazzini per controllare le piazze di spaccio. Così, nel biennio 20142016, a Napoli, rimasero uccisi 60 ragazzi tra i 16 ed i 19 anni. Ma, pur terribile, è rimasta un’onda corta.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 aprile 2024
“Ho avuto una vita professionale travagliata, anche per il tipo di processi combattuti”. Più che una deposizione, quella tenuta martedì dal pm milanese Fabio De Pasquale al tribunale di Brescia, dove è imputato insieme all’ex collega Sergio Spadaro con l’accusa di aver nascosto prove a favore dei vertici Eni (poi tutti assolti) nel processo Nigeria, è stata una descrizione emblematica del paradigma culturale che anima certi pubblici ministeri. In sei ore De Pasquale, uno dei simboli della procura meneghina, si è autorappresentato come un soldato, un magistrato che i processi non li istruisce, ma li combatte. Così la giustizia diventa una guerra, in cui non sono ammessi dubbi, incertezze, esitazioni.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 26 aprile 2024
Eppure c’è chi non si è voltato dall’altra parte. Chi ha provato a scalfire il muro di silenzio. Segnalando un viso rovinato dalle botte, chiedendo spiegazioni alla direzione del carcere, scrivendo una relazione di servizio vera - tra le tante false che mascheravano gli abusi contestati oggi dai pm - oppure svelando in procura le radici malate di quello che verrà poi definito un “sistema”. C’è chi ha visto e ha parlato delle botte ai giovani detenuti del Beccaria.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 26 aprile 2024
Lunedì sono stati arrestati 13 agenti della Polizia penitenziaria per violenze sui giovani detenuti nel carcere minorile Beccaria; altri 8 agenti sono stati sospesi e ulteriori 4 indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura. “Un ragazzo era particolarmente irrequieto: è stato legato e pestato fino a massacrarlo di botte. Al mattino quasi non lo riconoscevo più... Le sue mezze confidenze sono state sufficienti: ho telefonato immediatamente alla famiglia, fuori da ogni protocollo ufficiale, e ho potuto parlare con il fratello, poi con la psicologa. Il ragazzo, con il nostro supporto, ha presentato denuncia”. Sarà stato un caso oppure no, ma “pochi giorni dopo era fuori, scarcerato, e aveva ritirato la denuncia.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 26 aprile 2024
Mariavittoria Rava, della fondazione impegnata dal 2020. “C’erano omertà e paura. Ora il cambiamento”. “Quello che è successo al Beccaria è gravissimo ma è un bene che sia emerso. Ora non si resti fermi a puntare il dito contro lo scandalo ma questo sia piuttosto una luce, l’inizio del cambiamento innescato da persone buone che hanno avuto il coraggio di parlare sgretolando un muro d’omertà”. Ne è convinta Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava - Nph Italia Ets che all’Istituto penale per minorenni Cesare Beccaria ha dato vita nel 2020 al progetto “Palla al centro”, “percorsi di rinascita per i giovani detenuti” frutto di un accordo di collaborazione con il Tribunale per i minorenni di Milano e il Centro per la giustizia minorile per la Lombardia.
di Monica Vaccaretti
nurse24.it, 26 aprile 2024
La salute dietro le sbarre, intesa non solo come sanità pubblica della comunità penitenziaria ma anche benessere individuale del più emarginato tra i detenuti, è stata grandemente compromessa dopo i gravi fatti capitati al carcere minorile Cesare Beccaria di Milano. Violare il corpo e l’anima di quei ragazzi mentre scontano la loro pena, per quanto possano aver sbagliato secondo la legge quando stavano fuori, non ha attenuanti. Si apprende che uno di loro era riuscito a fuggire a Natale, è stato ripigliato come il peggior criminale evaso e ricondotto nel suo inferno. Pare una beffa che nella prigione per ragazzi, che porta il nome del grande giurista illuminato del Settecento, nonno di Alessandro Manzoni, si siano compiuti atti non occasionali di una brutalità inaudita che violentano la comune sensibilità pubblica ed offendono uno dei più celebri trattati di diritto penale, “Dei delitti e delle pene”.
Ristretti Orizzonti, 26 aprile 2024
Il Senatore dei Dem: “Ho chiesto al Ministro quali azioni intende intraprendere per garantire all’interno degli istituti penitenziari italiani forme di efficace controllo idonee a prevenire e a contrastare gli episodi di violenza e maltrattamenti ai danni dei detenuti”. “Il 22 aprile sono stati arrestati 13 agenti della polizia penitenziaria accusati di maltrattamenti sui minorenni detenuti nell’Istituto Penale per i Minorenni di Milano “Beccaria”. La Polizia di Stato e il Nucleo Investigativo Regionale per la Lombardia della Polizia Penitenziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano avrebbero eseguito un’ordinanza emessa su richiesta dei Pm del V Dipartimento, con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti dei 13 agenti, 12 dei quali tuttora in servizio presso” il carcere di Milano, nonché la “misura della sospensione dall’esercizio di pubblici uffici nei confronti di ulteriori 8 dipendenti dello stesso corpo di polizia, anch’essi tutti in servizio, all’epoca dei fatti, presso la medesima struttura detentiva per minori”. A sottolinearlo in una nota è il senatore milanese Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato, che annuncia di aver presentato sul caso un’interrogazione parlamentare.
- Brescia. Come si vive dentro Canton Mombello: la testimonianza dei detenuti
- Torino. “Morire di carcere”: i Garanti terranno incontri mensili per tenere alta l’attenzione
- Caserta. Garante dei detenuti, il bando deserto per due volte, incarico ritenuto poco attrattivo
- Treviso. Gli studenti del Collegio Pio X visitano il carcere
- Venezia. Papa Francesco alla Giudecca e l’arte che rende libere











