di Margherita Bertolo
Corriere del Veneto, 22 agosto 2024
“Rispetto a un tempo, il contesto sociale in cui siamo immersi è così pervasivo che l’educazione non può più essere prerogativa delle sole famiglie, ma di tutta la comunità”: ne è convinto don Paolo Slompo, Direttore dell’Ufficio Pastorale Giovanile della diocesi di Treviso. “Deve crearsi una mentalità diffusa di paternità e maternità - aggiunge - dove anche l’istruttore di scuola guida, per fare un esempio, sviluppi uno sguardo adulto nei confronti dei ragazzi”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 agosto 2024
In questi giorni il tema dello ius scholae sta tenendo banco nella discussione politica. Ma prima di capire cos’è nel dettaglio vediamo il quadro entro il quale ci muoviamo. Come dettaglia il centro studi della Camera, l’attuale legge sulla cittadinanza è la numero 91 del 1992 e si basa sul cosiddetto modello dello ius sanguinis (diritto di sangue). Secondo questo principio, acquista di diritto la cittadinanza alla nascita colui che sia nato da madre o padre cittadini italiani. L’ordinamento italiano riconosce anche il criterio alternativo dello ius soli (diritto di suolo), pur prevedendolo soltanto in via residuale e per casi limitati a: coloro che nascono nel territorio italiano e i cui genitori siano da considerarsi o ignoti o apolidi; coloro che nascono nel territorio italiano e che non possono acquistare la cittadinanza dei genitori in quanto la legge dello Stato di origine dei genitori esclude che il figlio nato all’estero possa acquisire la loro cittadinanza; i figli di ignoti che vengono trovati (a seguito di abbandono) nel territorio italiano e per i quali non può essere dimostrato, da parte di qualunque soggetto interessato, il possesso di un’altra cittadinanza. Lo straniero che sia nato in Italia può divenire cittadino italiano a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età e dichiari, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana. Inoltre gli stranieri coniugi di cittadini italiani ottengono la cittadinanza se possono soddisfare, contemporaneamente, determinate condizioni. Non è previsto tuttavia lo ius soli puro, ossia l’acquisizione della cittadinanza di un Paese come conseguenza del solo fatto giuridico di essere nati sul nostro territorio. In Italia nessuna proposta di legge ha mai preso in esame lo “ius soli” puro. Nel 2015 venne fatta una proposta su un cosiddetto “ius soli temperato”: prevedeva che un bambino nato in Italia diventasse automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trovava legalmente in Italia da almeno 5 anni. La pdl prevedeva anche una seconda condizione per ottenere la cittadinanza: il cosiddetto ius culturae, in base al quale avrebbero potuto chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che avessero frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato con successo almeno un ciclo scolastico. Questa proposta venne approvata alla Camera sotto il Governo Renzi, ma non diventò mai legge dopo essere rimasta bloccata per due anni al Senato. Dopodiché la legislatura finì. Una proposta di legge fatta nel 2022 su iniziativa della deputata
di Diego Motta
Avvenire, 22 agosto 2024
Parlano i responsabili delle associazioni che rappresentano i giovani stranieri nel limbo: basta rinvii, è ora di agire. Fare presto, fare bene. La richiesta delle nuove generazioni di ragazzi stranieri al Parlamento e al Paese è semplice e diretta: basta rinvii, è ora di agire. Non occorrono riforme epocali, ma buon senso. I 20-30enni che rappresentano il movimento dei giovani finiti nel limbo non hanno dubbi: questa partita è innanzitutto politica, ma farne un tema divisivo nei confronti dell’opinione pubblica com’è accaduto finora sarebbe un boomerang. Meglio assecondare le richieste della società civile, che si è già mostrata più avanti del Palazzo.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 22 agosto 2024
Il ministro dell’Interno: “Discussione da affrontare, no a valutazione ideologiche. Il nostro Paese è al primo posto in termini assoluti per concessioni di nazionalità”. “Non è una priorità, non è nell’agenda di governo. Legge che funziona non si cambia”. Matteo Salvini è perentorio e chiude ancora una volta a qualsiasi ipotesi di riforma della legge sulla cittadinanza. Lo fa dal palco del meeting di Rimini rispondendo a distanza all’altro vicepremier, Antonio Tajani, che in un’intervista a Repubblica aveva invece parlato della necessità di adattarsi al cambiamento. E in un’Italia che cambia, gli italiani sono sempre più a favore dello “ius scholae”.
di Tommaso Ciriaco
La Repubblica, 22 agosto 2024
È prudente, risposta dopo risposta. Attento a preservare l’intesa con Giorgia Meloni e l’equilibrio instabile con gli alleati. Ma all’ennesima domanda sullo Ius scholae che FI vuole e la destra non sopporta, Antonio Tajani entra in un’altra dimensione: “Ma mica ho sentito Schlein per fare un inciucio. Né lavoro ad un accordo sottobanco con il Pd. È solo quello che pensiamo, da sempre. È quello di cui ha bisogno il nostro Paese. Ragazzi, l’Italia è cambiata! Abbiamo ricevuto in due anni 170mila ucraini. È la nostra storia, l’impero romano accoglieva, in Sicilia è pieno di cognomi di origine araba. Abbiamo comunità arbereshe: ma sono italiani, eh! Il mio stesso cognome è di origine araba. Negli Usa qualcuno pensa che non siano buoni americani gli italoamericani? Nancy Pelosi non è americana? Alain Delon aveva la nonna di Cassino. Sarà la mia educazione cristiana, ma per me non esistono differenze di colore o etnia. Un buon italiano è chi crede nell’Italia, la conosce, la difende. Quanti militari figli di stranieri ci sono nel nostro esercito? E poi gli atleti, le scuole in cui vanno i nostri figli. Il mondo cambia e continua a cambiare, svegliamoci”.
di Leandro Perrotta
La Sicilia, 22 agosto 2024
L’accusa: “Interprete di un terrorista”. L’uomo, in Italia dal 1997, ha tradotto le parole del “signore del crimine” turco Baris Boyun e per i magistrati era a conoscenza delle sue attività illecite. Da metà luglio circola un partecipato appello per la sua scarcerazione, “Free Heval Talip”. Da metà luglio un appello per la scarcerazione del 50enne Abutalip Burulday, noto come Heval Talip, ha raccolto adesioni in tutta Italia. Tra queste quelle di rappresentanti di associazioni antirazziste e che promuovono l’integrazione dei migranti e di personalità come l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, da poco eletto al parlamento europeo. La storia del resto riguarda il coinvolgimento in una inchiesta sul terrorismo di un uomo che per vent’anni ha svolto attività in supporto dei richiedenti asilo.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 22 agosto 2024
Nel caso Boyun, presunto mafioso-terrorista accusato da Ankara, anche un interprete in Italia da trent’anni. Un delicato e contorto intrigo internazionale, con al centro un mediatore culturale e traduttore finito in carcere e un boss, entrambi di origine curda. Un caso che ha già sollecitato la raccolta di migliaia di firme in favore di Abutalip “Havel” Burulday, il mediatore immigrato in Italia dal 1997, quando arrivò in Calabria a bordo di uno dei tanti barconi della speranza. Le firme sono state sottoscritte in giro per la Penisola dalle associazioni antirazziste che promuovono l’integrazione dei migranti. In campo anche quella dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, oggi europarlamentare per i Verdi- Sinistra.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 22 agosto 2024
Il fratello: “Siamo scioccati, l’Italia ci aiuti”. Il 31enne di Pescara detenuto da agosto scorso al Cairo. L’appello della famiglia: “Lui si dichiara innocente, riportatelo a casa”. Venticinque anni di carcere da scontare nelle prigioni egiziane, per traffico di stupefacenti. È una condanna pesantissima quella arrivata il 19 agosto scorso dal Cairo per Giacomo Passeri, un ragazzo italiano di 31 anni, originario della Sierra Leone, cresciuto a Pescara e residente da qualche anno a Londra dove faceva il pizzaiolo e l’intrattenitore. “Mi hanno incastrato, venticinque anni... è un ergastolo! Mi stanno prendendo la vita, sono rotto, a pezzi, aiutatemi o mi ammazzo qui dentro”, grida lui dalla prigione di Badr in cui è rinchiuso da un anno in qua, senza poter chiamare casa né avere colloqui con i suoi familiari.
di Nello Del Gatto
Il Sole 24 Ore, 22 agosto 2024
“Sde Teiman è solo la punta dell'iceberg della situazione dei detenuti palestinesi che, dal 7 ottobre, è solo peggiorata”. Ne è convinta Jenna Abuhasna, consulente legale di Addameer, una organizzazione non governativa che si occupa della tutela dei prigionieri palestinesi. Sde Teiman è l'ex base dell'esercito che ospita i detenuti arrestati a Gaza. Nove i militari arrestati per violenze e torture, fisiche e psicologiche, denunciate dai prigionieri nelle scorse settimane. Uno ha denunciato di essere stato violentato. Gli arresti nella Guantanamo israeliana hanno scatenato proteste degli estremisti di destra contro il governo. Accendendo, ancora una volta, un faro sulle terribili condizioni delle carceri israeliane per i palestinesi.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 21 agosto 2024
Alla base dell’emergenza sociale che coinvolge il sistema penitenziario c’è una storia fatta di continue omissioni e silenzi. Di fronte a una simile, nefasta, mancanza di prospettive occorre un esame di coscienza da parte della politica. Capita di poter avere ragione e torto al tempo stesso. Quando la senatrice Bongiorno ammonisce ricordando che “se siamo al sovraffollamento” la responsabilità è dei governi precedenti, dice una cosa vera perché gravi sono state le omissioni della politica intera e gravissime le mancanze di coloro che oggi rappresentano l’opposizione. Ma tali responsabilità diffuse non elidono affatto l’obbligo che grava sul governo attuale di risolvere quella emergenza sociale e politica giunta al suo apice critico.
- Record di suicidi, aggressioni e polemiche: il Capo delle carceri italiane è sotto accusa
- Il silenzio del Garante nazionale dei detenuti sull’emergenza nelle carceri
- Suicidi in carcere, Anm spaccata. E Magistratura Indipendente detta la linea del silenzio
- Suicidi nelle carceri: il “prima si salva” non è nel Dna del governo Meloni
- Per superare l’affollamento delle carceri +Europa propone il “numero chiuso”









