di Errico Novi
Il Dubbio, 21 agosto 2024
Nel 2023 solo 700 istanze, e il trend non sembra migliorare: si rischia la soppressione del fondo. Il dato non migliora. Non sembrerebbe, almeno. Non esiste ancora una statistica completa ma, dalle “proiezioni” che il ministero della Giustizia può fare al momento, le domande per ottenere il rimborso delle spese legali in seguito a un’assoluzione sono di gran lunga inferiori alle attese, anche per il 2024. Non si potrà che attendere la fine dell’anno, prima di tirare le somme e comunicare quanti cittadini risultati innocenti hanno chiesto, e ottenuto, il ristoro. Ma intanto a via Arenula sono preoccupati. Sanno che la persistente esiguità delle istanze (nel 2023 erano state appena 700, per un importo erogato di 2 milioni 800mila euro, a fronte dei quasi 14 milioni disponibili) è un segnale tanto incomprensibile quanto pericoloso, perché può portare al taglio dello stanziamento. E hanno deciso così di trasferire all’esterno un allarme il più possibile chiaro: da settembre, i dati sul rimborso introdotto nel 2021 saranno disponibili e accessibili a tutti sul sito del dicastero guidato da Carlo Nordio. Che intende far arrivare il il seguente messaggio: si tratta di un’opportunità preziosa, che anzi l’attuale guardasigilli, nei primi mesi del proprio mandato, aveva tenuto a rafforzare, con la richiesta, accolta, di un forte incremento del fondo (dagli 8 milioni previsti all’epoca di Alfonso Bonafede ai 15 milioni inseriti nella Manovra per l’anno 2023), ma attenzione, perché se per il terzo anno consecutivo, nel 2024, si confermasse lo scarso successo di questo istituto, il pericolo è che l’Esecutivo tagli, o addirittura sopprima, il relativo fondo. Già nella legge di Bilancio per il 2024 una pur piccola riduzione c’era stata: da 15 milioni, si era passati a 13 milioni e 740mila, per una “sforbiciata” di poco inferiore al 10%.
di Giulia Merlo
Il Domani, 21 agosto 2024
Per l’ex procuratore antimafia: “FdI vuole indebolire la magistratura”. Poi ricorda Falcone: “Voleva rispetto e collaborazione con la politica”. “La guerra tra poteri è la negazione dello stato di diritto” è la sintesi di Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia ed ex europarlamentare del Pd, per commentare lo scontro tra magistratura e governo in merito alla presunta ma inesistente inchiesta su Arianna Meloni.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 21 agosto 2024
L’associazione Coscioni: non rispettano il diritto alla salute, le istituzioni facciano qualcosa. Una diffida alle Asl affinché facciamo rispettare quel che oggi non viene garantito, il diritto alla salute nelle carceri, toscane e non solo. L’iniziativa dell’associazione radicale Luca Coscioni chiama in causa le aziende sanitarie, ma punta anche il dito sul sovraffollamento (a Sollicciano 130%) e sulle istituzioni che “non prendono provvedimenti adeguati all’emergenza”. Nove giorni vissuti in carcere in condizioni “disumane e degradanti” ne valgono uno di libertà. O una contropartita di 8 euro al giorno. È l’effetto della sentenza Torrigiani, che in Toscana riguarda tutti gli istituti, dipende dal momento: è facile ottenere ragione se si è detenuti a Sollicciano; a seconda delle sezioni e del sovraffollamento è altrettanto semplice ottenere lo sconto a Massa e Pistoia, mentre legali stanno lavorando per dare la stessa possibilità ai detenuti della Dogaia di Prato.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 21 agosto 2024
Il Garante, Giuseppe Caforio: “A Terni i detenuti come gli animali in batteria”. “Violazione strutturale del diritto alla salute” dei detenuti delle quattro carceri umbre. Con questa motivazione l’associazione Luca Coscioni diffida ad adempiere anche le due Usl dell’Umbria, chiamate in causa con altre cento unità sanitarie locali per le condizioni che ci sono negli istituti di pena italiani. L’Umbria è al vertice della classifica del sovraffollamento, stimato al 119 per cento per la presenza di mille e 531 detenuti uomini e di 69 donne. È il carcere di Terni ad avere il primato delle celle che scoppiano, con 562 detenuti, 140 in più rispetto alla capienza regolamentare. Il sovraffollamento riguarda anche Perugia, Spoleto e in misura minore Orvieto.
di Stefano Lorenzetti
Corriere di Torino, 21 agosto 2024
Nei 13 istituti piemontesi soffitti che crollano, infiltrazioni d’acqua, docce inagibili. Lunedì pomeriggio due detenuti si sono scagliati contro il Consiglio di disciplina, cercando di colpire i componenti - il direttore, un educatore e uno psicologo - con sedie e scrivanie. Solo l’intervento della polizia penitenziaria ha evitato il peggio. L’episodio si somma ad altre decine di casi che si ripetono da mesi all’interno del penitenziario. Un penitenziario che deve anche fare i conti con seri problemi strutturali e un sovraffollamento ormai fuori controllo. Problemi, questi, che riguardano anche gli altri dodici istituti penitenziari del Piemonte: muri e soffitti che cadono a pezzi, finestre rotte, bagni e docce inagibili, infiltrazioni d’acqua.
di Giacomo Di Girolamo
linkiesta.it, 21 agosto 2024
Tra sovraffollamento, strutture fatiscenti e carenza di personale, le carceri sono ormai al collasso, in un clima di totale indifferenza. Mentre la politica sembra incapace di dare risposte concrete, la condizione dei detenuti è un’offesa alla dignità umana. Nella Sicilia della siccità ci sono luoghi dove l’acqua non arriva, ma gli ospiti non possono lamentarsi. Nell’isola delle temperature record e delle notti tropicali ci sono corpi madidi di insonnia e sudore, senza il piacere dell’aria condizionata, la pietà di un ventilatore, la sapienza di una finestra socchiusa, come facevano gli antichi, quel tanto che basta per fare passare un filo d’aria. Nella Sicilia degli allarmi per i turisti in fuga, anzi no, anzi, sono troppi e non sappiamo che farne, ci sono luoghi che registrano un overbooking osceno, un’offesa alla dignità delle persone.
di Gianni Alati
Il Dubbio, 21 agosto 2024
Il giudice rigetta il reclamo di un detenuto. Il carcere di San Vittore “è una struttura vetusta, con spazi comuni non sempre adeguati, ma si tratta di una situazione di mero disagio, collegata a un contesto murario poco confortevole che non costituisce però un trattamento inumano o degradante”. Lo scrive la giudice del Tribunale della Sorveglianza di Milano, Gloria Gambitta, nel provvedimento in cui rigetta il reclamo di un detenuto che chiedeva un risarcimento dei danni lamentando “la privazione dello spazio standard previsto dalla normativa nazionale ed europea nel periodo compreso tra il 20 ottobre 2022 e il 20 aprile 2023 espiato a San Vittore”.
di Viola Giannoli e Fabio Tonacci
La Repubblica, 21 agosto 2024
L’eurodeputata di Avs per la prima volta in visita in un penitenziario dopo i quindici mesi trascorsi in quello di massima sicurezza di Budapest, sei dei quali senza contatti con la famiglia: “Qui a molti stranieri succede lo stesso”. Ilaria Salis è tornata in carcere, ma la destra non esulti: questo non è l’incipit della notizia che vorrebbe leggere. Piuttosto è l’inizio dell’attività politica, sul campo, dell’insegnante di Monza che il voto europeo ha liberato dal pozzo ungherese dov’era precipitata un anno e mezzo fa.
di Erica Manna
La Repubblica, 21 agosto 2024
Sovraffollamento e disperazione. Il report della visita della delegazione del Partito Radicale nel carcere del capoluogo. Mario - lo chiameremo così - è in sedia a rotelle. È recluso nella casa circondariale di Marassi da un anno e mezzo: ma al centro clinico non c’è posto, perché è tutto pieno. Così è costretto a restare in cella. E ogni volta che deve andare in bagno, siccome la carrozzina non passa, i suoi compagni devono aiutarlo. È solo una delle tante storie che filtrano dall’inferno delle carceri italiane: arriva dalla casa circondariale genovese di Marassi, dove il sovraffollamento non è nemmeno più una notizia.
di Anna Puricella
La Repubblica, 21 agosto 2024
Trovammo un compagno impiccato, lo salvammo: ho ancora gli incubi”. Dopo la rivolta nel carcere di Bari, con il sequestro di un infermiere poi rilasciato e il ferimento di un poliziotto, parla un detenuto che in quel carcere è stato. “Un inferno, gira tantissima droga. E i telefoni portati da fuori”. Il tempo ha messo la giusta distanza, e ora D.G. riesce a raccontare. Dieci anni fa, quando di anni ne aveva 34, è finito in carcere. Inizialmente a Foggia, poi è stato trasferito prima a Trani e infine a Bari, e l’uomo - di origini romene - è stato in cella per quattro anni. Adesso ha ricominciato a vivere, ha una sua officina in un paese non lontano da Bari e la sua famiglia. “Ma a volte faccio sogni strani, vedo gente che era lì con me - dice - Quello che ho vissuto resta sempre nella memoria, e quando mi sveglio non mi rendo subito conto che sono a casa”.
- Bari. “Il carcere non è sicuro: in piena città e sovraffollato, è un rischio per la salute di tutti”
- Milano. Nuova protesta all’Ipm Beccaria
- Bologna. Carcere della Dozza, protesta con stoviglie e piatti sbattuti
- Bellizzi Irpino (Av). Nel carcere celle sovraffollate e acqua razionata: “Dramma senza fine”
- Forlì. Carcere, i Radicali in visita: “Istituto ben organizzato, pur con alcune criticità”









