di Gaetano De Monte e Marika Ikonomu
Il Domani, 16 marzo 2024
Basta una segnalazione della Digos e dei servizi, senza reati, per respingere la richiesta di un cittadino straniero. In tre anni sono 600 coloro che sono stati considerati “potenzialmente pericolosi”. Ma non si sa il perché. Urlare “viva l’Italia antifascista!” non è reato. Anzi, l’antifascismo è un valore protetto dalla Costituzione, così come protestare per quello che le istituzioni non stanno facendo per il clima. Al Festival della letteratura di Mantova, un attivista climatico aveva esposto un cartello con la scritta “ma non sentite il caldo?”. Tra gli sponsor c’era Eni. In entrambi i casi il dissenso politico è stato criminalizzato e le persone sono state identificate. Le informazioni raccolte sono confluite nella banca dati SdI del ministero dell’Interno.
di Angela Nocioni
L’Unità, 16 marzo 2024
Ci imbattiamo in un gommone pieno zeppo: ci sono 88 persone, 24 sono bimbi. Alzano le mani, piangono e salutano. Hanno la pelle bruciata dal sole e dal carburante. Li trasciniamo a bordo appena prima che i miliziani libici possano catturarli e portarli nei lager. Seduto accanto alla mamma vede il bordo verde del gommone, il verde si alza e si abbassa sulle onde. Stira il collo verso l’alto, per guardare. Ovunque giri lo sguardo vede il mare. Un mare che non finisce mai. Sempre tutto uguale. Da tante ore è tutto uguale. Cambiano solo i colori, dell’acqua, del cielo, del giorno e della notte. Il giorno abbaglia, affatica. La notte gela, spaventa. All’orizzonte spunta una cosa rossa. Una nave. Avvicinandosi il rosso diventa sempre più grande.
di Paola Di Caro
Corriere della Sera, 16 marzo 2024
Il ministro degli Esteri. Chiara la posizione del governo italiano: con Kiev, ma non in guerra con Mosca. E al G7 si vaglieranno tutti gli scenari. La nostra posizione, quella del governo italiano, è “chiarissima”, e per Antonio Tajani non può assolutamente essere messa in discussione: “Siamo dalla parte dell’Ucraina fin dal primo momento. Lo siamo dal punto di vista finanziario, economico in vista della ricostruzione, progettuale come testimonia l’accordo per Odessa, materiale e anche militare. Ma non siamo in guerra con la Russia. Non lo siamo mai stati”. E questo significa, secondo il ministro degli Esteri e segretario di FI, che non è previsto “alcun intervento diretto dei nostri militari in quel conflitto, con carrarmati, aerei o uomini. Non se ne è mai parlato in ambito Nato e non capiamo perché oggi si debba evocare uno scenario del genere, che avrebbe conseguenze pericolosissime, anche una terza guerra mondiale”.
di Valeria Rando
Il Manifesto, 16 marzo 2024
Paralisi giuridica, sovraffollamento e rischio di fame: come incide la crisi economica nella vita dei detenuti del paese mediterraneo. La prima volta che ha fumato una Cedars (nota marca di sigarette libanesi), Ahmad era in carcere, in una cella sovraffollata della prigione di Tripoli (città del nord del Libano ndr). Quattro giorni di sentenza nel 2021 “per la sola ragione di essere siriano,” dice e non avere i documenti in regola. Al terzo giorno, incapace di dormire, si è steso sul pavimento dei bagni comuni, e finalmente ha goduto di un po’ di spazio per sé, per il suo corpo magro. “Con i muscoli non rilassati per settantadue ore, in cella era impossibile chiudere occhio.” Venti persone in una stanza di pochi metri quadrati, accovacciati o in piedi, senza aria né luce ad eccezione della piccola, unica finestrella sbarrata sulla porta, da cui le guardie facevano passare i beni provvisti dai famigliari. Ma lui non aveva famiglia, non qui almeno. Nessuno che gli procurasse le sigarette che era solito fumare. “Capitava che un unico sandwich venisse passato dalla finestrella, ricevuto dalla cura di una madre, di una moglie o chessoio. E allora, senza sapere da chi fosse stato portato, a uno a uno ce lo si passava, un morso a testa. È la legge non scritta della cella, insieme al non fare domande.”
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 marzo 2024
È la ventiquattresima vittima dall’inizio dell’anno Se continua così sarà record di morti. E la politica tace. La tragedia continua a colpire dietro le sbarre del sistema penitenziario italiano, con un recente aggiornamento che porta il conto dei suicidi a 24 in meno di 70 giorni dall’inizio dell’anno. La voce del dolore si alza dalle famiglie distrutte, mentre le istituzioni sembrano inerti di fronte a questa crescente crisi umanitaria. Non si è fatto in tempo nel dare notizia dei tre suicidi avvenuti nel giro di 24 ore, che solo dopo giorni dal fatto è emerso che un altro giovane detenuto si è tolto la vita nel carcere di Parma. Il ragazzo, in carcere da dicembre, era dal 10 marzo in isolamento per motivi disciplinari. Il garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, si è subito recato nel carcere di Parma per un confronto con la direzione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Mentre prosegue l’iter del ddl Giachetti, l’emergenza bussa alle porte della politica. Che rimane in silenzio. Quello di ieri, a Parma, è il suicidio numero 24. In meno di tre mesi, le carceri hanno mietuto un terzo delle vittime del 2023, quando a togliersi la vita sono state 68 persone. Numeri impressionanti, che raccontano un trend in crescita: i suicidi sono infatti stati 2mila in più tra il 2021 e il 2022 e di 4mila tra il 2022 e il 2023. “Proiettando questo dato in un anno - speriamo che non sia così - raddoppiamo il record di suicidi che c’è stato nel 2022”, quando i morti erano stati 84, aveva detto in aula l’8 febbraio scorso Roberto Giachetti.
di Michele Brambilla
Il Giornale, 15 marzo 2024
La Costituzione dice che la pena è finalizzata al reinserimento. In Italia nel 68,7% dei casi chi esce di galera torna a delinquere. La recidiva scende al 2% per chi ha avuto una formazione professionale. In Italia il 68,7 per cento di chi esce di galera torna a delinquere. Questo è il dato ufficiale (fonte Cnel), calcolato negli anni su 18.654 detenuti. Quello reale supera il 90, perché di molti reati non si scopre il colpevole. La recidiva scende però al 2 per cento fra i detenuti che in carcere hanno vissuto un’esperienza di lavoro e che conservano il posto una volta scontata la pena.
di Angela Stella
L’Unità, 15 marzo 2024
Silvia Albano, giudice, Presidente di Magistratura democratica (la storica corrente di sinistra della magistratura) interviene con una intervista al nostro giornale su alcuni dei temi scottanti che riguardano la giustizia. 1) La necessità di un indulto, specialmente per le persone che già hanno scontato una parte della pena. Un indulto - dice - servirebbe anche a ridurre il sovraffollamento delle carceri che sta diventando insopportabile. 2) La necessità di non tenere in cella le donne incinte. È dell’altro giorno la notizia che una signora tunisina è stata messa in cella per un piccolo reato mentre era incinta, e dopo quattro mesi in prigione ha perduto il bambino. 3) La curiosa contraddizione, nell’azione del governo, tra la convinzione che la repressione non aiuti la lotta all’evasione fiscale e la scelta di aumentare pene e reati per tutti gli altri reati. Dice Silvia Albano: “La politica penale del Governo si è caratterizzata fino a questo momento solo per l’aumento di pene per determinati tipi di reati, creare nuove fattispecie di reato - ma quanto nel frattempo ne abroga altri, come l’abuso di ufficio - e per provvedimenti come quello Caivano che sta comportando l’aumento dei minori in carcere.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Bernadette Nicotra, presidente della Commissione che si occupa della valutazione di professionalità delle toghe al Csm, affronta il tema: “Non si possono avere oltre 100 morti in sei mesi nelle carceri italiane. Nella prospettiva costituzionale della finalità educativa della pena e del conseguente reinserimento sociale del detenuto, gioca un ruolo fondamentale la tutela lavorativa e lo sviluppo culturale e umano”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Parla Cesare Burdese, studioso di architettura penitenziaria: “Subito progetti pensati per tutta l’utenza dei penitenziari”. “Non si può realizzare nulla per risolvere il problema immediato del sovraffollamento”. L’architetto Cesare Burdese non ha dubbi alla luce della sua decennale esperienza, avendo partecipato ai lavori della Commissione ministeriale, istituita dall’ex ministro della Giustizia Bonafede e conclusasi quando a via Arenula c’era Marta Cartabia, che si è occupata di architettura penitenziaria.
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