di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 17 marzo 2024
99,89. È la percentuale dei magistrati italiani che ha avuto una positiva valutazione di professionalità da parte del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe che su questa delicatissima materia ha competenza esclusiva. Per capire le polemiche di questi giorni sul futuro sistema di valutazione dei magistrati, con l’introduzione delle ‘pagelle’ e i relativi giudizi di merito, non si può non partire allora da questo dato numerico che vede i pm e giudici del Belpaese tutti meritevoli e tutti con giudizi di professionalità positivi.
cassazione.net, 17 marzo 2024
Chi è affetto da una grave depressione non può scontare il carcere neppure se ha commesso reati molto pesanti, un omicidio ad esempio. La Cassazione riconosce finalmente una malattia drammatica che impedisce di vivere dignitosamente con la sentenza 9432/24 depositata il 5 marzo 2024 avverso l’ordinanza del 28/02/23 del tribunale di Sorveglianza di Cagliari. Ad avviso della prima sezione penale, ai fini del differimento facoltativo della pena, ai sensi dell’art. 147, primo comma, n. 2) cod. pen., o della detenzione domiciliare ai sensi dell’art. 47-ter, comma 1-ter, Ord. pen., la malattia da cui il detenuto è affetto deve essere grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose, o comunque deve esigere un trattamento sanitario non attuabile in regime di carcerazione, dovendosi operare un bilanciamento tra l’interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività. Ad avviso degli Ermellini, infatti, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, rincarano la dose hanno spiegato che “Ai fini del differimento della pena, rilevano anche le patologie di entità tale da far apparire l’espiazione della pena in contrasto con il senso di umanità a cui si ispira la norma dell’art. 27 Cost., in quanto capaci di determinare una situazione esistenziale al di sotto della soglia di dignità che deve essere rispettata anche nelle condizioni di restrizione carceraria. Fra l’altro, la patologia psichica può costituire essa stessa una causa di differimento della pena, quando sia di una gravità tale da provocare un’infermità fisica non fronteggiabile in ambiente carcerario, o da rendere l’espiazione della pena in tale forma non compatibile, per le eccessive sofferenze, con il senso di umanità. E per concludere, ecco il nocciolo della questione ad avviso del Supremo collegio, la depressione è, infatti, una patologia che, se particolarmente greve, può risultare incompatibile con la prosecuzione della detenzione in carcere, rendendo quest’ultima una fonte di sofferenze aggiuntive, incompatibili con il concetto di rispetto della dignità umana e con la finalità rieducativa della pena, o causare il peggioramento delle condizioni psichiche del detenuto.”.
di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 17 marzo 2024
Saranno realizzati laboratori dedicati alle arti sceniche in diversi penitenziari. Il teatro cone opportunità di crescita culturale e di valorizzazione di sé per chi sta scontando una pena in carcere. È il senso del progetto “Officina dei Teatranti”, che è partito già da qualche tempo e che è ora stato ufficialmente presentato in Regione. Sostenuto dall’assessorato alle Politiche Sociali, Giovanili e dell’Istruzione di Palazzo Santa Lucia, il progetto è stato ideato dall’associazione Polluce, in collaborazione con altre realtà attive nell’ambito del sociale.
di Giuliana Covella
Il Mattino, 17 marzo 2024
“La situazione di tanti, troppi, detenuti delle nostre città e del nostro Paese non è degna della nostra Costituzione repubblicana, la quale considera prioritaria non solo la tutela di tutti gli esseri umani ma anche la finalità educativa della pena”. Così ha scritto l’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia in una lettera indirizzata a don Franco Esposito, direttore della Pastorale carceraria della Diocesi partenopea, che ieri mattina ha organizzato l’iniziativa “Basta suicidi in carcere” con la collaborazione delle associazioni Liberi di Volare onlus e Sbarre di Zucchero, con il sostegno del garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello e di padre Alex Zanotelli. Con l’adesione di diverse realtà dell’associazionismo, che in corteo sono partite da piazza Cenni per arrivare davanti alla casa circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale. “Numerosi suicidi negli istituti di pena ci ricordano che evidentemente il nostro sistema va in una direzione opposta - scrive ancora Battaglia - che non tutelando i detenuti non garantisce neanche la sicurezza e il bene della comunità in cui dovrebbero essere reintegrati come persone rinnovate nella mente e nel cuore”.
di Romina Marceca
La Repubblica, 17 marzo 2024
La senatrice Ilaria Cucchi: “Qui lo Stato è responsabile, il fallimento totale è sotto gli occhi di tutti”. I sindacati di Polizia penitenziaria che segnalano ai vertici la situazione del carcere Mammagialla con troppi pochi agenti e troppi detenuti (oltre 115 in più, ndr), un’interrogazione parlamentare dopo i fatti del dicembre scorso, un tentato suicidio, rivolte e feriti. Il penitenziario di Viterbo è una polveriera dalla quale sembrerebbe che tutti si tengano ben lontano in attesa che scoppi l’incendio. Nell’ultimo anno un uomo è stato salvato dal suicidio, un altro è morto per un malore, e sono stati diversi gli atti violenti da parte dei detenuti ai danni di altri detenuti o degli agenti della penitenziaria.
di Romina Marceca
La Repubblica, 17 marzo 2024
La denuncia di Lucietta Carnazzo, moglie di Alessandro Salvaggio ucciso nel carcere Mammagialla di Viterbo: “Nessuno ha monitorato il suo assassino. Aspetto ancora delle scuse da parte dello Stato”. Dentro quel carcere non ci sarebbero le “giuste condizioni di vita che sono pessime e denigranti e irrispettose dei diritti dei detenuti”, diceva Alessandro Salvaggio alla moglie un mese prima di essere ucciso. “C’è freddo la sera, i detenuti sono senza regole, la struttura è fatiscente, le condizioni igieniche lasciano a desiderare”, questo raccontava il detenuto che aveva una lunga esperienza di carceri. Ne aveva girate diverse negli ultimi dieci anni.
di Saverio Serlenga
immediato.net, 17 marzo 2024
Psichicità e giustizia. Se ne è parlato a Foggia nel corso di un convegno organizzato dal Consorzio Metropolis e al quale hanno partecipato oltre che gli operatori del settore, anche il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro e Silvia Maria Dominioni, presidente del Tribunale di Sorveglianza. Entrambi hanno dichiarato l’importanza dei centri che si occupano di autori di reato con disturbi psichici. A fare da anfitrione, il presidente del Consorzio Metropolis, Luigi Paparella. “L’obiettivo di questo incontro è quello di creare un punto di riferimento e un coordinamento per quanto riguarda tutti i tipi di intervento che possono essere espletati in favore dell’autore di reato, creando formazione e informazione rispetto alla collettività”.
di Fulvio D’Eri
Il Giorno, 17 marzo 2024
Il Partito Radicale denuncia la mancanza del Garante nel carcere di Sondrio e altre criticità della Casa circondariale del capoluogo di provincia valtellinese. “I detenuti del carcere di Sondrio sono di nuovo sprovvisti della possibilità di avvalersi dell’assistenza del garante - dicono dal Partito radicale -. La precedente Garante, Orit Liss, risulta essersi dimessa diversi mesi fa anche in relazione alle dichiarate limitazioni imposte dalla precedente direzione del carcere riguardo alle modalità di svolgimento delle proprie funzioni (particolarmente il diritto di visita senza autorizzazione)”.
di Zita Dazzi
La Repubblica, 17 marzo 2024
Don Gino Rigoldi, dopo 50 anni in prima linea come cappellano del carcere minorile Beccaria, lascia la palla a don Claudio Burgio, da sempre il suo vice, nell’istituto di via dei Calchi Taeggi. Non è un addio, perché don Gino non sa e non vuole stare lontano dai suoi ragazzi, che continuerà ad andare a trovare in cella, e per i quali continuerà ad immaginare un futuro attraverso i tanti progetti di Comunità Nuova e della fondazione che porta il suo nome. È qui che convergono tutte le donazioni che vengono fatte a don Gino per il Beccaria e per gli altri ragazzi fragili che lui ha sempre aiutato nel corso della sua lunga vita (è nato il 30 ottobre del 1939).
di Enzo Coco
Corriere dell’Alto Adige, 17 marzo 2024
Il Cpr per l’Alto Adige sorgerà nei pressi dell’aeroporto di Bolzano. Lo ha confermato il ministro Piantedosi in occasione dell’incontro che si è tenut a Roma tra il presidente altoatesino Arno Kompatscher, l’assessora alla sicurezza Ulli Mair e il ministro dell’interno. Tra i temi trattati, la realizzazione di un Cpr (Centro di permanenza per rimpatri) in Alto Adige. Se ne era discusso già in campagna elettorale, e arrivano nuove conferme: sarà “legato strettamente alle esigenze locali” (e cioè delle dimensioni più contenute possibile, e sorgerà nella zona dell’aeroporto di Bolzano, disi stante dalla città. Inoltre, si è discusso della possibilità di rilasciare molto più rapidamente i permessi di soggiorno: “Un modo - spiega Mair - per evitare che si generi insicurezza. Non è giusto dover aspettare anche un anno senza poter lavorare o avere una casa”. Più in generale, come ha aggiunto Kompatscher “si trattava di capire come la Provincia autonoma di Bolzano possa supportare al meglio le forze dell’ordine nell’ambito della pubblica sicurezza, tenendo conto del programma di coalizione”. Sul tavolo anche il lavoro del nuovo questore: “Il ministro ci ha assicurato il suo pieno sostegno all’approccio del nuovo questore di Bolzano, Paolo Sartori. Conosce bene l’Alto Adige e ha mostrato comprensione per il nostro desiderio di aumentare le misure per la percezione della sicurezza da un lato e per la sicurezza concreta dall’altro”, ha dichiarato l’assessora Mair.
- Napoli. Raccontare le sentenze della Corte di giustizia: un workshop all’Università Federico II
- “La Seconda Vita”. Voglia di ricominciare fuori dal carcere
- “Blindati”, utile viaggio di D Max nelle carceri
- Gazzoli, insegnante in una classe di stranieri: “Racconto i migranti come persone vere”
- Quando la giustizia richiede di scegliere il meglio tra il peggio











