di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 18 marzo 2024
Quella “rivoluzione” è ancora un modello: Consiglio d’Europa e Commissione Ue raccomandano di ispirarsi alla nostra legislazione, “esemplare” per il rispetto dei diritti umani e per aver seguito la strada della sostenibilità economica. La legge 13 maggio 1978 n. 180 in materia di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, meglio conosciuta come “legge Basaglia”, ha rappresentato una svolta per il nostro Paese.
di Sergio Zavoli
Il Dubbio, 18 marzo 2024
Sergio Zavoli, padre del giornalismo italiano, incontrò Alda Merini mentre preparava il suo libro “Il dolore inutile, la pena in più del malato”. Ne venne fuori un’intervista memorabile con una delle più grandi poetesse del nostro Paese. Alda Merini si ritrovò a ripercorrere i momenti chiave della sua esistenza, compresa la dolorosissima esperienza: “Mi è venuto un accidente quando m’hanno chiuso i cancelli dicendomi che quella sera non sarei tornata a casa. L’idea della separazione da mio figlio mi ha fatto impazzire... Quello che ha scatenato veramente la follia è stata l’idea di non vedere la famiglia”, racconta Alda Merini nel suo fitto dialogo con Zavoli. Una testimonianza unica che fa capire più di ogni altra cosa la violenza delle “istituzioni totali”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 18 marzo 2024
I manicomi non sono più come ce li immaginiamo. Ma questo non vuol dire che non esistano, dice Piero Cipriano, psichiatra e scrittore. Il pensiero di Basaglia l’ha incontrato dopo la specializzazione, in Friuli, cioè la Regione che ne custodisce l’eredità. Ne ha seguito l’insegnamento terapeutico, lavorando negli Spdc (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura). Ma ora la celebrazione del medico che ha liberato i “pazzi”, nel centenario della sua nascita, gli risulta un po’ consolatoria: “Gli facciamo il francobollo e poi ce ne dimentichiamo...”.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 18 marzo 2024
Una “giornata storica”, un “passo importante” per l’attuazione del Piano Mattei e per “far fronte al flusso migratorio”. Non risparmia i toni trionfalistici la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la visita di ieri al Cairo. Una missione congiunta europea con un doppio obiettivo: la firma della dichiarazione sul partenariato strategico tra Unione europea ed Egitto, e l’avvio di una serie di accordi intergovernativi con il nostro Paese.
di Francesca Paci
La Stampa, 18 marzo 2024
C’era un convitato di pietra al tavolo dell’accordo che la premier italiana Giorgia Meloni ha firmato ieri con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e lo sapevano tutti, a quel tavolo c’era Giulio Regeni. Ancora Regeni a distanza di otto anni, diranno adesso i cinici che si nascondono dietro le altisonanti ragioni della realpolitik? Sempre. Fin quando il Cairo non avrà risposto delle torture e della morte inflitte al giovane ricercatore friulano, restituendo alla famiglia prima e poi al nostro Paese quantomeno la verità e la giustizia. Meloni e al Sisi hanno parlato di energia, di cooperazione e soprattutto di controllo dei migranti, quello sì un tema che non retrocede mai nella scala delle priorità politiche e per cui Bruxelles si accinge a versare all’ennesimo “dittatore necessario” oltre 7 miliardi di euro. Tutto secondo programma. E Regeni? Silenzi imbarazzati, rimandi al lavoro della Procura di Roma che senza alcun sostegno istituzionale prosegue in solitaria la ricerca dei responsabili, depistaggi mediatici. Di Regeni non s’è parlato.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 18 marzo 2024
“Se vuoi evitare che ci siano barconi alla deriva devi introdurre canali di ingresso legali e sicuri. Poi però non puoi coltivare il consenso che fa leva sulla paura. Non è inefficienza, è calcolo. Salvini, quando tutti ci spiegavano quanto era bravo, è andato proprio in questa direzione”. Il Mediterraneo, il “Mar della morte”. Dove si susseguono le stragi di migranti. L’Unità ne discute con Pierfrancesco Majorino, responsabile nazionale immigrazione del PD.
di Fabio Scuto
Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2024
Una settimana fa il quotidiano Haaretz ha raccontato in prima pagina di 27 detenuti palestinesi - catturati fra Gaza e la Cisgiordania - morti per i maltrattamenti subito durante la prigionia, come testimoniavano i loro corpi brutalizzati dalle percosse. Sono oltre 1.000 le denunce raccolte dall’Unrwa di prigionieri palestinesi - poi rilasciati - che hanno subito violenze durante la prigionia. Sbarre di ferro per i pestaggi, scosse elettriche, cani e bruciature di sigaretta, finte esecuzioni: questo nei loro racconti sulle torture. Il portavoce dell’Idf si è rifiutato di commentare o fornire spiegazioni su quali erano le reali condizioni di prigionia.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 18 marzo 2024
Sono oltre 7 milioni e mezzo i bambini che necessitano di assistenza umanitaria: 650 mila sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione cronica. Siria, 13 anni dopo. Dimenticare una guerra non si può: i numeri parlano di mezzo milione di vittime, 20 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, rifugiati all’estero o sfollati nel loro Paese. E - il dato è stato diffuso da Unicef - di 7,5 milioni di bambini che necessitano di assistenza umanitaria, più che in qualsiasi altro momento del conflitto: in 650.000 sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione cronica. La situazione umanitaria, ulteriormente aggravata dal terremoto che ha colpito Turchia e Siria nel febbraio dell’anno scorso, resta disastrosa secondo le Nazioni Unite. Le sanzioni occidentali, assieme alla distruzione delle infrastrutture, hanno complicato la già grave crisi economica, con il 90% della popolazione che - secondo l’Onu - vive al di sotto della soglia di povertà.
di Paolo Russo
La Stampa, 17 marzo 2024
L’ultimo a togliersi la vita dietro le sbarre è stato il rapper Jordan Jaffrey Baby. Prima di lui c’è Fakhri Marouane che si è dato fuoco nel carcere di Pescara dopo aver denunciato le violenze brutali subite dietro le sbarre di Santa Maria Capua a Vetere. E poi ancora Ibrahim Ndiagne, Rodolfo Hilic, Davide Bartoli, G.Z., F.A., C.S. e F.L. Sigle che proteggono il nome di detenuti italiani suicidi. Dall’inizio di quest’anno al 15 marzo nei nostri istituti di pena se ne contano già 25. Un andamento ben più drammatico del già triste record del 2022 di 84 suicidi, uno ogni 5 giorni, venti volte tanto quelli che si verificano tra chi vive in libertà.
di Dafne Roat
Corriere del Trentino, 17 marzo 2024
Il decreto Caivano “solleva significativi dubbi di costituzionalità nella misura in cui prevede una risposta di tipo sanzionatorio piuttosto che di tipo educativo”. Lo scrive il gip Giovanni Gallo, del Tribunale dei minori di Trento, presieduto da Giuseppe Spadaro, in un’articolata ordinanza con la quale ha interpellato la Corte Costituzionale. Secondo il magistrato, che doveva decidere sul caso di un minorenne accusato di aver minacciato il papà con un coltello da cucina durante un’accesa discussione, ha sospeso il giudizio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
- Quanti sono i magistrati bravi? Così il Governo Meloni ha aggirato la Riforma Cartabia
- Niente carcere al depresso grave
- Campania. “Officina dei Teatranti”, una vera opportunità di formazione per i detenuti
- Napoli. Sit-in a Poggioreale: “Basta suicidi in cella, ora dobbiamo agire”
- Viterbo. Violenze e suicidi, quella polveriera ignorata nel carcere











