di Melania Carnevali
Il Tirreno, 18 luglio 2024
Un ratto nella cella, altri che frusciano fuori. E rifiuti appoggiati al muro sotto la finestra con l’odore di marcio che entra dentro. È la segnalazione di un detenuto del carcere di Massa depositata nei giorni scorsi nell’ufficio matricola, l’ufficio dove passano tutte le comunicazioni tra l’autorità giudiziaria e i reclusi, nonché il primo luogo in cui arriva ogni nuovo ospite, quello dove viene perquisito, misurato, fotografato e dove vengono prese le impronte digitali. La lettera ha la data del 12 luglio e arriva, a detta del detenuto rappresentato dall’avvocato Alessandro Maneschi, dopo diverse segnalazioni fatte direttamente “ai vari agenti di polizia penitenziaria” sull’ambiente “tanto degradato”. Sarebbero arrivate “rassicurazioni” ma “sono rimaste lettera morta”, si legge nell’atto consegnato.
di Liana Milella
La Repubblica, 18 luglio 2024
I giudici intervengono per la prima volta dal 2019 andando a colmare l’inerzia del legislatore. A giorni le motivazioni. Sul fine vita la storia si ripete. Protagonista, ancora una volta, la Corte costituzionale. A fronte di un Parlamento silente dal 2018. E di un governo che fa dire all’Avvocatura dello Stato “giù le mani, è materia nostra”. La Corte invece “parla” con una decisione destinata a lasciare di nuovo una traccia decisiva nel cammino sofferto dei diritti. Con una sentenza freschissima, definita nelle virgole solo martedì, e di cui Repubblica anticipa le conclusioni.
di Paolo Borgna
Avvenire, 18 luglio 2024
La questione è sempre la stessa. Affinché integrazione non significhi colonialismo culturale è necessaria un’interazione tra culture, tra mores diversi. Una lenta e sapiente contaminazione di costumi. L’umanità è sempre andata avanti così. Ma fino a che punto tutto ciò è possibile senza che l’accettazione di costumi diversi intacchi i principi costituzionali di dignità della persona, uguaglianza e libertà?
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2024
Il destino del cosiddetto decreto Cutro e di quanto il Governo si appresta a fare anche nei Centri per migranti in Albania, è legato a una questione giuridica a dir poco complessa, al centro dei rapporti tra le leggi italiane e quelle europee. Alcune delle novità introdotte dal governo Meloni per rendere operative procedure come quelle per l’esame “in frontiera” delle domande d’asilo e il relativo trattenimento dei richiedenti, attendevano il pronunciamento della Corte di giustizia europea, interpellata dalle Sezioni Unite civili della Cassazione dopo i ricorsi del ministero dell’Interno contro le ordinanze del tribunale di Catania che, l’anno scorso, aveva disapplicato il dl Cutro per incompatibilità con le norme Ue e liberato alcuni migranti trattenuti nell’hotspot di Pozzallo. In particolare, la Cassazione ha chiesto alla Corte Ue di esprimersi sulla cosiddetta “cauzione” da 5mila euro senza la quale i richiedenti privi di documenti non avrebbero potuto evitare il trattenimento.
di Alice Dominese
L’Espresso, 18 luglio 2024
Flussi in crescita, violenze e controlli delle forze di polizia. Il viaggio di chi fugge dalle guerre e arriva a Trieste si rivela sempre più complicato. E per chi riesce ad arrivare in Italia manca un sistema d’accoglienza. All’ombra delle tragedie che riguardano i migranti nel Mediterraneo, la rotta balcanica negli ultimi anni è tornata a pulsare di un numero via via maggiore di persone che da Asia e Medio Oriente tentano di raggiungere l’Europa. Ma è anche diventata più pericolosa. Chi cerca di attraversare le sue frontiere, rafforzate da finanziamenti europei mai così cospicui, è sempre più spesso vittima di violenze e respingimenti illegali. Da quando, quasi dieci anni fa, centinaia di migliaia di persone hanno attraversato i Balcani, i numeri degli attraversamenti si sono progressivamente ridotti, per poi riprendere a crescere a partire dal 2019. Finché nel 2022 Frontex ha registrato il maggior numero di attraversamenti dal picco raggiunto nel 2015. In questi anni non è solo cambiata la composizione delle persone in transito, ma anche i sistemi di controllo alle frontiere, che oggi sono più pervasivi e diffusi.
di Domenico Quirico
La Stampa, 18 luglio 2024
Le ondate migratorie sono guidate da criminali che prosperano grazie al clima politico nei loro Paesi. Gli accordi internazionali foraggiano soltanto i governi responsabili di quello scandalo. Qualora foste tra quelli che provano simpatia per i popoli sventurati che migrano, eritrei e gambiani, saheliani e afgani, siriani e magrebini, per le umanità e le tribù lasciate sgomente e nell’ombra dell’inesorabile incalzare della nostra spietata epoca del Progresso, la visita di Giorgia Meloni in Libia non vi porterà alcun motivo di novità e di conforto.
Il Manifesto, 18 luglio 2024
Il Trans-Mediterranean Migration Forum. In Libia Meloni non parla delle condizioni in cui vengono tenuti i profughi. Sulla carta l’obiettivo vorrebbe essere ambizioso: creare un coordinamento tra paesi di origine, transito e destinazione dei migranti per mettere fine ai flussi irregolari. In realtà il Trans-Mediterranean Migration Forum, nome dell’iniziativa organizzata ieri a Tripoli dal Governo di unità nazionale guidato dal premier Abdul Hamid Dabaiba, è per lo più una sfilza di annunci già sentiti in passato. Utili, però, alla Libia per lanciare un messaggio all’Unione europea: “È tempo di risolvere la questione migratoria e la Libia non continuerà a pagarne il prezzo”, aveva anticipato nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Emad Trabels parlando di 2,5 milioni di stranieri presenti nel paese e avvertendo Bruxelles: “Il reinsediamento degli immigrati in Libia è inaccettabile”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 18 luglio 2024
Nell’attacco del 7 ottobre 2023 realizzato dai gruppi legati ad Hamas ai danni della popolazione israeliana si sono consumati numerosi crimini di guerra e contro l’umanità. A sostenerlo è un rapporto di Human Rights Watch, pubblicato ieri, in cui si evidenzia che le violenze di quasi dieci mesi fa sono state perpetrare dall’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam, e da almeno altri quattro gruppi armati. Il titolo del report di 236 pagine tradotto in italiano è “Non riesco a cancellare tutto il sangue dalla mia mente” e documenta decine di casi di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale. Nell’indagine svolta dall’organizzazione non governativa con sede a New York viene anche esaminato il ruolo delle organizzazioni armate di Hamas nella preparazione e nel coordinamento degli attacchi del 7 ottobre. “I governi che hanno influenza sui gruppi armati palestinesi - si legge nel rapporto di Human Rights Watch - dovrebbero premere per l’urgente rilascio degli ostaggi civili, un crimine di guerra in corso, e impegnarsi affinché i responsabili delle altre gravi violazioni siano assicurati alla giustizia”.
di Sabato Angieri
Il Manifesto, 18 luglio 2024
Striscia senza tregua. Pesante escalation militare. L’Unrwa denuncia: otto scuole colpite dal 7 luglio. Erano diventate rifugio agli sfollati palestinesi. Netanyahu: “I rapiti stanno soffrendo, non morendo”. L’ira delle famiglie. I raid israeliani a Gaza hanno ucciso almeno 81 palestinesi nelle ultime 48 ore. L’aviazione di Tel Aviv ha anche attaccato un’altra delle scuole gestite dalle Nazioni unite nel campo profughi di Nuseirat, nel centro di Gaza, uccidendo 23 persone e ferendone almeno 70.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 luglio 2024
Il sistema carcerario italiano è al centro di un acceso dibattito politico e sociale. La Conferenza dei Garanti territoriali dei detenuti lancia l’allarme su sovraffollamento, carenze di personale e aumento dei suicidi, motivo per cui ha indetto una conferenza stampa che si è tenuta lunedì scorso al Senato. La situazione nel Lazio, illustrata dal Garante regionale Stefano Anastasìa, offre uno spaccato preoccupante della realtà nazionale.
- Il tranello dei detenuti in “rivolta”
- Le celle affollate e il recupero della dignità
- Decreto carceri, Forza Italia nei ranghi. Ma appoggia la pdl Giachetti
- Zanettin (Forza Italia): “Fuori di prigione chi ha condanne sotto i 4 anni”
- I magistrati dovrebbero vedere coi propri occhi e capirebbero che le carceri sono l’opposto di un albergo









