di Federica Rossi
Il Manifesto, 21 marzo 2023
Un anno di operazioni della Life Support. 1.219 le persone salvate nonostante i tanti ostacoli imposti dal governo. Tutti i numeri in un report. Quasi la metà dei giorni complessivi di navigazione della Life Support, nave di Emergency, sono stati dedicati a raggiungere uno dei porti lontani indicati dal Viminale piuttosto che a realizzare le attività di ricerca e soccorso per cui è stata messa in mare. Tra dicembre 2022 e dicembre 2023 la Ong fondata da Gino Strada ha speso quasi un milione di euro solo per andare e tornare dall’area delle operazioni nel Mediterraneo centrale. “L’operato delle ong viene ostacolato e criminalizzato, sottraendo tempo prezioso alla tutela della vita e dei diritti di chi è in mare”, afferma Carlo Maisano, coordinatore del progetto.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 21 marzo 2023
Marina di Carrara, il più grande sbarco in Toscana. In 100 rimarranno qui. La nave dei soccorsi in fermo amministrativo per venti giorni. Per primi arrivano i bambini. Entrano al Polo Carrara Fiere col pulmino della Croce Rossa scortato dalle volanti della municipale, le sirene riecheggiano fino alla spiaggia abitata solo da un pescatore mattiniero. Dal bocciodromo si affaccia un pensionato dai lunghi baffi: “Ecco gli africani, hanno i cellulari da mille euro. E io pago!”.
di Alessandro De Pascale
Il Manifesto, 21 marzo 2023
“Tutto parte dalla strada, dalle piazze di spaccio della sostanza che assumiamo, se pur con differenti stili di consumo”, scrive il Network Italiano delle persone che usano droghe (Inpud). “L’allarme arriva dalla qualità dell’eroina”, continua questa associazione di consumatori di sostanze psicoattive. Il problema da loro denunciato riguarda la quantità di principio attivo in essa contenuto. Molto basso, come confermano anche le analisi condotte dal servizio di riduzione del danno Neutravel di Torino sui campioni dell’eroina acquistata in strada da chi la usa. “Si è passati da un picco a Natale del 2016 del 35-40% di purezza, all’attuale percentuale inferiore al 5, in altre parole alla quasi assenza di principio attivo”, conferma a il Manifesto la responsabile del progetto Elisa Fornero. Lo stesso starebbe avvenendo in Spagna e altrove in Europa.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 21 marzo 2023
Ma Al Sisi “non ha invaso il suo vicino”, ammonisce il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Vero. Gli è bastato invadere il suo Paese con un sanguinoso colpo di stato nel luglio 2013. È il fascino indiscreto, e talora scomodo, delle dittature. Siamo stati amici di Saddam Hussein contro l’Iran di Khomeini, di Gheddafi quando era il “guardiano” dell’Africa; persino Putin e Assad ci sono serviti contro l’Isis, l’egiziano Al Sisi adesso è utile contro le migrazioni, il turco Erdogan, sultano dalle ambizioni neo-ottomane, è anche membro nella Nato. Eppure questi ultimi due, nostri amici e alleati, si sono congratulati vivamente con Putin per la sua rielezione che noi condanniamo con veemenza per una repressione sistematica e impietosa degli oppositori.
di Ferruccio Pinotti
Corriere della Sera, 21 marzo 2023
Tutte le morti sospette di chi si è avvicinato al caso. Il 20 marzo 1994 la giornalista Rai e il suo operatore vennero assassinati in Somalia. Indagavano sui traffici d’armi e di rifiuti tossici. Nonostante le inchieste giudiziarie, la verità non è stata raggiunta. Mattarella: “Ferita aperta che riguarda l’intera società”. Sono trascorsi trent’anni da quel maledetto 20 marzo 1994 in cui Ilaria Alpi, romana, classe ‘61, giornalista Rai e inviata del TG3, venne assassinata a Mogadiscio, in Somalia, insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin classe ‘49 triestino. Eppure una verità giudiziaria, storica e processuale non è stata ancora raggiunta. Come ha dichiarato il presidente Mattarella “a trent’anni dall’agguato mortale che spezzò le vite di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il loro ricordo è presente come nei giorni drammatici in cui la terribile notizia da Mogadiscio piombò sul nostro Paese. Erano giornalisti di valore alla ricerca in Somalia di verifiche e riscontri su una pista che avrebbe potuto portare a svelare traffici ignobili”. Significativamente, il capo dello Stato ha aggiunto: “Gli assassini e i mandanti sono ancora senza nome e senza volto dopo indagini, depistaggi, ritrattazioni, processi finiti nel nulla. È una ferita che riguarda l’intera società. Le Istituzioni sanno che non ci si può mai arrendere nella ricerca della verità”. Se questa è la posizione, netta e intransigente del presidente, cerchiamo di ricostruire i fatti a disposizione.
di Mario Lavia
Il Riformista, 20 marzo 2024
Le storie di chi non ha retto l’inferno della reclusione. Dietro le sbarre non è vita, altro che la rieducazione prescritta dalla nostra Costituzione. Non si respira. C’è troppa gente, una montagna di disperazione che sovrasta qualunque speranza di rifarsi una vita. Il sovraffollamento in certi casi è insopportabile: non è la causa diretta di un suicidio ma certo ti toglie la possibilità di parlare, di pensare liberamente.
di Giulio Goria
Il Riformista, 20 marzo 2024
Intervista all’ex Garante nazionale delle persone detenute, Mauro Palma. Un problema da affrontare “immediatamente e con urgenza”, così il Presidente Mattarella due giorni fa è tornato sul problema dei suicidi in carcere. Lo aveva già fatto a fine gennaio e da allora la situazione non è cambiata. I numeri fanno impressione: 26 le persone che si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno. Un trend che senza interventi urgenti, appunto, rischia di non cambiare rotta. Chiediamo di spiegarci questi numeri a Mauro Palma, fino allo scorso gennaio Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e ora presidente dello “European Penological Center” dell’Università Roma Tre.
redattoresociale.it, 20 marzo 2024
L’intesa, finalizzata alla promozione del lavoro e della formazione in carcere, riguarda anche i cittadini stranieri in detenzione. Presso il Cnel, istituito un segretariato permanente per l’inclusione, in grado di interagire con tutte le parti sociali. La formazione e il lavoro in carcere come strumento di riduzione della recidiva: è questo il principio su cui si basa l’intesa siglata ieri da Cnel e Garante nazionale delle persone private della libertà personale. A siglare l’accordo, il presidente di Cnel Renato Brunetta e il presidente del Collegio del Garante Maurizio Felice D’Ettore, alla presenza degli altri due membri del Collegio, Irma Conti e Mario Serio.
sportesalute.eu, 20 marzo 2024
Lo sport dev’essere di tutti: anche di chi è in carcere. E il principio alla base di “Sport di tutti’; il modello d’intervento sportivo e sociale portato avanti dal ministero per lo Sport e i Giovani, realizzato dal Dipartimento per lo Sport in collaborazione con Sport e Salute, la struttura operativa del governo per la promozione dello sport e dei corretti stili di vita. Il progetto, giunto alla sua seconda edizione, punta ad abbattere tutte le barriere di accesso all’attività sportiva e ad attuare il principio del diritto allo sport per le persone e nelle comunità. Suddiviso in quattro aree di intervento, “Sport di tutti” - finanziato con 15,7 milioni di euro - coinvolgerà 73 carceri, di cui 13 minorili, e 25 comunità di accoglienza per minori (le altre aree di intervento sono “Quartieri”, “Sport nei parchi’; “Inclusione”).
di Saul Caia e Vincenzo Iurillo
Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2024
In 19 penitenziari, grazie all’ingresso dei cellulari “i boss hanno continuato a minacciare e a impartire ordini all’esterno. E così riescono a eludere la detenzione”. L’emergenza è nazionale, attraversa l’intero sistema penitenziario italiano. Non c’è solo il dramma dei 25 suicidi già registrati dall’inizio dell’anno (e ricordato ieri dal Presidente Mattarella), del sovraffollamento e delle carenze d’organico nelle carceri italiane. Ci sono anche i numeri snocciolati dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ieri in conferenza stampa.
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