di Marco Casonato*
Corriere Fiorentino, 19 luglio 2024
Qui dentro funziona soltanto il volontariato, in maniera stupefacente nonostante le difficoltà. In buona parte è cattolico, ma c’è anche quello musulmano. Sono sempre i volontari gli unici presenti, anche a Ferragosto Caro direttore, ho avuto modo di apprezzare la doppia pagina del Corriere Fiorentino dello scorso 6 luglio dedicata al carcere ed anche a quanto aveva invano cercato di comunicare il giovane detenuto che a 20 anni si è impiccato. Poiché tra le varie voci manca quella di un detenuto - se non il morto - confido che voglia concedermi spazio in quanto detenuto. La prima presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, afferma che “non hanno funzionato tutti i presìdi previsti”. Il problema è che non funzionano mai e che nessuno tra “chi di dovere” se ne interessa.
di Mario Chiavario
Avvenire, 18 luglio 2024
“Riforma della giustizia”. Un’etichetta di stile, ormai tante volte ripetuta, nei titoli dei media e generosamente concessa anche alla legge voluta dal ministro Nordio e recentemente varata dal Parlamento, contenente un ennesimo gruppo di interventi particolari - taluni, a dire il vero, non di poco rilievo - sul tessuto di codici (quello penale e quello di procedura) sempre più consunti.
di Fabio Balocco*
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2024
Violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale e violenza e minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi componenti. Sono gli articoli 336-338 Codice Penale che puniscono il normale cittadino che in qualche modo si ribella al potere dello Stato, in particolare alle forze dell’ordine. Norme che negli anni sono state utilizzate per contrastare le lotte sociali, anche quelle a bassa intensità. Norme che, anche se pare incredibile, il regime repubblicano ha rafforzato in questi decenni, alla faccia del confronto e della collaborazione tra stato e cittadinanza. Come bene afferma il collega avvocato Claudio Novaro: “In breve, non solo abbiamo un codice che risale al ventennio fascista, ma il legislatore repubblicano è riuscito a peggiorarlo ulteriormente”. E questo è avvenuto con qualsiasi governo, di destra o di sinistra, ammesso che questa locuzione abbia ancora un senso compiuto. E il peggioramento è avvenuto con gli articoli codicistici successivi, ossia 339 e 339 bis, che prevedono le circostanze aggravanti.
di Dimitri Buffa
L’Opinione, 19 luglio 2024
Ora che servirebbero come l’aria per fare spazio nelle nostre carceri medievali, concetti come “amnistia” e “indulto” sono pressoché invendibili alla pubblica opinione a causa della “demonizzazione semantica” che i media - più o meno ammiccanti al manettarismo di “Mani pulite” e, in seguito, al populismo plebeo para-grillino - ne hanno fatto negli ultimi tre decenni. E anche il termine “condono” sarebbe tabù, se non servisse persino a quelli di sinistra, da ultimo lo stesso Partito democratico di Elly Schlein. Questa demonizzazione mediatica e terminologica ha ovviamente creato dei paradossi mostruosi: amnistia e indulto sono previsti dalla Costituzione. E anche la sciagurata decisione di aumentare il quorum per la loro approvazione a due terzi dei membri del Parlamento non rende questi due istituti solo virtuali, se la politica accettasse di prendersi le proprie responsabilità di fronte a questa epidemia suicidaria, sia dei detenuti ristretti sia delle guardie carcerarie che li sorvegliano e lavorano, a loro volta, in ambienti “disumani e degradati”. Oltre che degradanti.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 19 luglio 2024
Non si era mai vista una manifestazione di piazza dell’opposizione contro un carcerato. E poi cantano De Andrè. Ma lo hanno mai ascoltato? Ieri l’opposizione è scesa in piazza, a Genova, contro un detenuto. Nella stessa giornata nella quale la Procura si è accanita proprio contro quel detenuto, spedendogli un nuovo ordine di cattura sempre per lo stesso reato: finanziamento del partito. Parliamo di Giovanni Toti. Avevamo rivolto un appello ai capi dell’opposizione perché desistessero. Non ci hanno ascoltato. Così per la prima volta, credo, almeno nel dopoguerra, vince l’idea maramalda del linciaggio come strumento politico. La folla che si raduna perché vuole punire un prigioniero è esattamente la ripetizione del rito del linciaggio. Era molto diffuso negli Stati americani del Sud, in Alabama, in Mississippi, nell’Ottocento. Allora la vittima era quasi sempre un nero. Il linciaggio era la forma più degenerata di una idea marcia di democrazia e di populismo. Però era un’idea di democrazia. “Decide il popolo, Giudica il Popolo. È il popolo che punisce. Datelo a noi”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 luglio 2024
Per oltre 30 anni è esistito un fronte granitico di una certa antimafia, non priva di personaggi grotteschi - si pensi all’uomo con le stimmate che parla con gli esseri di luce provenienti dal Sole - che ha sponsorizzato le teorie più disparate sulla strage di Via D’Amelio, ciclicamente riproposte come novità. Questo fronte è però andato in cortocircuito quando, per la prima volta, Fiammetta Borsellino, la figlia più piccola del giudice trucidato dalla mafia, è “scesa in campo” ricordando il ruolo, poco esplorato, dei magistrati inquirenti sulla gestione del pentito farlocco Scarantino. Non solo: la goccia che ha mandato in isteria l’antimafia da palcoscenico è stata quando ha indicato la questione del dossier mafia- appalti e la sua gestione da parte della Procura di Palermo di allora. E questo non le verrà mai perdonato.
Il Roma, 19 luglio 2024
Don Battaglia indice una conferenza per il rispetto e la dignità dei detenuti e delle loro famiglie. La Chiesa di Napoli, con il suo Vescovo don Mimmo Battaglia, “ascolta il grido dei detenuti e delle loro famiglie, e vuole farsi voce di sostegno e di speranza affinché ci siano risposte serie e urgenti nel rispetto delle leggi e a favore della dignità umana” e così promuove per il prossimo venerdì 19 luglio una conferenza al centro Diocesano di Pastorale carceraria. All’incontro parteciperanno don Franco Esposito, direttore dell’ufficio di Pastorale carceraria; padre Alex Zanotelli, missionario Comboniano; Samuele Ciambriello, garante regionale dei detenuti, don Tonino Palmese garante comunale dei detenuti.
di Massimo Massenzio
Corriere Torino, 19 luglio 2024
Non si fermano le proteste nel carcere di Torino, dove la situazione è sempre più “esplosiva”. Dopo le rivolte, gli incendi e le aggressioni dei giorni scorsi, nella giornata di giovedì 270 detenuti (su 470) del padiglione C si sono rifiutati di rientrare in cella, rimanendo nel cortile fino alle 18. A scatenare la nuova contestazione, ci sarebbero le condizioni di degrado del Lorusso e Cutugno e la presunta lentezza burocratica delle procure e della magistratura di Sorveglianza. Durante la protesta non si sono registrati scontri, ma i manifestanti hanno chiesto colloqui con il garante nazionale dei detenuti, con i rappresentanti di governo e del Tribunale di Sorveglianza.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
Esasperati e delusi, ma comunque alla ricerca di dialogo. Sono i detenuti del più sovraffollato carcere d’Italia, il Nerio Fischione di Brescia, protagonisti del “Mandela Day” che si è tenuto anche qui, come accade ogni 18 luglio in tutto il mondo. La giornata a sostegno di quelle che sono conosciute come le “Nelson Mandela Rules”, le norme che fissano gli standard minimi di tutela in materia di trattamento penitenziario dei detenuti fatte proprie dalle Nazioni Unite nel 2015, ha avuto due momenti distinti: alle 18.30 all’esterno dell’invivibile carcere cittadino e di Verziano decine di persone hanno letto gli scritti dei reclusi e con cartelloni appesi ai loro corpi hanno chiesto che quelle buone pratiche, attualmente lontane dall’essere rispettate, possano diventare la prassi anche in Italia e Brescia ed invertire la rotta che ha provocato in Italia un record di suicidi: 56 dall’inizio dell’anno.
di Federica Nannetti
Corriere di Bologna, 19 luglio 2024
L’arcivescovo ha incontrato i detenuti in occasione della presentazione di “Codice ristretto”, un vademecum sui diritti delle persone detenute. “Servono più misure alternative al carcere”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi che ieri ha visitato il carcere della Dozza che come molti altri istituti in Italia è sovraffollato. Basterebbe un numero e nessun’altra parola. “È arrivato il 57esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, 57 persone che vanno ascoltate. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di commentare questo dato ma almeno va letta l’emergenza; perché è chiaro come ci siano dei meccanismi che non funzionano”. Riconoscere i malfunzionamenti dell’amministrazione carceraria per poi cercare di trovare soluzioni, a partire dalle misure alternative, è il primo e più forte appello del cardinale e presidente della Cei, arcivescovo Matteo Zuppi, che ieri ha incontrato i detenuti della Dozza di Bologna in occasione della consegna del nuovo Codice ristretto, una guida sui diritti delle persone detenute - in primis l’ottenimento delle misure alternative al carcere - distribuita in tutti gli istituti penitenziari della regione. “Nella Costituzione non si parla di carcere, ma di pene - ha proseguito Zuppi - nemmeno di pena. Ecco, che venga preservato almeno il plurale”.
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